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<title>Flos Carmeli</title>
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<description>Vitis florigera</description>
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<title>Flos Carmeli</title>
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<title>L'esame di coscienza particolare</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=918</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VII. DELL&#39;ESAME DELLA COSCIENZA

	&nbsp;

	&nbsp;

	&nbsp;

	***

	CAPO II. Circa quali cose si ha da fare l&#39;esame particolare.

	* * *

	1. Esame generale e particolare.
	2. Materia dell&#39;esame particolare.
	3. Vantaggi se fatto sopra la passione predominante.
	4. Esempio del re Acabbo.
	5. Consigliarsi col Padre Spirituale

	* * *

	1. Due esami usiamo nella Compagnia, uno particolare e l&#39;altro generale. Il particolare si fa sopra una cosa sola, e perci&ograve; si chiama particolare: il generale si fa sopra tutti i mancamenti ed errori che abbiamo commessi tra giorno, con pensieri parole e opere; e per questo si chiama generale, perch&eacute; abbraccia ogni cosa. Tratteremo in primo luogo dell&#39;esame particolare; e indi diremo poi brevemente del generale quello che vi sar&agrave; da aggiungere, atteso che in molte cose il medesimo si ha da fare nel generale e nel particolare: e cos&igrave; quello che si dir&agrave; del particolare servir&agrave; ancora pel generale.

	2. Due cose spiegheremo circa questo esame particolare. La prima, sopra quali cose si ha da fare; la seconda, come si ha da fare. Quanto alla prima, acciocch&eacute; sappiamo sopra quali cose abbiamo principalmente da tirar questo esame, si ha da notare bene una regola o avvertenza, che il nostro S. Padre mette nel libro degli Esercizi spirituali (Exerc. spirit. Reg. 14 ad motus nunt discern.) ed &egrave; altres&igrave; di S. Bonaventura (S. BONAV. Brevit. p. 3, c. 2). Dice che il demonio fa con noi come un capitano che vuol battere e prendere una citt&agrave;, o fortezza, il quale procura di riconoscere prima con ogni diligenza la parte pi&ugrave; debole della muraglia, e verso quella drizza tutta l&#39;artiglieria, ed ivi impiega tutti i suoi soldati, ancorch&eacute; vi sia pericolo della vita per molti di essi; perch&eacute; gettata a terra quella parte, entrer&agrave; e prender&agrave; la citt&agrave;. Cos&igrave; procura il demonio di riconoscere in noi altri la parte pi&ugrave; debole dell&#39;anima nostra, affine di batterci e vincerci per quella. Or questo ci deve servire d&#39;avviso, per premunirci e prepararci contro il nostro nemico, che abbiamo a considerare e riconoscere con attenzione la parte pi&ugrave; debole dell&#39;anima nostra e pi&ugrave; manchevole di virt&ugrave;; che &egrave; quella cosa alla quale pi&ugrave; ci tira l&#39;inclinazione naturale, o la passione, o la cattiva consuetudine, o il mal abito; e in questa parte abbiamo da invigilare con maggiore attenzione e a provvederci di maggior riparo. Questa tal cosa, dicono i Santi e i maestri della vita spirituale (S. DOROTH. Doctr.12, n. 5; S. BERN. Medit. c. 5), questa &egrave; quella che principalmente e con maggiore diligenza e sollecitudine dobbiamo procurare di sradicare da noi; perch&eacute; di questo abbiamo maggiore necessit&agrave;; e cos&igrave; a questo principalmente si deve applicare l&#39;esame particolare.
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<dc:date>2012-02-18T16:13:01+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>L'esame di coscienza</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=917</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VII. DELL&#39;ESAME DELLA COSCIENZA

	&nbsp;

	***

	CAPO I. Quanto sia importante l&#39;esame della coscienza

	&nbsp;

	* * *

	1. E raccomandato dai Santi.
	2. Danni del trascurarlo.
	3. Anche i filosofi ne conobbero l&#39;efficacia.
	4. Molto inculcato da S. Ignazio.
	5. Stima che dobbiamo farne

