Vita di San Giuseppe – L. I, cap. XIX

Ite ad Joseph

Serva
di Dio

Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)

VITA DI SAN GIUSEPPE

Libro I – Capitolo XIX

Maria e Giuseppe prima dell’Incarnazione del Verbo Divino

Ordine quotidiano –
Essendo già provveduti alquanto di quello che era necessario, i Santi Sposi
destinarono il tempo nel quale dovevano trattare insieme e trattenersi in sacri colloqui,
il tempo in cui si dovevano trattenere nelle orazioni, e quello del lavoro, e tutto
con somma sapienza e bell’ordinanza, perché la Santa Sposa faceva tutto col
consiglio di Dio, con il quale trattava familiarmente, e in tutte le sue operazioni
procurava di intendere prima quale fosse la volontà del suo Dio. Perciò
la mattina di buon’ora si trattenevano a recitare parte dei Salmi di Davide, e dopo
il nostro Giuseppe se ne andava a lavorare, e la Santissima Vergine preparava il
pranzo, nel quale spendeva poco tempo, essendo il loro vitto molto parco: per lo
più si trattava di poca minestra con qualche frutto o qualche pesciolino,
ma raramente anche la santa Sposa Maria si cibava di questo. Alle volte però
cucinava qualche cosa di più per il suo sposo Giuseppe e questo lo faceva
per sollievo del suo Sposo, che si affaticava molto nel lavorare; lei però
non gustò mai altro di quello che abbiamo detto e, affinché non la
costringesse a mangiare carne, diceva al suo Sposo che lei si affaticava poco, e
che perciò ogni poco di cibo le era più che sufficiente; ed il Santo
non la molestava in questo, conoscendo che la sua Sposa faceva tutto con grande prudenza
e sapienza.



Modesta refezione – Giuseppe, quando aveva terminato il suo lavoro e si era
trattenuto tutto il tempo destinato per lavorare, se ne andava subito a cercare la
sua Santa Sposa, e di nuovo recitavano le divine lodi, dopo le quali prendevano il
cibo necessario, e nel frattempo dicevano qualche parola a lode del loro Dio, ed
alle volte il Santo restava tanto consolato per le parole della sua Sposa, che lasciava
anche di cibarsi. Dopo il cibo rendevano le dovute grazie a Dio e poi si trattenevano
in sacri colloqui, essendo anche per questo destinata l’ora propria che era tanto
desiderata dal Santo Sposo, per poter sentire parlare la sua Sposa Maria, e per lo
più andava in estasi per la gioia che ne sentiva.



Santi colloqui – In questo discorso che facevano fra di loro, il Santo Sposo
le andava raccontando spesso quel tanto che gli era capitato nella sua vita passata,
le grazie che aveva ricevuto da Dio e quel tanto che l’Angelo gli diceva nel sonno.
Però, dopo che Giuseppe si sposò con la Santissima Vergine, l’Angelo
si fece sentire molto di rado, perché gli bastava già la santa compagnia
che aveva conseguito. La Santa Sposa sentiva con gusto quel tanto che il suo Sposo
Giuseppe le raccontava, e da questo ne prendeva occasione per lodare maggiormente
Dio; e il nostro Giuseppe diceva alla sua Sposa: «Sappi, mia Sposa, che
adesso l’Angelo non mi parla più nel sonno come prima, ma molto di rado. Io
però sono contento di quanto il nostro Dio dispone, bastandomi di aver la
sorte di trattare con te, avendo io tanto desiderato una creatura con la quale potessi
ragionare delle grandezze del nostro Dio, e mi fu promesso dall’Angelo che io l’avrei
ottenuta; ma non credevo mai che mi fosse toccata una così felice sorte di
trattare con te e di sentire i tuoi discorsi tanto colmi di sapienza celeste
».



Esortazioni di Maria – La santa Sposa rispondeva con umili e prudenti parole,
e narrava al suo Giuseppe quanto il loro Dio fosse fedele nelle sue promesse, e che
perciò anch’essi gli dovevano esserere fedeli nell’amore e nella servitù.
Il Santo Sposo le chiedeva con grande premura che cosa doveva fare per il suo Dio;
e lei gli rispondeva umilmente che Dio gradiva di essere servito con amore, con fedeltà,
e che in tutte le operazioni si procurasse di adempire la sua divina volontà.
E incominciava a discorrere su tutte le virtù con le quali l’anima si rende
capace di ricevere le grazie di Dio e si rende a Lui gradita ed accetta, restando
il Santo Sposo tutto infiammato di amore di Dio per quello che udiva dalla sua Sposa.
Le parole della santa Sposa avevano una forza così grande che infiammavano
i cuori di chi l’udiva; molto più restava infiammato il cuore del nostro Giuseppe
che era già tutto acceso d’amore verso il suo Dio, e godeva tanto nel sentire
le parole della sua sposa Maria, che se fosse stato in sua elezione, sarebbe stato
ad udirla sempre, di giorno e di notte senza curarsi di cibo né di riposo.



