Vita di San Giuseppe – L. I, cap. III

Ite ad Joseph

Serva
di Dio

Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)

VITA DI SAN GIUSEPPE

Libro I – Capitolo III

Purificazione della madre e presentazione di S. Giuseppe al Tempio

Al Tempio – Passati
i giorni stabiliti dalla legge per le donne che si dovevano purificare, i genitori
del nostro Giuseppe andarono a Gerusalemme; la madre per purificarsi e per offrire
il loro fanciullo e poi riscattarlo, così come era ordinato nella legge. Essi
portarono grandi doni al Tempio: non solo quello che erano soliti portare gli altri,
ma molto di più, in atto di gratitudine per il beneficio ricevuto da Dio della
sospirata prole. Il nostro Giuseppe in questo viaggio si fece vedere con un’insolita
allegrezza e giovialità di volto, che fu ben avvertita dai suoi genitori,
tanto che anche loro si riempirono di consolazione nel vedere il loro piccolo bambino
tanto allegro e festoso. Capivano molto bene come la grazia divina si andava diffondendo
nell’anima del loro figliolo, e che se tanto operava in quella tenera età,
tanto maggiormente avrebbe fatto dei progressi nel crescere. Di questo ne rendevano
grazie all’Altissimo e ne traevano motivo per crescere anche loro nell’amore e nella
gratitudine verso Dio, ed applicarsi sempre più nella pratica delle virtù.



Purificazione e presentazione – Arrivati al Tempio, la madre di S. Giuseppe
si purificò, e in quell’atto ricevette grandi lumi da Dio, per mezzo dei quali
conobbe più chiaramente come Dio avesse arricchito suo figlio di doni. Lo
presentò al sacerdote, e il sacerdote, nel riceverlo nelle sue braccia e presentarlo
ed offrirlo a Dio, sperimentò un’insolita allegrezza e consolazione del suo
spirito; fu illuminato interiormente da Dio e capì quanto fosse caro a Dio
quel fanciullo che egli presentava. Il nostro Giuseppe accompagnò l’offerta
di se stesso a Dio con il donarsi tutto a Lui e di buon cuore. In quest’atto apri
gli occhi verso il cielo e stette per tutto il tempo in una posizione come astratto
ed assorto in Dio. Ricevette allora da Dio la grazia santificante con un chiarissimo
lume da riconoscere il nobile e sublime dono che Dio gratuitamente gli faceva, nell’atto
in cui egli si era donato tutto a Lui. Conosciuto il grande dono si mostrò
grato al suo Dio e lo ringraziò affettuosamente.



Il riscatto – I suoi genitori riscattarono il figliolo con le solite monete
che per questo si davano, ed il sacerdote, nel rendere il figlio alla madre disse
che lo allevasse pure allegramente e ne avesse una cura particolare, perché
aveva capito che quel fanciullo era molto caro a Dio e che sarebbe stato un grande
uomo, e che avrebbe apportato una consolazione a chi avesse trattato con lui, per
la nobile indole che in lui si scorgeva. E questo si avverò perché,
non solo apportava consolazione a chi trattava con lui, ma l’apporta anche a tutti
i fedeli suoi devoti, avendolo Dio destinato come avvocato dei moribondi, come si
dirà a suo tempo, e serve a tutti questi di grande consolazione e conforto
nelle loro agonie.



Progresso di Giuseppe nelle virtù – I suoi genitori, ricevuto il fanciullo,
resero grazie a Dio, lacrimando per la tenerezza di affetto e il giubilo dei loro
cuori, e lo condussero alla loro patria come un tesoro e un dono sublime dato loro
da Dio. Il nostro Giuseppe se ne stava tutto tranquillo, come assorto, facendo atti
di ringraziamento al suo Dio, godendo e giubilando per la grazia ricevuta, per mezzo
della quale andava facendo grandi progressi nell’amore verso il suo Dio, crescendo
sempre a passi da gigante nella virtù. E nonostante a quella tenera età
non gli fosse permesso di praticare quelle virtù che già tanto amava,
tuttavia le andava praticando col desiderio, finché fatto poi adulto le praticò
con le opere, operando sempre con tutta la perfezione, come si dirà in seguito.