	* * *

	1. Uno dei principali e pi&ugrave; efficaci mezzi che abbiamo pel nostro profitto &egrave; l&#39;esame della coscienza: e come tale ce lo raccomandano i Santi. S. Basilio, il quale &egrave; stato dei pi&ugrave; antichi che abbiano dato regole ai monaci, comanda che ogni sera facciano questo esame (S. BASIL. Serm. ascet. et serm. de ascet. discipl. n. 10). S. Agostino nella sua regola comanda il medesimo (S. AUG. Serm. 338. c. 1). S. Antonio abate insegnava e ingiungeva assai questo esame ai suoi religiosi (S. ATHAN. Vita S. Ant. abb.)3. S. Bernardo (S. BERN. De inter. dom. c. 36), S. Bonaventura (S. BONAV. De exter. etc. l. 1. c. 41), Cassiano (CASSIAN. coll. 5, c. 14) e tutti comunemente convengono in caldamente raccomandarlo.

	S. Giovanni Crisostomo (S. Io. CHRYS. Hom. Non esse ad orat. concion. n. 4) tra gli altri, sopra quelle parole del reale profeta David, &laquo;pentitevi nei vostri letti&raquo; (Ps. 4, 5), trattando di questo esame e consigliando che si faccia ogni sera prima d&#39;andar a dormire, ne adduce due buone ragioni. La prima, acciocch&eacute; nel giorno seguente ci troviamo pi&ugrave; disposti e preparati a guardarci dai peccati e dal cadere nelle colpe nelle quali siamo caduti oggi; perch&eacute; essendoci noi oggi esaminati e pentiti di esse, e avendo fatto proponimento di emendarci, chiara cosa &egrave; che questo ci servir&agrave; di qualche freno per non tornar a commetterle domani. La seconda, che ancora per questo medesimo giorno d&#39;oggi ci sar&agrave; di qualche freno l&#39;averci ad esaminare la sera; perch&eacute; il sapere che in questo medesimo giorno abbiamo da render conto, ci far&agrave; stare sopra di noi e vivere pi&ugrave; circospettamente. Come un padrone, dice il Santo, non comporta che il suo spenditore lasci di dar ogni giorno i suoi conti, acciocch&eacute; questo non dia occasione di procedere con trascuraggine e di dimenticarsi, onde poi il conto non si possa veder netto; cos&igrave; anche sar&agrave; ragionevole che noi altri rivediamo ogni giorno i conti a noi stessi, acciocch&eacute; la trascuraggine e la dimenticanza non vengano ad imbrogliarli.

	Il novello dottore della Chiesa S. Efrem (S. EPHR. SYR. Serm. ascet. Roma, v. 1, p. 54-55) e S. Giovanni Climaco (S. IO. CLIM. Scala parad. grad. 20) vi aggiungono una terza ragione, e dicono che, come i mercanti diligenti ogni giorno bilanciano e fanno conto delle perdite e dei guadagni di quel giorno, e se trovano d&#39;aver fatta qualche perdita, procurano di rimediare ad essa e di ripararla con molta diligenza; cos&igrave; noi altri dobbiamo ogni giorno esaminarci e vedere i conti delle nostre perdite e dei nostri guadagni; acciocch&eacute; la perdita non vada avanti n&eacute; si dia fondo al capitale, ma lo rimettiamo e vi rimediamo subito. S. Doroteo (S. DOROTH. Doctr. 11, n. 5) vi aggiunge un&#39;altra utilit&agrave; grande, la qual &egrave; che, esaminandoci noi e pentendoci ogni giorno dei nostri errori e mancamenti, non si radicher&agrave; in noi il vizio e la passione, n&eacute; verr&agrave; a crescere l&#39;abito cattivo e la cattiva consuetudine.
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<dc:date>2012-02-11T18:08:17+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<title>Differenze e vantaggi nell'esercizio della presenza di Dio</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=916</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

	***

	CAPO V. Di alcune differenze e vantaggi che sono nel fine qui proposto esercizio della presenza di Dio, relativamente ad altri che si sogliono proporre

	* * *

	1. Consiste negli atti della volont&agrave;, i quali sono pi&ugrave; meritori. 
	2. Si rende pi&ugrave; facile e soave. 
	3. Aiuta a far meglio le nostre azioni

	* * *

	1. Affinch&eacute; si passa veder meglio la perfezione e l&#39;utilit&agrave; grande di questo esercizio e modo di camminare e di stare alla presenza di Dio, del quale abbiamo ragionato, e resti con ci&ograve; la cosa meglio dichiarata; noteremo ora alcune differenze a vantaggi che trovansi in questo esercizio, rispettivamente ad alcuni altri.

