L’esercizio della presenza di Dio

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

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CAPO I. Dell'eccellenza di questo esercizio e dei gran beni che sono in esso.

 

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1. Anticipazione del cielo.
2. Famigliare agli antichi Patriarchi.
3. Efficace per evitare il peccato.
4. Dalla sua mancanza vengono tutti i peccati.
6. Raccomandato dai Santi.5. E mezzo compendioso per la perfezione.

 

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1. «Cercate il Signore e fatevi forti, cercate sempre la sua faccia», dice il profeta Davide (Ps. 104, 4). La faccia del Signore dice S. Agostino (S. AUG. Enarr. in Ps. 104, n. 3) che è la presenza del Signore; e così cercare la faccia del Signore sempre è camminar sempre alla presenza di Dio, volgendo il cuore a lui con desiderio e con amore. Eschio nell'ultima centuria, e lo apporta anche il glorioso S. Bonaventura (S. BONAV. De exter. etc. l. 3, c. 26), dice che lo star sempre in questo esercizio della presenza di Dio è cominciare ad esser di qua beati; perché la beatitudine dei Santi consiste in veder Dio perpetuamente, senza giammai perderlo di vista. Ora giacché in questa vita non possiamo veder Dio chiaramente, né com'egli è, perché questo è proprio dei beati; almeno imitiamoli nel modo nostro e secondo quello che comporta la nostra fragilità cercando di star sempre riguardando, riverendo e amando Dio. Di maniera che, come Dio Signor nostro ci creò per avere a stare eternamente alla sua presenza nel cielo ed ivi goderlo; così volle che avessimo qui in terra un ritratto e un saggio di quella beatitudine, camminando sempre alla sua presenza, contemplandolo e riverendolo sebbene all'oscuro. «Vediamo adesso attraverso di uno specchio per enimma, ma allora faccia a faccia» (I Cor 13, 12). Adesso lo vediamo e contempliamo per mezzo della fede come per mezzo di uno specchio; dipoi lo vedremo alla scoperta e a faccia a faccia. Quella vista chiara, dice Isichio, è il premio e la gloria e beatitudine che aspettiamo; questa altra oscura è merito, per mezzo del quale abbiamo da arrivare a conseguir quella. Ma in fine al modo nostro imitiamo i Beati, procurando di non perdere mai Dio di vista nelle nostre operazioni, come gli angeli santi, i quali sono mandati per nostro aiuto, per nostra custodia e nostra difesa, si occupano in tal maniera in questi ministeri in pro nostro che mai non perdono Dio di vista; come disse l'angelo Raffaele a Tobia: «Sembrava veramente che io mangiassi e bevessi con voi: ma io mi valgo di un cibo e di una bevanda che non possono essere veduti dagli uomini» (Tob. 12, 19). Stanno gli angeli santi del continuo come nutrendosi e sostentandosi di Dio. «Vedono sempre il volto del Padre mio, che è. nei cieli» (Matth. 18, 10), così noi, dice Gesù; sebbene mangiamo, beviamo, trattiamo e negoziamo cogli uomini, e pare che ci occupiamo e tratteniamo in questo; abbiamo nondimeno da procurare che non sia questo il nostro cibo né il nostro trattenimento, ma un altro invisibile che gli uomini non vedono; cioè lo star sempre riguardando ed amando Dio e facendo la sua santissima volontà.

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La lettura spirituale

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXVIII. Della lettura spirituale: quanto sia importante e d'alcuni mezzi che ci aiuteranno a farla bene e utilmente

 

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1. E’ gran mezzo per il nostro profitto.
2. E’ prescritta da tutti i fondatori di religioni.
3. In essa Dio parla a noi.
4. E’ una lettera spedita dal cielo.
5. E’ specchio in cui contemplare il nostro interno.
6. Come farlo.
7. E' sorella della meditazione.
8. Non ha da essere studio.
9. Né troppe cose, né troppo sottili.
10. Tenere a mente quanto si legge.
11. Prima di leggere alzare la mente a Dio.
12. Suoi vantaggi sopra la predica.
13. Conversione di S. Agostino.

