Vita di San Giuseppe – L. I, cap. XVI

Ite ad Joseph

Serva
di Dio

Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)

VITA DI SAN GIUSEPPE

Libro I – Capitolo XVI

S. Giuseppe prima del suo sposalizio con la Santissima Vergine

Dio lo prepara alle
nozze con Maria
– San Giuseppe aveva già compiuto trent’anni, e conservato
illibato il suo verginale candore ed innocenza, arricchito di grandi meriti e ornato
di tutte le virtù; ed essendo arrivato il tempo in cui Dio aveva decretato
di dargli per sua sposa e fedele compagna la Santissima Vergine Maria, avendo anch’ella
compiuto quattordici anni di età, Dio volle che Giuseppe si preparasse al
nobile e sublime verginale sposalizio, e nonostante la vita del Santo fosse stata
tutta una continua preparazione al ricevimento di un così sublime favore,
tuttavia in questi ultimi giorni volle da lui una preparazione più singolare.
La notte gli fece dire dall’Angelo, mentre dormiva, che si preparasse al ricevimento
di una delle più sublimi grazie che l’Altissimo voleva fargli, e questo per
un mese continuo, e che avesse raddoppiato le suppliche e accresciuto i desideri
ardenti del suo cuore. Destatosi dal sonno, Giuseppe si trovò tutto infiammato
dal desiderio di ricevere presto la grazia promessa, e tutto amore verso il suo Dio,
esclamò:

«Oh, quanto sei buono, Dio d’Israele! Come sei fedele nelle tue promesse!
La mia anima desidera la grazia promessa, ma desidera molto di più l’aumento
del tuo amore e di glorificarti in tutte le mie azioni
». E così
tutto infiammato d’amore, se ne andò al Tempio, e qui, adorato il suo Dio,
lodò la sua infinita bontà. Si trattenne molto a pregare e a supplicare
Dio della grazia a lui promessa, e nonostante non sapesse che cosa fosse, tuttavia
la chiamava grazia grande e dono sublime, sia perché gliel’aveva detto l’Angelo,
sia perché già era certo che Dio sa fare grandi cose e che fa grazie
e doni al suo pari. In questa orazione, il nostro Giuseppe si sentì accendere
nel cuore un amore più intenso e tenero verso la Santissima Fanciulla Maria,
e in questo sentimento Dio gli manifestò come lei stessa pregava molto per
lui, e le sue preghiere erano molto accette e gradite a Dio. E Santo si rallegrò
molto di questo, e crebbe di più in lui l’amore purissimo verso di lei, in
modo che piangeva per la dolcezza che sentiva nel pensare a lei e alle sue singolari
virtù e santità, e spesso diceva anche fra sé: «O Fanciulla
Maria, santissima e perfettissima in ogni virtù, tu preghi tanto per me, indegnissimo,
ed io che cosa farò per te? Non posso fare altro che raccomandarti caldamente
al nostro Dio, affinché ti arricchisca di più dei suoi doni e ti ricolmi
sempre di più delle sue grazie
». E nel dire questo si andava accendendo
anche nel suo cuore un vivo desiderio di arrivare una volta a parlarle, ma siccome
se ne stimava indegno, reprimeva questo desiderio affinché non crescesse in
lui la brama, perché stimava difficile che questo potesse riuscirgli. Dopo
essere stato per più ore così al Tempio, se ne andò tutto consolato
e ricolmo di giubilo, ma al Santo sembrava di non potersi allontanare dal Tempio,
e perciò in quel mese fece quasi continuamente qui la sua dimora. Si preparò
con digiuni, soffrendo fame, sete ed ogni altra scomodità, con tanta allegrezza
e giubilo del suo cuore, che ogni patimento gli sapeva di delizia. In questo tempo
attese poco al lavoro, impiegandosi tutto nella preghiera, in suppliche premurose,
crescendo in lui a meraviglia il desiderio di conseguire presto la grazia promessagli.
Per quel mese il Santo Giovane non parlò mai, ma nel profondo del silenzio
con le creature, parlò sempre col suo Dio, facendo continui atti di offerte,
di suppliche, di ringraziamenti, lodando e benedicendo l’infinita bontà di
Dio al quale caldamente raccomandava la santa fanciulla Maria. Non cadde mai nella
mente del Santo alcun pensiero che potesse essergli data per sposa, benché
ella fosse già in stato di accasarsi, e di questo già si trattasse
da chi ne aveva la cura; perché già sapeva che lei aveva consacrato
a Dio, con un voto, la sua verginità, ed anch’egli l’aveva fatto ad imitazione
di lei.



Il Concorso – Il nostro Giuseppe sentì dire che la Santa Fanciulla
si doveva sposare, perché si fece conoscere a tutti quelli della stirpe di
Davide che sarebbero andati al Tempio che, colui al quale Dio avesse manifestato
essere sua volontà, l’avrebbero data per sposa. Egli ne restò ammirato,
e diceva: «Beato quello a cui toccherà così bella sorte!».
Anche lui doveva concorrere come discendente della stirpe di Davide? Stette in gran
perplessità, ma per obbedire all’ordine, si dispose anch’egli al concorso
pensando che una così bella sorte non sarebbe toccata a lui, tanto più
che aveva già consacrato a Dio la sua verginità; tuttavia si raccomandava
molto a Dio, e lo pregava del suo favore ed aiuto in quell’affare di tanto rilievo.



Ambasciata dell’Angelo – Finito il mese della preparazione che il Santo aveva
già fatto, stava tutto ansioso di ricevere la grazia promessa. Arrivato poi
il giorno nel quale si doveva scegliere lo sposo alla Santa Fanciulla Maria, la notte
precedente gli apparve di nuovo l’Angelo nel sonno e gli disse: «Sappi, Giuseppe,
che Dio ha gradito molto la tua preparazione e i tuoi desideri infuocati».
E gli mise in mano una candida colomba, dicendogli: «Prendi questo dono che
Dio ti fa, e tu sarai custode della sua purezza. Tienila pur cara, perché
questa è la delizia del cuore di Dio, è la creatura a Lui più
diletta ed accetta che ci sia mai stata e ci sarà al mondo». L’Angelo
non gli disse altro. Giuseppe ricevette la purissima colomba nelle sue mani, e tutto
festoso per la grazia ricevuta si svegliò, e si trovò tutto infiammato
d’amore verso il suo Dio; ma il Santo non poteva penetrare il significato di quel
sogno. Si sentiva particolarmente allegro e contento e non stava in se stesso per
la gioia, ma non sapeva quello che sarebbe seguito di lui. Poi ebbe qualche lume
che quella colomba potesse significargli come gli sarebbe toccata in sorte la Fanciulla
Maria per sposa, ma siccome era umilissimo, e si reputava indegno di questo, non
ci fece troppa riflessione. Si preparò peraltro, la mattina, per andare al
Tempio al concorso con gli altri discendenti di Davide, dove seguì quello
che si dirà.