Vita di San Giuseppe – L. I, cap. IX

Ite ad Joseph

Serva
di Dio

Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)

VITA DI SAN GIUSEPPE

Libro I – Capitolo IX

Altre virtù di S. Giuseppe e suoi progressi nella sapienza e nell’amore verso il suo Dio



Sua crescita – Il nostro Giuseppe mentre cresceva in età, cresceva
anche mirabilmente nella pratica delle virtù e avanzava molto nell’amore verso
Dio, così come anche nello studio delle Scritture e soprattutto dei Salmi
di Davide, che imparò quasi tutti a memoria per il continuo ripeterli.



Sua purezza e contemplazione – Il Santo continuò nel tenore di vita
che finora abbiamo detto per lo spazio di quindici anni, conservando sempre intatto
il suo candore e la sua innocenza, non avendo mai disgustato il suo Dio, non solo
con la colpa grave, ma neppure con quella leggera volontaria, mettendo tutto il suo
studio nel fuggire anche ogni minima ombra di peccato, standogli sempre a cuore l’ammonimento
dello Spirito Santo che colui che disprezza le piccole cose, cade nelle gravi. Perciò
in questo il nostro Giuseppe fu accuratissimo, tenendo in gran conto le cose leggere,
custodendo con grande rigore tutti i suoi sentimenti ed in particolare gli occhi,
con i quali non fissò mai in volto nessuno, soprattutto di sesso diverso,
sapendo come Davide ed altri erano caduti per essere stati curiosi nel guardare quello
che si deve fuggire; e quanto più egli si mortificava nei suoi sentimenti,
per essere fedele al suo Dio, tanto più riceveva grazia da Dio, e tanto più
cresceva in lui l’amore verso il suo Dio, unico oggetto del suo amore e di tutti
i suoi desideri. Quando alle volte desiderava guardare qualche cosa che apportava
piacere alla vista, ma poi pena al cuore per la colpa che facilmente si contrae,
il nostro Giuseppe alzava subito gli occhi al cielo e qui si dilettava entrando con
la mente a contemplare le bellezze increate del suo Dio e così restava tutto
consolato. Praticava spesso questo esercizio, ora contemplando un attributo divino
ed ora un altro, per mezzo del quale veniva a perdere tutto il gusto delle cose create
e si accendeva in lui sempre più l’amore di Dio ed il gusto che sentiva nel
dilettarsi e trattenersi con Lui solo.



Suo santo timore – Il Santo Giovane sapeva molto bene che i suoi genitori
lo amavano molto e perciò spesso se ne doleva con il suo Dio perché
temeva che l’amore che portavano a lui, diminuisse in loro l’amore di Dio. Non mancava
di dire loro, quando gli si presentava l’occasione, che stessero ben attenti, perché
l’amore si doveva tutto a Dio; che egli gradiva il loro affetto, ma che temeva che
essendo troppo sensibile, potesse in qualche modo disgustare il suo Dio, il quale
si deve amare sopra tutte le cose ed al quale si deve donare tutto l’amore. I suoi
genitori restavano molto edificati per queste parole, e procuravano di staccarsi
dal troppo amore che portavano al figlio, e consacrarlo tutto a Dio, così
come il figlio andava loro insinuando. Il nostro Giuseppe sentiva molta consolazione
per questo e ne rendeva grazie a Dio, il quale si degnava di fargli la grazia che
i consigli che egli dava ai suoi genitori fossero appresi bene.



