Chi prega si salva, chi non prega si danna (4ª parte)


«DEL
GRAN MEZZO DELLA PREGHIERA»


di
S. Alfonso M. De’ Liguori











S.Alfonso









CAPO
III (continuazione)



DELLE CONDIZIONI DELLA PREGHIERA



V. – PREGARE CON PERSEVERANZA

Necessità della
perseveranza




È necessario dunque che le nostre preghiere siano umili e confidenti;
ma ciò non basta per conseguire la perseveranza finale e con quella la salute
eterna. Le preghiere particolari otterranno bensì le particolari grazie che
a Dio si chiederanno, ma se non sono perseveranti, non otterranno la perseveranza
finale, la quale, perché contiene il cumulo di molte grazie insieme, richiede
moltiplicate preghiere, e continuate sino alla morte. La grazia della salute non
è una sola grazia, ma una catena di grazie, le quali tutte poi si uniscono
con la grazia della perseveranza finale. Ora a questa catena di grazie deve corrispondere
un’altra catena, per così dire, delle nostre preghiere. Se noi trascurando
di pregare spezziamo la catena delle nostre preghiere, si spezzerà ancora
la catena delle grazie che ci devono ottenere la salute e non ci salveremo.

È vero che la perseveranza finale non si può da noi meritare, come
insegna il Concilio di Trento, dicendo: «Non può ottenersi da nessun
altro, se non da Colui che ha la potenza di rendere stabile quello che sta, acciocché
perseverantemente stia
» (Sess. VI. c. 13). Nulladimeno, dice S.
Agostino, che questo gran dono della perseveranza in qualche modo ben può
meritarsi con le preghiere, cioè pregando impetrarsi (De dono persev. e.
6
). E soggiunge il P. Suarez, che chi prega infallibilmente l’ottiene. Ma per
ottenerlo e salvarsi, dice san Tommaso, è necessaria una perseverante e continua
preghiera (P. 3. q. 39, a. 5). E prima lo disse più volte il nostro
medesimo Salvatore: Bisogna sempre orare, né mai stancarsi (Lc 18,1).
Vegliate adunque in ogni tempo, pregando di essere fatti degni di schivare tutte
queste cose che debbono avvenire; e di star con fiducia dinanzi al Figliolo dell’Uomo
(
Lc 21,36). Lo stesso sta detto prima nel Vecchio Testamento: Nessuna
cosa ti ritenga dal sempre orare (
Ecli 18,22). Benedici Dio in ogni tempo
e pregalo, che regga i tuoi andamenti
(Tb 4,20). Quindi l’Apostolo inculcava
ai suoi discepoli, che non lasciassero mai di pregare: Orate senza interruzione
(1 Ts 5,17). Siate perseveranti nell’orazione, vegliando in essa (Col
4,2). Bramo adunque che gli uomini preghino in ogni luogo (1 Tm 2,8). Il Signore
certamente vuole dare la perseveranza, e la vita eterna. Ma dice S. Nilo, non vuol
concederla se non a chi perseverantemente gliela domanda (De orat., c. XXXII).
Molti peccatori con l’aiuto della grazia giungono a convertirsi a Dio, ed a ricevere
il perdono; ma poi perché lasciano di cercare la perseveranza, tornano a cadere
e perdono tutto.



Occorre chiedere di continuo la perseveranza finale



Né basta, dice il Bellarmino, chieder la grazia della perseveranza una
volta o poche volte; dobbiamo cercarla sempre, in ogni giorno sino alla morte, se
vogliamo ottenerla. Chi la cerca in un giorno, per quel giorno l’otterrà;
ma se non la cerca nel domani, domani cadrà.

