Padre Blet: «Papa Pacelli riconosciuto tra i Giusti»

La buona battaglia

Padre
Blet:

«Papa Pacelli riconosciuto tra i Giusti»







Nonostante
il recente clamore suscitato dalle «rivelazioni» sol battesimo di bambini
ebrei sottratti dalla Chiesa alla deportazione, le critiche a Pio XII per il suo
supposto silenzio sol nazismo e sulle vittime dell’Olocausto, si stanno affievolendo
e «si intravedono tra gli intellettuali ebrei non solo delle perplessità
ma anche dei ripensamenti», Lo afferma lo storico francese padre Piene Blet,
il gesuita coeditore dei volumi di Atti e documenti della Santa Sede nella seconda
guerra mondiale che ricorda in particolare il rabbino americano David Dalin, il quale
tre anni fa chiese che il pontefice fosse proclamato «giusto» per quanto
aveva fitto per la salvezza degli ebrei. Blet ricorda anche come subito dopo la guerra
Pio XII avesse ricevuto lodi e ringraziamenti da parte di grandi personalità
ebraiche, come Einstein, Golda Meir, Moshe Sharett e il rabbino capo di Israele Isaac
Herzog. Lo storico gesuita, – che Paolo VI incaricò di coordinate il lavoro
di pubblicazione dei documenti relativi agli anni della guerra – sostiene che «si
nota un certo affievolimento del livore antipacelliano». È importante
soprattutto che «gli ambienti ebraici, specie quelli degli Stati Uniti, si
sono fatti oggi più cauti dinanzi ai documenti della Santa Sede». Citando
documenti del 1935 in cui già Pacelli definiva i nazisti «diabolici»
e «falsi profeti con l’orgoglio di Lucifero» e prendeva posizione contro
«le ideologie possedute dalla superstizione della razza e dei sangue»,
padre Blet spiega i motivi che indussero il papa a non condannare con m documento
forte il nazismo: «Pio XII sapeva che se avesse denunciato pubblicamente il
nazismo, la persecuzione contro gli ebrei e i cattolici sarebbe stata ancora più
terribile». Lo storico cita la dichiarazione contro la deportazione degli ebrei
che il 10 luglio 1942 i vescovi olandesi fecero insieme con le chiese protestanti
e la rappresaglia di sei giorni dopo, quando furono deportati 156 ebrei, tra cui
Edith Stein, la suora ebrea convertita che morì ad Auschwitz e fu poi canonizzata.
C’è inoltre da segnalare che la Santa Sede ha deciso di mettere a disposizione
su intemet alcuni dei documenti resi pubblici dall’Archivio segreto vaticano. Il
sito VaticanFiles.net, diretto da Marco Luigi Napolitano, docente dell’università
di Urbino, propone la divulgazione e l’approfondimento di testiti relativi alla storia
della chiesa cattolica in rapporto con varie istituzioni e con la comunità
internazionale. Tra i documenti, la corrispondenza tra il nunzio apostolico a Berlino
monsignor Orsenigo e l’allora segretario di Stato cardinale Eugenio Pacelli nel 1933,
ma anche la corrispondenza tra diversi rappresentati del clero tedesco e una lettera
di Edith Stein a Pio XI.





Testo tratto
da: Il Giornale di martedì 11 gennaio 2005, p. 29.