LE PROMESSE DEL SACRO CUORE

S. Cuore di Gesù

J. V.
BAINVEL

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA







CAPITOLO TERZO


 LE PROMESSE


 

Circola una piccola raccolta delle promesse fatte da santa Margherita Maria, in favore
dei divoti del sacro Cuore e di tutti quelli che propagheranno questa devozione [1].

 

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie alloro stato.

2. Io metterò la pace nelle loro famiglie.

3. Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4. Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte.

5. Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.

6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.

7. Le anime tiepide diverranno fervorose.

8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a una grande perfezione.

9. Io benedirò perfino le case ove l’immagine del mio sacro Cuore sarà
esposta e onorata.

10. Io darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.

11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel
mio Cuore e non ne sarà mai cancellato [2].

 

Quando e da chi fu fatta questa raccolta? Non saprei dirlo. Non se ne trova traccia
nel Croiset, nel Galliffet, nel Nicollet o in altri.

Queste promesse, pertanto, rispondono esattamente al pensiero della santa e alle
sue parole. Non sono, però, tratte testualmente dai suoi scritti e, una, la
più precisa, se non la più importante, non vi si trova affatto. Bisogna
dunque tornare ai testi della santa. Diremo in seguito qualche parola della «grande
promessa»: 


I.
– PROMESSE DIVERSE


 I testi sono sÌ
abbondanti che bisogna fare una scelta. Ve ne sono che riguardano persone o circostanze
particolari. Tutte le persone che parteciperanno alle vedute della santa, che le
fanno del bene, che lavorano a propagare la sua cara devozione, sono oggetto di favori
speciali, avuti o promessi con sicurezza. Prima di tutti, la Madre de Saumaise, la
Madre Greyfié, suor Giovanna Maddalena Joly, il P. Croiset, ecc… Di questi
favori però non abbiamo nulla di particolare a dir qui, e ci limiteremo a
parlare delle promesse generali, che si riferiscono alla devozione.

Il linguaggio della santa sembra aver seguito su questo soggetto, una gradazione,
di sicurezza e di precisione. Sino dal principio, Gesù le ha fatto comprendere
che spanderebbe le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si sarebbero interessati
a questa amabile devozione. Non è che a datare dal 1685 o dal 1686, che le
promesse divengono più precise e più sicure.

La santa varia anche nella sua maniera di esprimersi. Ora ella parla, per così
dire, in suo nome; ora in nome di nostro Signore. Ciò dipende, in parte, dalle
persone a cui sono dirette le sue lettere.

Quando esse non sono al corrente delle sue intime comunicazioni con nostro Signore,
è più riservata. Ma si direbbe che, qualche volta, ella dica ciò
che ha nello spirito, senza avere specialmente in vista qualche promessa distinta
di nostro Signore [3].

Che ella però parli in suo nome, o in nome di Gesù, la santa non finisce
di rivelare i vantaggi della sua cara devozione. Ma noi studiamo particolarmente
le promesse; ed ecco, a questo proposito, qualche passaggio caratteristico.

Ella scrive alla Madre de Saumaise, il 24 agosto 1685: «Egli (il sacro Cuore)
le (a lei stessa) ha fatto conoscere, di nuovo, la gran compiacenza che prende nell’essere
onorato dalle sue creature e le sembra che Egli le promettesse che tutti quelli che
si sarebbero consacrati a questo sacro Cuore, non perirebbero e che, siccome egli
è la sorgente d’ogni benedizione, così le spanderebbe, con abbondanza,
in tutti i luoghi dove fosse esposta l’immagine di questo amabile Cuore, per esservi
amato e onorato. Così riunirebbe le famiglie divise, proteggerebbe quelle
che si trovassero in qualche necessità, spanderebbe l’unzione della sua ardente
carità in quelle comunità dove fosse onorata la sua divina immagine;
e ne allontanerebbe i colpi della giusta collera di Dio, ritornandole nella sua grazia,
quando ne fossero decadute; e che, finalmente, accorderebbe una grazia speciale di
santificazione, di salute, alla prima persona che gli procurasse la gioia di far
fare questa santa immagine».

