Vita di San Giuseppe – L. I, cap. XVIII

Ite ad Joseph

Serva
di Dio

Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)

VITA DI SAN GIUSEPPE

Libro I – Capitolo XVIII

Viaggio di S. Giuseppe con la sua Santissima Sposa Maria da Gerusalemme a Nazareth

Umiltà vicendevole
I due Santi Sposi avevano già preparato tutto per la partenza, e prima
di mettersi in cammino la Santissima Vergine volle anche la benedizione del suo Sposo,
praticando in tutte le sue azioni la bella virtù dell’umiltà tanto
a lei cara e da lei tanto stimata. Nasceva però, fra i due sposi, una santa
contesa, perché Giuseppe, essendo anch’egli umilissimo, e conoscendo il merito
impareggiabile della sua Santa Sposa, ricusava di fare questo, ma le umili suppliche
della sua Santissima Sposa non potevano non essere da lui assecondate; così
il Santo accondiscendeva a benedirla e supplicava il suo Dio di accompagnare con
la sua, anche la divina benedizione.



Lasciano Gerusalemme – Infine partirono con molto loro gusto, perché
sapevano che adempivano la volontà divina. I Santi Sposi andavano a piedi
con un solo vile giumento, che portava il loro povero arnese. Il cuore di San Giuseppe
si struggeva per vedersi tanto povero, che non poteva dare alla sua Sposa alcun sollievo
e comodità nel viaggio, e con lei se ne doleva; ma la Santa Fanciulla Maria
l’animava e gli diceva che lei era contentissima di questo, e che godeva molto nel
vedersi povera, e che bramava solo la ricchezza della grazia del suo Dio; e diceva
al suo sposo Giuseppe: «Sappi che quanto più grande sarà la
nostra povertà temporale, tanto più il nostro Dio ci arricchirà
di beni spirituali e tanto più saremo graditi a Lui
». Il nostro
Santo si consolava molto nel sentire le parole della sua purissima ed amata Sposa.



Pene e consolazioni – Con questa povertà e scomodità, viaggiarono
i due più grandi personaggi del mondo, benché sconosciuti al mondo.
Erano soli, senza compagno alcuno, ma a loro facevano la corte una grande moltitudine
di Angeli, che con la melodia accompagnavano la Santissima Fanciulla Maria, già
destinata da Dio come Madre del Verbo divino; lei sola però udiva le armonie
Angeliche. In questo viaggio Dio permise, per consolazione di San Giuseppe, che più
volte, nel posarsi che facevano, gli uccelli cantassero a schiere dolcemente intorno
alla Santa Sposa Maria; di questo il nostro Giuseppe ne restava ammirato e insieme
consolato e da qui poi prendevano motivo di lodare e benedire la bontà del
loro Dio, che li favoriva anche con questi segni.



Il canto di Maria – Dopo avere viaggiato un po’, ed essendo stanchi, si fermarono
per qualche tempo, e S. Giuseppe supplicò la sua Sposa di voler cantare qualche
lode al suo Dio, dato che pareva che gli uccelli stessi l’invitassero. La purissima
sposa obbedì, e cantò un cantico di lode al suo Creatore, nel quale
narrava la meraviglie della potenza divina. Perfino gli Spiriti Angelici restavano
stupiti; quanto più poi il nostro Giuseppe, che andò in estasi per
la dolcezza e stette alquanto assorto, mentre nel frattempo la divina Sposa fece
molti atti di adorazione al suo Dio. Tornato dell’estasi, il Santo disse rivolto
alla sua Sposa: «O sposa e colomba mia, quanto diletto mi apportano le tue
canzoni, e le lodi, che con tanta grazia dai al nostro Dio! Come devo ammirare sempre
più i tesori di grazie che il nostro Dio ha collocato in te! Corrispondi pure
con altrettanto amore alla generosità divina, mentre anch’io ti farò
compagnia e sempre loderò e benedirò il nostro Dio, che si è
degnato di arricchirti di tanta grazia e di tanti doni; e tu fallo per me, che mi
ha scelto fra tanti, a godere la tua amabile e desiderabile compagnia
».



Umiltà di Maria – La Santa Fanciulla si umiliava a queste parole, e
rivolgeva tutta la lode al suo Dio, chiamando se stessa vilissima ancella; e diceva
al suo Sposo che quanto in lei ammirava e conosceva di bene, era tutto dono di Dio,
dato a lei per sua sola bontà senza che lei ne avesse alcun merito, che perciò
ogni volta che in lei scorgeva qualche grazia, ne desse subito lode al Datore di
ogni bene, Dio, immenso ed infinito, che si mostrava così generoso con le
sue creature e specialmente con lei, creatura vilissima e del tutto immeritevole.
Il Santo Sposo ammirava le umili parole della sua sposa e ne dava lode a Dio, godendo
che avendola tanto arricchita di doni celesti, le desse anche un così basso
sentimento di se stessa, e fosse tanto fondata nella bella virtù dell’umiltà.



