La Madonna del preziosissimo Sangue

Pregate, Pregate, Pregate!

La
Madonna

del preziosissimo Sangue


di P. Beniamino Conti, C.PP.S









Come tutti
i grandi missionari che si sono dedicati alle missioni popolari, anche S. Gaspare
ha avuto il suo quadro della Madonna delle Missioni, che portava con sé nelle
missioni e il cui uso prescrisse anche per la sua Congregazione. Nella tradizione
della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue questo quadro, il quale
rappresenta la Madonna che sostiene alla sua destra il Bambino Gesù offerente
un calice, è stato chiamato in diversi modi: Madonna Auxilium Christianorum,
Madonna delle Missioni, Madonna del Calice, Madonna del Preziosissimo Sangue.

In questa conferenza, prima di parlarvi del significato spirituale del quadro, mi
soffermo a darne qualche notizia di carattere storico. Sotto l’aspetto artistico
è stato esaminato con competenza dalla Dott. Maria Antonietta De Angelis,
al cui studio mi riferirò spesso.



1. La storia del quadro della Madonna delle Missioni



In qualche testimonianza si afferma che questo quadro fu donato a S. Gaspare da Pio
VII, quando lo incaricò di predicare le missioni nello Stato Pontificio. Infatti,
sul retro del dipinto della Madonna del Preziosissimo Sangue, rifoderato alla fine
del sec. XIX e conservato attualmente nel Museo delle reliquie di S. Gaspare in Albano
Laziale, è incollato un cartiglio con questa scritta: «Memoria. Per
testimonianza dei Missionari anziani, e nominatamente del R.mo D. Giacinto Petroni,
che lo ritirò dalla “Sora Gigia”, e del R.mo D.Nicola Pagliuca,
il presente Auxilium Christianorum, Immagine usata nelle Sante Missioni dal Ven.
Gaspare Del Bufalo… è il quadro originale. Fratel Adeodato De Filippis afferma
di aver sempre inteso dire che questa immagine fu data da Pio VII al nostro Venerabile.
Giuseppe Schaeper, Missionario. Roma 16 settembre 1898».

Che il quadro della Madonna Auxilium Christianorum conservato nel Museo di Albano
Laziale sia quello originale che S. Gaspare portava nelle sue missioni, non c’è
alcun dubbio; ma che questa immagine sia quella datagli da Pio VII secondo la testimonianza
del De Filippis, per quanto ho cercato, non ho trovato nessuna conferma nei processi
canonici di S. Gaspare. Vi è solo una testimonianza del Merlini circa il dono
di un’immagine della Madonna a S. Gaspare da parte di Pio VII, ma non riguarda il
nostro caso. Egli afferma: «E’ cosa nota notissima a tutti che, restituita
la pace nella Chiesa, il Servo di Dio si occupò non solo nel ministero delle
sante missioni, perle quali si sentiva dei forti stimoli, ma anche in altre linee
di predicazione. E debbo avvertire che egli voleva farsi gesuita. Secondo che ho
inteso da lui medesimo, s’immaginava di potere eseguire i suoi santi desideri nella
Compagnia di Gesù. Avvenne però che in quei primi tempi Pio VII, di
santa memoria, amasse di far dare le sante missioni nelle principali città
dello Stato col servirsi degli ecclesiastici. Chiamato fra gli altri anche il Servo
di Dio, questi si presentò a Sua Santità. Perché, come mi disse
un giorno, non era assuefatto a presentarsi, stando ai piedi di lui, mentre gli parlava
delle sante missioni, si trovò smarrito e non seppe altro rispondere se non
che: “Bene, bene, Beatissimo Padre, farò ciò che vuole”.
Mi raccontò, inoltre, il Servo di Dio che, quando Pio VII mandò i missionari
a Benevento, fra i quali c’era anche lui, il Papa graziosamente disse loro: “Quando
sarete a Benevento, non dite: Madonna mia, ma Madonna mea”, e di più
mi aggiunse che ebbero da lui in regalo un rame della Beatissima Vergine. Io ho veduto
che lo teneva con cornice nella sua camera in Roma e mi fu da lui stesso indicato».
Se qui il Merlini parla di un «rame della Beatissima Vergine», che Pio
VII diede a tutti i missionari che dovevano andare a Benevento, altrove, parlando
dei quadri che S. Gaspare aveva a Roma nella sua camera e riferendosi proprio all’immagine
della Madonna donatagli da Pio VII, afferma che era un quadro di carta: «Di
fronte al letto teneva l’immagine di Maria Santissima in carta; era quella datagli
da Pio VII, della quale ho parlato». Ho spulciato tutte le deposizioni del
Merlini nei processi di S. Gaspare, ma non ho trovato altri luoghi dove si parla
dell’immagine di Maria Santissima data da Pio VII a S. Gaspare, se non quella di
cui ho precedentemente riferito. Pertanto, la Madonna in rame della prima testimonianza
è la stessa Madonna in carta della seconda. Non è possibile, perciò,
come si afferma nella suddetta «Memoria» dal Fratel Adeodato De Filippis,
che il quadro della Madonna del Preziosissimo Sangue, che non è né
in rame né in carta, ma in tela, sia stato donato da Pio VII a S. Gaspare,
perché questi «ne avrebbe lasciata sicuramente notizia» e troveremmo
qualche traccia nei suoi scritti o nelle deposizioni processuali.