E ciò è quel che vuole darci ad intendere il Signore nella parabola
di quell’amico, che non volle dare i pani a colui che glieli domandava, se non dopo
molte ed importune richieste, dicendo: Quando anche non si levasse a darglieli
per la ragione, che quegli è suo amico, si leverà almeno a motivo della
sua importunità, e gliene darà quanti gliene bisogna
(Lc 11,8).
Ora se un tale amico, dice S. Agostino, solo per liberarsi dell’importunità
di lui, gli darebbe anche contro sua voglia i pani che chiede; quanto più
Dio, ch’essendo bontà infinita ha tanto desiderio di comunicarci i suoi beni,
ci donerà le sue grazie, quando gliene cerchiamo? (Serm. 61). Tanto
più che Egli stesso ci esorta a chiederle, e gli dispiace se non le domandiamo.
Ben vuole dunque il Signore concederci la salute e tutte le grazie per quella, ma
vuole che noi non lasciamo di continuamente domandargliele sino all’importunità.
Dice Cornelio a Lapide sul citato Evangelo: Dio vuole che perseveriamo nell’orazione
sino a renderci importuni. Gli uomini della terra non possono sopportare gli importuni,
ma Dio non solo ci sopporta, ma ci desidera importuni in cercargli le grazie, e specialmente
la santa perseveranza. Dice S. Gregorio, che Dio vuole che gli si faccia violenza
con le preghiere, poiché una tal violenza non già lo sdegna, ma lo
placa (In Ps. 6, Poenit.).

Sicché per ottenere la perseveranza, bisogna che ci raccomandiamo sempre a
Dio, la mattina, la sera, nella Meditazione, nella Messa e nella Comunione. E specialmente
in tempo di tentazione, con dire, e replicare: Signore, aiutami, tienimi le mani
sopra, non mi abbandonare, abbi pietà di me. Vi è cosa più facile
di questa, che dire: Signore, aiutami, assistimi? Sulle parole del Salmista: Meco
avrò l’orazione a Dio, che è mia vita
(Sal 41,8), dice la Glossa:
Taluno dirà: non posso digiunare. fare elemosina. Ove gli si dica, prega;
non può similmente rispondere; perché non v’è cosa più
facile che il pregare. Ma bisogna che non lasciamo mai di pregare, bisogna che continuamente
facciamo, per così dire, forza a Dio, affinché ci soccorra, ma forza
che gli è cara e gradita. Questa violenza è grata a Dio (Apol. c.
29
), scrisse Tertulliano. E S. Girolamo disse, che le nostre preghiere, quanto
sono più perseveranti ed importune tanto più sono accette a Dio (Hom.
in Matth.
).

Beato quell’uomo, dice Dio, che mi ascolta, e vigila continuamente alle
porte della mia misericordia
(Pro 7,34). Ed Isaia dice: Beati coloro che sino
alla fine aspettano pregando, la loro salute dal Signore (Is 30, 18). Perciò
nel Vangelo ci esorta Gesù Cristo a pregare, ma in qual modo? Chiedete,
e vi sarà dato: cercate, e troverete: picchiate, e vi sarà aperto
(Lc
11,9). Bastava aver detto chiedete: che serviva aggiungere quel cercate,
e picchiate?
Ma no, che non fu superfluo l’aggiungerli; con ciò ha voluto
il Redentore insinuarci, che noi dobbiamo fare, come fanno i poveri che vanno mendicando:
questi se non ricevono l’elemosina che chiedono e sono licenziati, non lasciano di
domandarla, e di tornarla a chiedere, e se più non comparisse il padrone della
casa, si mettono a bussare le porte, sino a rendersi molto importuni e molesti. Ciò
vuole Dio che facciamo ancor noi: che preghiamo, e torniamo a pregare, e non lasciamo
mai di pregare che ci assista, che ci soccorra, che ci dia luce, ci dia forza, e
non permetta che mai abbiamo a perdere la sua grazia.

Dice il dotto Lessio che non può esser scusato da colpa grave chi non prega
stando in peccato, o in pericolo di morte; o pure chi per notabile tempo trascura
di pregare, cioè (come dice) per uno o due mesi. Ma ciò s’intende fuori
del tempo di tentazioni; poiché chi si ritrova combattuto da qualche grave
tentazione egli senza dubbio pecca, gravemente, se non ricorre per resistere a quella,
vedendo che altrimenti si mette a prossimo, anzi certo pericolo di cadere.