	Primieramente, in altri esercizi, che alcuni sogliono proporre di camminare e stare alla presenza di Dio, ogni cosa pare che sia atto d&#39;intelletto e ogni cosa pare che finisca in immaginarsi Dio presente; ma questo nostro presuppone quest&#39;atto d&#39;intelletto e di fede, che Dio sia presente, e passa avanti a fare atti d&#39;amor di Dio, e in questo consiste principalmente: e questa seconda cosa senza dubbio &egrave; migliore e pi&ugrave; utile che la prima. Come nell&#39;orazione diciamo che non ci dobbiamo fermare nell&#39;atto dell&#39;intelletto, che &egrave; la meditazione e considerazione delle cose, ma passare agli atti della volont&agrave;, cio&egrave; negli affetti e desideri della virt&ugrave; e dell&#39;imitazione di Cristo, e che questa ha da essere il frutto dell&#39;orazione; cos&igrave; qui la parte principale, migliore e pi&ugrave; utile di quest&#39;esercizio sta negli atti della volont&agrave;: onde questa &egrave; la cosa nella quale abbiamo da insistere.
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<dc:date>2012-02-05T09:58:05+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Un modo facile di stare alla presenza di Dio</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=915</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

	&nbsp;

	***

	CAPO IV. Si dichiara anche meglio la pratica di questo esercizio e si propone un modo di camminare e stare alla presenza di Dio molto facile ed utile e di gran perfezione.

	* * *

	1. Far tutto a gloria di Dio. 
	2. Utilit&agrave; di questa pratica. 
	3. Aver Dio sempre presente.

	* * *

	1. Fra le altre aspirazioni ed orazioni giaculatorie che possiamo usare &egrave; molto principale e molto a proposito per la pratica di questo esercizio quella che c&#39;insegna l&#39;Apostolo S. Paolo (I Cor. 10, 31). &laquo;O mangiate, o beviate, o facciate qualsivoglia altra cosa; tutto fate a gloria di Dio&raquo;. Procurate in tutte le cose che farete, e quanto pi&ugrave; frequentemente potrete, d&#39;alzare il cuore a Dio, dicendo: Per voi, Signore, fo questa cosa: per darvi gusto e per piacere a voi, perch&eacute; cos&igrave; voi volete. La vostra volont&agrave;, Signore, &egrave; la mia, e il vostro gusto &egrave; il mio; n&eacute; ho io altro volere, n&eacute; altro non volere che quello che voi volete, o non volete: questa &egrave; tutta la mia allegrezza, tutto il mio gusto, tutta la mia ricreazione, l&#39;esecuzione e l&#39;adempimento della vostra volont&agrave;, il piacere e dar gusto a voi; n&eacute; v&rsquo;&egrave; altra cosa che volere, n&eacute; che desiderare, n&eacute; in che metter l&#39;occhio n&eacute; in cielo n&eacute; in terra. Questo &egrave; un modo molto buono di camminare e star sempre alla presenza di Dio molto facile ed utile, e di gran perfezione: perch&eacute; &egrave; star sempre in un continuo esercizio d&#39;amor di Dio.

	E perch&eacute; in altri luoghi abbiamo toccato e per l&#39;avvenire toccheremo di nuovo questa cosa, qui solamente voglio dire che questo &egrave; uno dei migliori e pi&ugrave; utili modi di stare sempre in orazione che vi siano e che possiamo usare. N&eacute; pare che vi manchi altra cosa, per finire di canonizzare e di esaltare questo esercizio, che dire che con esso staremo in quella continua orazione che Cristo nostro Redentore ricerca da noi, come abbiamo dal sacro Vangelo: &laquo;Bisogna sempre pregare e non mai stancarsene&raquo; (Luc. 18, 1). Perch&eacute; qual orazione pu&ograve; essere migliore che lo star sempre desiderando la maggior gloria ed onore di Dio, e lo starci sempre conformando alla volont&agrave; sua, non avendo altro volere, n&eacute; altro non volere che quello che vuole, o non vuole Dio, e che tutto il nostro gusto e la nostra allegrezza sia il gusto e la soddisfazione di Dio!
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<dc:date>2012-01-28T23:23:31+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>Atti di volontà per l'esercizio della presenza di Dio</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=914</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

	***

	CAPO III. Degli atti della volont&agrave; nei quali principalmente consiste quest&#39;esercizio; e come abbiamo da esercitarci in essi.

