QUASI CASTANEA

Ave Maria!


QUASI CASTANEA

di Tito Casini













Dunque rallegriamoci, rallegriamoci
tutti, come il giorno comando – Gaudeamus omnes in Domino… – poichè
«Maria è ascesa ai cieli e regna con Cristo eternamente». Per
la porta aperta dal Figlio, oggi passa la Madre. Passa, come il Figlio, col suo corpo
netto di macchia, esentato da corruzione, – così bello e odoroso che gli angeli,
inesperti della nostra materia, esclamano nel vederla salire: «Chi è
costei che s’innalza come una colonna di fumo olezzante di mirra e incenso e ogni
polvere di profumiere?» mentre la Chiesa, che l’ha guardata elevarsi, ne riferisce
al mattino, col suo primo responsorio: «lo l’ho vista bella come la colomba
che s’alza sopra i ruscelli; i suoi abiti mandavano inestimabili odori, e come la
primavera la circondavan le rose in fiore e i gigli delle vallate »: Vidi
speciosam sicut columbam ascendentem desuper rivos aquarum: cuius inaestimabilis
odor erat nimis in vestimentis eius: et sicut dies verni circumdabant eam flores
rosarum et lilia convallium.


Rallegriamoci, dunque, come l’introito c’invita, giacchè questa festa, questa
Pasqua e Ascensione della Madre, è anche per noi ragione di contentezza. Paradisi
portae per te nobis apertae sunt, quae hodie gloriosa cum Angelis triumphas
.
Per lei le porte del Paradiso sono state aperte anche a noi. Con lei, infatti, non
Dio associato all’uomo, non Cristo varca, o meglio rivarca, le soglie celesti (da
cui interamente non uscì mai), ma l’umanità sola, una donna, una figliola
di Adamo, una di noi che fummo sbanditi dal Paradiso e soggettati a morire. In lei,
dunque, noi, dietro a Cristo, abbiamo già principiato a entrare, siamo già,
per cauzione e anticipo, in Paradiso, fuori della morte e della dissoluzione, noi
e i nostri corpi consustanziali di Maria.

Così, noi siamo già in Paradiso, come nei cardi che brizzolano di chiaro
il verde cupo fogliame dei castagneti son già i bei frutti di cui andrà
rosso l’ottobre. I cardi sono ancora piccoli (non per essi si piegano ancora le rame);
gli spini, che s’irrigidiscono e pungono allorchè la gestazione è avviata,
sono tuttavia molli e innocui alla più tenera mano: i frutti, veramente, son
fuori. Sono in terra, sotto il muschio, fra le grandi radici, misti con la polpa
delle fragole e di vari altri boscherecci frutti futuri, coi colori e i profumi di
molti fiori della prossima primavera; sono nell’aria, nel sole che ha ancora da ardere,
nei venti dolci che hanno ancora da spirare, nell’acque, nei vapori che hanno ancora
da addensarsi e cadere, nelle rugiade di molte notti – sempre più lunghe –
che hanno ancora da essere; sono dovunque – pur nel respiro che non ha ancora sgonfiato
il petto a molti animali – fuor che nei ricci. Ma ecco, Santa Maria il marron
cria
: oggi, che muor la Madonna, nasce il marrone. È appena un granellino
di polpa fluida e bianca che s’incomincia a scorgere fra piume e velluti nel centro
del riccio. Ma in quella goccia di sperma è l’anima e la natura della castagna:
per essa, quanto di dolce è disperso in terra, nell’aria, negli elementi,
entrerà a poco a poco, giorno per giorno, ora per ora, istante per istante,
insensibilmente e ininterrottamente nelle raggianti sfere, costringendole sempre
più a dilatarsi, finchè, tra un mese, nella bianchezza dei ricci non
appariranno, a strisce d’oro. i primi segni della maturità: A mezz’agosto
animato, a mezzo settembre vergolato
. Gonfieranno ancora, finchè il riccio
potrà reggere, finchè sul piccolo globo imbiondito non apparirà
il segno che sul globo nostro apparirà alla fine del mondo, – e al Santi,
nella pienezza dei Santi, sarà l’estrema raccolta.

In plenitudine Sanctorum detentio mea. Così, per bocca della Chiesa,
parla oggi l’Esaltata nella lezione della sua messa – e sembra, indicando lì,
nella pienezza dei Santi, la sua dimora, voglia confermar la nostra speranza di farle
in Paradiso eterna corona. Ella prosegue, per significar quanto il Figlio l’abbia
posta sopra tutti gli ordini dei Santi: «Come il cedro nel Libano mi sono elevata,
e come il cipresso della montagna di Sion. Come in Cades la palma, come in Gerico
le rose, così mi sono elevata. Come il più bell’olivo nei campi e come
il platano in riva all’acqua sulle piazze, tale mi sono elevata».

Quasi cedrus… quasi cypressus… quasi palma… quasi plantatio rosae… quasi
oliva speciosa… quasi platanus…
Quanta freschezza e quanta varietà
di foglie a questa Madonna di mezz’agosto! Perchè non le aggiungeremmo, di
nostro: Quasi castanea? È lei che nei ricci pone, oggi stesso, verginalmente
– senz’aprirli – i dolci frutti di cui faremo, col pane, il nostro primo alimento.
Dono di cui pareva anche ringraziarla, iersera, a’suoi primi vespri, l’antifona che
le cantammo penultima: Benedicta, filia, tu a Domino, quia per te fructum vitae
communicavimus:
«Benedetta tu sia, dal Signore, o figlia di Sion, perchè
da te ci viene il frutto di vita». Frutto, s’intende, di vita eterna è
Gesù Cristo suo figliolo; ma non disdice a quel del castagno, che porta del
suo Figliolo Dio e uomo quasi l’immagine: Dio nella partizione del frutto, che è
quella delle Persone eterne, – uomo nelle spine e nella croce da cui il frutto stesso,
quand’è il suo tempo, ci viene.





Testo tratto da: TITO CASINI,
I giorni del castagno, Firenze: LEF, 1943/2, pp. 173-177