Sua vita edificante – Fuggiva poi con ogni studio di apparire virtuoso e sapiente,
e non si mise mai a discutere con alcuno, sebbene fosse molto dotto nella legge di
Mosè e tutti lo stimavano idiota e di poco intendimento; di questo ne godeva
molto, amando di essere disprezzato e non stimato da nessuno. Non voleva poi sentire
mai parlare di quello che si faceva per la città, nemico di storie, e diceva
che questo gli toglieva l’applicazione che doveva avere, sia al suo Dio come anche
allo studio, per cui in casa sua, quando egli era presente, non si parlava mai di
cose curiose, né di quello che si faceva per il paese. Infatti viveva mortificato
in tutto, non permettendo mai ai suoi sensi una minima soddisfazione, che avesse
potuto in qualche modo renderlo meno gradito al suo Dio. Giuseppe andava praticando
queste virtù per la luce che Dio gli comunicava nella preghiera, facendogli
conoscere chiaramente quel tanto che doveva operare per dargli gusto, ed egli non
tralasciò mai di fare tutto quello che sapeva essere di gusto a Dio. Dio lo
aveva poi dotato di un modo mirabile per consolare gli afflitti; infatti si esercitava
in questo, e quando si incontrava a parlare con qualche persona travagliata ed afflitta,
la consolava con le sue parole in modo tale che quella rimaneva, se non del tutto,
almeno molto alleggerita dalla sua afflizione. Giuseppe non mancava di porgere calde
suppliche al suo Dio, perché consolasse coloro con i quali aveva trattato.
Si divulgò per il Paese la fama di come il Santo Giovane aveva maniere tanto
soavi per consolare coloro che si trovavano nelle angustie, che spesso molti andavano
a casa sua per sentirlo parlare e per consolarsi; ed il Santo Giovane li consolava
con le sue dolci maniere e li animava a soffrire il travaglio, dicendo a tutti che
si raccomandassero a Dio, e che da Dio sperassero ogni consolazione ed ogni bene,
perché Egli glielo poteva dare cortesemente. Poi li esortava a pregare Dio
che si degnasse di accelerare il tempo delle sue misericordie col mandare al mondo
il Messia promesso nella Legge, perché questo sarebbe stato di consolazione
a tutti. Quando poi c’era qualche persona afflitta per la povertà, che non
aveva di che vivere, ricorreva a lui con tutta confidenza, sapendo quanto grande
fosse la sua carità, ed egli con grande sottomissione, supplicava i suoi genitori
di soccorrere il prossimo bisognoso, ed essi lo facevano prontamente, compiacendo
in tutto il figlio. Spesso suo padre gli dava dei soldi, affinché sovvenisse
i poveri bisognosi con le sue proprie mani; il figlio lo faceva con grande gusto,
godendo nel soccorrere il suo prossimo e diceva loro: «Riconoscete questo
bene da Dio, perché Egli lo dà a me perché io ne faccia parte
a voi, perciò tanto voi quanto io dobbiamo ringraziare il nostro Dio che ci
benefica
». E così nel fare la carità fuggiva ogni stima,
chiamandosi anch’egli povero e beneficato da Dio, perché beneficasse il suo
prossimo. Così procurava anche che tutti riconoscessero il bene da Dio, dando
a Dio tutta la gloria e i ringraziamenti. Il nostro Giuseppe era perciò molto
amato da coloro che egli beneficava ed essi lo lodavano per la città; questo
fu occasione di invidia per alcuni cattivi, che lo perseguitavano e sparlavano molto
del Santo Giovane, dicendo che egli faceva di tutto per farsi lodare e stimare e
il demonio si serviva di loro per mettere in discredito la virtù del Santo
Giovane. Questo fu riferito a Giuseppe, che godette molto di essere screditato e
che si parlasse male di lui, solo gli dispiacevano le offese al suo Dio e perciò
lo pregava di illuminarli affinché la sua bontà non fosse offesa da
quelle persone, e le raccomandava caldamente a Dio. Quando il Santo si incontrava
con coloro che lo biasimavano, si mostrava loro molto cortese e affabile e, se gli
capitava l’occasione di entrarvi in discorso, diceva loro: «State attenti
a non offendere Dio, perché se offendete me, poco importa
». E alcuni
di quelli che gli volevano male, restarono affezionati al Santo per la dolcezza delle
sue parole e per il modo con cui egli li trattava, quando si umiliava e si sottometteva
davanti a tutti, riconoscendo tutti migliori di lui e di maggior virtù, parlando
a tutti con grande rispetto e sottomissione in modo che i cuori più duri restavano
inteneriti dalle sue parole e dalle sue dolci maniere, e si notava bene come il Santo
trattava con Dio nella preghiera, e che il suo cuore era ripieno dello spirito di
Dio.



Sua fede – Il nostro Giuseppe fu dotato anche di una grande fede, in modo
che mai dubitò delle promesse che Dio gli aveva fatto per mezzo dell’Angelo,
che gli parlava nel sonno, e sebbene vedesse che le promesse tardavano molto, non
vacillò mai, ma rimase sempre costante nel credere che tutto si sarebbe eseguito
perfettamente, imitando il Patriarca Abramo nella fede, e le parole che gli diceva
l’Angelo erano ritenute da lui certe, aspettando le promesse che gli aveva fatto,
e non tralasciando mai di supplicare il suo Dio perché lo consolasse nel dargli
quello che l’Angelo gli aveva promesso.