Consolazioni di Maria – Molte volte, mentre il Santo lavorava, quando si ritrovava
stanco ed afflitto, se ne andava subito a ritrovare la sua Sposa per sollevarsi,
ed alla sola vista di lei restava tutto consolato. La santa Sposa lo consolava con
molta grazia e l’animava alla sofferenza nel travaglio e gli diceva: «Se
si sperimenta tanta consolazione solo nel parlare del nostro Dio, quale consolazione
sarà il trattare con Lui, e il godere nel suo Regno la beata visione? Preghiamo
dunque con grande insistenza il nostro Dio affinché si degni inviarci presto
il Messia promesso, perché per suo mezzo noi siamo fatti degni di entrare
in Cielo, per goderlo qui eternamente». E così entravano in discorso
sulla venuta del Messia, e la Santa Sposa si mostrava tanto ardente nel desiderio
di questa venuta, che ne accendeva il desiderio anche nel suo Sposo e gli diceva:
«Domandiamolo con grande insistenza, con viva fede, perché il nostro
Dio vuole essere pregato con ardore
». Ed il Santo le diceva che lui fin
dalla sua fanciullezza ne aveva avuto un vivo desiderio e che sempre aveva pregato
Dio con grande insistenza, e che dall’Angelo gli era stato manifestato che Dio gradiva
le sue suppliche e che voleva esserne pregato, e la santa Sposa, benché sapesse
tutto questo, si mostrava desiderosa sentire questo e ne godeva molto, e diceva al
suo Giuseppe: «Dunque animiamoci a domandare la grazia con premura, tanto
più che il nostro Dio lo gradisce e lo vuole
». Si univano insieme
a fare la domanda e Dio gradiva molto le loro suppliche e i desideri ardenti dei
loro cuori.



Pazienza di S. Giuseppe negli insulti – Mentre il nostro Giuseppe stava in
tanta felicità e consolazione del suo spirito, per la sorte felice che aveva
di trattare con la sua Santa Sposa, non gli mancavano le afflizioni; e mentre stava
nella sua piccola bottega a lavorare, vi andavano alcuni a rimproverarlo perché
si fosse ridotto in stato di tanta povertà, e perché avesse dissipato
tutte le facoltà che il suo genitore gli aveva lasciato, e gli dicevano delle
parole pungenti e di scherno. Il Santo non rispondeva cosa alcuna, soffrendo il tutto
con grande pazienza e serenità; e da quelli era trattato come un uomo di poco
senno e gli dicevano che lui non rispondeva, perché conosceva il male che
aveva fatto. Tuttavia il Santo taceva, e offriva tutto al suo Dio, per amore del
quale si era ridotto in quello stato di povero, ed anche per suo amore tutto soffriva.
Andava poi dalla sua Sposa, e a lei raccontava tutto; e lei l’animava alla sofferenza,
e gli diceva che si rallegrasse di questo, perché dava gusto a Dio. A lei
poi raccontava tutto quello che gli era capitato alla morte dei suoi genitori, e
come si era ridotto in quello stato di tanta povertà, e la santa Sposa ne
sentiva piacere e lo consolava di nuovo. Alle volte poi il Santo si trovava sprovvisto,
e provava pena nei riguardi della sua Sposa perché non le poteva somministrare
il vitto necessario, ma lei gli faceva tant’animo, e con tanto modo l’esortava piuttosto
a goderne che affliggersi, che il Santo rimaneva tutto consolato ed ammirato dell’eroica
virtù della sua amata Sposa, e rivolto al suo Dio lo ringraziava affettuosamente
della grazia che gli aveva fatto nel dargli una sposa tanto santa e tanto perfetta
in ogni virtù.