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1. La lettura spirituale è sorella della meditazione e grande aiutatrice di essa; onde l'Apostolo S. Paolo consiglia Timoteo, suo discepolo, che attenda ad essa: «Attendi alla lettura» (I Tim 4, 13). È di tanta importanza questa lettura spirituale per quelli che fanno professione di servire a Dio, che S. Atanasio (S. ATHAN. in exhort. ad monach.), in un'esortazione che fa ai religiosi dice: Non vedrai nessuno che davvero attenda al suo profitto, il quale non sia dato alla lettura spirituale; e se alcuno la lascerà, ciò presto ancora si conoscerà dal vederlo nel profitto suo a scapitare. S. Girolamo, nell'epistola ad Eustochia, esortandola assai a darsi a questa sacra lettura, le dice: «Prendati il sonno mentre leggi, e quando vinta dal sonno ti cadrà il capo, ti cada questo sopra del libro santo» (S. HIER. Ep. ad Eustoch. n. 17). Tutti i Santi commendano grandemente questa lettura spirituale; e ben ci mostra l'esperienza di quanto giovamento ella sia; poiché abbiamo le storie piene di conversioni grandi, che il Signore ha operate per questa strada.

2. Per esser questa lettura un mezzo tanto principale e tanto importante pel nostro profitto, gli istitutori delle religioni, fondati sulla dottrina dell'Apostolo e sull'autorità ed esperienza dei Santi, vennero ad ordinare che i loro religiosi si èsercitassero ogni giorno nella lettura spirituale. Umberto dice di S. Benedetto, che ordinò che ogni giorno vi fosse tempo assegnato a questa lettura, e insieme ordinò che nel tempo di farla due dei monaci più antichi andassero visitando il monastero, per vedere se qualcuno la lasciava, o l'impediva agli altri. Dal che si può vedere quanto conto egli ne facesse. Al tempo stesso si può ancora da ciò vedere che queste visite, che qui nella religione si sogliono fare ogni giorno per gli esercizi spirituali, sono fondate nella dottrina e nella costumanza dei Santi antichi. Per la prima e per la seconda volta comandava il Santo che quel tale, il quale fosse trovato manchevole in questo, venisse corretto piacevolmente; ma che se non si emendava, fosse corretto e penitenziato di tal maniera, che gli altri ne concepissero timore e terrore.

Nella Compagnia abbiamo particolar regola per questa lettura spirituale, la quale dice così: «Ciascuno dia ogni giorno con ogni diligenza nel Signore ai due esami di coscienza, orazione, meditazione e lettura quel tempo che gli sarà ordinato» (Reg. 1, comm, Epit. 182, § 1). E il Superiore e il prefetto delle cose spirituali tengono cura che ciascuno deputi sempre a ciò qualche tempo. Per esser questo uno dei mezzi principali che abbiamo pel nostro profitto, e che ogni giorno usiamo, e per essere tanto proprio di tutti quelli che attendono a virtù e perfezione, diremo qui alcune cose che aiuteranno a praticarlo con maggior frutto.

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Meditazione: avvertimenti per ricavare maggior frutto

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXV. Quanto convenga pigliare alcuni tempi straordinari per darsi più all'orazione

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CAPO XXVII. Di alcuni avvertimenti che ci aiuteranno a cavar maggior frutto da questi esercizi spirituali.

 

 

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1. Prefiggersi il frutto.

2. Dopo l'orazione fare la riflessione.

3. Scrivere i lumi dell'orazione.

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1. Per profittar più con questi esercizi spirituali e per cavar da essi il frutto di cui abbiamo parlato, bisogna avvertire per la prima cosa, come abbiamo detto di Sopra, che come quando uno va a far orazione? non solo ha da portar preveduti i punti che ha da meditare nell'orazione, ma anche il frutto che ha da cavar da essa; così ancora colui che ha da far gli esercizi deve portar preveduto in particolare quello che ha da cavar da essi, in questo modo: che prima di ritirarsi a farli, ha da considerare e trattar con se stesso molto posatamente e con molta attenzione, qual sia la maggior necessità spirituale ch'egli abbia; qual sia la cosa alla quale la sua viziosa natura, o le sue passioni, o il cattivo costume più lo facciano inchinare; che cosa è quella che fa maggior guerra all'anima sua; che cosa è in lui della quale si possono offendere e scandalizzare i suoi fratelli; e questo è quello che ha da mettersi avanti gli occhi, e l'emendazione di questo ha da essere il frutto che si ha da prefiggere di cavare dagli esercizi. Questa è molto buona preparazione per entrare negli esercizi.

