Emilia-Romagna: esercizi ignaziani di giugno 2019

Combattimento spirituale

La prima causa della sconfitta cattolica è l’assenza di un laicato formato e determinato.
Ora c’è un rimedio!

Tornano in Emilia-Romagna gli autentici Esercizi Ignaziani: si tratta di 4 giorni dedicati a
– convertirci e diventare cattolici
– mettere ordine nella nostra vita
– guarire la nostra anima e orientarci a Dio
– scoprire la volontà di Dio per la nostra vita
– trovare il rimedio ai mali della modernità che ci colpisce
– decidersi a entrare nelle schiere di Maria Santissima
– formare combattenti per difendere vita e famiglia.

Cosa sono gli Esercizi, video di 2 minuti: https://www.youtube.com/watch?v=1ORTakP6q_A

Quando e dove: http://www.floscarmeli.net/201906_Esercizi.pdf
(in formato immagine: http://www.floscarmeli.net/201906_Esercizi.jpeg )

Vi invitiamo a prendere in seria considerazione l’idea di fare questi santi Esercizi, raccomandati da tutti i Pontefici: resta poco tempo!

Altre info da
– Padre Stephen: stephenkennedy@ive.org – 348 11 86 411
– Sour Maria Stella del Mare: esercizispirituali@servidoras.org – 331 86 98 983

Una lezione spirituale dall’incendio di Notre Dame di Parigi

Miscellanea

Impressionanti analogie spirituali tra
Notre Dame e la Basilica di San Benedetto a Norcia

da “Opzione Benedetto” di Rod Dreher

Nell’agosto 2016, un terremoto devastante scosse la loro regione. Quando la scossa arrivò nel bel mezzo della notte, i monaci erano svegli a pregare il mattutino e fuggirono dal monastero riparando per sicurezza nella piazza all’aria aperta.

Più tardi, padre Cassiano rifletté che il terremoto simboleggiava lo sbriciolarsi della cultura cristiana dell’Occidente, ma che c’era un secondo simbolo di speranza quella notte.
«Il secondo simbolo erano le persone raccolte attorno alla statua di san Benedetto, in piazza, per pregare», scrisse ai sostenitori. «È l’unico modo di ricostruire».

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Tornano gli Esercizi di Sant’Ignazio!

Combattimento spirituale

La prima causa della sconfitta cattolica è l’assenza di un laicato formato e determinato.

Dopo tanti anni, tornano in Emilia-Romagna gli autentici Esercizi Ignaziani: si tratta di 4 giorni dedicati a
– convertirci e diventare cattolici
– mettere ordine nella nostra vita
– guarire la nostra anima e orientarci a Dio
– scoprire la volontà di Dio per la nostra vita
– trovare il rimedio ai mali della modernità che ci colpisce
– decidersi a entrare nelle schiere di Maria Santissima
– formare combattenti per difendere vita e famiglia.

Vi invitiamo a prendere in seria considerazione l’idea di fare questi santi Esercizi, raccomandati da tutti i Pontefici: resta poco tempo!

Cosa sono gli Esercizi: https://www.youtube.com/watch?v=1ORTakP6q_A
Quando e dove: http://www.totustuus.it/db/Esercizi-Spirtuali-gen2019.pdf
Altre info da Padre Stephen: stephenkennedy@ive.org

Riparare le offese a Dio e alla sua creazione? è un dovere!

La buona battaglia

Dall’adorazione riparatrice in Diocesi di Bologna, alla S. Messa di Imola:
dalla Regione dove Dio è più offeso i cattolici reagiscono.

La conferma del Magistero nell’enciclica Miserentissimus Redemptor . Un facile testo tra i libri scaricabili gratuitamente da www.totustuus.es: P. Rodolphe Plus, L’idea riparatrice.

Riparare con la preghiera le offese alla religione cattolica da parte di un gay pride si può.
O meglio, stando a quanto disposto dal vescovo della diocesi in provincia di Bologna, è necessario.
Il comunicato pubblicato sul sito diocesano non lascia spazio a dubbi né a interpretazioni accomodanti all’insegna del clerically correct.
Mentre sono ormai diversi i vescovi in Italia che, vuoi per quieto vivere, vuoi per paura dell’opinione pubblica censurano i comitati spontanei di fedeli che si riuniscono per riparare con la preghiera le offese a Dio e al culto cattolico che i gay pride ostentano con superbia e arroganza, a Imola accadrà proprio l’inverso.