Divini soccorsi straordinari – Quando i Santi Sposi erano sprovvisti di cibo,
e non sapevano come poterlo trovare, la Santissima Sposa diceva al suo Giuseppe di
mettersi a tavola, e anche lei vi si metteva e supplicava Dio di volersi degnare
di consolare il suo Sposo Giuseppe, che stava afflitto per la povertà e si
trovava bisognoso di cibo. Poi incominciavano a discorrere delle grandezze di Dio,
e la Santa Sposa ne parlava con tanto ardore, che il suo Giuseppe andava in estasi
per la gioia, e anche lei restava rapita in estasi e stavano in tal modo per molto
tempo, dove Dio faceva loro gustare la sua dolcezza e la sua soavità in modo
che, tornati dall’estasi, si trovavano sazi come se si fossero cibati di vivande
squisite e delicate; perciò la Santa Sposa prendeva motivo da fare animo al
suo Sposo e di rallegrarsi quando si trovavano sprovvisti di tutto, perché
Dio stesso li avrebbe saziati con la sua grazia. Il nostro Giuseppe restava sempre
più ammirato della bontà e della generosità del suo Dio e della
santità della sua Sposa, ed era certo che Dio per riguardo della sua Sposa
lo favoriva tanto, e gli si mostrava tanto e tanto generoso. Altre volte poi, Dio
li provvedeva per mezzo delle creature, ispirando il cuore di qualche amorevole,
a fare loro qualche elemosina di quello che era loro necessario. Altre volte trovavano
la tavola apparecchiata con pane e frutta; tutto ciò veniva somministrato
loro per mano di Angeli. Tutto questo, però, succedeva quando, stando in estrema
necessità, non avevano modo alcuno per provvedersi; e quando succedeva loro
questo, passavano poi tutto il resto del giorno in continue lodi e ringraziamenti
al loro Dio.



Vita paradisiaca – I Santi Sposi andavano così crescendo nella pratica
delle virtù, soffrendo con allegrezza la povertà, umiliandosi sempre
più al cospetto del loro Dio, e prestandosi fra di loro un’esatta obbedienza.
La Santa Sposa però si mostrava in tutto singolarissima, in modo che era ammirata
perfino dagli Angeli stessi che le facevano corte. Crescevano altresì nell’amore
verso il loro Dio, e nei frequenti discorsi che facevano si andava accendendo sempre
il loro cuore, in modo che il soggetto e l’oggetto dei loro pensieri, delle loro
parole ed opere, altro non era che il loro Creatore, da loro unicamente ed intensamente
amato.



Progresso di San Giuseppe – Quanto crebbe a meraviglia, il nostro Giuseppe,
nell’amore di Dio e nelle virtù, per la conversazione della sua Santa Sposa,
non è facile spiegarsi da lingua umana. Il Santo riconosceva i grandi benefici
che il suo Dio gli faceva e di tutto gli si mostrava grato, ringraziandolo continuamente;
e Dio lo colmava sempre più di grazie e di celesti benedizioni.



Soccorso dei poveri – Benché poi fossero tanto poveri, non lasciavano
di fare l’elemosina; quando capitava loro il denaro per il lavoro che facevano, ne
davano sempre una parte ai poveri con loro molto gusto. La Santa Sposa, però,
non volle mai prendere denaro alcuno del lavoro che faceva, ma faceva prendere tutto
al suo Sposo, affinché lui ne avesse disposto a suo piacere, e gli raccomandava
solo l’elemosina ai poveri; ed il Santo Sposo, che di questo ne aveva un genio particolare,
non lasciava di assecondare il desiderio della sua Sposa e faceva larghe elemosine
quando gli capitava il denaro, servendosi solo di quel tanto che era necessario per
il loro mantenimento e niente più. Facevano l’elemosina con l’intenzione di
piacere di più a Dio e di muoverlo a volersi degnare di mandare presto il
Messia promesso, facendo per quest’effetto preghiere, digiuni ed elemosine, sapendo
che questo era gradito a Dio e che per questo mezzo si muoveva facilmente a far grazie.
Infatti i Santi Sposi si mostravano in tutto e per tutto perfettissimi e molto graditi
a Dio, servendolo fedelmente e cercando, in tutte le loro operazioni, il suo divino
beneplacito, il suo gusto e la sua maggior gloria, e Dio dava loro chiari segni e
testimonianze di quanto gli fossero gradite le loro operazioni, e quanto gustava
della loro fedele servitù.