Onde bisogna avvertire, che quando uno si ritira a far gli esercizi, non si ha egli a prefiggere di avere a fare molto alta orazione; né s'ha da pensare che per ritirarsi e per rinchiudersi in essi sia subito per avere una grande introduzione nel trattar con Dio e molta quiete é attenzione; perché potrà essere che abbia più distrazioni, maggiore inquietudine e maggiori tentazioni che quando attendeva agli uffizi e ai ministeri suoi esteriori; ma ha da mettersi in mente di cavar da essi quel che abbiamo detto, e in ciò risolversi molto davvero. Se ne cava questo, avrà fatto buoni esercizi, ancora che non abbia quella divozione che desiderava: e se non ne cava questo, ancor che dal principio sino al fine si liquefaccia in lagrime e in divozione, non avrà fatto buoni esercizi; perché non è questo il fine di essi, ma quell'altro che abbiamo accennato.

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Meditazione: frutto da ricavare da questi esercizi

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXV. Quanto convenga pigliare alcuni tempi straordinari per darsi più all'orazione

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CAPO XXVI. Del frutto che abbiamo da cavare da questi esercizi.

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1. Migliorarci nelle azioni ordinarie.

2. Emendare i nostri difetti più abituali.

3. Uscirne cambiati.

4. Acquistare qualche particolare virtù.

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1. In tre cose principalmente abbiamo da metter gli occhi, affine di cavarle per frutto dagli esercizi. La prima è rinnovarci in quelle cose ordinarie che facciamo ogni giorno e perfezionarci in esse; perché tutto il nostro profitto e la nostra perfezione consiste nel far queste cose ordinarie ben fatte, come abbiamo detto a suo luogo. Né si pensi alcuno, che il far gli esercizi sia per starcene ivi ritirati otto o dieci giorni, e per far orazione per molto tempo. Non è per questo che si fanno gli esercizi; ma perché l'uomo abbia da uscir da essi con aver preso un buon abito a far meglio la sua orazione e a osservar le addizioni e i documenti che si danno per farla come si deve; con aver preso un buon abito a far bene i suoi esami, a udire o dir bene la santa Messa e l'ufficio divino, a far con frutto la lettura spirituale; e così di tutto il resto. Per questo effetto si disoccupa uno per quel tempo dalle altre occupazioni, per attuarsi e per esercitarsi in far bene queste cose, acciocché così esca fuori rinnovato e avvezzo a farle poi in quel modo in cui le ha fatte in quel tempo.

E così dice il nostro Santo Padre che in tutto il tempo che dureranno gli esercizi si faccia l'esame particolare sopra l'osservanza delle addizioni e sopra il far con diligenza ed esattezza gli esercizi spirituali, notando i mancamenti che si faranno circa l'uno e l'altro, acciocché la persona resti abituata e avvezza a fare per l'avvenire tutte queste cose molto bene. E replica questo molte volte, come quegli che ben conosceva la grande utilità che ne può provenire. E non solamente circa gli esercizI spirituali, che è la cosa principale e quel che ha da dar forza e spirito a tutto il resto; ma circa tutti gli altri esercizi ed occupazioni esteriori ha da uscir uno dagli esercizi molto approfittato, cavando da essi lena per far meglio per l'avvenire il suo ufficio e i suoi ministeri, e per osservare meglio le sue regole. Di maniera, che il frutto degli esercizi non è per quei giorni soli, ma principalmente per dopo. Onde quando uno esce dagli esercizi si ha da vedere il frutto di essi nelle opere ed azioni sue.

 

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Prendere del tempo straordinaro per darsi di più all’orazione

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXV. Quanto convenga pigliare alcuni tempi straordinari per darsi più all'orazione

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1. Se ne ha necessità.
2. Specie per non scapitare nella virtù.
3. Anche per più giovare al prossimo.
4. L'orazione è all'anima ciò che il sonno al corpo.
5. Quando fare gli Esercizi Spirituali?
6. Almeno una volta all'anno.
7. Vi è l'indulgenza plenaria.

