Avere e mostrar di avere in grande stima i nostri fratelli

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO IV. DELL’UNIONE E CARITÀ FRATERNA
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CAPO VII. Di un’altra cosa che ricerca da noi la carità e che ci aiuterà a conservarla: che è avere e mostrar di avere in grande stima i nostri fratelli e parlar sempre bene di loro.

 

 

1. Mostrare la carità con le opere.
2. Perciò grande stima dei nostri fratelli.
3. Parlar bene di tutti.
4. Prevenire tutti nel rispetto e favore.
5. E questo di grande edificazione.

 

1. La carità e l’amore dell’uno verso dell’altro non ha da esser solamente interiore nel cuore, ma si ha da mostrar anche esteriormente colle opere, secondo quello che dice la Scrittura: «Chi vedrà il suo fratello in necessità e gli chiuderà le sue viscere; come la carità di Dio dimora in lui?» (I Io. 3, 17) Quando saremo in cielo, perché ivi non proveremo necessità alcuna, dice S. Agostino (S. AUG. De Div. quaest. 83, q. 71, n. 1), non vi sarà bisogno di queste opere per conservare la carità; ma in questa vita miserabile presto si spegnerà la carità se non vi saranno opere, che la sostentino e conservino. S. Basilio apporta a questo proposito quello che dice l’Apostolo ed Evangelista S. Giovanni nella sua prima Epistola canonica: «Da questo abbiamo conosciuto la carità di Dio, perché egli ha posto la sua vita per noi; e noi pure dobbiamo porre la vita per i fratelli» (I Io. 3 16), se sarà di bisogno. Da questo il Santo, (S. BASIL. Reg. brev. tract. interr. 162) inferisce molto bene che se l’amore che richiede Cristo da noi verso i nostri fratelli si ha da stendere sino a dar la vita per essi; quanto sarà più ragionevole che si stenda ad altre cose che sogliono occorrere, le quali sono meno difficili che il dar per essi la vita.

   2. Una delle principali cose che ricerca questa unione e carità, e che ci aiuterà grandemente a conservarla e a camminar avanti con essa, è che teniamo in molta stima i nostri fratelli. Anzi questo è il fondamento, sul quale si posa e fonda tutto questo affare della carità, perché quest’amore di carità non è passione né amore di concupiscenza, che va alla cieca; né di sola tenerezza, o sentimento naturale di quel cuore formato di carne che abbiamo; ma è amore ragionevole, amore spirituale della parte superiore dell’anima, che riguarda i motivi superiori ed eterni: è amore che chiamiamo appreziativo, che procede da quell’amore medesimo che portiamo a Dio, il quale stimiamo sopra tutte le cose e per riguardo al quale amiamo il prossimo come cosa di Dio. E così dalla stima e buona opinione che uno ha dei suoi fratelli procede l’amarli, l’onorarli, il riverirli e tutti gli altri uffici ed esercizi propri della carità: e dello stesso passo che camminerà in noi questa stima dei nostri fratelli, camminerà anche l’amor nostro verso essi e tutto il rimanente.
   E così dice S. Paolo scrivendo ai Filippesi: «Per umiltà l’uno creda l’altro a sé superiore» (Philip. 2, 3). Con questo ci dice che dentro il nostro animo li stimiamo tutti come se ci fossero superiori, considerando questo come radice e fondamento di tutto questo affare. E scrivendo ai Romani dice: «Prevenendovi gli uni gli altri nel rendervi onore» (Epistula ad Romanos, 12, 10). Al qual proposito il glorioso S. Giov. Crisostomo (S. IO. CHRYS. In epist. ad Rom. hom. 21, n. 2-3) nota, che non disse che ci onoriamo l’un l’altro, ma che ci preveniamo in quest’ufficio. Non ho io da aspettare che l’altro sia il primo a farmi onore e a far conto di me; ciascuno ha da procurare di prevenir l’altro e di vincerlo della mano. E questo è quello che raccomanda a noi altri il nostro Santo Padre, che procuriamo di cedere agli altri, «stimando tutti interiormente nell’animo come superiori» (Const. p. 3, c. 1, .§ 4; Summ. 29; Epit. 179). E questo è quel «prevenirsi a vicenda nel rendersi onore» che vuole l’Apostolo.

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   3. Per dir di questo qualche cosa di più in particolare, una delle cose nelle quali abbiamo da procurare di mostrar sempre che facciamo molta stima dei nostri fratelli è il dire e parlar sempre bene di essi, con rispetto e parole che dimostrino che li abbiamo in questa stima. Del nostro Santo Padre Ignazio leggiamo, che parlava talmente di tutti, che ciascuno si persuadeva, che egli aveva buona opinione di lui e che l’amava come padre; e questo faceva che tutti ancora portassero a lui grande amore e rispetto (RIBAD. l. 5, c. 6). Non vi è cosa che accenda tanto la carità e tanto la conservi, quanto il sapere ciascuno che il suo fratello l’ama e gli vuol bene, e che sente e parla bene di lui. Consideri ciascuno in se stesso quanto gusto naturalmente riceve quando gli è detta o significata la buona volontà che un altro conserva per lui, e il buon ufficio con cui in questa parte lo favorisce: come tosto lo paga della medesima moneta e come comincia subito a parlar bene di tal persona! Quanti buoni effetti da ciò seguono! E così disse Seneca: «Se vuoi esser amato, ama» (ANNAEI SENECAE Epistula 9 ad Lucil). Non vi è mezzo più efficace per esser amato che l’amare, perché l’amore non si può pagare se non coll’amore. 

   4. S. Giovanni Crisostomo nota molto bene questa cosa sopra quelle Parole di Cristo nel Vangelo: «Quello che desiderate che gli altri facciano con voi, fatelo voi con essi» (Matth. 7, 12). Dice il Santo: «Vuoi tu ricevere dei benefizi? E tu fanne agli altri. Vuoi conseguire commiserazione? Abbila tu verso il tuo prossimo. Godi quando sei lodato? Loda anche tu gli altri. Vuoi essere amato? Ama. Ti compiaci quando ti viene concesso il primo posto? Sii pronto a concederlo tu ad altri» (S. Io. CHRYS. Hom. 13 ad pop. Antioch. n. 3). 

   5. Oltre di ciò, questo dir bene di tutti è una cosa la quale edifica grandemente. E la ragione per la quale edifica si è, perché è segno che v’è grande amore e grande unione, e per lo contrario qualsivoglia paroletta che direttamente, o indirettamente potesse oscurar l’altro, per ogni minimo sentore che di ciò traspirasse da noi, sarebbe cosa di molto mala edificazione e di molto scandalo; perché subito si pensa che vi sia qualche emulazione, o invidia. Onde qualsivoglia cosa che abbia sentore di questo conviene che sia molto lontana da noi altri. Ancorché il tuo fratello abbia alcuni difetti, avrà pur anche qualche cosa di buono: appigliati dunque a questo, e lascia star quello. Va imitando le api, le quali si buttano al fiore e lasciano stare le spine che gli stanno all’intorno; e non voler essere come lo scarafaggio, che subito se ne va allo sterco.