	* * *

	1. Utilit&agrave; delle giaculatorie. 
	2. Di una in particolare. 
	3. Prender occasione da tutto per ricordarsi di Dio. Giaculatorie secondo le tre vie della perfezione. 
	4. Ma sono buone per tutti.

	* * *

	1. S. Bonaventura, nella sua Mistica Teologia (S. BONAV. Myst. Theol. c. 3 et Epist. 25, n. 22) dice che gli atti della volont&agrave;, coi quali in questo santo esercizio abbiamo da alzare il cuore a Dio, sono certi accesi desideri del cuore, coi quali l&#39;anima desidera unirsi con Dio con perfetto amore; certi affetti infiammati, certi sospiri vivi, coi quali ella chiama Dio; certi moti pii e amorosi della volont&agrave;, coi quali, come con ali spirituali, si stende ed alza in alto e si va accostando e unendo pi&ugrave; a Dio. Questi desideri e affetti del cuore veementi ed accesi sono dai Santi chiamati aspirazioni; perch&eacute; con essi il cuore si alza a Dio, che &egrave; lo stesso che aspirare a Dio: ed anche, come dice S. Bonaventura, perch&eacute;, siccome respirando ricaviamo e tramandiamo senza alcun altro atto deliberato il fiato, dalla parte pi&ugrave; intima del nostro corpo, cos&igrave; con gran prestezza e alle volte senza deliberazione, o quasi senza essa, caviamo questi accesi desideri dall&#39;intimo del nostro cuore. Queste aspirazioni e questi desideri vengono dall&#39;uomo espressi con certe brevi e frequenti orazioni che chiamano giaculatorie; perch&eacute; sono come certi dardi e saette infocate che escono dal cuore e in un punto si lanciano e drizzano a Dio (S. AUG. Epist. 130 ad probam, c. 10).

	Usavano assai queste orazioni quei monaci dell&#39;Egitto come dice Cassiano, &laquo;brevi s&igrave;, ma frequentissime&raquo; (CASSIAN. De coenob. inst. l. 2, c. 10); e le stimavano e ne facevano gran conto; s&igrave; perch&eacute;, brevi come sono, non stancano il capo; s&igrave; anche perch&eacute; si fanno con fervore e con spirito elevato, e in un punto si trovano nel cospetto di Dio; e cos&igrave; non danno tempo al demonio di frastornare colui che le fa, n&eacute; di mettergli nel cuore impedimento alcuno. Dice S. Agostino certe parole degne di considerazione per tutti quelli che fanno professione d&#39;orazione; le quali mostrano l&#39;utilit&agrave; di queste giaculatorie, che servono acciocch&eacute; quella vigilante e viva attenzione, che &egrave; necessaria per orare colla dovuta riverenza e rispetto, non si vada rimettendo e perdendo, come suole avvenire nell&#39;orazione lunga (S. AUG. Loc. cit.). Ora con queste orazioni giaculatorie procuravano quei santi monaci di star sempre in questo esercizio, alzando molto spesso il cuore a Dio e trattando e conversando con lui.
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<dc:date>2012-01-21T17:59:00+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
</item>

<item>
<title>In cosa consiste l'esercizio della presenza di Dio</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=913</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

	***

	CAPO II. In che cosa consiste quest&#39;esercizio di camminar sempre alla presenza di Dio

	&nbsp;

	* * *

	1. Consiste in un atto di fede viva.
	2. Similitudini espressive dell&#39;immensit&agrave; di Dio manchevoli.&nbsp;
	3. Non sempre sono a proposito le immaginazioni fantastiche.
	4. Cautela perci&ograve; da usare.
	5. Basta un atto di fede viva.