Si trova cosa analoga in una lettera alla Madre Greyfié, in un estratto citato
dalle Contemporaines. E così pure in un’altra lettera alla stessa,
nel gennaio 1686. «Mi sembra che Egli mi abbia fatto vedere che molti nomi
vi erano scritti (nel sacro Cuore), a causa del desiderio che hanno di vederlo onorato;
e che, per questo, non permetterà che ne siano cancellati» [4]. Ma in
nessuna altra parte la santa è più esplicita che nelle Sue lettere
al P. Croiset. Il l° agosto 1689, dopo avergli parlato «del gran numero
di anime che questa devozione ritrarrà dalla via della perdizione, per rimetterle
in quella della salute», aggiunge:

«È quello che gli dà un così ardente desiderio d’esser
conosciuto, amato e onorato dagli uomini, nel cuore dei quali brama ardentemente
di stabilire, per questo mezzo, l’impero del puro amore, sì che promette grandi
ricompense a tutti quelli che s’impegneranno a farvelo regnare… Io mi vorrei struggere
in rendimenti di grazie e in riconoscenza verso quel divin Cuore, per le grazie grandi
che ci ha fatto volendo servirsi di noi per aiutarlo a farlo conoscere, amare e onorare;
a ciò egli ha annesso dei beni infiniti per tutti coloro che vi s’impiegheranno
con tutto il loro potere, seguendo le sue ispirazioni. Egli rivela questo desiderio
(d’esser conosciuto, amato e onorato dagli uomini) come sì eccessivo,
che promette a tutti coloro che si daranno e consacreranno a lui, per dar gli questo
gusto di rendergli e procurargli tutto l’amore, l’onore e la gloria che sarà
in loro potere… che non periranno mai, e che Egli sarebbe loro un asilo sicuro,
contro tutte le insidie dei loro nemici, ma soprattutto o nell’ora della morte, in
cui li riceverebbe amorosamente nel suo divin Cuore assicurando la loro salute, prendendosi
cura di santificarli e di (farli) tanto grandi davanti il suo eterno Padre, quanto
impegno metterebbero nel dilatare il regno del suo amore nei cuori; e che, come egli
è sorgente d’ogni benedizione, così ne spanderà abbondantemente
in tutti quei luoghi dove verrebbe onorata l’immagine di questo sacro Cuore, perché
il suo amore lo sollecita a distribuire il tesoro inesauribile delle sue grazie santificanti
e salutari, nelle anime di buona volontà, cercando i cuori vuoti per riempirli
conIa soave unzione della sua ardente carità, per consumarli e trasformarli
interamente in lui. Egli vuole spiriti umili e sottomessi, senz’altra curiosità
che di compiere il piacer suo. Di più Egli con questo mezzo riunirebbe le
famiglie che fossero divise, e proteggerebbe quelle che fossero in necessità;
e spanderebbe la soave unzione della sua carità in tutte le comunità
religiose, dove fosse onorato, e che si mettessero sotto la sua particolare protezione,
ne terrebbe tutti i cuori uniti per non fame che un sol cuore col suo e distoglierebbe
da loro la folgore della divina giustizia, restituendoli alla grazia, quando ne fossero
decaduti… Oh! Se mi fosse permesso di manifestare le ricchezze infinite che sono
nascoste in questo prezioso tesoro; e di cui arricchisce e fa godere i suoi amici
fedeli! Se potessimo comprenderlo, non ci risparmieremmo in nulla, per procurargli
la gioia che Egli desidera con (tanto) ardore».

Qualcuna di queste promesse sono per gli zelatori; ma altre sono per tutti, e l’insieme
mostra che ciascuno ha la sua parte in tutte, secondo la misura della sua devozione.

