IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO
(VIII secolo)


IL MIRACOLO
EUCARISTICO DI LANCIANO


VIII
SECOLO










Il miracolo eucaristico
di Lanciano





INDICE

Il
prodigio

Il
culto delle reliquie eucaristiche

L’esame
scientifico

Nuovo
esame scientifico

Alcune
illustrazioni

Due osservazioni
di ordine spirituale

Bibliografia

Il
prodigio


Il miracolo eucaristico
di Lanciano è il più antico di tutti quelli in cui le sacre Specie
furono cambiate in carne e in sangue: risale, infatti, all’VIII secolo. Ma attraverso
le analisi che furono fatte delle sue reliquie nel 1970-71 e nel 1973-74, questo
prodigio è divenuto meravigliosamente attuale e non si è mai vista
una semplice tradizione, che risale a 12 secoli confermata dalla scienza con una
tale chiarezza.

Lanciano [1], piccola città
degli Abruzzi, è situata a circa 4 km dall’autostrada Pescara-Bari, lungo
l’Adriatico, un po’ a sud di Chieti. In una piccola chiesa, dedicata a San Legonziano
-(che s’è voluto identificare con San Longino, il soldato che trapassò
il costato e il cuore di Cristo morto sulla croce)- un monaco basiliano, che celebrava
la messa in rito latino
[2], dopo la consacrazione,
cominciò a dubitare della presenza reale di Cristo sotto le sacre Specie.
Fu allora che, sotto gli occhi di questo sacerdote, l’ostia si mutò in un
pezzo di carne e il vino consacrato in sangue reale che si coagulò in cinque
sassolini irregolari di forma e di grandezza differenti.

Il miracolo fu
raccontato su una antichissima pergamena che nella prima metà del secolo XV,
fu rubata ai francescani da due monaci basiliani. Oggi, si possiede sul miracolo
dei testi che risalgono al secolo XVI e XVII, cioè almeno 800 anni dopo l’avvenimento.
Ma una tradizione costante conserva il ricordo del prodigio, e furono conservate
soprattutto le reliquie.

Il
culto delle reliquie eucaristiche

I monaci che officiavano
nella chiesa di San Legonziano, lasciarono Lanciano nel secolo XII. Il convento passò
subito ai benedettini poi, nel 1253, ai francescani conventuali che, nel 1258 ricostruirono
la chiesa e la dedicarono a San Francesco. Questi religiosi, a loro volta, dovettero
lasciare il luogo nel 1809, quando Napoleone I soppresse gli ordini religiosi. Essi
riebbero il loro antico convento solo m giugno 1953.

Le reliquie, chiuse
in un reliquiario d’avorio, furono custodite prima nella chiesa di San Legonziano,
poi in quella di San Francesco. Al tempo delle incursioni dei turchi negli Abruzzi,
un frate minore, chiamato Giovanni Antonio di Mastro Renzo, volle salvarle e, il
1 agosto 1566, partì portandole con sé. Ma dopo aver camminato tutta
la notte, si trovò il mattino dopo, ancora alle porte di Lanciano.

Capì allora
che lui e i suoi compagni dovevano rimanervi per conservare le reliquie. Queste,
una volta passato il pericolo, furono poste su un altare degno di esse, sul lato
destro dell’unica navata della chiesa conventuale.

Furono chiuse
in un vaso di cristallo, deposto, questo, in un armadio di legno, chiuso con quattro
chiavi. Nel 1920, furono poste (le reliquie) dietro il nuovo altare maggiore. Dal
1923, la “carne” è esposta nella raggiera di un ostensorio, mentre
i sassolini di sangue disseccato, sono contenuti in un specie di calice di cristallo
ai piedi di questo ostensorio.

Prima della ricognizione
del 1970, parecchie altre ricognizioni delle reliquie avevano avuto luogo nel 1574,
1637, 1770, 1886.

Durante la ricognizione
del 1574, l’arcivescovo Rodriguez constatò che il peso totale dei cinque sassolini
di sangue equivaleva al peso di ciascuno di essi. Questo fatto straordinario non
fu verificato ulteriormente. Il peso attuale complessivo di sassolini è di
g. 16,505, quello di ciascuno di essi è di g. 8; di g. 2,45; di g. 2,85; di
g. 2,05 e di g. 1,15. Bisogna aggiungere mg. 5 di polvere di sangue. Diversi documenti
attestano a partire dal secolo XVI, la venerazione resa alle “reliquie”
e l’uso che si aveva di portarle in processione in momenti di necessità gravi
e urgenti.

L’esame scientifico

In novembre 1970,
per le istanze dell’arcivescovo di Lanciano, Monsignor Perantoni, e del ministro
provinciale dei Conventuali di Abruzzo, e con l’autorizzazione di Roma, i Francescani
di Lanciano decisero di sottoporre a un esame scientifico queste “reliquie”
che risalivano a quasi 12 secoli. Certamente era una sfida: ma né la fede
cattolica (che qui non era affatto in gioco), né una tradizione storica certa
hanno nulla da temere dalla scienza, perché ciascuna rimane nel proprio campo.