	* * *

	1. Per poter noi cavar maggior frutto da quest&#39;esercizio bisogna che dichiariamo in che cosa consiste. In due punti consiste, cio&egrave; in due atti, l&#39;uno dell&#39;intelletto, l&#39;altro della volont&agrave;. Il primo atto &egrave; dell&#39;intelletto, poich&eacute; questo sempre si ricerca e si presuppone per qualsivoglia atto della volont&agrave;, siccome insegna la filosofia. La prima cosa dunque ha da essere il considerare coll&#39;intelletto che Dio &egrave; qui e in ogni luogo, che riempie tutto il mondo e che sta tutto in tutto, e tutto in qualsivoglia parte di esso e tutto in qualsivoglia creatura, per piccola che sia. Su questo si ha a fare un atto di fede, perch&eacute; questa &egrave; una verit&agrave; che la fede ci propone da credere. &laquo;Poich&eacute; egli non &egrave; lungi da ciascuno di noi: perocch&egrave; in Lui viviamo e ci moviamo e siamo&raquo; (Act. 17, 27-28) dice l&#39;Apostolo S. Paolo. Non avete da immaginarvi Dio come lontano da voi, o come fuori di voi; perch&eacute; &egrave; dentro di voi. S. Agostino (S. AUG. Conf. l. 10, c. 17) dice di se medesimo: Signore, io cercava fuori di me quello che avevo dentro di me. Dentro di voi sta egli pi&ugrave; presente, pi&ugrave; intimo e pi&ugrave; intrinseco &egrave; Dio in me, che non sono io stesso. In esso viviamo, ci moviamo e abbiamo l&#39;essere: egli &egrave; quegli che d&agrave; vita a tutto quello che vive; &egrave; quegli che d&agrave; forza a tutto quello che opera; &egrave; quegli che d&agrave; l&#39;essere a tutto quello che &egrave;. E se egli non stesse presente, mantenendo tutte le cose, tutte lascerebbero d&#39;essere e si ridurrebbero al niente. Considera dunque che sei tutto pieno di Dio e circondato da Dio, e che stai come nuotando in Dio. Quelle parole: &laquo;Della gloria a di Lui sono pieni i cieli e la terra&raquo; (Isai. 6, 3), sono molto a proposito per questa considerazione.
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<dc:date>2012-01-14T10:42:49+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>L'esercizio della presenza di Dio</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=912</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO VI. DELLA PRESENZA DI DIO

	***

	CAPO I. Dell&#39;eccellenza di questo esercizio e dei gran beni che sono in esso.

	&nbsp;

	* * *

	1. Anticipazione del cielo. 
	2. Famigliare agli antichi Patriarchi.
	3. Efficace per evitare il peccato. 
	4. Dalla sua mancanza vengono tutti i peccati. 
	6. Raccomandato dai Santi.5. E mezzo compendioso per la perfezione. 
	&nbsp;