Gratitudine e gioia di Giuseppe – Proseguirono il loro viaggio, sempre lodando
e benedicendo Dio; e il cuore del nostro Giuseppe si riempiva sempre più di
giubilo e d’amore verso il suo Dio, e spesso diceva alla sua Santa Sposa che ringraziasse
lei Dio da parte sua, perché lui non sapeva farlo come doveva, per la grazia
grande e impareggiabile che gli aveva fatto di eleggerlo per suo sposo e custode.
Al Santo sembrava che questa fosse una grazia impareggiabile, e così la chiamava
come infatti era, ma Dio aveva già destinato di fargli una grazia assai maggiore
che egli non sapeva né poteva penetrare, ed era che gli avrebbe dato in custodia
il Verbo Incarnato, e che questo sarebbe stato soggetto a lui, grazia, questa, impareggiabile
e sopra ogni intendimento umano. Eppure il nostro Giuseppe arrivò a conseguire
una così gran sorte di essere Padre putativo del Verbo Incarnato. Al Santo
sembrava che non gli restasse altro da ottenere di grande e di sublime, solo che
di arrivare a vedere con i propri occhi il Messia promesso e di impiegarsi tutto
al suo servizio, ma questo solo lo desiderava, non pensava di potervi arrivare. Si
consolava tanto di aver conseguito una compagna tanto degna e tanto santa, con la
quale poteva trattare delle grandezze del suo Dio, ed essere aiutato da lei alla
pratica delle virtù e all’acquisto dell’amore verso Dio, poiché il
Santo ne viveva molto bramoso.



Nella casetta di Nazareth – Arrivati i Santi Sposi a Nazareth, non trovarono
qui cosa alcuna per ristorarsi. Subito il nostro Giuseppe procurò di andare
nella piccola casa della sua Sposa Maria, e facilmente gli riuscì; ed essendo
l’ora tarda, entrarono nella loro casa, dove non c’era comodità alcuna, e
per quella sera se ne stettero lì con la loro povertà, cibandosi solo
di poco pane che portavano con sé e trovando dell’acqua per bere. La sua Santa
Sposa Maria godeva di questo, perché era amante della povertà, ma compativa
molto l’afflizione che sentiva il suo sposo nel vedersi tanto povero, e gli faceva
animo e lo consolava con le sue parole; di questo il Santo provava assai più
gusto che di qualsiasi e squisita vivanda, e diceva alla sua Sposa che le sue parole
erano sufficienti a consolarlo e a ristorarlo. Arrivati qui, la prima cosa che fecero
fu di lodare e ringraziare Dio che li avesse fatti giungere in quel luogo e che li
avesse assistiti nel viaggio. Dopo si rifocillarono un po’, come dissi, e dopo avere
lodato di nuovo il loro Dio, disposero il luogo dove dovevano stare. Giuseppe disse
alla sua sposa, che si scegliesse lei la stanza dove voleva stare ritirata a pregare
e a riposarsi, ma la Santa Vergine, umilissima, non volle fare questo di sua elezione,
benché la casa fosse sua, ma supplicò il suo Sposo di volersi degnare
di assegnargliela lui, toccando a lui di comandare ed ordinare tutte le cose come
suo superiore. Il Santo lo fece, assegnando alla sua Sposa una stanza per il suo
ritiro, un’altra per sé ed una dove egli poteva esercitare la sua arte, che
era una stanza inferiore e più in basso delle altre ed una piccola stanza
dove potesse cucinare. Quando il Santo ebbe ordinato questo, la Santa Sposa Maria
si mostrò contenta e pienamente soddisfatta, e dopo avere fatto un lungo ragionamento
col suo sposo Giuseppe a lode del suo Dio, gli domandò il permesso di ritirarsi
nella sua piccola stanzina, rimanendo d’accordo che il giorno seguente poi, avrebbero
destinato il modo di vivere che qui dovevano fare. Il Santo diede il permesso alla
sua sposa di ritirarsi ed anch’egli si ritirò per prendere un po’ riposo.
Il riposo di quella notte fu sulla nuda terra, non avendo altro per allora, solo
che quel poco di arnesi che avevano portato da Gerusalemme. La Santissima Sposa passò
quasi tutta la notte in preghiera; ed il nostro Giuseppe, essendo stanco, si riposò,
e l’Angelo gli parlò nel sonno e l’assicurò che era volontà
di Dio che vivessero in povertà, e che perciò non si affliggesse e
che procurasse di tenere quel tanto che era necessario e niente più, e che
si mantenesse col suo lavoro e che si mostrasse sempre più grato a Dio per
il dono che gli aveva fatto di una sposa così santa e così degna.