Aridità e pene – Il nostro Giuseppe camminava con tanta prosperità
nella via dei comandamenti divini e, sentiva nella sua anima la consolazione divina,
quando Dio volle provare la sua fedeltà sottraendogli la sua luce divina e
la sua consolazione interiore, privandolo anche dell’aiuto speciale che aveva dall’Angelo,
non facendoglielo più sentire; il Santo Giovane, quindi, si trovò in
grandi afflizioni ed angustie. Non tralasciò però i suoi soliti esercizi
di pietà ed anzi, accrebbe le preghiere e i digiuni con le continue suppliche
al suo Dio, temendo molto di averlo disgustato. Passava le notti intere in preghiera
supplicando il suo Dio di degnarsi di manifestargli, per mezzo dell’Angelo, la causa
dell’abbandono che provava e in che cosa lo avesse disgustato per poterne fare la
dovuta penitenza, poiché egli non era consapevole del motivo per cui il suo
Dio si fosse ritirato da lui. Il Santo Giovane rimase per alcuni mesi in questo travaglio,
soffrendolo con grande fortezza e con la speranza certa che Dio non avrebbe lasciato
di consolarlo in tanta afflizione; e quanto più si vedeva solo e abbandonato,
tanto più crescevano in lui la fede e la confidenza in Dio e più si
stringeva a Lui con l’orazione e con l’uniformità alla sua santa volontà.
Diceva spesso a Dio, che meritava quella privazione per la cattiva corrispondenza
che gli faceva e per le molte offese, umiliandosi sempre più e riconoscendosi
peccatore. Dio permise anche che il demonio, in questo tempo, tormentasse molto il
Santo con varie tentazioni, soprattutto di diffidenza, ma in questo rimase sempre
forte, confidando sempre di più nella grande bontà del suo Dio.



Consolazioni – Il nostro Giuseppe aveva sofferto con grande pazienza e rassegnazione
l’abbandono e aveva superato generosamente tutte le tentazioni e gli assalti del
nemico infernale, mostrandosi in tutto e per tutto fedelissimo al suo Dio, che si
compiacque di consolarlo e di ricompensare la sua fedeltà. Una notte stando
in orazione afflitto più del solito, udì la voce interiore del suo
amato Dio che lo confortò, dicendogli che Lui lo amava molto e che non lo
aveva mai abbandonato, ma che era stato sempre in suo aiuto per mezzo della sua grazia
divina. Il Santo restò molto consolato nell’udire questa voce che fu accompagnata
anche da una mirabile dolcezza e soavità e la sua mente fu anche illuminata;
per cui colmo di giubilo pianse per la dolcezza e si impiegò tutto nel lodare
e ringraziare il suo Dio che si era degnato di consolarlo in questo modo e ricondurlo
allo stato di prima. Passato un po’ di tempo in atti di ringraziamento e in dolci
colloqui con Dio, prese un po’ di riposo e l’Angelo gli parlò nel sonno, assicurandolo
che nel tempo della sua sofferenza aveva dato molto gusto a Dio nel mostrarsi in
tutto fedele, così come nelle tentazioni; Dio aveva permesso questo per provare
la sua fedeltà ed il suo amore, e non perché fosse stato da lui disgustato,
come temeva. Il Santo Giovane destatosi si trovò molto contento per le parole
dell’Angelo e, benché non lo vedesse né lo sentisse quando era sveglio,
tuttavia ogni volta che gli parlava lo supplicava di fare i dovuti ringraziamenti
a Dio da parte sua, perché egli si riconosceva insufficiente nel ringraziarlo
come doveva e l’Angelo non mancava di adempire quel tanto che gli veniva ordinato
da Giuseppe.



Santi fervori – Il Santo, tornato allo stato di consolazione e quiete del
suo spirito, perché la luce divina era tornata nella sua anima, non si saziava
di lodare e magnificare la bontà del suo Dio e con chi incontrava parlava
delle divine grandezze e perfezioni, accendendosi sempre più nel divino amore.
La fiamma che gli ardeva nel cuore traspariva anche nel volto, che appariva tutto
acceso, con gli occhi sfavillanti e apportava grande meraviglia a chi lo guardava
e molto più ai suoi genitori che ne sentivano una grande consolazione e compunzione,
e spesso discorrevano fra di loro della felice sorte che gli era toccata, avendo
Dio dato loro un tale figlio.



Nascita di Maria – Il giorno che venne al mondo la Santissima Vergine Maria,
destinata ad essere Madre del Verbo divino e sposa di Giuseppe, il suo Angelo gli
parlò nel sonno e gli disse di ringraziare Dio di un beneficio singolarissimo
che aveva fatto a tutto il mondo, ma specialmente a lui. Non gli manifestò
però che cosa fosse e il Santo non andò investigando, ma si destò
subito e si mise in orazione, ringraziando Dio del beneficio fatto al mondo e a lui
in particolare, come gli aveva imposto l’Angelo. Nel fare quest’atto di ringraziamento
provò un’insolita dolcezza ed allegrezza mai provata prima; perciò
andò in dolcissima estasi, nella quale gli furono rivelati molti misteri circa
la venuta del Messia promesso e della sua divina Madre. Il Santo restò molto
consolato ed acceso ancora di più del desiderio che aveva della venuta del
Messia al mondo e perciò rinforzò le suppliche con maggiore insistenza,
e si struggeva tutto in questi desideri, dando con questo molto gusto a Dio che voleva
essere pregato con grande insistenza perché mandasse al mondo il Messia promesso
nella Legge. Infatti il nostro Dio richiede dagli uomini molte suppliche per concedere
grazie tanto grandi e sublimi; ed in questo il nostro Giuseppe assecondava la volontà
divina.