Del resto sappiamo che nelle prime missioni predicate a Benevento e a Frosinone per
ordine di Pio VII nel 1815-1816, nelle quali S. Gaspare, come egli stesso dice, era
solo il «bidello delle Missioni», la scelta del quadro della Madonna
spettava al direttore della missione. In seguito, dopo la fondazione della Congregazione
dei Missionari del Preziosissimo Sangue (15 agosto 1815), si portava in missione
solo il quadro della Madonna del Soccorso di D. Gaetano Bonanni, primo superiore
della Casa di S. Felice, tanto che S.Gaspare in una lettera del 22 novembre 1820
al missionario D. Francesco Maria Pierantoni la chiama semplicemente «Madonna
del Bonanni». A questa «Madonna del Soccorso» si riferisce sempre
il Valentini nella sua deposizione, quando parla della Madonna delle Missioni prima
del1820. Perciò, nella suddetta lettera del 22 novembre 1820 al Pierantoni,
che era di residenza a Giano insieme col Bonanni, S. Gaspare afferma decisamente:
«La Madonna delle nostre Missioni avrà da essere uniforme;per ora si
userà quella di Bonanni».

Tuttavia, qualche giorno più tardi, precisamente il 29 novembre 1820, S.Gaspare
in un’altra lettera allo stesso Pierantoni scrive delle parole che sembrerebbero
contraddire questa disposizione: «Lei mi dice che Bonanni lascia Crocifisso
ecc. Tutto bene. Ma la sola nostra Madonna dev’essere uniforme. Sarà bene
però avere anche quella di Bonanni». Perché S. Gaspare non dice
più: «Per ora si userà la Madonna del Bonanni» e ribadisce,
invece, che la «sola nostra Madonna dev’essere uniforme», distinguendola
da quella del Bonanni, che desidera però avere insieme col suo Crocifisso?
Qual è questa «nostra Madonna»?