	* * *

	1. &laquo;Cercate il Signore e fatevi forti, cercate sempre la sua faccia&raquo;, dice il profeta Davide (Ps. 104, 4). La faccia del Signore dice S. Agostino (S. AUG. Enarr. in Ps. 104, n. 3) che &egrave; la presenza del Signore; e cos&igrave; cercare la faccia del Signore sempre &egrave; camminar sempre alla presenza di Dio, volgendo il cuore a lui con desiderio e con amore. Eschio nell&#39;ultima centuria, e lo apporta anche il glorioso S. Bonaventura (S. BONAV. De exter. etc. l. 3, c. 26), dice che lo star sempre in questo esercizio della presenza di Dio &egrave; cominciare ad esser di qua beati; perch&eacute; la beatitudine dei Santi consiste in veder Dio perpetuamente, senza giammai perderlo di vista. Ora giacch&eacute; in questa vita non possiamo veder Dio chiaramente, n&eacute; com&#39;egli &egrave;, perch&eacute; questo &egrave; proprio dei beati; almeno imitiamoli nel modo nostro e secondo quello che comporta la nostra fragilit&agrave; cercando di star sempre riguardando, riverendo e amando Dio. Di maniera che, come Dio Signor nostro ci cre&ograve; per avere a stare eternamente alla sua presenza nel cielo ed ivi goderlo; cos&igrave; volle che avessimo qui in terra un ritratto e un saggio di quella beatitudine, camminando sempre alla sua presenza, contemplandolo e riverendolo sebbene all&#39;oscuro. &laquo;Vediamo adesso attraverso di uno specchio per enimma, ma allora faccia a faccia&raquo; (I Cor 13, 12). Adesso lo vediamo e contempliamo per mezzo della fede come per mezzo di uno specchio; dipoi lo vedremo alla scoperta e a faccia a faccia. Quella vista chiara, dice Isichio, &egrave; il premio e la gloria e beatitudine che aspettiamo; questa altra oscura &egrave; merito, per mezzo del quale abbiamo da arrivare a conseguir quella. Ma in fine al modo nostro imitiamo i Beati, procurando di non perdere mai Dio di vista nelle nostre operazioni, come gli angeli santi, i quali sono mandati per nostro aiuto, per nostra custodia e nostra difesa, si occupano in tal maniera in questi ministeri in pro nostro che mai non perdono Dio di vista; come disse l&#39;angelo Raffaele a Tobia: &laquo;Sembrava veramente che io mangiassi e bevessi con voi: ma io mi valgo di un cibo e di una bevanda che non possono essere veduti dagli uomini&raquo; (Tob. 12, 19). Stanno gli angeli santi del continuo come nutrendosi e sostentandosi di Dio. &laquo;Vedono sempre il volto del Padre mio, che &egrave;. nei cieli&raquo; (Matth. 18, 10), cos&igrave; noi, dice Ges&ugrave;; sebbene mangiamo, beviamo, trattiamo e negoziamo cogli uomini, e pare che ci occupiamo e tratteniamo in questo; abbiamo nondimeno da procurare che non sia questo il nostro cibo n&eacute; il nostro trattenimento, ma un altro invisibile che gli uomini non vedono; cio&egrave; lo star sempre riguardando ed amando Dio e facendo la sua santissima volont&agrave;.
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<dc:date>2011-12-28T16:27:00+01:00</dc:date>
<dc:creator>Inserito da admin</dc:creator>
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<item>
<title>La lettura spirituale</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=911</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO V. DELL&#39;ORAZIONE

	***

	CAPO XXVIII. Della lettura spirituale: quanto sia importante e d&#39;alcuni mezzi che ci aiuteranno a farla bene e utilmente

	&nbsp;

	* * *

	1. E&rsquo; gran mezzo per il nostro profitto. 
	2. E&rsquo; prescritta da tutti i fondatori di religioni. 
	3. In essa Dio parla a noi. 
	4. E&rsquo; una lettera spedita dal cielo. 
	5. E&rsquo; specchio in cui contemplare il nostro interno. 
	6. Come farlo. 
	7. E&#39; sorella della meditazione. 
	8. Non ha da essere studio. 
	9. N&eacute; troppe cose, n&eacute; troppo sottili. 
	10. Tenere a mente quanto si legge. 
	11. Prima di leggere alzare la mente a Dio. 
	12. Suoi vantaggi sopra la predica. 
	13. Conversione di S. Agostino.

	* * *

	1. La lettura spirituale &egrave; sorella della meditazione e grande aiutatrice di essa; onde l&#39;Apostolo S. Paolo consiglia Timoteo, suo discepolo, che attenda ad essa: &laquo;Attendi alla lettura&raquo; (I Tim 4, 13). &Egrave; di tanta importanza questa lettura spirituale per quelli che fanno professione di servire a Dio, che S. Atanasio (S. ATHAN. in exhort. ad monach.), in un&#39;esortazione che fa ai religiosi dice: Non vedrai nessuno che davvero attenda al suo profitto, il quale non sia dato alla lettura spirituale; e se alcuno la lascer&agrave;, ci&ograve; presto ancora si conoscer&agrave; dal vederlo nel profitto suo a scapitare. S. Girolamo, nell&#39;epistola ad Eustochia, esortandola assai a darsi a questa sacra lettura, le dice: &laquo;Prendati il sonno mentre leggi, e quando vinta dal sonno ti cadr&agrave; il capo, ti cada questo sopra del libro santo&raquo; (S. HIER. Ep. ad Eustoch. n. 17). Tutti i Santi commendano grandemente questa lettura spirituale; e ben ci mostra l&#39;esperienza di quanto giovamento ella sia; poich&eacute; abbiamo le storie piene di conversioni grandi, che il Signore ha operate per questa strada.

