Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XIII. Di tre altri mezzi che ci aiuteranno a camminare avanti nella virtù.

 

 

1. Considerare i più virtuosi.
2. È facile a farsi nella religione.
3. Obbligo del buon esempio a quei di casa.
4. Vantaggi.
5. Danni del contrario.
6. Obbligo del buon esempio a quei di fuori.

 


1. San Basilio dà un mezzo molto buono per far gran profitto, e lo danno comunemente i Santi: che teniamo cioè volti gli occhi ai migliori e a quelli che più virtuosi si mostrano e più risplendono in virtù, procurando d'imitarli. Il medesimo consigliava S. Antonio abate, e diceva che il religioso deve, come la buona ape, andar cogliendo il meglio dei loro fiori da tutti, per fare il suo miele; da uno apprendere la modestia, da un altro il silenzio, da un altro la pazienza, da un altro l'ubbidienza, da un altro l'indifferenza e rassegnazione. In ciascuno abbiamo a riguardare quella cosa, nella quale più spicca, per imitarlo. Così leggiamo che faceva egli stesso, e con questo arrivò ad essere sì gran santo (S. BASIL. De renunt. saec. et de perf. spir. n. 9; CASSIOD. De coenob. inst. l. 5, c. 4; S. ATHAN. In Vita S. Ant.; S. DOR. Doctr. 16, n. 2-3).

 

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XII. Che ci aiuterà grandemente all'acquisto della perfezione il non fare mancamenti apposta. né allentar nel fervore.


1. Fragilità e trascuratezza.
2. Costanza nel progredire.
3. E più facile conservare il fervore che ricuperarlo
4. Tiepidi e ferventi.


1. Ci aiuterà anche grandemente a crescere in virtù e perfezione il procurare di non far mancamenti apposta. Due sorte vi sono di mancamenti e di colpe veniali. Alcune, nelle quali incorrono i timorati di Dio per fragilità, o per ignoranza, o per inavvertenza, benché con qualche trascuraggine e negligenza; e queste, come per esperienza lo provano i servi di Dio e quelli che avanti di lui procedono con spirito di verità, non cagionano in loro inquietudine, ma umiltà; né s'accorgono che per esse il Signore torca loro il viso; anzi sperimentano un nuovo favore del Signore e un nuovo spirito con l'umile ricorso, che per cagion di esse a lui fanno.

Vi sono invece altri mancamenti e altre colpe, che avvertentemente ed apposta commettono le persone tiepide e rimesse nel servizio di Dio: e queste impediscono grandi beni, che riceveremmo se non le commettessimo. Per questo il Signore ci torce molte volte il viso nell'orazione e lascia di farci molti favori. Onde se vogliamo avanzarci, e che il Signore ci faccia molte grazie, procuriamo di non far mancamenti e di non commettere colpe simili apposta. Bastino quelle che commettiamo per nostra ignoranza e inavvertenza, senza che andiamo aggiungendovene delle altre. Bastino le distrazioni che abbiamo nell'orazione per l'incostanza della nostra immaginazione, senza che da noi stessi ci andiamo distraendo volontariamente ed apposta. Bastino i mancamenti, che per nostra debolezza e fragilità commettiamo nell'osservanza delle regole, senza che le trasgrediamo avvertentemente.

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TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XI. Che non abbiamo da pigliare il negozio del nostro profitto in generale, ma in particolare: e quanto importi l'andar mettendo in esecuzione i buoni proponimenti e desideri che il Signore ci dà.


1. Discendere al particolare.
2. Mettere in pratica i buoni propositi.
3. E mezzo per ricevere nuove grazie.
4. Nessun giorno senza linea.


