Adolescenza ed educazione di Maria

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Adolescenza
ed educazione di Maria


del Sac. Emilio Campana














Sommario I. Le narrazioni
degli apocrifi.

II.
La critica radicale.

III.
Che si debba pensare del fatto della presentazione di Maria al tempio.
IV. Più che agli uomini,
dovette Maria la sua educazione alla grazia.




I. – Come dei parenti immediati e della nascita di Maria,
così pure della di lei educazione l’Evangelo non ha nemmeno una parola. Ma
laddove tacciono gli Evangeli, hanno parlato abbondantemente, e spesso troppo abbondantemente,
gli apocrifi. Il Protoevangelo di S. Giacomo, al capo settimo ci narra che
quando Maria ebbe due anni, Gioachino disse ad Anna sua sposa: Conduciamo la nostra
figlia al tempio, e diamo così compimento al voto che abbiamo fatto. – Ed
Anna, rispose: Aspettiamo il terzo anno, per evitare il pericolo che la nostra figlia
ridomandi il suo padre e la sua madreÖ – Va bene, rispose Gioachino, aspettiamo fino
al terzo anno. – E venuto il terzo anno la condussero di fatto al tempio per consegnarla
al Sommo Sacerdote, onde la tenesse in custodia e la facesse educare (Le Protévangile
de Jacques
, edito dall’Amann, Paris, 1910, p. 205).

Quello della presentazione di Maria al tempio, fu per lei – sono sempre gli apocrifi
che ce lo fanno sapere – un giorno di straordinarî e veramente sorprendenti
successi. Per accedere alla porta del tempio bisognava montare vari gradini, cinque,
secondo alcuni. Maria, la trienne bambina, impaziente di entrare nel tempio dove
un cumulo straordinario di grazie era per lei riservato, giunta davanti alla gradinata,
si svincolò con garbo dai suoi genitori, e poi con passo snello e sicuro sali
su pei gradini da sola senza che nessuno le desse sostegno, e questo tra il plauso
irrefrenabile di una moltitudine sterminata, che era spettatrice. La turba dei sacerdoti
e dei leviti, già avvertita della presentazione della celeste bambina, era
ad aspettarla sulla porta del tempio: e l’accolse a suon di trombe, che diedero in
quel giorno un più melodioso concento. Anna e Gioachino ritornarono alla casa
loro, e la figlia rimase nel tempio.

Gli apocrifi continuano a dirci le meraviglie che là nel tempio si succedettero
incessantemente attorno alla fortunata fanciulla, che doveva un giorno diventare
la Madre del Creatore. Ella non aveva un posto comune, ma abitava nel Santo dei Santi,
precisamente laddove poteva una sol volta all’anno entrare solamente il Sommo Sacerdote.
Gli angeli facevano a lei da umili servitori: erano essi che le portavano già
ammannito il cibo quotidiano: ed alcuni apocrifi ci dicono anche che l’angelo che
serviva la propria futura regina, prendeva volentieri e sovente, le forme di graziosa
colomba.

Passarono cosi, undici anni, che attestarono in maniera tanto solenne la straordinaria
grandezza di Maria. Ma intanto ella è giunta all’età nubile. Aveva,
si, fatto voto di verginità (o per dir meglio, gli apocrifi di questo voto
non parlano), ma la volontà del Sommo Sacerdote era che avesse uno sposo.
Non uno sposo comune però: Dio che per undici anni aveva fatto di Maria l’oggetto
di tante pubbliche meraviglie, doveva compirne ancora un’altra per indicare lo sposo
adatto a lei. E la meraviglia non mancò: è il noto grazioso, poetico
miracolo delle verghe. Il Sommo Sacerdote chiamò quei giovani della tribù
di Giuda che avrebbero avuto diritto, in nome della parentela, di aspirare alla mano
di Maria, ma per fare una buona scelta, impose che ciascuno presentasse una verga.
Quegli la cui verga sarebbe fiorita, sarebbe stato lo sposo fortunato.

Il miracolo si compì sulla verga di Giuseppe: a lui dunque toccava Maria in
isposa.