Qui ad approvare la messa di riparazione celebrata da un sacerdote diocesano nella chiesa del Suffragio, è stato proprio il vescovo Tommaso Ghirelli. Questi, evidentemente incurante dei diktat che sono giunti nei giorni scorsi da Avvenire, che in un editoriale ha sostanzialmente condannato le preghiere di riparazione in quanto «rischiano di allontanare ancora di più i cattolici con orientamento omosessuale», ma profondamente addolorato per quanto accaduto sabato scorso in città, ha fatto il suo mestiere, che è quello di custodire il bene più prezioso della fede e ha dato il suo via libera alla messa non solo pubblicando l’annuncio sul sito diocesano, ma condannando anche con parole di fuoco le gravissime bestemmie che alcuni giorni prima hanno lordato la cittadina emiliana.

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Ora di adorazione per la vita e la famiglia

Miscellanea

 Sussidi per l'Ora di Adorazione

Chiediamo a Gesù e a Maria la forza di ben combattere per difendere la vita e la famiglia

 

A Bologna ogni secondo venerdì del mese, alle ore 21:00, presso la Chiesa di San Salvatore, Via Cesare Battisti 18.

 

– maggio: il messaggio di Fatima
www.floscarmeli.net/family_day/201705_OradiAdorazione_Fatima.pdf

– aprile: pausa per Venerdì Santo

– marzo: San Leonardo da Porto Maurizio OFM. Da Il tesoro nascosto
http://www.floscarmeli.net/family_day/201703_OradiAdorazione_SLeonardo.pdf

– febbraio: Sant'Antonino Pierozzi O.P. Da Opera a ben vivere
http://www.floscarmeli.net/family_day/201702Ora_di_Adorazione_Pierozzi.pdf

– gennaio: con San Francesco di Sales. Da: Filotea
http://www.floscarmeli.net/family_day/201701Ora_di_Adorazione_Sales.pdf

– dicembre: con il Beato Giuseppe Toniolo. Da: Regolamento di vita
http://www.floscarmeli.net/family_day/201612Ora_di_Adorazione_Toniolo.pdf

– novembre: (saltata)

– ottobre: con San Luigi Maria Grignion de Montfort. Da: Il segreto ammirabile del Santo Rosario
http://www.floscarmeli.net/family_day/201610Ora_di_Adorazione_Montfort.pdf

– settembre: con Sant'Alfondo Maria de' Liguori. Da: Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima
http://www.floscarmeli.net/family_day/201609Ora_di_Adorazione_SAlfonso.pdf

 

Ad majorem Dei gloriam, et socialem!

Contatti: info @ totustuus.it

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Suor Laura Caterina Chiarini (1684-1762)

Miscellanea

SUOR LAURA CATERINA CHIARINI (1684-1762)

Una vita mistica nel monastero di San Pietro Martire a Bologna

 

La storia di una mistica domenicana del XVIII secolo e quella dello scomparso monastero bolognese di San Pietro Martire in cui visse sono accomunate dallo stesso malvagio destino di oblio e abbandono.
Nonostante ciò, non si sono perse le testimonianze della santità di suor Laura Caterina Chiarini, così come resistono importanti parti dell’originaria struttura architettonica.
Due vicende storiche complementari che lasciano spazio a importanti riflessioni sul trionfo finale del Bene.

 

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Esame particolare e penitenze

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VII. DELL’ESAME DELLA COSCIENZA

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CAPO IX. Che aiuta grandemente l’aggiungere all’esame qualche penitenza

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1. Vantaggi di questa pratica.
2. Dio si muove a concederci l’emendazione.
3. Altri vantaggi.

