Se tra Maria e Giuseppe ci sia stato un vero matrimonio

Ave Maria!


Se tra Maria
e Giuseppe ci sia stato un vero matrimonio

(S. Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, III, 29, 2)















Sembra
che tra Maria e Giuseppe non ci sia stato un vero Matrimonio. Infatti:



1. S. Girolamo dice che Giuseppe «è stato custode piuttosto che marito
di Maria». Ma se fosse stato un vero matrimonio, Giuseppe sarebbe stato veramente
marito di lei. Dunque non c’è stato vero matrimonio tra Maria e Giuseppe.



2. S. Girolamo sulle parole del Vangelo «Giacobbe generò Giuseppe, il
marito di Maria», osserva: «Quando senti marito, non ti venga il sospetto
delle nozze, ma ricorda l’uso delle Scritture di chiamare mariti i fidanzati e spose
le fidanzate». Ma un matrimonio non si ha con il fidanzamento, bensì
con le nozze. Dunque non ci fu un vero matrimonio tra la Beata Vergine e Giuseppe.



3. Nel Vangelo si legge: «Giuseppe, sposo di lei, che era un uomo giusto e
non volendola [traducere] portare» in casa sua, s’intende, per tenerla definitivamente
con sé, «pensò di rimandarla segretamente», cioè
o di rimandare il giorno delle nozze», come interpreta S. Remigio. Dunque sembra
che, non essendo state celebrate ancora le nozze, non il loro fosse un vero matrimonio,
specialmente perché dopo la celebrazione dei matrimonio non è lecito
a nessuno rimandare la moglie.



IN CONTRARIO: S. Agostino avverte «non essere possibile che l’Evangelista»,
il quale chiama Giuseppe marito di Maria, «ritenesse di dover negare tra Maria
e Giuseppe un vero matrimonio, per non avere essa generato Cristo da lui, ma in modo
verginale. Questo fa capire chiaramente ai cristiani coniugati che il matrimonio
rimane e merita il suo nome, anche quando di comune accordo si osserva la castità
e non c’è unione sessuale».



RISPONDO: Il matrimonio, o coniugio si dice vero, quando raggiunge la sua perfezione.
Ma una cosa può avere due perfezioni. La prima consiste nella forma che dà
alla cosa la sua natura specifica, la seconda invece consiste nell’operazione per
cui la cosa raggiunge il suo fine. Ora, la forma del matrimonio consiste nella indivisibile
unione degli animi: che obbliga ciascuno dei coniugi a mantenersi perpetuamente fedele
all’altro. Il fine poi del matrimonio consiste nella generazione e nell’educazione,
della prole: la prima mediante l’unione carnale, la seconda mediante le attività
per mezzo delle quali marito e moglie si aiutano a vicenda per allevare la prole.

Ebbene rispetto alla prima perfezione il matrimonio tra la Vergine Madre di Dio e
S. Giuseppe fu verissimo, perché ambedue dettero il consenso all’unione coniugale,
anche se sotto la condizione: «se piacesse a Dio». Per questo l’Angelo
stesso chiama Maria moglie di Giuseppe, dicendo a costui: «Non temere di prendere
con te Maria, tua sposa». Commentando S. Agostino dice: «Per la fedeltà
già promessa nel fidanzamento viene chiamata moglie la donna che Giuseppe
non aveva e non avrebbe sessualmente conosciuto».

Rispetto invece alla seconda perfezione, che dipende dagli atti propri del matrimonio,
se ci riferiamo all’unione carnale, che genera la prole, quel matrimonio non fu consumato.
Per questo osserva S. Ambrogio: «Non ti meravigliare che la Scrittura chiami
moglie Maria. Perché le nozze non consistono nel privarsi della verginità
ma nel giurarsi comunione di vita». – Esso però ebbe e questa seconda
perfezione rispetto all’educazione della prole. Scrive infatti S. Agostino: «Tutti
i beni del matrimonio si ebbero nei genitori di Cristo: la prole, la fedeltà,
il sacramento. La prole sappiamo che è lo stesso Signore Gesù: la fedeltà,
perché senza adulterio ; il sacramento, perché senza divorzio. Ci mancò
soltanto l’unione carnale».



SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:



1. S. Girolamo col termine marito intende in quel testo colui che ha consumato il
matrimonio.



2. S. Girolamo col termine nozze intende l’atto coniugale.



3. La Beata Vergine come dice il Crisostomo, era sposata a Giuseppe e abitava già
in casa sua. «Perché, la donna che concepisce in casa del marito si
presume che concepisca dal marito, quella invece che concepisce fuori è sospettata
di relazione illecita». Non sarebbe stata quindi sufficientemente difesa la
fama della Beata Vergine con il matrimonio, se essa non fosse stata anche tenuta
in casa da Giuseppe. Perciò le parole: «non volendola [traducerel portare»,
s’interpretano meglio così: «non volendola esporre all’infamia pubblica»
piuttosto che portare in casa. Infatti l’Evangelista aggiunge che «voleva rimandarla
segretamente». Tuttavia, sebbene fosse tenuta in casa a seguito della prima
promessa di fidanzamento, non era intervenuta ancora la solenne celebrazione delle
nozze, e quindi non si erano ancora uniti carnalmente. Perciò come scrive
il Crisostomo: «L’Evangelista non dice: “prima che fosse condotta in casa
dello sposo”, perché ci stava già. Era infatti consuetudine frequente
presso gli antichi di tenere in casa le fidanzate». Di qui le parole dell’angelo
a Giuseppe: «Non temere di prendere la tua moglie Maria», cioè:
«Non temere di celebrare solennemente le nozze con lei» – Altri però
sostengono che non era stata ancora portata in casa, ma solo fidanzata, tuttavia
la prima interpretazione concorda meglio col Vangelo [la conoscenza delle usanze
del matrimonio ebraico ai tempi di Gesù ci fa propendere oggi per una terza
ipotesi: Maria SS. era sposata con San Giuseppe, ma, al momento dellíannunciazione,
non viveva ancora con lui. Infatti, le nozze ebraiche si celebravano almeno in due
fasi: la prima fase, senza la coabitazione degli sposi, durava circa un anno. Pur
senza la dimora comune, questo periodo era parte integrante del matrimonio, in quanto
il tradimento veniva considerato adulterio e per sciogliere anche questa prima fase
era necessario il divorzio: la seconda fase comprendeva la coabitazione. N.d.r].