Motivi per cui Dio differisce di concederci la perseveranza
finale




Ma dirà taluno: giacché il Signore può e vuole darmi la
santa perseveranza, perché non me la concede tutta in una volta, quando gliela
domando? Sono molte le ragioni che ne assegnano i santi Padri. Iddio non la concede
in una volta, e la differisce: primieramente per meglio provare la nostra confidenza;
inoltre, dice S. Agostino, acciocché maggiormente noi la sospiriamo. Scrive
il Santo che i doni grandi richiedono gran desiderio giacché i beni presto
ricevuti non si tengono poi in quel pregio, che si tengono quelli che per lungo tempo
sono stati desiderati (Serm. 61). Inoltre lo fa, acciocché noi non
ci scordiamo di Lui: se noi stessimo sicuri già della perseveranza e della
nostra salute, e non avessimo continuo bisogno dell’aiuto di Dio, per conservarci
nella sua grazia e salvarci, facilmente ci scorderemmo di Dio. Il bisogno fa che
i poveri frequentino le case dei ricchi. Onde il Signore per tirarci a sé,
come dice S. Giovanni Crisostomo, per vederci spesso ai piedi suoi, affinché
possa così maggiormente beneficarci, a questo fine si trattiene di darci la
grazia compita della salute sino al tempo della nostra morte (Hom. XXX in Gen.).
Inoltre lo fa, secondo lo stesso Crisostomo, affinché noi col proseguire nella
preghiera ci stringiamo maggiormente a Lui con dolci legami d’amore (In Ps. 4). Quel
continuo nostro ricorrere a Dio con le preghiere, e quell’aspettare con confidenza
da Lui le grazie che desideriamo, oh, che grande incentivo e vincolo d’amore egli
è, per infiammarci e legarci più strettamente con Dio!

Ma sino a quando si ha da pregare? Sempre, risponde il medesimo Santo, sino che riceviamo
la sentenza favorevole della salute eterna, vale a dire sino alla morte: «Non
cessare
(di pregare), finché non ottieni» (Hom. XXIV in Matth.).
E soggiunge che colui il quale dice: Io non lascerò di pregare fintanto che
non mi salvo, quegli certamente si salverà. Se dirai: se non otterrò,
non cesserò (dal pregare), certamente otterrai. Scrive l’Apostolo, che molti
corrono al pallio, ma quell’uomo solamente lo riceve, che giunge a prenderlo: Non
sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono veramente tutti, ma uno solo
riporta la palma? Correte in guisa da far vostro il premio (1 Cr 9,24).
Non basta
dunque il pregare per salvarci, bisogna che preghiamo sempre, finché arriviamo
a ricevere la corona che Dio promette, ma promette solamente a coloro che sono costanti
a pregarlo sino alla fine.



Conclusione: che non dobbiamo mai cessare di pregare



Sicché se vogliamo salvarci, dobbiamo fare come faceva Davide, che teneva
sempre gli occhi rivolti al Signore, per implorare il suo soccorso, e non restare
vinto dai suoi nemici: Gli occhi miei sono sempre rivolti al Signore: perché
egli trarrà dai lacci i miei piedi (Sal 24,15).
Siccome il demonio, non
lascia di tenderci continue insidie per divorarci, secondo quel che scrive san Pietro
(1 Pt 5,8), così dobbiamo noi continuamente star con le armi alla mano,
per difenderci da un tal nemico, e dire col Profeta regale: Io non lascerò
mai di combattere, sino a tanto che non vedrò sconfitti i miei avversari
(Sal
17,37
). Ma come potremo noi ottenere questa vittoria, così per noi importante
e così difficile? Solo con le preghiere, ci risponde sant’Agostino, ma preghiere
perseverantissime. E sino a quando? Sino che durerà il combattimento. Siccome
di continuo dobbiamo combattere, così, dice S. Bonaventura, di continuo dobbiamo
chiedere a Dio l’aiuto per non essere vinti (De uno conf. Serm. 5). Guai,
dice il Savio, a chi in questa battaglia lascia di pregare! (Ecli 2,16). Noi
ci salveremo, ci avvisa l’Apostolo, ma con questa condizione: se saremo costanti
a pregare sempre con confidenza sino alla morte (Eb 3,6).