Tale la narrazione degli apocrifi. E ci affrettiamo a dirlo: presa così in
globo è manifestamente falsa. La giovinezza di Maria trascorsa in tal guisa,
ripugna evidentemente con quello che di lei ci fa sapere l’Evangelo. Se attorno di
Maria adolescente si fossero compite tutte queste meraviglie, ella certo avrebbe
acquistato subito tale celebrità, che non avrebbe potuto poi essere tanto
presto intaccata dall’oblio. Il suo nome sarebbe stato sulla bocca di tutti; le madri
l’avrebbero tramandato ai figli; si sarebbero accumulati su di lei i favorevoli pronostici;
non ci sarebbe più stato dubbio che davvero ella era donna straordinaria;
pochi sarebbero stati ancora titubanti nel riconoscere in lei la futura Madre del
Messia. Ma l’Evangelo ci assicura che Maria era ben lungi dall’avere nella pubblica
opinione un posto cosi segnalato e distinto. Attorno a lei invece spirò sempre
il più intenso profumo di umiltà. Nell’esterno, niente la distingueva
dalle altre donne: tutti la tenevano per una donna comune, per una popolana. Tanto
vero che più tardi, quando Gesù riempiva ognuno colle meraviglie dei
suoi prodigi e delle sue dottrine, la gente stupefatta si domandava: «Onde
mai ha costui questa sapienza e i miracoli? Non è egli il figlio del legnaiuolo?
Sua madre non si chiama Maria?… Donde mai son venute a costui tutte queste cose?
» (Matth., xiii, 54). Ma è chiaro, che se l’adolescenza di Maria fosse
stata resa illustre dalle ricordate meraviglie, nessuno più avrebbe osato
parlare in tal guisa.

*
* *

II.
– Ma che proprio non ci sia niente di vero sotto l’intonaco, l’abbellimento di tante
leggende? Lasciamo stare la scala montata con sicurezza, la folla plaudente, i leviti
melodianti; lasciamo stare l’abitazione nel Santo dei Santi, l’angelo che, non importa
sotto qual forma, reca il cibo alla predestinata bambina, e lasciamo stare anche
la fiorita verga di Giuseppe, che gli procura una tanta sposa. Ma che si debba negare
il fatto stesso della presentazione di Maria al tempio, e la quivi ricevuta educazione?

Molti teologi e non moderni, nè modernisti lo pensano. Agli apocrifi pensano
che non si debba dar nessun peso. S. Ambrogio, cosi dicono, ci ha descritta l’adolescenza
della Vergine, ma suppone costantemente che ella sia sempre rimasta presso i suoi
genitori. Di fatto S. Ambrogio ebbe. quest’idea come appare dal lungo brano di lui
che citammo altrove (De Virginibus, l. II, c. II). Ed in genere, soggiungono,
la storia di Maria educata nel tempio, è sconosciuta a tutti i Padri dei primi
quattro secoli: cominciano a raccoglierla S. Epifanio e S. Gregorio Nisseno, i quali
però hanno cura di indicare la inquinata fonte a cui attinsero. Vanno innanzi
e tentano di dimostrare che il sistema di far educare le fanciulle nel tempio era
sconosciuto agli Ebrei: che i fanciulli maschi vi trovassero posto, come Samuele,
specialmente quando erano stati con voto consacratí a Dio, è fuor di
dubbio: ma per le ragazze è altra cosa. Essi lo impugnano, e con una esegesi
che non manca di abilità, cercano di negare gli esempi che si adducono in
contrario. Secondo essi, nessuna donna poteva abitare nel tempio, se non nei casi
imposti da impellente necessità, come avvenne di Josabet che per sei anni
nascose nel tempio colla nutrice il fanciullo Ioas figlio di Acozia, onde sottrarlo
ai furori di Atalia che lo voleva morto (2 Cr 21, 10-12). E quello che S.
Luca dice di Anna profetessa, figlia di Fanuele, che «rimasta vedova fino agli
ottantaquattro anni, non usciva dal tempio servendo Dio notte e giorno con preghiere
e digiuni » (Lc, 2, 37), rifiutano di intenderlo nel senso di un’abitazione
ininterrotta. Interpretano che stesse nel tempio la maggior parte del giorno.