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1. Come gli uomini del mondo hanno per il corpo, oltre la refezione di ciascun giorno, le loro feste straordinarie e i loro banchetti, nei quali sogliono eccedere l'ordinario, così anche conviene che noi altri, oltre l'orazione quotidiana, abbiamo le nostre feste e facciamo i nostri banchetti spirituali, nei quali le anime nostre non mangino a misura come gli altri giorni, ma più tosto cerchino di riempirsi ad abbondanza della dolcezza e grazia del Signore. E la natura stessa ce lo insegna; poiché vediamo che essa non si contenta della rugiada, che cade ogni notte sopra, la tèrra, ma vuole che alle volte ancor piova una settimana, o due, senza cessare: e tutto ciò fa di bisogno, acciocché venga la terra ad essere tanto inzuppata d'acqua, che non valgano poi le solate né i venti a disseccarla. Ora così ancora conviene che le anime nostre, oltre l'ordinaria rugiada d'ogni giorno, abbiano assegnati alcuni tempi straordinari, nei quali vengano ad essere tanto riempite di virtù e di sugo di divozione, che non siano bastanti le occupazioni né i venti delle tentazioni e gli avvenimenti del mondo a disseccarle. E così leggiamo di molti Santi e prelati della Chiesa che, lasciate le occupazioni e i negozi, si ritiravano molte volte per qualche tempo a luoghi remoti per darsi maggiormente all'orazione e alla contemplazione. Si legge del Santo abate Arsenio (S. THEOD. Stud. Laud. S. Arsen. anach. c. 2; De vitis Patr. l. 3, n. 211; 1. 5, lib. 12, n. 1; SUR. De S. Arsen. erem. § 34, vol. 7) che aveva per costume di pigliare un giorno della settimana per far questo, ed era il sabato, nel quale perseverava in orazione dalla sera sino alla mattina del giorno seguente.

2. E questa cosa è molto importante, non solo per camminare avanti e per crescere maggiormente in virtù e perfezione, ma anche per non tornare indietro; perché è tanto grande la debolezza e la miseria dell'uomo e l'inclinazione che abbiamo al male, che sebbene alcune volte cominciamo con fervore i nostri esercizi spirituali, nondimeno andiamo allentando e declinando a poco a poco da quel primo fervore. Come l'acqua, per molto bollente che sia, subito che è scostata dal fuoco ritorna a poco a poco alla sua naturale freddezza; così noi altri ritorniamo subito alla nostra tiepidezza e lentezza, parendo che l'abbiamo più radicata e connaturalizzata, che l'acqua il freddo. «Perché la mente e i pensieri dell'uomo sono inclinati al male fin dall'adolescenza sua», dice lo Spirito Santo (Gen. 8, 21); ed altrove: «Perché la loro stirpe è cattiva e naturata in loro la malizia» (Sap. 12, 10). Come veniamo dal niente, così ce ne ritorniamo al nostro niente.

A questo s'aggiunge che, stando noi tanto occupati, quanto stiamo, chi negli studi, chi nei suoi ministeri, chi negli uffici e nelle occupazioni esteriori, abbiamo di ciò più particolare necessità; perché quantunque le occupazioni siano buone e sante, nondimeno, come il coltello s'ingrossa di filo e lo va perdendo con l'adoperarsi ogni giorno, e di tempo in tempo bisogna tornare ad arrotarlo; così noi altri andiamo ingrossandoci di spirito e trascurando ci circa il proprio nostro profitto per aiutar gli altri. Anche i filosofi dicono che colui che opera, patisce anch'esso e si va consumando da sé; e ciascuno prova bene in se stesso questa cosa. Per questo dunque importa grandemente il ritirarci incerti tempi, sbrigandoci da tutte le altre occupazioni, per rimediare a questo danno, per riparare quello che si va consumando ogni giorno e per acquistare nuove forze da poter passare avanti; perché siamo più obbligati a noi medesimi che ai nostri prossimi, e la carità bene ordinata ha da cominciar da se stesso.

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Meditazione: tentazione del sonno

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXIV. Della tentazione del sonno: d'onde procede e dei rimedi contro di essa

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1. Varie cagioni e vari rimedi.
2. Esempi.

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1. La tentazione del sonno, che è un'altra specie di distrazione, può procedere alcune volte da cagione naturale, come da mancanza di dormire, da grande stanchezza e fatica, dall'età, dal troppo mangiare e soverchio bere, benché sia acqua. Alcune altre volte procede da tentazione del demonio; siccome raccontavano quei santi Padri dell'eremo, che Dio faceva vedere loro in ispirito, che vi erano certi demoni i quali si mettevano sopra i colli e le teste dei monaci e li facevano dormire; e altri che mettevano loro il dito in bocca e li facevano sbadigliare. Alcune altre volte procede da nostra rilassatezza e negligenza e dallo starsene uno nell'orazione con tal composizione di corpo che dà occasione al sonno.