Diciamo dunque con lo stesso Apostolo, animati dalla misericordia di Dio, e dalle
sue promesse: chi avrà da dividerci dall’amore di Gesù Cristo? Forse
la tribolazione, il pericolo di perdere i beni di questa terra? le persecuzioni dei
demoni o degli uomini? i tormenti dei tiranni? (Rm 8,35). No, egli diceva,
niuna tribolazione, niuna angustia, pericolo, persecuzione o tormento potrà
mai separarci dall’amore di Cristo: perché vinceremo tutto col divino aiuto,
e combattendo per amore di quel Signore che ha data la vita per noi (Rm 8,37).

Il P. Ippolito Denazzo in quel giorno in cui risolse di lasciar la prelatura di Roma,
e di darsi tutto a Dio, con l’entrare nella Compagnia di Gesù, temendo della
sua infedeltà per causa della debolezza, diceva a Dio: «Signore,
or che mi sono dato tutto a voi, per pietà non mi abbandonate
».
Ma sentì dirsi da Dio nel suo cuore: «Tu non mi abbandonare».
Più presto, gli diceva Iddio, io dico a te che non mi lasci. E così
finalmente il servo di Dio, confidato nella divina bontà e nel suo aiuto,
concluse dicendo: Dunque, mio Dio, voi non lascerete me, ed io non lascerò
voi.

Se vogliamo in conclusione che Dio non ci lasci, non dobbiamo lasciar noi di pregarlo
sempre a non abbandonarci. Facendo così certamente egli sempre ci assisterà,
e non permetterà mai che lo perdiamo, e ci separiamo dal suo amore. Ed a questo
fine non solamente procuriamo di chiedere sempre la perseveranza finale, e le grazie
necessarie per ottenerla, ma cerchiamo nello stesso tempo la grazia di seguire a
pregare. Questo fu appunto quel gran dono che egli promise ai suoi eletti per bocca
del Profeta: E spanderò sopra la casa di Davide, sopra Gerusalemme lo spirito
di grazia e di orazione (Zc 12,10).
Oh che grazia grande è lo spirito
delle preci, cioè la grazia che Dio concede ad un’anima di sempre pregare!
Non lasciamo adunque di chiedere sempre a Dio questa grazia, e questo spirito di
preghiera, perché se pregheremo sempre, otterremo certamente dal Signore la
perseveranza, ed ogni altro dono che desideriamo, poiché non può mancare
la sua promessa di esaudire chi lo prega. Con questa speranza di sempre pregare,
possiamo tenerci per salvi (Rm 8,24). «Questa speranza, diceva
il Venerabile Beda, ci darà l’entrata sicura nella Città del Paradiso»
(In Solemn. omn. Ss. Hom. 2).



ESERCIZI DEVOTI DA PRATICARSI



Dal



Regolamento di vita d’un cristiano


e

La vera sposa dì Cristo



di sant’Alfonso




Sarà molto bene che i genitori, maestri e maestre facciano imparare a
memoria questi Atti ai figlioli e alle figliole, acciocché li facciano poi
in tutta la vita.



Atti da farsi ogni mattino



In alzarsi la mattina faccia il segno della croce, e poi dica:



Mio Dio, vi adoro e v’amo con tutto il mio cuore.

Vi ringrazio di tutti i benefici, e specialmente di avermi conservato in questa notte.

Vi offro quanto farò e patirò in questo giorno, in unione delle azioni
e patimenti di Gesù e di Maria, con intenzioni di acquistare tutte le indulgenze
che posso.

Propongo di fuggire ogni peccato, e specialmente il tale… (è bene si
faccia il proposito particolare su quel difetto, dove si suole più spesso
cadere),
e vi prego per l’amore di Gesù a darmi la perseveranza. Propongo,
particolarmente nelle cose contrarie di uniformarmi alla vostra santa volontà,
con dir sempre: Signore, sia fatto quel che volete voi.