Il compito fu
affidato al dott. Edoardo Linoli, capo del servizio all’ospedale d’Arezzo e professore
di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica, coadiuvato del prof.
Ruggero Bertelli dell’Università di Siena. Il dott. Linoli effettuò
dei prelevamenti sulle sacre reliquie, il 18 novembre 1970, poi eseguì le
analisi in laboratorio.

Il 4 marzo 1971,
il professore presentò un resoconto dettagliato dei vari studi fatti. Ecco
le conclusioni essenziali:

1. La “carne
miracolosa” è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato
del miocardio.

2. Il “sangue
miracoloso” è vero sangue: l’analisi cromatografica lo dimostra con certezza
assoluta e indiscutibile.

3. Lo studio immunologico
manifesta che la carne e il sangue sono certamente di natura umana e la prova
immunoematologica permette di affermare con tutta oggettività e certezza che
ambedue appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB. Questa identità del
gruppo sanguigno può indicare l’appartenenza della carne e del sangue alla
medesima persona, con la possibilità tuttavia dell’appartenenza a due individui
differenti del medesimo gruppo sanguigno.

4. Le proteine
contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella
dello schema siero-proteico del sangue fresco normale.

5. Nessuna sezione
istologica ha rivelato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici
utilizzate nell’antichità allo scopo di mummificazione. Certo, la conservazione
di proteine e dei minerali osservati nella carne e nel sangue di Lanciano non è
né impossibile né eccezionale: le analisi ripetute hanno permesso di
trovare proteine nelle mummie egiziane di 4 e di 5.000 anni. Ma è opportuno
sottolineare che il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti,
è molto differente da quello di un frammento di miocardio, lasciato allo stato
naturale per secoli, esposto agli agenti fisici atmosferici e biochimici.

Il prof. Linoli
scarta anche l’ipotesi di un falso compiuto nei secoli passati: “Infatti, dice,
supponendo che si sia prelevato il cuore di un cadavere, io affermo che solamente
una mano esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere un “taglio”
uniforme di un viscere incavato (come si può ancora intravedere sulla “carne”)
e tangenziale alla superficie di questo viscere, come fa pensare il corso prevalentemente
longitudinale dei fasci delle fibre muscolari, visibile, in parecchi punti nelle
preparazioni istologiche. Inoltre, se il sangue fosse stato prelevato da un cadavere,
si sarebbe rapidamente alterato, per deliquescenza o putrefazione.

Nuovo
esame scientifico

La relazione del
prof. Linoli fu pubblicata in Quaderni Sclavo in Diagnostica, 1971, fasc.
3 (Grafiche Meini, Siena) e suscitò un grande interesse nel mondo scientifico.
Anche nel 1973, il Consiglio superiore dell’Organizzazione mondiale della Sanità,
O.M.S./O.N.U. nominò una commissione scientifica per verificare, mediante
esperimenti di controllo, le conclusioni del medico italiano. I lavori durarono 15
mesi con un totale di 500 esami. Le ricerche furono le medesime di quelle effettuate
dal prof. Linoli, con altri complementi. La conclusione di tutte le reazioni e di
tutte le ricerche confermarono ciò che già era stato dichiarato e pubblicato
in Italia.

In maniera precisa,
fu affermato che i frammenti prelevati a Lanciano non potevano essere assimilati
da tessuti mummificati. La loro conservazione dopo quasi dodici secoli, in reliquiari
di vetro e in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti,
non è scientificamente spiegabile: infatti i vasi che racchiudono queste reliquie
non impediscono l’accesso dell’aria e della luce né l’entrata di parassiti
d’ordine vegetale o animale, veicoli ordinari dell’aria atmosferica. In quanto alla
natura del frammento di carne, la commissione dichiara senza esitazione che si tratta
di un tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche
proprie degli esseri viventi.

Questo responso
perciò conferma pienamente le conclusioni del prof. Linoli. E non è
meno sorprendente constatare che un miracolo italiano dell’alto medioevo abbia interessato
sino a questo punto l’OMS e le Nazioni Unite! Ma, Ñè questa un’altra
sorpresaÑ l’estratto-riassunto dei lavori scientifici della Commissione Medica
dell’OMS e dell’ONU, pubblicato in dicembre 1976 a New York e a Ginevra, dichiara
nella sua conclusione che la scienza, consapevole dei suoi limiti, si arresta davanti
alla impossibilità di dare una spiegazione. L’ultimo paragrafo non è
certamente una dichiarazione di fede religiosa, ma è almeno l’apologia dell’umiltà
che deve possedere colui che si dedica alla ricerca scientifica. Lo scienziato, a
un certo momento delle sue investigazioni, deve ricordarsi che egli non è
altro che un uomo sul pianeta terrestre.