Questo mistero è svelato a sufficienza nella biografia di S. Gaspare scritta
dal Santelli. Questi, avendo saputo con sicurezza che Pio VII intendeva elevare alla
dignità episcopale il Bonanni, il 7 settembre 1820 gli scrisse a S. Felice
di Giano per comunicargli la notizia. Anche S. Gaspare fu messo al corrente della
promozione del Bonanni all’episcopato. Infatti, mentre in una lettera che scrive
al Pierantoni tra il 29 agosto e il 2 settembre 1820 era ancora incerto «se
andasse a monte il Vescovato» del Bonanni, in un’altra del 7 ottobre 1820 allo
stesso Pierantoni dice con sicurezza che «il Vescovato per il medesimo [Bonanni]
mi si dice certissimo. Me lo ha confidato Cristaldi». Dunque, nonostante che
S. Gaspare fosse a conoscenza che il Bonanni sarebbe stato promosso all’episcopato,
senza sapere però quando lasciava S. Felice, il 20 novembre 1820 scrive al
Pierantoni che nelle missioni bisognava usare ancora la Madonna del Bonanni. Invece,
nella lettera del 29 novembre, mentre gli ribadisce il principio della uniformità
nella «nostra Madonna»delle missioni, gli esprime il desiderio di avere
in S. Felice non solo il Crocifisso del Bonanni, ma anche la sua Madonna. Segno,
dunque, che il Bonanni aveva deciso ormai di lasciare S. Felice per la sua sede episcopale
di Norcia e che bisognava costituire l’uniformità nella «nostra Madonna
delle Missioni» intorno a unaltro quadro. Tale quadro è quello che S.
Gaspare nelle sue lettere chiama più volte la «mia Madonna», cioè
il quadro della Madonna di cui parliamo. Difatti, mentre prima S. Gaspare nelle sue
missioni usava sempre la Madonna del Bonanni, a partire dalla missione che predicò
dall’8 al 21 dicembre 1820 a Roma nella chiesa di S. Nicola in Carcere, una missione
che doveva risultare di somma importanza anche per la fondazione delle Suore del
Preziosissimo Sangue per opera della Contessa Caterina Bentivoglio Orsi (1765-1826),
che dal maggio del 1820 si era trasferita da Bologna a Roma proprio per tale fondazione,
userà sempre il quadro della sua Madonna.

In una lettera del 13 novembre 1825 al Sig. Giovanni Francesco Palmucci di Offida
S. Gaspare ci fa sapere che questo quadro della sua Madonna «si portava in
missione da altri missionari già morti». Perciò, non è
esatto dire che questa immagine della Madonna fu ideata e fatta dipingere da S.Gaspare.
Egli fece aggiungere solo il calice in mano al Bambino. Infatti, nella stessa lettera
al Palmucci egli diceche in «Roma non è a mia notizia chi sia il Pittore
che ha dipinto la mia Madonna. Quello che vi aggiunse il Calice è il Signor
Pozzi». Probabilmente S. Gaspare fece aggiungere dal Pozzi anche la vestina
dorata del Bambino, il cui candido e tenero corpicciolo è stato riportato
alla forma originaria nel restauro eseguito nel 1984. Il quadro è attribuito
a Pompeo Batoni (1708-1787) in età giovanile, lo stesso pittore del quadro
del Sacratissimo Cuore di Gesù che si venera a Roma nella chiesa del Gesù.


S. Gaspare fece eseguire diverse copie di questo quadro per i suoi missionari o per
altre persone che glielo chiedevano. Non voleva che i missionari si facessero dipingere
e usassero quadri diversi per le missioni. A Don Orazio Bracaglia il 1° luglio
1836 scrive con delicatezza, ma anche con decisione: «Non so se sia vero che
Lei abbia influito in un nuovo disegno della nostra Immagine di Maria SS.ma delle
Missioni; cosa che se fosse vera non saprei approvare. Sarà equivoco».


Le riproduzioni della Madonna delle Missioni dovevano essere perfette e belle. Così
scrive nel maggio 1837 alla nipote Luigia, pregandola di ripetere le sue stesse parole
al pittore Luigi Spalladoro, che doveva fargli una copia della Madonna: «Converrà
pensare a dire a Spalladoro che mi faccia una bella Madonna delle nostre Missioni,
ma bella, non malinconica, non viso bislungo, non languente; ditegli chiaro ciò
che avverto».



2. Il significato spirituale del quadro



S. Gaspare non parla mai ex professo del significato spirituale della«sua Madonna»
né nelle lettere né nelle prediche. Nei regolamenti dei Missionari
del Preziosissimo Sangue si dà una descrizione del quadro e del suo significato
nella Prassi dell’art. 6° della Regola approvata nel 1841 nei seguenti termini:



«… E’ anche consuetudine della Congregazione che nelle nostre chiese ci sia
un altare nel quale si mostri alla venerazione dei fedeli l’immagine della Beata
Maria Vergine che porta in braccio Gesù Bambino, il quale tiene nella mano
destra il calice del suo Sangue prezioso in atteggiamento di mostrarlo alla Madre.
La stessa Beata Vergine invita i peccatori a servirsi di quel farmaco divino, preparato
per gli uomini con amore tanto pressante per cancellare i loro peccati e rivestirli
di virtù.