Il principale rimedio che si dà per questo è quello che abbiamo detto per l'attenzione; cioè, che ci ricordiamo di stare alla presenza di Dio. Ché, come uno che sta alla presenza di un gran principe, non ardisce d'addormentarsi; così noi altri, se consideriamo che stiamo dinanzi alla Maestà di Dio e che egli ci sta guardando, ci vergogneremo assai di addormentarci nell'orazione. È anche buon rimedio l'alzarsi in piedi, il non appoggiarsi, il lavarsi gli occhi con acqua fresca; e sogliono alcuni portare a questo effetto un pannicello bagnato, per quando sono molestati da questa tentazione. Altri si aiutano col guardare il cielo, o con tenere il lume acceso nella stanza, o coll'andarsene a far orazione avanti il Santissimo Sacramento in compagnia di altri; o col farsi una disciplina prima dell'orazione, con che restano svegliati e devoti. Altri nella stessa orazione si danno qualche stimolo, col quale si svegliano; e quando stanno soli, si mettono per qualche poco di tempo colle mani in croce. Aiuta anche a questo il parlare e dire alcune orazioni vocali, con che la persona si sveglia e si ravviva assai, come abbiamo detto di sopra. Di questi e di altri simili rimedi è bene che ci valiamo, chiedendo insieme al Signore che ci guarisca da questa infermità.

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Meditazione: una consolazione per chi è molestato da distrazioni

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

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CAPO XXIII. Di una consolazione grande per quelli che sono molestati da distrazioni nell'orazione.

 

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1. Le distrazioni non pregiudicano all'orazione.
2. Per esse non si ha da lasciare l'orazione

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1. Per consolazione di quelli che sono molestati da questa tentazione delle distrazioni nell'orazione, nota S. Basilio (S. BASIL. Constit. mon. c. 1. n. 4) che nell'orazione allora solamente si offende Dio con questi pensieri e distrazioni, quando uno per volontà sua, avvertentemente e conoscendo quello che fa, sta distratto e con poca reverenza e rispetto. Colui che nell'orazione si mette a posta a pensar allo studio, o all'ufficio, o al negozio, merita molto bene che Dio lo lasci star solo e lo castighi. Qui calza bene quello che dice S. Giovanni Crisostomo (S. Io. CHRYS. Hom. de Cham, n. 10; Loc. cit, v. 63, col. 581): Come vuoi che Dio ti oda, se tu non odi te stesso? Ma quando uno fa moralmente quello che è in sé e per fragilità si distrae, né può stare con tanta attenzione quanta vorrebbe; ma il cuore lo lascia e se ne scappa altrove, secondo quello che dice il Profeta: «Il mio cuore mi è mancato» (Ps. 39, 12); allora il Signore non se n'offende; anzi se ne muove a compassione e misericordia; perché conosce benissimo la nostra infermità e debolezza. «Come un padre ha compassione dei suoi figliuoli, così il Signore ha avuto compassione di quelli che lo temono; perché egli conosce di che siamo formati» (Ps. 102, 13). Come un padre che ha un figliuolo frenetico lo compatisce e sente gran dolore quando vede che, cominciando egli a parlare a tono, tutto in un tratto salta fuori in spropositi; così quel pietosissimo Padre celeste si muove a pietà e compassione di noi altri quando vede che è tanta la debolezza e l'infermità della nostra natura, che nel meglio del nostro parlare seco sensatamente saltiamo in mille pensieri spropositati.

E così, quantunque uno non senta devozione né quiete nell'orazione, ma molto grande aridità e combattimento di pensieri e d'immaginazioni e stia a questo modo tutto il tempo dell'orazione, non lascia per questo quella orazione di essere molto grata a Dio Nostro Signore e di gran valore e merito nel suo divino cospetto. Anzi suole molte volte, essere più grata e meritoria, che se gli fosse passata con molta divozione e consolazione, per avere patito e sopportato in essa maggiore travaglio e difficoltà per amore di Dio. Né meno lascia egli di conseguire con quella orazione grazia e favori per servir meglio il Signore e per crescer maggiormente in virtù e perfezione, ancorché egli non se ne accorga: come avviene all'infermo, quando mangia un cibo di sostanza, che sebbene non vi sente gusto né sapore, ma fastidio e tormento, ne riceve nondimeno forza e si conserva e si alimenta con esso.