Gesù, mio tenetemi la vostra santa mano sul capo. Maria SS., custoditemi voi
sotto il vostro manto. E voi, Eterno Padre, aiutatemi per amore di Gesù e
di Maria. Angelo mio Custode, Santi miei avvocati, assistetemi.

Un Pater, Ave e Credo, con tre Ave alla purità di Maria.



Cominciando a lavorare o studiare, dica: Signore,
vi offerisco questa fatica.



Andando a mensa: Dio mio, benedite questo cibo e me, acciocché
io non vi commetta difetto, e tutto sia a gloria vostra.



Dopo il pranzo: Vi ringrazio, Signore, di aver fatto bene a chi vi è
stato nemico.



Quando suona l’ora: Gesù mio, vi amo; non permettete che io vi offenda,
né ch’io mai m’abbia a separare da voi.



Nelle cose avverse: Signore, così avete voluto voi; così voglio.



In tempo di tentazioni replichi spesso: Gesù e Maria.



Quando conosce o dubita di qualche difetto o peccato commesso dica subito:
Dio mio, me ne pento, per aver offeso voi, bontà infinita; non voglio farlo
più. E se è stato peccato grave subito se ne confessi.



Atti da farsi ogni sera



Prima di porvi a riposare, fate l’esame della coscienza in questo modo:

1. ringraziare primieramente Dio di tutti i benefici ricevuti;

2, indi dare un’occhiata a tutte le azioni fatte e alle parole dette nella giornata,
pentendovi di tutti i difetti commessi;

3 poi fate gli atti cristiani: di fede, di speranza, di carità, dì
dolore. E terminate il tutto con il dire il Rosario e le Litanie della SS. Vergine.



Modo di sentire la Messa



Per sentire con devozione la Messa bisogna intendere che il Sacrificio dell’altare
è lo stesso che si fece un giorno sul Calvario, con questa differenza che
ivi si sparse realmente il Sangue di Gesù Cristo, e qui si sparge solo misticamente.
Se voi vi foste trovato allora sul Calvario, con qual devozione e tenerezza avreste
assistito a quel grande Sacrificio! Ravvivate dunque la fede e pensate che la stessa
azione di allora si fa sull’altare, e che tal sacrificio non solo si offre dal sacerdote,
ma da tutti gli assistenti: sicché in certo modo tutti fanno l’ufficio di
sacerdoti nel dirsi la Messa, nella quale si applicano a noi in particolare i meriti
della Passione del Salvatore.

Inoltre bisogna sapere che per quattro fini è stato istituito il Sacrificio
della Messa:



1. per onorare Dio;



2. per soddisfare ai nostri peccati;



3. per ringraziarlo dei benefici;



4. per ottenere le grazie.




È bene dunque dividere la Messa in quattro parti.



l. Dal principio sino alla fine del Vangelo.



Offrite quel Sacrificio a Dio per onorarlo, dicendo così:

Mio Dio, adoro la vostra maestà infinita; vorrei onorarvi come voi meritate;
ma quale onore posso darvi io, misero peccatore? vi offro l’onore che vi rende Gesù
su questo altare.



2. Dal Vangelo sino all’Elevazione.



Offrite il Sacrificio in soddisfazione dei vostri peccati, dicendo: Signore,
io detesto e mi pento sopra ogni male di tutti i disgusti che vi ho dati. In soddisfazione
di essi offro il vostro Figlio che di nuovo si sacrifica per noi su quest’altare;
e per i meriti suoi vi prego a perdonarmi e a darmi la santa perseveranza.



3. Dall’Elevazione sino alla Comunione.



Offrite Gesù all’Eterno Padre in ringraziamento di tutte le grazie che
v’ha fatte, dicendo:

Signore, io non ho come ringraziarvi; vi offro il Sangue di Gesù Cristo in
questa Messa e in tutte le Messe che attualmente si celebrano sulla terra.



4. Dalla Comunione sino alla fine.



Domanderete con confidenza le grazie che vi bisognano, e specialmente il dolore
dei peccati, la perseveranza e l’amor divino; e raccomanderete a Dio specialmente
i vostri parenti, i peccatori e le anime del purgatorio.