	2. Per esser questa lettura un mezzo tanto principale e tanto importante pel nostro profitto, gli istitutori delle religioni, fondati sulla dottrina dell&#39;Apostolo e sull&#39;autorit&agrave; ed esperienza dei Santi, vennero ad ordinare che i loro religiosi si &egrave;sercitassero ogni giorno nella lettura spirituale. Umberto dice di S. Benedetto, che ordin&ograve; che ogni giorno vi fosse tempo assegnato a questa lettura, e insieme ordin&ograve; che nel tempo di farla due dei monaci pi&ugrave; antichi andassero visitando il monastero, per vedere se qualcuno la lasciava, o l&#39;impediva agli altri. Dal che si pu&ograve; vedere quanto conto egli ne facesse. Al tempo stesso si pu&ograve; ancora da ci&ograve; vedere che queste visite, che qui nella religione si sogliono fare ogni giorno per gli esercizi spirituali, sono fondate nella dottrina e nella costumanza dei Santi antichi. Per la prima e per la seconda volta comandava il Santo che quel tale, il quale fosse trovato manchevole in questo, venisse corretto piacevolmente; ma che se non si emendava, fosse corretto e penitenziato di tal maniera, che gli altri ne concepissero timore e terrore.

	Nella Compagnia abbiamo particolar regola per questa lettura spirituale, la quale dice cos&igrave;: &laquo;Ciascuno dia ogni giorno con ogni diligenza nel Signore ai due esami di coscienza, orazione, meditazione e lettura quel tempo che gli sar&agrave; ordinato&raquo; (Reg. 1, comm, Epit. 182, &sect; 1). E il Superiore e il prefetto delle cose spirituali tengono cura che ciascuno deputi sempre a ci&ograve; qualche tempo. Per esser questo uno dei mezzi principali che abbiamo pel nostro profitto, e che ogni giorno usiamo, e per essere tanto proprio di tutti quelli che attendono a virt&ugrave; e perfezione, diremo qui alcune cose che aiuteranno a praticarlo con maggior frutto.
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<title>Meditazione: avvertimenti per ricavare maggior frutto</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=910</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO V. DELL&#39;ORAZIONE

	***

	CAPO XXV. Quanto convenga pigliare alcuni tempi straordinari per darsi pi&ugrave; all&#39;orazione

	* * *

	CAPO XXVII. Di alcuni avvertimenti che ci aiuteranno a cavar maggior frutto da questi esercizi spirituali.

	&nbsp;

	&nbsp;

	* * *

	1. Prefiggersi il frutto. 

	2. Dopo l&#39;orazione fare la riflessione.

	3. Scrivere i lumi dell&#39;orazione.

	* * *

	&nbsp;

	1. Per profittar pi&ugrave; con questi esercizi spirituali e per cavar da essi il frutto di cui abbiamo parlato, bisogna avvertire per la prima cosa, come abbiamo detto di Sopra, che come quando uno va a far orazione? non solo ha da portar preveduti i punti che ha da meditare nell&#39;orazione, ma anche il frutto che ha da cavar da essa; cos&igrave; ancora colui che ha da far gli esercizi deve portar preveduto in particolare quello che ha da cavar da essi, in questo modo: che prima di ritirarsi a farli, ha da considerare e trattar con se stesso molto posatamente e con molta attenzione, qual sia la maggior necessit&agrave; spirituale ch&#39;egli abbia; qual sia la cosa alla quale la sua viziosa natura, o le sue passioni, o il cattivo costume pi&ugrave; lo facciano inchinare; che cosa &egrave; quella che fa maggior guerra all&#39;anima sua; che cosa &egrave; in lui della quale si possono offendere e scandalizzare i suoi fratelli; e questo &egrave; quello che ha da mettersi avanti gli occhi, e l&#39;emendazione di questo ha da essere il frutto che si ha da prefiggere di cavare dagli esercizi. Questa &egrave; molto buona preparazione per entrare negli esercizi.