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Meditazione: mezzi per restare in attenzione e riverenza

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

 

 

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CAPO XXII. Di alcuni altri mezzi per stare con attenzione e riverenza nell'orazione

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1. Tenerci alla presenza di Dio.
2. Vari modi di praticarla.
3. Metterci alla presenza del SS., guardare sante immagini e parlare con Dio.
4. Preparare bene i punti.
5. Richiamarli appena svegliati.
6. Non prepararsi all'orazione è tentare Dio.

 

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1. S. Basilio (S. BASIL. in Reg, brev. tract. 202 et 306; const. monast. c. 1, n. 4) domanda, come potrà uno tenere il suo cuore fermo, attento e non distratto nell'orazione; e risponde che il mezzo più efficace per questo è considerare che sta dinanzi a Dio e che Dio sta osservando come egli ora. Perché se colui che si trova alla presenza di un principe terreno, parlando con esso lui, sta con gran rispetto e riverenza, e con grande attenzione a quel che fa e dice, e alla maniera che in ciò tiene; e stimerebbe per molto mala creanza il voltargli le spalle, o inframmischiare in quel ragionamento altre cose fu or di proposito; che farà colui il quale consideri attentamente che sta alla presenza della maestà di Dio, che lo sta mirando e sta osservando in lui, non solo l'esteriore che si vede al di fuori, ma anche l'interno del suo cuore? Chi vi sarà, dice, che abbia ardire di levar gli occhi e il cuore da quello che sta facendo, e di voltar le spalle a Dio, e ivi stare pensando in altre cose non appartenenti?

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Meditazione: cause delle distrazione e rimedi

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

 

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CAPO XXI. Delle cagioni delle distrazioni nell'orazione e dei rimedi di esse.

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1. Non dissiparsi e pensare fra giorno a cose sante.
2. Le tentazioni del demonio. Esempio.
3. Di qui si vede l'importanza dell'orare.
4. La nostra fiacchezza.

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1. Quello delle distrazioni nell'orazione suole essere un lamento molto ordinario; onde trattano di esso i Santi comunemente, ma Cassiano molto in particolare (CASSIAN. Coll. 4, c. 2-3). Da tre cagioni o radici dicono che può procedere la distrazione nell'orazione. Alcune volte dalla nostra trascuraggine e negligenza, perché ci dissipiamo troppo fra giorno, custodiamo poco il nostro cuore e teniamo poco raccolti e raffrenati i nostri sensi. Chi fa così non ha occasione di domandare d'onde gli venga lo star distratto nell'orazione e il non potersi introdurre in essa; perché è cosa chiara che le immagini, le figure e le rappresentazioni delle cose che lascia entrare colà dentro nella sua mente lo hanno da molestare e da inquietare poi nell'orazione. Dice l'abate Mosè (CASSIAN. Coll. 1, c. 17; Loc. cit. col. 506 seg.), e dice benissimo, che sebbene non è in poter dell'uomo il non esser combattuto dai pensieri; è nondimeno in poter suo il non ammetterli e lo scacciarli quando vengono. E aggiunge di più, che sta in mano dell'uomo in gran parte il correggere ed emendare la qualità di questi pensieri, e far che gli vengano pensieri buoni e santi, e che gli altri pensieri di cose vane e impertinenti gli vadano uscendo dalla mente e dalla memoria. Perché se si darà ad esercizi spirituali di lettura, di meditazione e di orazione, e si occuperà in opere buone e sante, avrà pensieri buoni e santi. Però se fra il giorno non attende a questo, ma a pascere i suoi sensi di cose vane e impertinenti, saranno con simili i suoi pensieri.