Tentativi del demonio – Il comune nemico fremeva, e tutto sdegno contro il
nostro Giuseppe e la sua Santissima Sposa, non potendo soffrire tanta luce nel mondo,
si trovava molto debilitato di forze per le virtù mirabili dei due Santi Sposi,
specie per l’ardente amore di Dio che regnava nei loro cuori, come anche la loro
umiltà, la loro purezza e la loro astinenza. Non ardiva appressarsi con le
tentazioni, perché era tenuto lontano da una forza superiore, perciò
anche per questo ne fremeva di rabbia. L’astuto malizioso procurò di trovare
il modo per mettere guerra fra i due Santi Sposi perché, diceva il maligno,
come si rompe la carità fra di loro, facilmente avrò il mio intento
in tutto il resto; perciò istigò alcuni vicini dei Santi Sposi. Mossi
da invidia dell’unione e della carità che regnava fra di loro, questi andarono
più volte dal santo Sposo a parlargli della sua Sposa e a mettergliela contro,
e gli dicevano perché stesse tanto ritirata, perché lavorassse così
poco e non avesse più cura di lui e lo servisse con più esattezza.
Infatti gli dicevano varie cose, tutte frivole, che però sembravano grandi
per un cuore appassionato, come era quello di questi istigati, e dicevano il tutto
con tanta premura che sembrava che il tutto fosse, non solo vero, ma anche sufficiente
a muovere a sdegno l’animo di Giuseppe verso la sua Santa Sposa. La risposta, però,
che il Santo dava a questi, era tale che restavano confusi e il demonio scornato,
perché lodava al sommo la sua santa Sposa con brevi parole, per cui non ardivano
più parlargli di questo. Non mancarono altri che si misero a parlare male
con la Santissima Sposa e procurare di metterle in disgrazia il Santo, ma siccome
lei era illuminata e penetrava tutto, con le sue parole non solo faceva restare confuso
chi le parlava di questo, ma li faceva ravvedere del loro errore, e se ne tornavano
alle loro case tutti cambiati, restando molto ammirati delle virtù, della
prudenza e della santità della Santissima Sposa. Così il nemico restava
più che mai confuso e infuriato, e la sua rabbia e il suo furore erano assai
più grandi verso la Santissima Vergine, mentre per le virtù della medesima
il nemico si trovava molto debilitato, e cercava ora un modo ora un altro per disturbarla,
ma non gli riuscì mai, restando sempre più confuso. Non poteva capire
da dove procedesse tanta potenza sopra di lui nella santa Sposa, mentre la considerava
una creatura pura come le altre, non sapeva la virtù divina e la pienezza
della grazia che si trovavano nella sua anima. Lei poi, quando si avvedeva che il
nemico si infuriava più che mai contro di lei, e contro il suo Sposo Giuseppe,
l’avvisava con grande umiltà, affinché il suo Sposo fosse stato ben
attento a guardarsi dalle frodi del nemico, e insieme accrescevano le preghiere,
i digiuni e gli atti di umiltà per debilitare il nemico infernale, che rimaneva
sempre più abbattuto e scornato; e con questa pratica di virtù e di
orazioni si accrescevano per se stessi i meriti, e per i nemici infernali le confusioni.
Ogni volta, però, che il nostro Giuseppe si trovava travagliato per mezzo
di qualche creatura di cui il demonio si serviva per disturbarlo, andava dalla sua
Sposa e le manifestava il tutto, ed era consolato e animato da lei a soffrire con
pazienza ogni travaglio, perché così avrebbe dato gusto al suo Dio.
E il Santo rimaneva non solo consolato, ma molto animato a soffrire tutto con pazienza
e con allegrezza, crescendo sempre più in lui l’amore e la stima verso la
sua Santa Sposa.



Maria lo consola – Alle volte il nostro Giuseppe era molto stanco per la fatica
che durava nella sua arte, perciò, dopo essersi molto affaticato, se ne andava
dalla sua Sposa e la pregava di dare qualche sollievo alla sua stanchezza e di fargli
la grazia di cantare qualche lode al suo Dio. E la Santa Sposa lo compiaceva dolcemente
cantando le lodi divine, per cui il Santo andava in estasi per la dolcezza che sentiva
e dopo le diceva: «Mia sposa, tu sei sufficiente, solo col tuo canto, a
consolare qualsiasi cuore afflitto. Quanta consolazione mi apporti! Quanto sollievo
sento nella mia stanchezza! Che fortuna è stata mai la mia di poterti parlare,
di poterti sentire! E se la sola vista di te mi apporta consolazione, puoi credere
quanto sia consolato nel sentirti. Ma che farò mai io per il nostro Dio che
si è degnato di farmí tanta grazia?
». E la Santa Sposa prendeva
motivo, da queste parole, di dare lode a Dio, datore di ogni bene, ed esortava il
suo Sposo ad accendersi sempre di più nell’amore di Dio e ad essergli grato,
perché – diceva lei, – infonde in me queste grazie perché tu resti
consolato nelle tue afflizioni e sollevato nei tuoi travagli; così il Santo
si andava sempre più accendendo nell’amore e nella gratitudine verso Dio,
e restava sempre più ammirato della virtù della sua Santissima Sposa.