La santa vi ritorna nella sua lettera del 15 settembre 1689. Ella riguarda questa
devozione come uno dei mezzi di cui questo divin Cuore vuol servirsi per «ritrarre
un gran numero di anime dalla perdizione, distruggendo in esse l’impero di Satana,
per rimetterle, con le sue grazie, nella via della salute eterna, come mi sembra
averlo Egli promesso alla sua indegna schiava; facendole vedere questa devozione,
come uno degli ultimi sforzi del suo amore per gli uomini, affinché, manifestando
loro, in un quadro particolare, il suo divin Cuore, trafitto d’amore per la loro
salute, potesse assicurare la loro salvezza, non lasciando perir niente di tutto
quello che glisarebbe consacrato, per il gran desiderio che Egli ha d’essere conosciuto,
amato e onorato dalle sue creature, affine di soddisfare, in qualche modo, l’ardente
desiderio che ha il suo amore di espandersi, distribuendo loro, con abbondanza, le
sue grazie santificanti e salutari; e sarà loro un asilo sicuro nell’ora della
morte, per riceverle e difenderle dai loro nemici. Ma per questo, bisogna vivere
in conformità delle sue sante massime». Questo è per tutti. Vediamo
ora quello che riguarda gli zelatori.

«Per coloro che s’impegnano a farlo conoscere c amare, oh! se potessi, se mi
fosse permesso di esprimere quello che mi è stato dato a conoscere, delle
ricompense che riceveranno da questo adorabile Cuore, direste, come me, che sono
ben felici quelli che Egli impiegherà per l’esecuzione dei suoi disegni…
E la ragione, per cui, non mi è permesso parlare delle ricompense che Egli
promette a coloro di cui si servirà per questa santa opera, è perchè
lavorino, senza altro interesse che, quello della sua gloria e in vista del suo amore».
E un po’ più innanzi: «Non vi è nulla di più dolce né
di più soave, e insieme di più forte ed efficace, che la soave unzione
dell’ardente carità di questo amabile Cuore, per convertire le anime più
indurite e penetrare nei cuori più insensibili, per mezzo della parola dei
predicatori e suoi fedeli amici, che Egli renderà come una spada ardente che
farà liquefare, nell’amor suo, i cuori più agghiacciati».

E vi ritorna pure sotto altra forma.

«Questo divin Cuore è una sorgente perenne, ove sono tre canali che
scorrono incessantemente: il primo di misericordia per i peccatori, sui quali si
diffonde lo spirito di contrizione e di penitenza; il secondo di carità, e
si estende a soccorrere tutti i miserabili, che si trovano in qualche necessità:
e particolarmente per quelli che tendono alla perfezione, che vi troveranno, per
la mediazione dei santi Angeli, di che vincere gli ostacoli; dal terzo scorrono l’amore
e la luce per gli amici perfetti, che Egli vuole unire a sé, per comunicar
loro la sua scienza e le sue massime, affinché si consacrino intieramente
a procurar gli gloria, ciascuno a modo suo e la santissima Vergine sarà la
speciale protettrice di questi, per farli giungere alla perfezione.

L’insieme di queste promesse non è così bene espresso in nessuna parte
come in un frammento di lettera della santa a un Padre gesuita, forse al P. Croiset.
«Perché non posso io raccontare tutto quello che so di questa amabile
devozione e scoprire a tutta la terra i tesori di grazie che Gesù Cristo racchiude
in questo Cuore adorabile e che intende spandere su tutti quelli che la praticheranno?…
I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti.
Io non so che vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale,
che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più
alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio
di Gesù Cristo».

«Sì, lo dico con sicurezza, se si sapesse quanto questa devozione è
gradita a Gesù Cristo, non si troverebbe un solo cristiano, per quanto poco
amore avesse per questo amabile Salvatore, che non la praticasse subito. Fate di
tutto perché le persone religiose, in particolar modo, la abbraccino; esse
ne riceveranno tanto aiuto, che non abbisognerà altro mezzo, per ristabilire
il primo fervore e la più esatta regolarità, nelle Comunità
le men ben regolate, e per portare al colmo della perfezione quelle che vivono nella
più esatta osservanza».

«In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti
i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il
sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione
nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo
di rifugio durante tutta la loro vita, e principalmente all’ora della morte. Ah!
come è dolce morire dopo avere avuto una tenera e costante devozione al sacro
Cuore di Gesù Cristo!».

«Il mio divin Maestro mi ha fatto conoscere che coloro che lavorano alla salute
delle anime, lavoreranno, con successo e conosceranno l’arte di commuovere i cuori
più induriti, purché abbiano una tenera devozione al suo sacro Cuore,
e s’impegnino a ispirarla e stabilirla in ogni dove».