Eppure la Chiesa ha istituita una festa apposta per commemorare la presentazione
di Maria al tempio. Dunque questa presentazione ebbe luogo. Ma nemmeno di fronte
a questo argomento essi si sentono sconfitti. Essi danno alla festa tale interpretazione
che, se fosse vera, essi sarebbero vittoriosi. Ecco come si esprime a questo proposito
il Billuart, riproducendo letteralmente il Serry: «Nel giorno della Presentazione
la Chiesa celebra quel piissimo e generosissimo atto con cui la Vergine in ancor
tenera età si legò col voto di verginità, e si consacrò
a Dio facendo professione di una vita più perfetta, il qual atto si crede
l’abbia compiuto nel tempio. Ma la Chiesa non dice, e non celebra, che questa oblazione
sia stata fatta dai genitori in seguito ad un voto, che la fanciulla sia stata offerta
all’età di tre anni, che sia stata messa sotto la disciplina dei sacerdoti,
e che per undici anni abbia dimorato nel Sancta Sanctorum, e che sia stata data in
isposa a Giuseppe pel fiorir della verga. Anzi, mentre un tempo nell’orazione del
giorno della Presentazione si leggeva: Deus, qui sanctam tuam Genitricem, tabernaeuIum
Spiritus Sancti, post triennium in templo praesentari voluistí
, Sisto
V volle che fosse emendata, e di fatto fu mutata in quella che sì legge al
presente: Deus, qui beatam Mariam semper Virginem Spiritus Sancti habitaculum hodierna
die in templo praesentarì voluisti, praesta quaesumus, etc., senza il post
triennium
».

Gli argomenti di quelli che hanno rimandato tra le leggende anche il semplice fatto
della presentazione, non mancano di impressionare molto anche al presente. Nel Dictionnaire
de la Bible
, edito, come è noto, sotto la direzione del Vigouroux, la
presentazione è dichiarata dubbia e problematica: L’éducation de Marie
dans le temple, affirmée par les apocryfes, est assez problématique.
Nulle part de la littérature juive ne mentionne la coutume d’élever
des jeunes filles dans le temple. Josèphe (Bell. jud., V, v, 5) décrit
par le détail les locaux dont se composait l’édifice sacré:
aucun n’est indiqué comme destiné à recevoir des jeunes filles
(Cfr. v. Marie).

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* *

III.
– Che pensare di una critica tanto radicale? Ecco: dobbiamo anzitutto essere giusti
verso le intenzioni di quelli che l’abbracciano, poichè è troppo evidente
che la loro sentenza è determinata dal desiderio di non aggrandire le lodi
della Vergine con delle falsità: l’augusta Regina dell’universo non ha certo
bisogno di questi miserabili artifizi. Riconosciamo in secondo luogo, che per sè
in questa questione il dogma non è per nulla impegnato. Chi nega la presentazione
di Maria non va certo contro la fede: farebbe torto a se stesso chi lo volesse affermare.
Crediamo ancora che non vi sia impegnata nemmeno la pietà. È vero:
tutti gli autori ascetici intessono delle amabili e commoventi meditazioni sulla
vita di Maria nel tempio, e sanno mettere sott’occhio la sua obbedienza, il suo spirito
di preghiera, di lavoro, di mortificazione, di distacco dal mondo, di zelo per il
decoro della casa del Signore! Ma è troppo evidente, che tutto questo resterebbe
sempre vero anche se Maria non fosse mai vissuta nel tempio. La casa paterna era
per lei un campo egualmente fertile di tutte queste soavi ed incantevoli virtù.
S. Ambrogio, che pur non supponeva Maria educata nel tempio, che anzi la supponeva
rimasta sempre in casa, ci dà delle sue virtù giovanili quel mirabile
quadro che già il lettore conosce.