1. Assai ancora ci aiuterà a far profitto un mezzo, che sogliono suggerire comunemente i maestri della vita spirituale; cioè che non pigliamo questo negozio del nostro profitto in generale e in comune, ma in particolare e a parte per parte. Cassiano dice (CASS. Coll. 1, c. 2-4; M. P L. v. 49, col. 483 segg.) che l'abate Mosè, in una conferenza spirituale, domandò ai suoi monaci, che cosa intendevano con tante fatiche, con tante astinenze e vigilie, con tanta orazione e mortificazione; qual era il fine loro; e che essi risposero: il regno dei cieli. Soggiunse egli: questo è l'ultimo fine: però io non domando di questo, ma del fine immediato e particolare, nel quale avete da metter gli occhi per venir a conseguire quest'ultimo fine. Perché, come il contadino, ancorché il suo fine sia raccogliere assai grano e aver abbondantemente da vivere, impiega nondimeno tutta la sua diligenza e sollecitudine in lavorare e coltivare il terreno, e in tenerne levate l'erbe cattive, perché questo è mezzo necessario per arrivare a quel fine; e come il mercante, ancorché il suo fine sia farsi ricco, nondimeno mette ogni sua cura in considerare quali negozi e qual modo di negoziare gli sarà più a proposito per arrivare al suo fine, e su questo applica tutte le sue industrie e diligenze; così ha da fare il religioso. Non basta che dica in generale: io intendo di salvarmi; voglio essere buon religioso; desidero di essere perfetto; ma è necessario che ponga gli occhi in particolare nella passione che più lo predomina, e nella virtù che più gli manca, e che quella procuri mortificare e questa acquistare. perché in questa maniera, camminando passo passo e procedendo con diligenza e sollecitudine, ora circa una cosa ed ora circa un'altra, verrà meglio a conseguire quello che desidera. Questo è il mezzo che un certo altro padre dell'eremo diè a quel monaco, il quale, dopo essere stato molto diligente e infervorato, allentò negli esercizi spirituali e si ridusse a grande tiepidezza. E desiderando egli di ritornare al suo pristino stato, ma trovando serrata la strada e parendo gli cosa molto difficile, non sapeva da che banda incominciare. E quel padre lo consolò e gli fece buon animo con quella parabola, o esempio, di colui che mandò il suo figliuolo a nettare la possessione, che era piena di spine e di sterpi; ma il figliuolo, vedendo che vi era troppo che fare, si perdé d'animo e si pose a dormire, senza far cosa alcuna né un giorno né l'altro. Onde il padre gli disse: figliuolo, tu non hai da mirare né da apprendere tutto insieme ciò che vi è da faticare, ma ogni giorno far qualche cosa, quanto basta a tenere occupate le braccia di un uomo. Così fece egli, e in questo modo tra poco tempo restò netta tutta la possessione.

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CAPO X. Di un'altra ragione principale, per la quale c'importa grandemente il far conto delle cose piccole.

1. Grazia sufficiente e grazia efficace.
2. Questa è data a chi è liberale con Dio.
3. Chi sarà tale?
4. Come un peccato possa essere castigo di un altro peccato.
5. Modo di meritare gli aiuti speciali di Dio.
6. Fedele nel poco, fedele anche nel molto.

 

1. Importa anche grandemente il far conto delle cose piccole per un'altra ragione molto principale, ed è che, se noi siamo trascurati e negligenti nelle cose piccole e facciamo poco conto di esse, abbiamo molto da temere che per questo Dio non ci neghi i suoi particolari e speciali aiuti e grazie, sì per resistere alle tentazioni e per non cadere in peccato, come per acquistar la virtù e perfezione che desideriamo; e che quindi non veniamo a cadere in un gran male.

Per meglio intender questo, bisogna presupporre una molto buona teologia, che c'insegna l'Apostolo S. Paolo, scrivendo a quei di Corinto, che Dio Nostro Signore non nega mai ad alcuno l'aiuto e soccorso soprannaturale, che è necessario e sufficiente, acciocché, volendo egli, non sia vinto dalla tentazione, ma possa resistere e restar vittorioso. «Fedele è Dio, il quale non permetterà che voi siate tentati oltre il vostro potere, ma darà colla tentazione lo scampo, affinché la possiate sostenere » (I Cor 10, 13). È fedele Dio, dice l'Apostolo, e potete star ben sicuri che egli non permetterà mai che siate tentati più di quello che potete sopportare; e se vi aggiungerà maggiori travagli e verranno maggiori tentazioni, aggiungerà anche maggior aiuto e favore, acciocché ne possiate uscire non solo senza nocumento, ma con molta utilità e vantaggio.