«Infine, è molto visibile che non vi è nessuno al mondo che non
riceva ogni sorta di soccorso dal cielo, se ha per Gesù Cristo un amore veramente
riconoscente, come si è quello che gli si dimostra, con la devozione al suo
sacro Cuore». 


II.
– LA GRANDE PROMESSA


 Rimane ancora una
promessa che non abbiamo incontrata sin qui, sotto la penna della santa: «La
grande promessa». Se ne parla poco nei primi trattati sul sacro Cuore, e non
è che in questi ultimi tempi che ha fissato, in modo speciale, l’attenzione
dei teologi. Si direbbe che si aveva paura di parlarne, sia per non dar presa agli
avversari, sia per non incoraggiare una sicurezza presuntuosa. Infatti, sarebbe scandalosa,
per chi non crede all’amore; ma ben la comprendono tutti coloro che hanno compreso
il sacro Cuore. Si trova in una lettera alla Madre de Saumaise, in data incerta (le
editrici dicono: maggio 1688). Non ne abbiamo più l’autografo, e la copia
ha dovuto subire qualche ritocco, però solamente grammaticale. Ecco il testo
pubblicato:

«Un giorno di venerdì, nel tempo della santa Comunione, Egli disse queste
parole alla sua indegna schiava, se ella non s’inganna: Io ti prometto, nella eccessiva
misericordia del mio Cuore, che il suo amore onnipotente accorderà, a tutti
quelli che faranno la santa Comunione, pei nove primi venerdì del mese, consecutivi,
la grazia finale della penitenza; essi non morranno nella mia disgrazia, né
senza ricevere i sacramenti, e il mio divin Cuore si farà loro asilo sicuro
nell’ultimo momento» [5].

La promessa è assoluta, supponendo, solo evidentemente, le comunioni ben fatte
e secondo le intenzioni del sacro Cuore. Ciò che viene promesso, non è
la perseveranza nel bene, durante tutta la vita, e neppure (ciò risulta dal
contesto, più che dal testo medesimo) la recezione degli ultimi sacramenti,
in ogni ipotesi; ma bensì la perseveranza finale, che implica la penitenza
e gli ultimi sacramenti, nella misura necessaria. La promessa riguarda più
direttamente i peccatori che le anime pie, e non fa che precisare, fissandola a una
pratica determinata di devozione al sacro Cuore, ciò che la santa ha ripetuto,
mille volte in generale, che i devoti del sacro Cuore, cioè, non periranno.

Si trovano, negli scritti della santa, delle promesse che hanno una certa analogia
con la grande promessa, in favore di altre pratiche [6]. Ma vi sono sempre delle
differenze, di cui ecco la principale: negli altri casi niente indica che la grazia
sia annessa a una pratica che venga fatta. Si potrebbero fare delle serie osservazioni
consimili, a proposito di promesse di tal genere, che si trovano altrove; in santa
Gertrude, per esempio. La conclusione sarà sempre, se non m’inganno, che la
«grande promessa» è qualcosa di unico. Chi non vede, d’altronde,
che non vi è qui un incoraggiamento a fare il male, ma una grazia ammirabile
e un grande aiuto per fare il bene? Gesù non dice che salverà quelli
che continueranno a peccare; ma che darà una grazia efficace per non peccare,
una grazia onnipotente, per uscire, infine, dal peccato [7].


NOTE


[1] Nel 1882 un cattolico
americano fece tradurre questa raccolta in circa 200 lingue e la fece stampare su
di una graziosa immagine del sacro Cuore. che sparse con profusione in tutte le parti
del mondo.



[2] A queste undici promesse si è unita in seguito quella che riguarda la
comunione dei nove primi venerdì consecutivi; detta «la grande promessa».