Il Venerabile Fondatore ha stabilito che i nostri sacerdoti si servano della medesima
immagine nelle missioni…».



Dunque, secondo questa spiegazione, il Bambino Gesù presenta a sua Madre il
calice del Sangue eucaristico e la Madre invita i peccatori a «servirsi di
quel farmaco divino», non solo perché siano purificati dai loro peccati,
ma anche perché si rivestano di tutte le virtù.

Un’altra interessante descrizione-interpretazione del quadro della Madonna di S.
Gaspare ci è data nella deposizione di S. Vincenzo Pallotti (1795-1850) ai
processi canonici di S. Gaspare. Parlando della devozione mariana di San Gaspare,
in riguardo a questa immagine della Madonna del Preziosissimo Sangue il Pallotti
afferma:



«La stessa fede operosa verso la gran Madre di Dio sull’esempio ancora degli
altri santi missionari l’ha indotto ad ordinare nei regolamenti delle sante missioni
che in tutte le missioni si faccia al popolo la predica della Madonna, eccitando
anche la devozione colla vista di una sacra e devota immagine di Maria, onde è
che per la stessa fede lo riconosco distintamente promotore di quella sacra immagine
di Maria che sogliono portare i suoi Missionari in missione.

E’ tale la indicata immagine che credo che possa nominarsi una tal quale espressione
della fede del Servo di Dio in Maria Santissima e nella virtù infinita del
Sangue preziosissimo del di lei divino Figliolo Gesù, poiché si vede
nel quadro che la rappresenta in atto amorevole da eccitare i cuori a devozione.
Dico si vede la immagine della nostra cara Madre Maria tenente alla destra il Bambino
Gesù, che mostra per un calice effigiato nella sua destra di essere mosso
dalle preghiere di Maria ad offrire all’eterno suo Divin Padre il suo Sangue preziosissimo
per ottenere l’abbondanza delle divine misericordie a favore di noi miserabili peccatori.


Nel promuovere il pio uso di una tale sacra immagine non so ponderare compitamente
quale sia stato il vigoroso esercizio della fede nel Servo di Dio, perché
non è a mia cognizione tutto ciò che ha fatto e tutte le fatiche che
ha dovuto sostenere per la propagazione di una tale immagine, che è come la
immagine che forma il distintivo dell’Istituto. Posso dire però di avere conosciuto
il Servo di Dio così amorosamente (mi sia lecito dirlo) appassionato, che
credo che l’avrebbe voluta promuovere in tutti i luoghi della terra e che sarebbe
stato di sua grande consolazione, se avesse veduto tutti impegnati a promuovere l’uso
di detta immagine».



Dunque, secondo questa interpretazione, il Bambino, mosso dalle preghiere di Maria,
offre all’eterno Padre il suo Sangue Preziosissimo per ottenere l’abbondanza delle
divine misericordie a favore dei peccatori.

Cosa dire di queste interpretazioni? Ci sembrano non perfettamente aderenti al linguaggio
pittorico del quadro. Questo ci presenta Maria Santissima che porta in braccio Gesù
Bambino, il quale con la sua mano destra offre il calice eucaristico. La Madonna
con la mano sinistra sostiene il Bambino e con la destra invita ad accogliere il
calice offerto dal Figlio.