Vi è però un altro aiuto e soccorso di Dio più speciale e particolare, senza il quale potrebbe bensì uno resistere e vincere la tentazione, se si valesse, come deve, del primo aiuto soprannaturale di Dio, che è più generale; ma molte volte non resisterà uno alla tentazione con quel primo aiuto, se Dio non gli dà quest'altro più particolare e speciale. E questo non perché egli non possa, ma perché non vuole; ché se volesse, potrebbe bene con quel primo aiuto resistere; poiché è sufficiente per tal effetto, se egli se ne valesse come deve. E così allora il cadere e l'esser vinto dalla tentazione sarà per colpa sua, perché cadrà di sua propria volontà; e se Dio gli desse allora quest'altro aiuto speciale, non cadrebbe.

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CAPO IX. Quanto importi il far conto delle cose piccole e non disprezzarle.1. Non disprezzare le cose piccole.
2. Dal poco si passa al molto. Similitudine.
3. Il demonio comincia da piccole tentazioni.
4. Temere le piccole cose. Similitudine.
5. Rimedio.

 

 

1. «Chi le piccole cose disprezza, a poco a poco andrà in rovina» (Eccli. 19, 1). Questo è un punto di grande importanza specialmente per quelli che trattano di perfezione; perché le cose maggiori per se stesse si raccomandano, ma nelle minori siamo soliti a trascurarci più facilmente ed a farne poco conto, parendoci che ve ne sia poco di bisogno e che importino poco. E questo è un grandissimo inganno, perché importano moltissimo. Onde lo Spirito Santo, per mezzo del Savio, in queste parole ci avverte di guardarci da questo pericolo, perché colui che sprezza le cose piccole e non fa conto d'esse, a poco a poco viene a cader nelle grandi. Dovrebbe esser bastante questa ragione a persuaderci e a metterci paura, essendo ragione ed avvertimento dello Spirito Santo.

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CAPO VIII. Che aiuta grandemente ad acquistare la perfezione il metter gli occhi in cose alte ed egregie.
1. Aver la mira ad alte cose.
2. Pericolo del contrario
3. perché l'amor di Dio è il primo comandamento.
4. Ad alte cose mirano i ferventi, a basse i tiepidi.
5. Ma questi quanto sono ignobili.
6. Mezzi: desiderare cose egregie.
7. Eccitarci a questo vicendevolmente.
8. Leggere vite di Santi.
 
   1. Ci aiuterà anche grandemente ad approfittare e ad acquistare la perfezione il porre sempre gli occhi in cose alte e di molta virtù, secondo quello che ci consiglia l'Apostolo S. Paolo, scrivendo a quelli di Corinto: «Aspirate perciò ai doni migliori: anzi vi insegno una via più sublime» (I Cor 12, 31). Date mano a cose e imprese grandi ed eccellenti. Questo mezzo è di grande importanza, perché è necessario che andiamo molto in là coi nostri disegni e desideri, per poter con l'operazione arrivare almeno a quel che è ragionevole e conveniente. S'intenderà bene quel che vogliamo dire e l'importanza e necessità di questo mezzo con una simili tu dine materiale. Quando si tira al bersaglio bisogna, per dar nel centro, pigliar la mira più in su del centro medesimo, perché il proiettile è tirato al basso verso il centro di gravità. E questo tanto più, quando si tirasse con un arco allentato. Ora noi siamo appunto come l'arco, o la balestra lenta: siamo tanto snervati e deboli, che per arrivare a dar nel segno abbiamo bisogno di pigliar la mira molto più alta.
   Diventò l'uomo tanto miserabile per il peccato, che per arrivare ad una mediocrità nella virtù è necessario che coi proponimenti e coi desideri passi molto più oltre. Dice colui: lo non pretendo altro, che non commettere peccato mortale; non voglio maggior perfezione. Ho gran paura che né anche sin là arriverai, perché è lenta la balestra. Se tu prendessi la mira più alta, potrebbe essere che vi arrivassi; ma non pigliandola con vantaggio, temo che andrai a cogliere molto al disotto: stai in gran pericolo di cadere in peccato mortale. Il religioso che intende di osservare non solo i precetti di Dio, ma anche i consigli, e di guardarsi non solo dai peccati mortali, ma anche dai veniali pienamente deliberati e dalle imperfezioni, cammina per la buona strada, per non cadere in peccato mortale; perché ha presa la mira molto più alta: e quando, per sua fragilità e debolezza, non arrivi ove ha proposto di arrivare e venga a coglier più basso, mancherà unicamente in una cosa di consiglio, in una piccola regola, o cadrà in una imperfezione o in qualche peccato veniale. Ma quell'altro, il quale pigliò la mira a non commettere peccato mortale, quando gli fallirà il colpo, per esser l'arco e la balestra lenta, cadrà in qualche peccato mortale. E però vediamo, i mondani cascare e giacere in tanti peccati mortali, e i buoni religiosi, per bontà del Signore, tanto liberi e lontani da essi.
   E questo è uno dei grandi beni, che abbiamo nella religione e per il quale dobbiamo rendere molte grazie al Signore, che ci ha condotti ad essa. E quando non vi fosse nella religione altro bene che questo, basterebbe per vivere con grande consolazione e contentezza, e per riputar grande grazia e beneficio del Signore l'averci tirati ad essa: perché qui confido che passeremo tutta la vita senza cadere in peccato mortale; che se ce ne fossimo restati nel mondo, forse non saremmo stati un anno, né un mese, né per avventura una settimana senza cadervi.