Io già non riprovo che nella Messa diciate anche le vostre orazioni vocali;
ma nello stesso tempo vorrei che non lasciate di rendere a Dio i mentovati quattro
debiti, di onore, di soddisfazione, di ringraziamento e di preghiera. E vi prego
di sentir quante Messe potete. Ogni Messa, intesa nel modo che vi ho presentato,
vi frutterà un tesoro di meriti.



Apparecchio alla Confessione



Prima di confessarsi il penitente domandi lume a Dio, acciocché gli faccia
conoscere i peccati commessi, e gli dia grazia di averne un vero dolore e proposito
di emendarsi. E in modo particolare si raccomandi a Maria Addolorata, affinché
gli impetri tal dolore. Indi farà i seguenti atti:



Atto prima della Confessione




O Dio d’infinita maestà, ecco ai piedi vostri il traditore che vi ha tornato
ad offendere, ma ora umiliato vi cerca il perdono. Signore, non mi discacciate. Voi
non disprezzerete un cuore che s’umilia. Vi ringrazio che mi avete aspettato sino
a questo punto e non mi avete fatto morire in peccato, mandandomi all’inferno come
io meritavo. Spero, Dio mio, mentre mi avete aspettato, che per i meriti di Gesù
Cristo mi perdoniate in questa confessione tutte le offese che vi ho fatte, delle
quali, perché mi ho meritato l’inferno e perduto il Paradiso, me ne pento
e mi addoloro. Ma sopra tutto, non tanto per l’inferno meritato, quanto perché
ho offeso voi, bontà infinita, me ne dispiace con tutta l’anima mia. Io vi
amo, o Sommo bene; e perché vi amo, mi dolgo di tutte le ingiurie che vi ho
fatte. Io vi ho voltate le spalle, vi ho perduto il rispetto, disprezzata la vostra
grazia, la vostra amicizia; insomma, Signore, volontariamente, vi ho perduto. Perdonatemi,
per amor di Gesù Cristo, tutti i peccati miei mentre io me ne pento con tutto
il cuore, li odio, li detesto e li abbomino sopra ogni male. E mi pento non solo
dei peccati mortali, ma anche de’ veniali, perché ancora questi sono stati
di vostro disgusto. Propongo per l’avvenire con la grazia vostra, di non offendervi
più volontariamente. Sì, mio Dio, prima morire, che mai più
peccare!



Se si è confessato di qualche peccato in cui è recidivo è
bene che faccia proposito particolare di non cadervi più, con promettere di
fuggire l’occasione e di pigliare i mezzi dati dal confessore, o che egli da se stesso
giudica più efficaci per emendarsi.



Atto dopo la Confessione




Caro mio Gesù, quanto sono obbligato! Per i meriti del vostro sangue spero
oggi di essere già perdonato: Ve ne ringrazio sommamente. Spero di venire
in cielo a lodare per sempre le vostre misericordie. Dio mio, se finora tante volte
vi ho perduto, io non vi voglio perdere più. Dio, oggi avanti voglio cambiare
vita veramente. Voi meritate tutto il mio amore; io vi voglio amare davvero; non
voglio vedermi più separato da voi. Io già vi ho promesso, ora vi torno
a promettere di voler prima morire che offendervi. Vi prometto ancora di fuggirne
l’occasione e di prendere il tal mezzo (determinate quale) per non più
cadere. Ma, Gesù mio, voi sapete la mia debolezza; datemi la grazia d’esservi
fedele sino alla morte e di ricorrere a voi quando sarò tentato.

Maria SS., aiutatemi; voi siete la Madre della perseveranza, in voi stanno le speranze
mie.



