Di tre altri mezzi che ci aiuteranno a camminare avanti nella virtù

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d’alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

CAPO XIII. Di tre altri mezzi che ci aiuteranno a camminare avanti nella virtù.

 

 

1. Considerare i più virtuosi.
2. È facile a farsi nella religione.
3. Obbligo del buon esempio a quei di casa.
4. Vantaggi.
5. Danni del contrario.
6. Obbligo del buon esempio a quei di fuori.

 


1. San Basilio dà un mezzo molto buono per far gran profitto, e lo danno comunemente i Santi: che teniamo cioè volti gli occhi ai migliori e a quelli che più virtuosi si mostrano e più risplendono in virtù, procurando d’imitarli. Il medesimo consigliava S. Antonio abate, e diceva che il religioso deve, come la buona ape, andar cogliendo il meglio dei loro fiori da tutti, per fare il suo miele; da uno apprendere la modestia, da un altro il silenzio, da un altro la pazienza, da un altro l’ubbidienza, da un altro l’indifferenza e rassegnazione. In ciascuno abbiamo a riguardare quella cosa, nella quale più spicca, per imitarlo. Così leggiamo che faceva egli stesso, e con questo arrivò ad essere sì gran santo (S. BASIL. De renunt. saec. et de perf. spir. n. 9; CASSIOD. De coenob. inst. l. 5, c. 4; S. ATHAN. In Vita S. Ant.; S. DOR. Doctr. 16, n. 2-3).

 

2. Questo è uno dei grandi beni che abbiamo nella religione, e pel quale S. Girolamo preferisce il vivere in società nei conventi al vivere solitario in un eremo; e dà per consiglio l’eleggere più tosto quella vita che questa, acciocché da uno impari l’umiltà, da un altro la pazienza; questi t’insegni ad osservare il silenzio, quegli la mansuetudine» (S. HIERON. Ep. 125 ad Rust. n. 15).

Un filosofo chiamato Carilo, uomo principale e molto insigne fra gli Spartani, interrogato, quale repubblica egli tenesse per la migliore del mondo, rispose che quella nella quale i cittadini facessero a gara per esser ciascuno il più virtuoso, e ciò senza contraddizioni e senza contese. Or questa grazia fra le altre ci fa adesso il Signore nella religione: piaccia a Sua Divina Maestà che così sia sempre. Colà nel mondo, in quasi tutti gli stati, tutte le contese e competenze sono sopra la roba, o sopra posti d’onore, e appena si trova chi abbia emulazione della virtù; ma qui per bontà e misericordia di Dio tutta la cura e diligenza dei religiosi sta posta in quello che appartiene alla loro annegazione e al poter crescere maggiormente in virtù e perfezione; e tutte le loro emulazioni consistono nell’essere ciascuno più virtuoso, più umile, più ubbidiente, e ciò senza rumore, senza dissenzioni e senza mormorazioni, ma con una certa emulazione ed invidia santa. Non è questa piccola grazia e beneficio, ma molto grande, l’averci tirati il Signore alla religione, ove la virtù è quella che è stimata e favorita; ove non è riputato né stimato il lettore né il predicatore per esser uomo di grande letteratura, o di grande eloquenza, ma per esse e molto umile e molto mortificato; ove tutti procurano avanzarsi nella virtù, e con l’esempio loro si animano l’un l’altro a camminare avanti. Valiamoci dunque di questa sì buona occasione che abbiamo per mettere in pratica questo mezzo.

 

 

 

 

Custodisca dunque e difenda ciascuno, come buon soldato, il suo posto, acciocché non venga rotto, per colpa sua, questo squadrone tanto ben ordinato, né entri, per mezzo suo, la rilassatezza nella religione. E sarà per questo effetto buona considerazione il far conto ciascuno che la religione sua madre gli dica quelle parole, che quella santa madre dei Maccabei diceva già al suo figliuolo minore, per animarlo a patire e a morire per l’osservanza della sua legge: «Figliuol mio, abbi pietà di me, che ti ho portato nove mesi nel mio seno, e per tre anni ti allattai, e a questa età ti ho prodotto» (II Mach. 7, 27). Sì, ci dice la religione, abbi pietà di me, figliuol mio, che ti ho portato nel mio seno; non già, come quell’altra madre, nove mesi, ma nove anni, venti, trenta, e più; e ti ho dato il latte tre anni nella probazione, e ti ho allevato e nutrito in virtù ed in lettere, con tanta mia spesa, sino a costituirti nello stato nel quale ora ti trovi. E quello che per tutto questo ti chieggo si è, che tu abbia misericordia di me; che io non iscapiti per cagion tua; che per tua colpa non abbia a fare una triste vecchiaia; che le armi, delle quali ti ho fornito per bene e utilità tua e dei prossimi, non vengano da te rivolte contro di me né contro di te stesso. Quello che ti deve servire d’occasione e di mezzo per esser più grato, più umile e più mortificato, non ti sia occasione di esser più vano, più libero e più immortificato.