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CAPO VII. Che aiuta grandemente ad acquistar la perfezione il dimenticarsi l'uomo del bene passato e metter l'occhio in quello che gli manca.
 
1. Sempre più santi!
2. Mezzi: guardare non il già fatto, ma quel che manca.
3. Il primo ci fa superbi e ignavi.
4. Il secondo solleciti.
5, Esempi del viandante, del corridore.
6. Del musicante.
7. Utilità che ne caveremo.
8. L'abate Pambo e S. Francesco Saverio.
 
   1. «Chi è giusto si faccia tuttora più giusto, e chi è santo tuttora si santifichi» (Apoc. 22, 11). S. Girolamo e S. Beda sopra quelle parole del S. Vangelo: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno satollati» (Matth, 5, 6), dicono: «Chiaramente c'insegna Cristo nostro Redentore in queste parole, che non abbiamo mai da pénsare, che ci basti di giustizia quel che abbiamo; ma che ogni giorno abbiamo da procurare di diventar migliori» (S. HIERON. in S. Matth. 5, 6; S. BEDA, Hom, l. 3; Hom. 69). Questo è, quello che c'insegna l'Apostolo ed evangelista S. Giovanni nelle parole proposte.
 
   2. L'Apostolo S. Paolo, scrivendo ai Filippesi, ci dà un mezzo molto a proposito per quest'effetto, del quale dice che egli si valeva: «Io, fratelli, non mi credo di aver toccato la meta. Ma questo solo, che dimentico di quel che ho dietro le spalle, e stendendomi verso le cose che mi stanno davanti, mi avanzo verso il segno, verso il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù» (Philipp. 3, 13. 14). Qui l'Apostolo dice, che non si tiene per perfetto; chi dunque si potrà tenere per tale? Io, dice, non mi penso d'aver acquistata la perfezione; procuro però di affrettarmi per acquistarla. E che cosa fate, o santo Apostolo, per arrivarvi? Sai che fo? mi dimentico delle cose passate e mi metto avanti gli occhi quel che mi manca; verso quello mi volgo con ogni sforzo, facendomi animo e procurando di arrivare alla meta del sospirato conseguimento.
   Tutti i Santi commendano grandemente questo mezzo, ed anche per questo stesso che è mezzo dato e praticato dall'Apostolo. Dice S. Girolamo: «Chiunque è santo, ogni giorno si protende verso quello che gli sta innanzi e si dimentica di quello che si lascia dietro». Il che vuoI dire che chiunque vuoI farsi santo deve scordarsi del bene che ha già fatto e farsi coraggio per arrivare a quello che gli manca. «È felice, soggiunge il Santo, colui che ogni giorno va profittando nella virtù». E chi è costui? Sai chi? E colui «che non considera che cosa ha fatto ieri, ma che cosa deve far oggi per fare profitto» e camminare avanti nella virtù (S. HIERON. Sup. Ps. 83).

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CAPO VI. Si dichiara come il non camminare avanti è un tornare indietro. 
1. Non andare avanti è tornare indietro.
2. Lo prova la ragione e l'autorità.
3. Similitudine della corrente.
4. Si manca al proprio dovere.
5. E un gran male. Similitudini.
 