A chi Gesù offre il calice? Nel quadro sia gli occhi del Bambino che quelli
della Madre sono rivolti direttamente all’osservatore, da qualunque parte questo
si trovi a guardare. Perciò, non sembra in primo luogo che il Bambino presenti
il calice del suo Sangue alla Mamma, come si dice nella Prassi dell’art. 6° della
Regola dei Missionari, né che lo offra al Padre Celeste, come si dice nell’interpretazione
de lPallotti, anche se queste verità non si possono escludere dalla considerazione
globale del mistero del Sangue di Cristo. Tuttavia, dato che gli occhi del Bambino
e della Madonna s’incontrano soltanto con lo sguardo dell’osservatore, al quale il
Bambino offre il calice e la Madonna con la sua destra l’invita ad accoglierlo, è
indubbio che il significato fondamentale inteso nel quadro è l’offerta del
calice da parte del Bambino a tutti coloro che lo guardano, che fissano cioè
il loro sguardo di fede in lui, quasi ripetesse per loro le parole dell’ultima cena:
«Prendete e bevetene tutti. Questo è il calice del mio sangue per la
nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati».
E la Madonna asseconda col suo sguardo amorevole e col gesto accogliente della sua
mano destra l’offerta del Figlio. Chi rifiuterebbe una tale offerta fatta da un Bambino
così tenero e inerme, confermata dal volto così bello e dolce della
Mamma?

Ci sembra di trovare l’interpretazione diretta del significato spirituale del quadro
della Madonna del Preziosissimo Sangue nel primo libro del mese consacrato al Sangue
Preziosissimo, che S. Gaspare meditava assiduamente, consigliandolo anche ad altri:
«Quanto grande è stato il desiderio che ebbe Gesù in tutta la
sua vita mortale di spargere il suo Sangue per la Redenzione del mondo, altrettanto
ardente è il suo desiderio che tutti se ne approfittino, che tutte le Anime
ne siano partecipi. Onde, invitandoci a questo fonte di Misericordia ci dice: Bibite
ex hoc omnes». E altrove, parlando di Maria, Madre del Salvatore, S. Gaspare
dice che anche Ella vuole che ciascuno «si profitti del prezzo di Redenzione».


Anche se S. Gaspare, come abbiamo detto, non ci ha lasciato scritto nulla sull’interpretazione
teologico-spirituale che egli dava al quadro della Madonna delle Missioni e anche
se il quadro sembra sottolineare solo l’aspetto più desiderato dai missionari
nelle missioni, cioè la conversione e la santificazione dei peccatori, tuttavia
esso richiama tutti gli elementi fondamentali della predicazione di San Gaspare sulla
devozione al Sangue di Cristo: «Il divin Sangue… e plachi l’Eterno Divin
Padre (= offerta del Sangue di Gesù all’eterno Padre in espiazione dei peccati)e
purifichi i nostri cuori e c’inebrii d’amore verso Gesù, che dilexit nos et
lavit nos in Sanguine suo (Ap 1,5) (= santificazione delle anime e corrispondenza
di amore a Gesù).

In questo quadro della Madonna delle Missioni la Vergine Santissima ci esorta ad
accogliere con fiducia il calice del Sangue del Figlio suo, perché ella è
stata la prima a sperimentarne i salutari effetti e, quindi, ci si presenta come
il modello perfetto della persona redenta dal Sangue di Cristo. Ella, infatti, è
la creatura che ha accolto in sé, con pienezza, l’efficacia salvifica del
Sangue di Gesù fin dal suo immacolato concepimento, perciò fu salutata
dall’Arcangelo Gabriele la piena di grazia (Lc 1,28). Inoltre, ella ha collaborato
in modo specialissimo col Figlio all’opera della redenzione, tanto che sul calvario
è stata proclamata da Gesù Madre della Chiesa (cfr Gv 2,4; 19, 26-7).
Perciò, Maria, che già conosce per esperienza personale i benefici
immensi racchiusi nel Sangue Prezioso del Figlio, con la mano destra invita tutti
a bere allo stesso calice, perché tutti ne accolgano l’efficacia salvifica
per la propria santificazione, collaborino con Gesù nell’opera della redenzione
(cfr Col 1,24) e sollecitino anche altri ad accogliere la stessa offerta del Sangue
divino, espandendo così – attraverso questa santa catena di accoglienza, collaborazione,
offerta – le onde salvifiche del Sangue Prezioso nel gran male del mondo, «perché
Dio sia tutto in tutti» (1Cor 15,28).






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