Resi questi omaggi alla parte contradditoria, resta però sempre a domandarsi
se proprio i loro argomenti siano così forti come essi li giudicano. E francamente
questo non ci pare. Che le donne non potessero abitare nel tempio, resta smentito
efficacemente da quello che S. Luca dice di Anna profetessa. Se le sue parole si
prendono in senso, ovvio – e perché non dovrebbero prendersi così?
– denotano una permanenza continua nella casa del Signore. Sant’Ambrogio certo non
ammetteva questa rigorosa esclusione delle donne dal tempio, perché afferma
anzi che vi era uno stuolo di vergini deputate al suo servizio, templo deputatas.
Quale fosse il luogo riservato nel tempio alle vedove ed alle vergini, secondo probabili
congetture, si può vedere nell’opuscolo di Claudio Dumas, L’adolescence
de la Vierge
, nella prima appendice. Per quanto gli apocrifi abbiano ricamato
molto leggende, non è logico il negare costantemente il fondo, il substrato
della loro narrazione. Ad ogni modo è fuor di dubbio che la Chiesa, colla
festa della Presentazione, la quale si celebra in Oriente fin dal settimo secolo,
ed in Occidente dal 1377 (v. Benedetto XIV in festo Praes.), incoraggia ed
approva (senza erigerla al grado di dogma) l’idea di Maria educata nel tempio. Ora,
l’amore scrupoloso della verità non ci può impedire, fino a prove evidenti
in contrario, di stare saldamente attaccati ad una tradizione resa così veneranda
per l’approvazione della Chiesa. Per questo facciamo nostre le parole di Benedetto
XIV:


Ma
noi, che non vogliamo recedere neanche minimamente dalla comune sentenza della chiesa,
diciamo che la Beata Vergine è stata presentata al Tempio per essere lì
bene educata
(Nos vero qui ne tantillum quidam a communi Ecclesiae sententia
recedere volumus, dicimus B. Virginem in templo praesentatam esse ut ibi bene educaretur.
De festis B. V., c. XIV, n. 6).









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IV.
– Qualunque sia la sentenza che uno crede di dover abbracciare intorno al fatto della
presentazione, questo in ogni caso è certo, che Maria, più che degli
uomini, nella sua educazione, fu alunna della grazia.

Teologicamente la cosa non può aver neanche l’ombra del dubbio: ma l’Evangelo
stesso ce ne dice abbastanza, per rendercene certi anche storicamente. Appena andata
sposa con Giuseppe, l’Angelo apparve a Maria e la salutò in questi termini:
« Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». Il Signore
dunque era con Maria: ed evidentemente non lo era solo allora che l’Angelo la salutava,
ma doveva starei già antecedentemente. L’Angelo non fa un augurio, ma constata
un fatto, che gli strappa un saluto così rispettoso. « Il Signore è
teco» : questo vuol dire che era sempre stato con Maria appunto per far maturare
i semi della grazia che aveva deposto nell’anima sua preservandola dalla colpa di
origine. Dopo di avere descritta la miseria in cui la Provvidenza aveva permesso
che cadesse la famiglia di Maria, il Nicolas così soggiunge: «In questa
abbietta condizione, Maria aveva un’anima più che regale, un’anima angelica,
divina. Non fu mai principessa, non fu mai figlia nata ne’ palagi dei più
potenti monarchi, che ricevesse una educazione cotanto superiore e non desse frutti
più degni. Di fatto Maria aveva per istitutrice la Grazia e per precettore
il Verbo: il Verbo, che allevava egli stesso la Madre sua e la formava a questa divina
destinazione. La Grazìa è un’educazione infusa che non distrugge la
natura, ma la eleva e la arricchisce. Chi non ha veduto di questi allievi della grazia,
che offrono, nelle condizioni più volgari della società, tutto il fiore
di sentimento, tutta la nobiltà di carattere, tutta l’eccellenza di vita ed
anche dì maniere che appena si trovano nei gradi più elevati? Che doveva
esser dunque Maria, piena di grazia sin dalla sua concezione, formata dal felice
accordo di tutte le virtù, molto meglio che non sarebbe stata dalle Muse,
arricchita di tutti i doni dello Spirito Santo per essere il suo tempio, dotata di
tutte le ispirazioni della Sapienza eterna per essere la sua sede, illuminata finalmente
di tutti i raggi superni dal Padre dei lumi, per essere la sua Figlia e la Madre
del suo Figliuolo?» (La Vergine M. secondo il Vangelo, c. VII, n. 2.).


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Testo tratto
da: Sac. Emilio Campana, Maria nel dogma cattolico, Torino-Roma: Marietti,
1936/4, pp.969-977.