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1. Né anche si contentava il nostro S. Padre del dolore, del pentimento e dei proponimenti interiori; ma di più, acciocché la persona potesse riuscir meglio in quello che desidera, come leggiamo nella sua Vita (RIBAD. l. 5, c. 10, Roma 1863, p. 398), consigliava l’aggiungere all’esame particolare qualche penitenza, imponendoci da noi stessi certa pena ed eseguendola in noi tutte le volte che cadremo in quel mancamento, o errore, sul quale facciamo l’esame. Il Padre fra Luigi di Granata apporta esempi di ciò in alcuni servi di Dio, che egli conobbe: d’uno dei quali dice che, quando nell’esame della sera trovava che avesse ecceduto in qualche parola, si metteva una morsa alla lingua per penitenza di essa; e di un altro, che faceva una disciplina sì per questo come per qualsiasi altro difetto nel quale fosse caduto (P. LUIGI GRANATA, Memoriale della vita cristiana, p. 1, tratt. 4, reg. 1, Venezia 1730, v. 1, p. 112). Si dice del Santo abate Agatone che per lo spazio di tre anni portò in bocca un sasso per acquistare la virtù del silenzio (De vitis patr. l. 5, lib. 4, n. 7). Come usiamo di portare un cilicio per mortificar la carne, e perché ci serva di svegliatoio per conservare la castità; così portava quel Santo un sassetto sotto la lingua, acciocché fosse il suo cilicio e gli servisse di ricordo e di svegliatoio per non parlar più di quel che era necessario. E del nostro S. Padre leggiamo che, essendo nel principio della sua conversione molto tentato di riso, vinse quella tentazione a forza di replicate discipline, dandosi ogni notte tante sferzate, quante volte aveva riso il giorno, per leggiero che fosse stato il riso (RIBAD. loc. cit.).

E suole essere di gran giovamento questo aggiungere qualche penitenza all’esame; perché colla penitenza l’anima resta castigata e intimorita di maniera, che non ardisce di commettere un’altra volta quella colpa. Collo sprone la bestia cammina, per pigra e lenta che sia. Giova tanto lo sprone, che solo l’accorgersi essa che vi è, benché non la pungano con esso, la fa camminare. Se ciascuna volta che uno rompe il silenzio avesse da fare una disciplina in pubblico, ovvero avesse per tre giorni da star solamente a pane ed acqua, che era la penitenza che anticamente veniva ingiunta nelle regole a quei che rompevano il silenzio, sicuro che questo ci ritrarrebbe molto dal parlare fuori di tempo.

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Su cosa insistere nell’esame particolare

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VII. DELL’ESAME DELLA COSCIENZA

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CAPO VIII. Che nell’esame abbiamo da insistere e trattenerci principalmente nel dolore e nel proponimento dell’emendazione

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1. Dolore e proposito vanno di pari passo.
2. La mancanza del dolore cagiona le ricadute.
3. Pazzia a dire: Pecco, ma mi pentirò.
4. Efficacia del dolore e proposito.

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1. Quel che in particolare si deve grandemente avvertire circa il modo di far l’esame si è, che dei tre punti che ha, i due ultimi sono i principali; cioè il dolerci e pentirci delle nostre colpe e negligenze, e il fare fermo proponimento di emendarcene, secondo quello che diceva il Profeta: «Pentitevi nei vostri letti» (Ps. 4, 5). In questa compunzione e pentimento e in questo fermo proponimento di non tornare a cadere sta tutta la forza e l’efficacia dell’esame per emendarci: onde in questo si ha da spendere la principale parte del tempo.

Una delle cagioni principali per cui molti fanno poco frutto e poco si emendano cogli esami è, perché tutto quel tempo se la passano nell’andare cercando quante volte sono caduti nei mancamenti e negli errori, e appella hanno finito questo punto, che finisce ancora il tempo dell’esame, e fanno il resto superficialmente, né si trattengono nel dolore e pentimento delle loro colpe, né nel confondersi e chiederne perdono a Dio, né in fare fermi proponimenti di emendarsi la sera, o il dì seguente, né in domandare a Dio grazia e forze per farlo. Di qua procelle che, quante volte sei tu caduto oggi, tante altre cadi domani; perché nell’esame non hai fatto altro che pensare e ridurti a memoria quante volte sei caduto: e questo non è mezzo per emendarti; ma il primo punto dell’esame e il fondamento sopra del quale hanno da cadere gli altri due punti principali. Il mezzo efficace per emendarti è il dolerti e pentirti molto davvero delle tue colpe e il proporre fermamente l’emendazione, con chiedere al Signore grazia per farlo; e se non fai questo non ti emenderai. Stanno tanto affratellate fra di sé queste due cose, dolore del passato ed emendazione nell’avvenire, che al passo che cammina una, cammina anche l’altra: poiché è cosa certa che quando aborriamo una cosa davvero, usiamo diligenza per non incontrarci in essa.

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Come fare l’esame di coscienza

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VII. DELL'ESAME DELLA COSCIENZA

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CAPO VII. Come si ha a fare l'esame particolare.

 

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1. Metodo di S. Ignazio.
2. Cavato dagli antichi Padri.
3. Sua soavità ed efficacia.
4. Esempio di fra Ginepro.