[3] Si vede questo anche in una lettera alla Madre de Saumaise; 17 febbraio 1687.
Con lei non ha da nascondere nulla. Nostro Signore «vuole che Le parli alla
buona, a cuore aperto, come una figlia con la sua buona Madre». E, non pertanto,
si riscontra nella sua parola come una fusione di due influenze; delle idee che le
vengono, e dei lumi che riceve: «Ecco quel che mi viene in mente, a proposito
del nostro Istituto: che il nostro Padre, San Francesco… abbia chiesto un sostegno…
e che il sacro Cuore di Gesù gli è stato accordato. Ed è per
l’intercessione della santa Vergine che egli ha ottenuto questo potente protettore.
Quelle che si metteranno sotto questa amabile protezione, parteciperanno abbondantemente
al tesoro delle sue grazie santificanti. Mi sembra di essermi fatta comprendere.
Veda, mia cara Madre, come il mio miserabile cuore le svela semplicemente i suoi
pensieri, per i quali però le chiedo il segreto, perché io non desidero
che si dia qualche credito ai miei pensieri, né a quel che dico, che non
è né rivelazione né visione
». E chiaro d’altra parte,
che queste cose non si possono sapere che per mezzo di comunicazioni soprannaturali,
e ci vengono presentate come tali sia qui «mi sembra essermi fatta comprendere»
sia in molti altri luoghi.



[4] Ella aggiunge subito: «Però Egli non mi dice che i suoi amici non
avranno nulla da soffrire; perché vuole che facciano consistere la loro maggiore
felicità a gustare le sue amarezze». Si vede che ella non dimentica
la via cristiana e perfetta.



[5] Les Comtemporaines dicono: «eccesso di misericordia, invece
di eccessiva misericordia; nove primi venerdì di ogni mese di seguito;
la grazia della penitenza finale, non morranno nella mia disgrazia;
egli si farà loro asilo sicuro in quell’ultima ora». Differenze,come
sì vede, puramente grammaticali A. Hamon ha trovato, in un manoscritto gentilmente
comunicato da Déchelette, il sapiente archeologo (caduto nella guerra europea),
un testo che sembra essere il testo stesso della santa. Non differisce dal testo
pubblicato, che in cose insignificanti. Il testo dunque, in sostanza, è sicurissimo.



[6] Ecco secondo Les Contemporaines quelle che più vi si avvicinano:

«Un giorno dell’ Annunciazione, nostro Signore mi fece conoscere che io dovevo
onorare i suoi abbassamenti, con 24 Verbum caro, per onorare le ore che rimase
nel seno verginale della sua santa Madre, promettendomi che quelli che vi fossero
fedeli non morirebbero senza ricevere il frutto della sua incarnazione, per mezzo
dei SS. Sacramenti».

Un’altra pratica è pure raccomandata:

«Egli mi disse, amorosamente, esser suo desiderio che ogni venerdì io
lo adorassi per 33 volte sull’albero della Croce, che è il trono della sua
misericordia, prostrandomi umilmente ai suoi piedi e cercando di mettermi nella disposizione
in cui era la SS. Vergine nel tempo della passione, offrendo tutto questo all’eterno
Padre, con le sofferenze del suo divin Figlio per chiedergli la conversione dei peccatori
induriti. In quanto a coloro che si manterranno fedeli a questa pratica, Egli sarà
loro favorevole nel punto della morte».



[7] Ben inteso, l’asserzione della santa non ha qui, più che altrove, valore
assoluto; ma garantisce, visto la sincerità del testimone, l’esperienza psicologica
di una santa anima; e poiché abbiamo delle solide ragioni per credere alla
missione soprannaturale della santa, possiamo concludere che queste stesse ragioni
militino per la realtà della promessa. L’autorità della Chiesa non
è impegnata direttamente nella questione. Pertanto dal fatto che la Chiesa
ha santificato Margherita Maria; dal fatto che l’esame dei suoi scritti ha condotto
a buon fine il processo canonico e che le autorità ecclesiastiche lasciano
predicare «la grande promessa»; dal fatto, infine, che la santità
di Margherita implica praticamente la realtà della sua missione, si può
dedurre, legittimamente: 1) che nel pensiero della Chiesa una tal promessa non ha
nulla di contrario alla fede o ai costumi; 2) che non è imprudente o temerario
di credervi e di farvi appello per spingere alla pratica dei nove venerdì.

L’obiezione, tratta dal Concilio di Trento, sulla incertezza della salute eterna,
non ha appiglio nel caso presente e neppure quella che vi si potrebbe trovare un
incoraggiamento a peccare. Non vi è dunque ragione per attenuare il senso
della promessa, come ha fatto qualche teologo che, spiegandola, ha quasi reso nullo
il suo vero senso.










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