	Onde bisogna avvertire, che quando uno si ritira a far gli esercizi, non si ha egli a prefiggere di avere a fare molto alta orazione; n&eacute; s&#39;ha da pensare che per ritirarsi e per rinchiudersi in essi sia subito per avere una grande introduzione nel trattar con Dio e molta quiete &eacute; attenzione; perch&eacute; potr&agrave; essere che abbia pi&ugrave; distrazioni, maggiore inquietudine e maggiori tentazioni che quando attendeva agli uffizi e ai ministeri suoi esteriori; ma ha da mettersi in mente di cavar da essi quel che abbiamo detto, e in ci&ograve; risolversi molto davvero. Se ne cava questo, avr&agrave; fatto buoni esercizi, ancora che non abbia quella divozione che desiderava: e se non ne cava questo, ancor che dal principio sino al fine si liquefaccia in lagrime e in divozione, non avr&agrave; fatto buoni esercizi; perch&eacute; non &egrave; questo il fine di essi, ma quell&#39;altro che abbiamo accennato.
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<dc:date>2011-12-11T23:37:04+01:00</dc:date>
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<title>Meditazione: frutto da ricavare da questi esercizi</title>
<link>http://www.floscarmeli.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=909</link>
<description><![CDATA[
	Esercizio di perfezione e di cristiane virt&ugrave;
	composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J. 

	***

	TRATTATO V. DELL&#39;ORAZIONE

	***

	CAPO XXV. Quanto convenga pigliare alcuni tempi straordinari per darsi pi&ugrave; all&#39;orazione

	* * *

	CAPO XXVI. Del frutto che abbiamo da cavare da questi esercizi.

	* * *

	1. Migliorarci nelle azioni ordinarie. 

	2. Emendare i nostri difetti pi&ugrave; abituali. 

	3. Uscirne cambiati. 

	4. Acquistare qualche particolare virt&ugrave;.

	* * *

	&nbsp;

	1. In tre cose principalmente abbiamo da metter gli occhi, affine di cavarle per frutto dagli esercizi. La prima &egrave; rinnovarci in quelle cose ordinarie che facciamo ogni giorno e perfezionarci in esse; perch&eacute; tutto il nostro profitto e la nostra perfezione consiste nel far queste cose ordinarie ben fatte, come abbiamo detto a suo luogo. N&eacute; si pensi alcuno, che il far gli esercizi sia per starcene ivi ritirati otto o dieci giorni, e per far orazione per molto tempo. Non &egrave; per questo che si fanno gli esercizi; ma perch&eacute; l&#39;uomo abbia da uscir da essi con aver preso un buon abito a far meglio la sua orazione e a osservar le addizioni e i documenti che si danno per farla come si deve; con aver preso un buon abito a far bene i suoi esami, a udire o dir bene la santa Messa e l&#39;ufficio divino, a far con frutto la lettura spirituale; e cos&igrave; di tutto il resto. Per questo effetto si disoccupa uno per quel tempo dalle altre occupazioni, per attuarsi e per esercitarsi in far bene queste cose, acciocch&eacute; cos&igrave; esca fuori rinnovato e avvezzo a farle poi in quel modo in cui le ha fatte in quel tempo.

	E cos&igrave; dice il nostro Santo Padre che in tutto il tempo che dureranno gli esercizi si faccia l&#39;esame particolare sopra l&#39;osservanza delle addizioni e sopra il far con diligenza ed esattezza gli esercizi spirituali, notando i mancamenti che si faranno circa l&#39;uno e l&#39;altro, acciocch&eacute; la persona resti abituata e avvezza a fare per l&#39;avvenire tutte queste cose molto bene. E replica questo molte volte, come quegli che ben conosceva la grande utilit&agrave; che ne pu&ograve; provenire. E non solamente circa gli esercizI spirituali, che &egrave; la cosa principale e quel che ha da dar forza e spirito a tutto il resto; ma circa tutti gli altri esercizi ed occupazioni esteriori ha da uscir uno dagli esercizi molto approfittato, cavando da essi lena per far meglio per l&#39;avvenire il suo ufficio e i suoi ministeri, e per osservare meglio le sue regole. Di maniera, che il frutto degli esercizi non &egrave; per quei giorni soli, ma principalmente per dopo. Onde quando uno esce dagli esercizi si ha da vedere il frutto di essi nelle opere ed azioni sue.

	&nbsp;
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<dc:date>2011-12-05T20:59:01+01:00</dc:date>
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