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1. La seconda cosa principale che abbiamo proposto di trattare è, come si ha da fare quest'esame. Secondo il metodo di S. Ignazio (Exerc. spir. hebd. 1a: Examen particulare) ha l'esame particolare tre tempi, benché poi l'esaminarsi s'abbia a fare solo due volte. Il primo tempo è subito che ciascuno si leva la mattina, e allora ha da proporre di guardarsi con special diligenza da quel vizio, o difetto particolare, del quale si vuol correggere ed emendare. Il secondo tempo è al mezzo giorno, quando si ha da fare il primo esame, che contiene tre punti. Il primo è, domandare grazia al Signore di ricordarsi quante volte si è caduto in quel difetto del quale si fa l'esame particolare. Il secondo è, dimandare conto all'anima propria di quel difetto, o vizio, pensando da quell'ora in cui ciascuno si levò e in cui fece quel particolare proposito, sino all'ora presente, quante volte è caduto in esso. E si hanno a fare tanti punti in una linea d'un quadernuccio o librettino, che a quest'effetto ognuno ha da avere presso di sé, quante volte troverà esservi caduto. Il terzo giorno è, concepire un gran dolore d'essere caduto e domandarne perdono a Dio, proponendo di non cadervi più, particolarmente in quel resto del giorno, colla grazia del Signore. Il terzo tempo è la sera, prima di andare a letto, e allora si ha da fare l'esame la seconda volta, né più né meno che al mezzo giorno, tenendo i medesimi punti, e riflettendo come siano andate le cose dall'ultimo esame passato sino a quell'ora e notando in un'altra seconda linea tanti punti, quante volte si troverà che si è caduto.

E per potere èstirpare più facilmente e più presto quel difetto, o vizio, sopra del quale facciamo l'esame particolare, il nostro S. Padre mette quattro avvertimenti, che egli chiama addizioni. La prima, che ciascuna volta che l'uomo cade in quel vizio, o difetto particolare, se ne penta, mettendosi la mano al petto; il che si può fare ancorché si stia in presenza d'altri, senza che si accorgano di quello che si fa. La seconda è, che la sera, dopo fatto l'esame, confronti i punti dell'esame della mattina con quelli dell'altro esame della sera, per vedere se vi è stata qualche emendazione. La terza e quarta, che confronti anche il giorno d'oggi con quello di ieri, e la settimana, presente colla passata per il medesimo effetto.

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Non cambiare facilmente la materia dell’esame particolare

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VII. DELL’ESAME DELLA COSCIENZA

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CAPO VI. Che non si deve mutare facilmente la materia dell’esame particolare; e quanto tempo sarà bene il farlo sopra una stessa cosa.

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1. Mutare spesso l’esame particolare è dannoso.
2. Insistere fino a conseguir il fine.
3. Senza desistere.
4. Quando sarà conseguito?
5. Per mutar la materia consigliarsi col Padre Spirituale.

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1. Bisogna qui avvertire che non abbiamo da mutare facilmente la materia dell’esame, prendendo ora una cosa ed ora un’altra; perché questo è un andare, come si suole dire, l’aggirandosi, e non far viaggio; ma abbiamo da procurare di proseguire una cosa sino al fine, e poi mettersi dietro ad un’altra. Una delle cagioni per cui alcuni cavano poco frutto dall’esame particolare suole essere questa; perché non fanno altro, per così dire, che dare certi furiosi assalti, facendo l’esame sopra una cosa per otto o quindici giorni, o per un mese, e subito si stancano e se ne passano ad un’altra, senza aver conseguito quello che intendevano nella prima: e così danno un impetuoso assalto, e poi un altro. Come uno che pigliasse per impresa il tirar su per le coste d’un monte fino alla cima di esso una pietra grossa; e dopo averla tirata su un pezzo si stancasse e libera la lasciasse rotolare fino al basso, e di poi tornasse una e più altre volte a fare lo stesso; giammai, per molto che si affaticasse, finirebbe di collocare la pietra nel luogo preteso; così avviene a coloro i quali cominciano a far l’esame d’una cosa, e prima di condurla al fine e di conseguire il primo intento, la lasciano e ne pigliano un’altra e poi un’altra. Questo è stancarsi e non finir mai; «un imparar sempre, come dice l’Apostolo, senza giungere mai alla cognizione del vero» (II Tim. 3, 7). Questo negozio della perfezione non si acquista per via di certi impeti furiosi, che presto finiscono; ma bisogna con molta perseveranza insistere e pigliare a petto prima una cosa e poi l’altra, facendo sforzo sino a riuscire con essa, ancorché ci costi assai.

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