DIFFUSIONE DEL CULTO AL S. CUORE NEI SECOLI XIII-XV

S. Cuore di Gesù

J. V.
BAINVEL

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA







PARTE TERZA

SVILUPPO STORICO DELLA DEVOZIONE

(continuazione)

CAPITOLO
SECONDO



DIFFUSIONE DEL CULTO

I. – IL CULTO NEI SECOLI
XIII-XV




La Vite mistica, santa Metilde e santa Gertrude riassumono, si può
dire, la devozione al sacro Cuore, come la conobbe e praticò il Medio Evo.
Ciò, a rigore, potrebbe dispensarci dal raccogliere i testi che riguardano
il sacro Cuore e citare i nomi di quelle anime privilegiate che, in quel periodo,
furono in intima comunicazione col cuore di Gesù! Si hanno già liste
numerose e ogni giorno vi si aggiungono, ora dei testi, ora dei nomi.

Senza obbligarci a riferir tutto, segnaleremo quei tratti che ci sembrano più
caratteristici. Prima, però, di venire ai particolari, diamo una rapida idea
generale.

Dal XIII al XV secolo, il culto si propaga; ma non si vede che esso si sviluppi.
Il più sovente si rivolge alla ferita del cuore, qua e là va al cuore
indipendentemente dalla ferita, riguardando il cuore come l’organo della vita affettiva
e simbolo dell’amore. I favori compartiti ai privilegiati, sono: di essere ammessi
ad appoggiare le labbra sulla ferita del costato, per succhiarne l’amore e le ricchezze
del cuore; di penetrare in questo cuore, per riposarvi come in un’oasi, per trattenervisi
come in un bel giardino, per immergervisi come in una fornace di amore e di purezza;
d’esserne infiammati da una scintilla, uscita da quel cuore; di cambiare il proprio
cuore, con quello di Gesù, e di non vivere, per così dire, che per
il divin Cuore; di sentirsi uniti a lui, per lodare Dio, o di poterlo offrire al
Padre celeste, come bene proprio, di trovarvi un asilo sicuro contro gli assalti
del demonio, e persino un rifugio contro la collera stessa di Dio.

Il simbolismo, lo si vede bene, occupa un gran posto in questi favori e visioni,
e ci mostra sempre più quanto Gesù ci ha amato, come veramente sia
nostro, e come possiamo e dobbiamo amarlo in ricambio.

Una parola di Gesù a santa Caterina da Siena, riassume l’idea dominante della
devozione. Essa gli diceva un giorno: «Dolce Agnello, senza macchia, voi eravate
morto quando il vostro costato fu aperto; perché dunque avete voluto che il
vostro cuore fosse così ferito ed aperto?». Egli rispose: «Per
molte ragioni; di cui ti dirò la principale. Il mio desiderio, riguardante
la stirpe umana, era infinito, e l’atto attuale della sofferenza e dei tormenti,
era finito. Con questa sofferenza, io non potevo dunque manifestarvi quanto vi amassi,
perché il mio amore era infinito. Ecco perché ho voluto rivelarvi i
segreti del cuore, facendovelo vedere aperto. È perché comprendiate
bene che esso vi amava assai più di quello che io avessi potuto provarvi con
un dolore che doveva aver fine».

Per precisare questa veduta generale, sembra utile di raccogliere i fatti o i testi
più salienti e più significativi, d’indicare a grandi linee il progredire
della devozione e di ricercarne le tracce principali! Per essere meno incompleti,
ritorneremo un poco sui nostri passi, per raccogliere qualche spiga che non potemmo
mettere nel nostro covone nel capitolo precedente.



II. – CISTERCENSI E BENEDETTINI



Bisogna segnalare, da prima, santa Ludgarda (1182-1246). Più di una volta
nella sua vita si fa questione del sacro Cuore. Si esagera, tuttavia, quando si vuol
farne cinque secoli innanzi «la Margherita Maria Belga». È già
molto che ella abbia avuto con Gesù, amantissimo e amabilissimo, qualche cosa
di quelle relazioni intime che abbiamo già ammirato in Metilde e in Gertrude,
le sorelle cadette della vergine di Saint-Trorid e d’Aymières.

Il fatto più saliente è il dono reciproco dei cuori. Dio le aveva accordato
la grazia di guarire i malati. Si accorreva dunque a lei, e ne rimaneva molto molestata
nelle sue preghiere. Ella disse al Signore: «A che scopo, Signore.. questa
grazia che m’impedisce spesso di trattenermi intimamente con voi? Toglietemela; ma
in modo da cambiarmela in meglio
». E il Signore: «Che cosa vuoi,
le rispose, in cambio di questa grazia?
». Ed essa: «Vorrei per
mia maggior devozione, comprendere il mio Salterio
». E così fu.
Poi prevedendo che questa grazia non le dava tutto il profitto che ne aveva atteso…,
disse ancora al Signore: «E a che cosa serve, a me ignorante, sempliciotta
e illetterata, di conoscere i segreti della scrittura?
» – «Che
vuoi tu dunque?
» rispose il Signore. «Voglio il vostro cuore»
– «Sono piuttosto io che voglio il tuo». – «Così sia,
Signore, ma temperate alla misura del mio cuore l’amore del cuore vostro, e che in
voi io possegga sempre il mio cuore, messo al sicuro sotto la vostra custodia
».

Un’altra cistercense, la venerabile Ida (1247-1300), vide un giorno nostro Signore
andare a lei; Egli le mostrava il petto scoperto, e l’invitava ad avvicinarsi a lui
con prestezza onde bere a questa deliziosa sorgente (de pectore suo mellifluo).
«Questa volta, pertanto, Ida non si accostò al petto del Signore…
Ma, altre volte, spesso anzi, molto spesso, in rapimenti simili, mentre era fuori
dei sensi, entrò nella cella vinaria (cellam vinariam) e… bevve alla
sacra sorgente del petto del Signore (de sacro… Dominici pectoris fonte potaverat)».
Il cuore non vi è rammentato in termini espressi ma non vi è forse
chiaramente designato?

Questi due esempi bastano per dimostrare la devozione al sacro Cuore, nella grande
famiglia benedettina e cistercense, e ne abbiamo veduti molti altri nel capitolo
precedente, cioè: san Bernardo e i suoi discepoli, santa Mechtilde e santa
Gertrude.









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