E apporta una similitudine, la quale è anche di Sant’Anselmo e di S. Bernardo (S. BERN. De hum. condit. c. 9, n.13). Dicono questi Santi che il cuore dell'uomo è come la pietra e la mola del mulino, èlle sempre macina, ma sta sempre in mano del mugnaio il fare che macini frumento, o orzo, o altra sorta di legume; quello che vi metterà, quello macinerà. Così è il cuore dell'uomo: non può stare senza pensare a qualche cosa, sempre macina; ma colla tua industria e diligenza puoi fare che macini frumento, o orzo, o altro legume, o terra; quello che vi metterai dentro, quello macinerà. Ora secondo questo, se vuoi star raccolto nell'orazione, bisogna che fra il giorno procuri di tenere raccolto il cuore e custodire le porte dei tuoi sensi, perché il Signore gusta di conversare colle anime che sono orti rinchiusi. Onde era comun detto di quei Padri antichi, e l'apporta Cassiano, che bisogna pigliare il corso molto all'indietro, ed esser tale fra giorno, qual vuoi trovarti nel tempo dell'orazione; perché dallo stato e dal temperamento che ha il cuore fuori dell'orazione viene essa ad impastarsi e formarsi (CASSIAN. coll. 9, c. 3; Loc. cit. col. 773-74). E dice S. Bonaventura: «Qual sarà il liquore che metterai nel vaso, tale sarà l'odore che ne uscirà; e quali saranno le erbe che pianterai nell'orto del tuo cuore, tale sarà il frutto e il seme che produrranno» (S. BONAV. De exter. etc. l. 3, c. 52, n. 2).

E perché è una cosa molto comune e naturale il pensar uno molte volte a quello che ama; se vuoi tener fermo é stabile il cuore nell'orazione, e che i pensieri di cose varie e impertinenti si vadano dissipando e finendo, bisogna mortificare l'affezione di esse, sprezzando tutte le cose terrene e applicando il cuore alle celesti. E quanto più andrai profittando e crescendo in questo, tanto maggior profitto e aumento andrai facendo nella fermezza, stabilita e attenzione nell'orazione.

 

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Non angosciarci se non arriviamo a un’orazione più alta

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

 

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CAPO XX. Che ci dobbiamo contentare dell'orazione che abbiamo detto e non angosciarci né lamentarci perché non arriviamo ad altra più alta.

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1. L'umile non desidera favori straordinari nell'orare.
2. Senza di essi si può aver l'effetto d'una buona orazione.
3. Non ho consolazioni: lamento vano.

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1. Alberto Magno (ALB. MAGN. De adhaer. Deo) dice che il vero umile non ardisce, né il suo cuore s'innalza a desiderar l'alta e sublime orazione e quei favori straordinari che il Signore suole alcune volte comunicare ai suoi più diletti; perché ha egli sì bassa stima di se stesso, che si reputa indegno di ogni grazia e consolazione spirituale. E se qualche volta, senza che egli lo desideri; il Signore lo visita con alcuna consolazione, la riceve con del timore, parendogli di non meritare quei favori e quelle consolazioni, né sapersi approfittare di essi come dovrebbe. E così se fosse in noi umiltà, Ci contenteremmo bene di qualsivoglia di quelle sorta d'orazioni. che abbiamo detto; anzi terremmo per particolar grazia del Signore che ci conducesse per la via dell'umiltà; poiché per questa ci conserveremmo e per quell'altra forse ci pavoneggeremmo e andremmo in perdizione.

S. Bernardo (S. BERN. Serm, 5 in quadrag. n. 7) dice che Dio fa con noi come fanno di qua i padri coi loro figliuolini piccoli, che quando il figliuolino domanda del pane, glielo danno volentieri; ma se domanda il coltello per tagliarlo, non glielo vogliono dare, perché vedono che egli non ne ha bisogno, anzi che gli potrebbe far male, tagliandosi con esso. Il padre però piglia egli il coltello e taglia il pane acciocché il figliuolino non abbia quella briga, né corra pericolo alcuno. Così fa il Signore: ti dà il pane tagliato, e non ti vuol dare i gusti e le consolazioni che sono in quella altissima orazione; perché forse ti taglieresti e ne riceveresti nocumento, alzando la cresta e diventando perciò vano, tenendoti per spirituale e preferendoti ad altri. Maggior grazia ti fa Dio dandoti il pane tagliato, che se ti desse il coltello da tagliarlo. Se Dio con questa orazione ti dà gran fermezza e fortezza per morire più tosto che peccare, e ti conserva in tutta la tua vita senza che tu cada in peccato mortale; che miglior orazione e che miglior frutto vuoi?

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