Apparecchio alla santa Comunione



Non vi è mezzo più efficace per liberarsi dai peccati, per avanzarsi
nel divino amore che la S. Comunione. Ma perché dunque alcune anime con tante
Comunioni si trovano sempre con la stessa tiepidezza, con gli stessi difetti? Ciò
avviene per la poca disposizione e poco apparecchio che vi portano. Due cose per
questo apparecchio sono necessarie. La prima è togliere dal cuore quegli affetti
che sono di impedimento all’amor divino. La seconda è avere un gran desiderio
di amare Iddio. E questa, dice S. Francesco di Sales, ha da essere la principale
intenzione nel comunicarsi, di crescere cioè nel divino amore. Solo per amore,
dice il Santo, deve riceversi un Dio che per solo amore a noi si dona. Perciò
si facciano i seguenti atti.



Atti prima della Comunione




Amato mio Gesù, vero figlio di Dio, che per me un giorno moriste in croce
in un mare di dolori e di disprezzi, io fermamente credo che state nel SS. Sacramento
e per questa fede sono pronto a dar la vita.

Caro mio Redentore, io spero nella vostra bontà e nei meriti del vostro sangue,
che venendo a me questa mattina mi accendiate tutto del vostro santo amore e mi doniate
tutte quelle grazie che mi bisognano per essere ubbidiente e fedele sino alla morte.

Ah! mio Dio, vero e unico amante dell’anima mia; che più potevate voi fare
per obbligarmi ad amarvi? Non vi è bastato, amor mio, di morire per me; avete
voluto di più istituire il SS. Sacramento e farvi cibo mio per donarvi tutto
a me, e così stringervi ed unirvi tutto con una creatura così ingrata
come sono io. E voi stesso mi invitate a ricevervi e tanto desiderate che io vi riceva.

O amore immenso! – un Dio darsi tutto a me! – O Dio mio, o amabile infinito, degno
d’amore infinito, io vi amo sopra ogni cosa, vi amo con tutto il cuore, vi amo più
di me stesso, più della vita mia; vi amo perché ve lo meritate, e vi
amo ancora per compiacervi, giacché tanto desiderate l’amor mio. Uscite dall’anima
mia, affetti terreni; solo a voi, Gesù mio, mio tesoro, mio tutto, vi voglio
dare tutto il mio amore. Voi in questa mattina vi date tutto a me; io mi do a voi.
Accettatemi ad amarvi, mentre io non voglio altro che voi. Vi amo, o mio Redentore,
ed unisco il mio misero amore all’amore che vi portano gli Angeli ed i Santi e che
vi porta Maria vostra Madre e il vostro Eterno Padre. O potessi io farvi amare quanto
voi meritate! Ecco, o Gesù mio, che già mi accosto a cibarmi delle
vostre sacrosante carni. Ah Dio mio, e chi sono io? e chi siete voi? Voi siete un
Signore d’infinita bontà ed io sono un verme schifoso, lordo di tanti peccati,
che tante volte vi ho discacciato dall’anima mia. Signore, io non sono degno neppure
di stare alla vostra presenza. Ma voi per vostra bontà mi chiamate a ricevervi;
ecco già vengo, umiliato e confuso per tanti disgusti che vi ho dati, ma tutto
confidato nella vostra pietà e nell’amore che mi portate. Quanto mi dispiace,
o amabile mio Redentore, d’avervi tanto oltraggiato per il passato! Voi siete giunto
a dar la vita per me, ed io tante volte ho disprezzato la vostra grazia e il vostro
amore e vi ho cambiato per niente. Mi pento e mi dispiace con tutto il cuore più
d’ogni male, ogni offesa che vi ho fatto, grave o leggera, perché è
stata offesa di voi, bontà infinita. Io spero che mi avete già perdonato;
ma se non mi avete perdonato ancora, perdonatemi, Gesù mio, prima che vi riceva.
Deh, ricevetemi presto nella vostra grazia, giacché volete venire tra breve
ad alloggiare dentro di me.

Venite dunque, Gesù mio, venite nell’anima mia che vi desidera, unico ed infinito
mio bene, mia vita, mio amore, mio tutto; io vorrei ricevervi questa mattina con
quell’amore con cui vi hanno ricevuto le anime più innamorate di voi, e con
quel fervore con cui vi riceveva la vostra SS. Madre.

O Vergine beata e madre mia Maria, datemi voi il vostro Figlio, dalle vostre mani
intendo di riceverlo. Ditegli che io sono il vostro servo, che così egli con
più amore mi stringerà al suo cuore ora che viene a me.