ALCUNE
ILLUSTRAZIONI PER MEGLIO SPIEGARE GLI ESAMI SCIENTIFICI SVOLTI














Fig. 1 – (Eosina x 200). Aspetto istologico generale di un campione della
Carne , con fibre raccolte in fasci ad andamento longitudinale, come negli strati
superficiali esterni del cuore

Fig.
2
– Il Cuore del miracolo di Lanciano. (Mallory x 250). Un arteria e, molto vicino,
un ramo del nervo vagale.

Fig.
3
– Il Cuore del miracolo di Lanciano. (Mallory x 400). Si puo’ vedere il classico
aspetto “ruvido” dell’endocardio;; la struttura sincitoide del tessuto
del miocardio.


Fig.
4
– (x 80). Sopra: Test di emoagglutinazione eseguito su un campione di Sangue
di Lanciano: a sinistra, siero anti-A; a destra, siero anti-B.

Sotto:
Test di emoagglutinazione eseguito su un campione di Carne di Lanciano: a sinistra,
siero anti-A; a destra, siero anti-B.

Appare
così che la Carne e il Sangue di Lanciano appretengono al gruppo sanguigno
AB.


Fig.
5
– Tracciato da elettroforesi delle proteine del Sangue



Il profilo delle frazioni proteiche del siero è sovrapponibile con quello
di un campione di sangue fresco.

In conclusione
si puo’ dire che la Scienza, chiamata a testimoniare, ha dato un certo ed esauriente
responso, riguardo dell’autenticità del Miracolo Eucaristico di Lanciano.

Due
osservazioni di ordine spirituale

La carne e il
sangue miracolosi di Lanciano sono dunque tali quali sarebbero se fossero stati prelevati
il giorno stesso su un vivente. Ora, nell’Eucarestia, c’è appunto un vivente
che si dona a noi: Gesù, il risuscitato di Pasqua, che aveva affermato: “Io
sono il Pane vivo disceso dal cielo e ciò che io dono, è la mia
carne per la vita del mondo”.
Quando ci comunichiamo, mangiamo veramente,
in maniera sacramentale, una carne reale, animata e gloriosa, e beviamo il sangue
vivente dell’Uomo-Dio che, uscito dalla tomba, non può più morire.

D’altra parte,
la carne di Lanciano è un tessuto del cuore. Ora, questo simbolizza più
di tutte le altre parti del Corpo di Cristo, l’amore di cui egli dà testimonianza.
Certo, comunicandoci, noi riceviamo il Corpo intero del Signore, sotto le sacre specie,
ma è soprattutto il Cuore che si dona a noi nel “sacramento del suo
amore
. Si realizzano allora per ciascuno di noi le parole di San
Giovanni: “Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò
sino alla fine”, sino alla sua morte sulla croce certamente, ma soprattutto
sino a donarsi ad essi come nutrimento, comunicando loro così i benefici della
sua morte redentrice e della sua vita gloriosa.

Il miracolo di
Lanciano, attestato storicamente da una lunga tradizione, autenticato dalla stessa
scienza, ha anche una portata spirituale e mistica: ci fa capire che Gesù
Cristo è sempre vivente e che il suo Cuore ci ama appassionatamente. Di conseguenza,
quale corroborante per la nostra fede un tale prodigio! E come ci spinge a ringraziare
Colui che ci ha amato per primo sino a donarci la sua carne e il suo sangue in cibo
e in bevanda!

BIBLIOGRAFIA

NASUTI, N., Oltre
i veli
, miracolo eucaristico di Lanciano, 1990/2, a cura del Santuario.

PETRONE, N., Il
miracolo eucaristico di Lanciano
, 1986

Rivista Il
Tesoro Eucaristico
, gennaio-febbraio 1979, Basilica di S Francesco, Siena, pp.
65-69.

SAMMACICCIA, B.,
Il miracolo eucaristico di Lanciano, Libreria del Santuario del Miracolo Eucaristico
di Lanciano, 1973 Questa opera è stata tradotta in francese da Rolando Bourdariat
e pubblicata nel 1977, dalle Edizioni du Cédre, Parigi.

Note

[1]
L’antico nome di Lanciano fu Anxa, Anxanum o Ansanum. Quest’ultimo
termine si trasformò in Lanzanum, parola che evoca quella di
lancia (lancia). Quest’arma figurava nello stemma angioino
della città, come allusione alla sua partecipazione alle crociate e forse
anche perché, secondo la tradizione, il soldato Longino era originario di
essa.

[2]
Egli usava tuttavia, come i latini, un’ostia di forma rotonda e non come i greci,
un`ostia quadrata, di pane fermentato.

Bibliografia:J.
LADAME – R. DUVIN, I miracoli Eucaristici, Roma: Ed. Dehoniane, 1995,
230-235.

Per
informazioni, libri, cartoline etc. ci si puo’ rivolgere a:

Santuario
del Miracolo Eucaristico

Frati Minori Conventuali

66034 Lanciano (Ch), Italy

tel. (0)872 – 713.189

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