Desideri di Giuseppe – Arrivato il giorno, Giuseppe si svegliò dal
sonno e, avendo prima fatto la sua solita preghiera a Dio, si sentiva attirare dall’amore
di andare a vedere la sua purissima Sposa, e ne stava impaziente perché lei
non usciva dal suo ritiro, e lui non ardiva chiamarla. Si mise pertanto ad aggiustare
la sua bottega con quei pochi ferrami che aveva portato, e posto il tutto in assetto,
tornò di nuovo a trovare la sua sposa, e vedendo che tardava, si mise alla
porta ad osservare quello che era della sua Sposa con il desiderio di vederla presto
e di parlarle, e dalle fessure della porta si avvide che la stanza era piena di splendore
celeste, ed intese un soavissimo profumo ed insieme una consolazione interiore molto
grande; da questo capì chiaramente che la sua santa Sposa stava trattando
con Dio, per cui il Santo si ritirò, e nell’avvenire non si accostò
mai più alla sua stanza per molestarla, ma la lasciava in sua libertà,
e quando bramava vederla o parlarle, se lei si trovava nel suo ritiro non ardiva
mai molestarla, ma l’aspettava con pazienza. Godeva del suo bene e delle delizie
che lei si prendeva nel trattenersi a trattare con Dio da solo a solo ed aveva una
santa invidia della sua fortunata Sposa, e diceva fra sé: «Beata
lei, che veramente si rende degna delle visite del nostro Dio, perché infatti
è del tutto santa e perfettissima in tutte le virtù
».



Primi provvedimenti – Terminata la sua preghiera, la Santissima Vergine uscì
dalla sua stanza, dove trovò il suo Sposo Giuseppe che l’aspettava. Il Santo
la vide più che mai bella e graziosa, e ne restava sempre più ammirato,
in modo che ardiva appena parlarle. La Santa Sposa si mostrò tutta umile,
cortese ed affabile, salutandolo con molta grazia. Lodarono di nuovo insieme il loro
Dio e poi si consigliarono su quello che dovevano fare circa il mantenimento del
vitto necessario, perché erano sprovvisti di tutto. Il nostro Giuseppe aveva
qualche denaro del lavoro che aveva fatto prima a Gerusalemme, e andò a comperare
quello che era necessario per il loro mantenimento. I vicini andarono anche a rallegrarsi
con la Santa Sposa Maria, e trovandola tanto povera, non mancarono delle persone
amorevoli che le portarono quello che era necessario per il suo servizio. La Santa
Sposa gradiva e riceveva il tutto a titolo di elemosina, praticando in tutto una
somma umiltà e gratitudine verso di chi la beneficava, alle quali poi, corrispose
al beneficio ricevuto con il lavoro delle sue mani. Nelle visite però, si
mostrava grata e cortese, ma con poche parole, e quelle tutte ordinate e prudenti,
per cui ognuno ammirava la sua modestia e la sua grazia, restandole tutte affezionate
e desiderose di trattarci. Ma la Santa Sposa gradì dapprima la visita, ma
poi si mostrò restia dal ricevere visite, benché facesse tutto con
modo e grazia singolari; ammetteva però la visita di quelle vergini che temevano
ed amavano Dio e con quelle si tratteneva in sacri discorsi. Quando il suo Santo
Sposo Giuseppe ebbe già provveduto alquanto di quello che era loro necessario,
tornò subito a ritrovare la sua Santa Sposa Maria, non potendo stare lungo
tempo lontano da lei, mentre la sola presenza di lei gli apportava una consolazione
molto grande. Quando il Santo tornò dalla sua Sposa e le consegnò quel
tanto che aveva portato per il loro bisogno, lodarono e ringraziarono di nuovo il
loro Dio che tanto bene li aveva provveduti. Giuseppe trovò anche da lavorare,
cosi si poteva sostentare con le sue fatiche, e anche la Santissima Sposa Maria si
impiegava a lavorare per acquistarsi il vitto necessario con il lavoro delle sue
mani, disponendo Dio con somma provvidenza che le capitasse subito l’occasione di
potersi acquistare il vitto necessario. I Santi Sposi ammirarono la divina provvidenza,
e non cessarono di lodare e benedire il loro Dio che si mostrava loro tanto generoso
e li provvedeva con tanto amore, e si animavano sempre più a corrispondere
ai benefici che Dio faceva loro, crescendo a meraviglia nel suo amore.