Atti dopo la santa Comunione



Il tempo dopo la Comunione è tempo prezioso da guadagnare tesori di grazie,
poiché gli atti e le preghiere allora, stando l’anima unita con Gesù
Cristo, hanno altro merito e valore che fatti in altro tempo. Scrive S. Teresa che
il Signore sta allora nell’anima come in trono di misericordia e le dice: Figlia,
cercami quel che vuoi: a questo fine io sono venuto in te per farti bene. Oh, quali
favori speciali ricevono quelli che si trattengono a parlare con Gesù Cristo,
dopo la Comunione! Il P. Giovanni d’Avila dopo la Comunione non lasciava mai di trattenersi
due ore in orazione. E S. Luigi Gonzaga se ne stava tre giorni a ringraziare Gesù
Cristo. Faccia dunque la persona i seguenti atti e procuri in tutto il resto del
giorno di seguire con affetti e preghiere di mantenersi unita con Gesù che
la mattina ha ricevuto.




Ecco, Gesù mio, già siete venuto! Ora state dentro di me e già
siete fatto tutto mio. Siate il benvenuto, amato mio Redentore! lo vi adoro e mi
butto ai piedi vostri, ed ancora vi abbraccio, vi stringo al mio cuore e vi ringrazio
d’esservi degnato di entrare nel petto mio. O Maria, o Santi avvocati, o Angelo mio
custode ringraziatelo voi per me. Giacché dunque, o divino mio Re, siete venuto
a visitarmi con tanto amore, io vi dono la mia volontà, la mia libertà
e tutto me stesso. Voi tutto a me vi siete donato; io tutto a voi mi dono. Io non
voglio più esser mio; da oggi innanzi voglio esser vostro e tutto vostro.
Tutta vostra voglio che sia l’anima mia, il corpo mio, le mie potenze, i sensi miei,
acciocché tutti s’impieghino in servirvi e darvi gusto. A voi consacro tutti
i miei pensieri, i miei desideri, gli affetti miei, tutta la mia vita. Basta Gesù
mio, quanto vi ho offeso; la vita che mi resta, io voglio spenderla tutta in amare
voi che mi avete tanto amato.

Accettate, o Dio dell’anima, il sacrificio che vi fa questo misero peccatore che
altro non desidera che amarvi e compiacervi. Fate voi in me e disponete di me e di
tutte le cose mie come vi piace. Distrugga in me il vostro amore tutti gli affetti
che a voi non piacciono, acciocché io sia tutto vostro, e viva solo per darvi
gusto.

Io non vi cerco beni di terra, non piaceri, non onori; datemi, vi prego, per i meriti
della vostra Passione, o Gesù mio, un continuo dolore dei miei peccati; datemi
la vostra luce, che mi faccia conoscere la vanità de’ beni mondani e il merito
che voi avete d’essere amato. Distaccatemi dagli attacchi alla terra e legatemi tutto
al vostro santo amore, affinché la mia volontà altro non voglia se
non quello che volete voi. Datemi pazienza e rassegnazione nelle infermità,
nella povertà e in tutte le cose contrarie al mio amor proprio. Datemi mansuetudine
verso chi mi disprezza. Datemi una santa morte. Datemi il vostro santo amore. E sopra
tutto vi prego di donarmi la perseveranza nella grazia vostra fino alla morte. O
Eterno Padre, Gesù vostro figlio mi ha promesso che voi mi darete tutto ciò
che vi domando in suo nome. In nome dunque e per i meriti di questo Figlio vi domando
il vostro amore e la santa perseveranza, acciocchè un giorno venga ad amarvi
con tutte le vostre misericordie, sicuro di non avere più a separarmi da voi.

O Maria Santissima, Madre e speranza mia, impetratemi voi quelle grazie che desidero;
ed ottenetemi voi stessa che io vi ami assai, Regina mia, e sempre mi raccomandi
a voi in tutti i miei bisogni.



Viva Gesù nostro
Amore e Maria nostra Speranza.












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