6. Possiamo qui aggiungere un’altra cosa, la quale può essere il terzo mezzo e motivo pel medesimo fine; ed è l’obbligo che abbiamo tutti di dare edificazione e buon esempio, non solo ai nostri fratelli, coi quali pratichiamo e conversiamo ogni giorno, ma anche a tutto il mondo; acciocché la religione non perda, per colpa di alcuno di noi, il buon nome che ha perché vediamo che da uno sogliono i secolari formar giudizio di tutti gli altri religiosi. Il difetto e peccato del religioso sembra che sia come peccato di natura ed originale, e come i beni che sono comuni e indivisi; ché subito si dice: quei della Compagnia anch’essi si sviano, e fanno questo e quello, per un solo che si veda sviare e pigliarsi qualche libertà. Onde ciascuno è in obbligo d’avere gran riguardo all’edificazione, acciocché si conservi e s’aumenti la buona opinione e stima della religione, e non sia cagione, coi suoi mancamenti ed imperfezioni, che venga a diminuirsi il buon nome e il buon credito che ha, per bontà del Signore. E’ sebbene non abbiano ragione gli uomini del mondo di attribuire il mancamento e difetto d’un solo a tutta la religione; nondimeno è alfa per fine cosa certa, che il bene e il progresso della medesima dipende dall’esser buon religioso e questi e quegli in particolare; come al contrario lo scapito di essa proviene dall’essere in particolare e questi e quegli religioso cattivo; perché sono i suoi membri che costituiscono la religione.


5. Comandava Iddio nel Deuteronomio ai capitani, quando andavano alla guerra, che facessero promulgare questo bando per tutto l’esercito: «Chi è pauroso e di poco cuore? Se ne vada e torni a casa sua». E notisi la ragione che se ne rende, facendo essa molto al nostro proposito: «Affinché non faccia paurosi i cuori dei suoi fratelli, come egli è pieno di paura» (Deut. 20, 8). Questo è quello che fa nella religione un religioso tiepido e rimesso, che col suo mal esempio fa gli altri codardi nel combattere e nell’imprendere cose di perfezione, e attacca loro la lentezza e tiepidezza sua. Onde Eusebio Emisseno si riduce a dire: «Quegli che hanno determinato di vivere in comunità, o sono diligenti con gran giovamento della comunità, o sono negligenti con gran detrimento e pericolo della medesima» (EUSEB. EMISS. Hom. 7 ad mon.).


4. San Bernardo confessa di se medesimo che nei principì della sua religione, solo al vedere alcuni religiosi spirituali e edificanti, si rallegrava tanto e pigliava tant’animo, che l’anima sua si riempiva di soavità e di devozione, e i suoi occhi di dolci lagrime; e ciò non solo al vederli, ma anche colla sola ricordanza d’alcuno di questi che avesse una volta conosciuto, sebbene fosse assente, o già morto (S. BERN. Serm. 14 in Cant. n. 6). Di questo la sacra Scrittura loda il re Giosia. «La memoria di Giosia è un composto di vari odori fatto per mano di un profumiere» (Eccli. 49, 1): essa consola, conforta e fa rinvenire dagli svenimenti e deliqui. Tali abbiamo da procurare d’esser noi altri, secondo quel detto di S. Paolo: «Noi siamo il buon odore di Cristo» (II Cor 2, 15). Abbiamo da essere come una specie aromatica e come un bossoletto d’odori, che subito comunica il suo odore e conforta e dà vigore a chi che sia che lo tocchi. Questo ci ha da essere un gran motivo per darci di proposito alla virtù e per non dar occasione alcuna di mala edificazione ai nostri fratelli. Poiché, come un religioso, che sia esemplare, giova assai ed è bastante ad edificare e a tirarsi dietro tutta la casa; così un cattivo religioso fa gran danno e basta a rovinare tutta una comunità e a tirarsela dietro. Anzi è cosa certa che molto più efficace è l’esempio pel male, che non è pel bene, per la nostra mala inclinazione, la quale più facilmente corre dietro al male che al bene.


3. Di qui possiamo dedurre il secondo mezzo; che è l’obbligo che noi tutti abbiamo di dar buon esempio ai nostri fratelli, acciocché «considerandosi l’un l’altro, crescano in divozione e lodino Dio nostro Signore» (Const. p. 3, c. 1, § 4; Sum, 29; Ep. 179), come ce lo dice il nostro S. Padre, o per dir meglio, lo stesso Cristo, secondo che si legge nel Vangelo: «Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, che essi vedano le vostre buone opere e ne glorifichino il vostro Padre che è nei cieli» (Matth. 5, 16). Sappiamo ben tutti quanto efficace mezzo sia il buon esempio per muovere gli altri. Fa più frutto un buon religioso in una casa col suo buon esempio, che quanti ragionamenti e sermoni possiamo fare: perché gli uomini credono più a quel che vedono cogli occhi, che a quel che odono colle orecchie; e si persuadono che è fattibile quello, che vedono farsi dagli altri; e con ciò si animano e muovono ardentemente ad eseguirlo. Questo è quel battere e percuotere delle ali di quei santi animali, che vide il profeta Ezechiele. «E udii il rumore delle ali degli animali, delle quali l’una batteva l’altra» (Ezech. 3, 13); cioè quando voi col vostro buon esempio percuotete il cuore del vostro fratello e lo muovete a compunzione e devozione e a desiderio della perfezione.