  
1. È sentenza comune di tutti i Santi: «Nella via del Signore il non camminare avanti è tornare indietro». Questa cosa dichiareremo qui, e ci servirà d'un mezzo molto buono per animarci a far progresso nella perfezione. Poiché, chi è colui che voglia tornare indietro da quel che ha cominciato specialmente vedendo che ha contro di sé la sentenza del Salvatore nel Vangelo: «Nessuno che, dopo aver messo mano all'aratro, volga indietro lo sguardo, è buono pel regno di Dio» (Luc. 9, 62). Colui che ha posto mano all'aratro e ha cominciato a camminare per la via della perfezione, se riguarda indietro, non è atto pel regno dei cieli. Sono parole queste che ci dovrebbero far tremare. S. Agostino dice: «Tanto non torniamo addietro, quanto ci sforziamo di camminare avanti, e subito che cominciamo a fermarci, torniamo indietro» (Epist. Pelagii ad Demetr. c. 27). Sicché se vogliamo non tornar indietro, è necessario che sempre camminiamo e procuriamo d'andar innanzi.

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CAPO V. Che è gran segno di essere in grazia di Dio il vivere con desiderio d'andar crescendo e facendo progresso nella perfezione.
1. Desiderio della perfezione segno d'essere in grazia di Dio.
2. Timore del contrario, mitigato da questo desiderio.
3. I fervorosi avanzano, i tiepidi indietreggiano.
 

1. Per animarci maggiormente ad aver grande desiderio del nostro profitto e fame e sete di far progresso nella virtù e di piacer ogni giorno più al Signore, e per usar in ciò maggior diligenza e sollecitudine, ci aiuterà una cosa molto principale e di grande consolazione; ed è, che uno dei maggiori e più certi contrassegni che si hanno di abitar Dio in un'anima e di star ella bene con Dio è questo, l'avere un tal desiderio e una tale fame e sete. Così dice S. Bernardo: «Non v'è maggior contrassegno né più certa testimonianza della presenza di Dio in un'anima, che l'aver ella un gran desiderio di maggior virtù, di maggior grazia e di maggior perfezione» (Ser. de S. Andrea, n. 4). E il Santo lo prova; perché lo stesso Dio lo dice per mezzo del Savio: «Coloro che mi mangiano hanno sempre fame; e coloro che mi bevono hanno sempre sete» (Eccli. 24, 29). Se hai fame e sete delle cose spirituali e di Dio, rallegrati; ché questo è contrassegno e testimonianza molto grande che Iddio abita nell'anima tua: egli è quegli che ti cagiona questa fame e questa sete; hai trovata la vena di questo divino tesoro, e questo stesso n'è il segno, poiché così bene la seguiti. Come il cane da caccia va lento e pigro quando non ha ancora trovata la traccia della fiera; ma dopo che l'ha sentita, si accende e con grande velocità corre cercando in questa parte e in quella quel che ha fiutato, né si ferma fino a tanto che non l'abbia trovato; così anche colui che davvero ha odorata quella divina soavità, corre all'odore di questo prezioso unguento: «Traimi tu dietro a te: correremo noi all'odore dei tuoi profumi» (Cant. 1 3). Dio, che sta dentro di te, ti tira dietro a sé. E se non senti in te questa fame e sete, temi che ciò non avvenga forse perché non dimori Dio nel tuo cuore: ché questa proprietà hanno le cose spirituali e di Dio, come già abbiamo sentito da S. Gregorio, che quando non le abbiamo, allora non le amiamo, né le desideriamo, né ci curiamo punto di esse.

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CAPO IV. Che quanto più uno si dà alle cose spirituali, tanto maggior fame e desiderio ha di esse.
 1. Come ci contentano i beni spirituali.
2. Diversità coi beni temporali.
3. Come tolgono e accrescono fame e sete.

1. «Coloro che mi mangiano hanno sempre fame; e coloro che mi bevono hanno sempre sete» (Eccli, 24, 29) dice lo Spirito Santo, parlando della Sapienza divina. S. Gregorio (S. GREG. Homilia 36 sup. Evang. n. 1) dice, che fra i beni e diletti del corpo e quelli dello spirito v'è questa differenza: che quelli, quando non li abbiamo, cagionano grande appetito e desiderio di sé; ma conseguiti che li abbiamo, non istimiamo niente ciò che si è acquistato. Desidera uno colà nel mondo un uffizio, una cattedra; e subito che l'ha avuta, non istima niente quella cosa e volge l'occhio ad un'altra maggiore, come ad aver un canonicato, o un ufficio di uditore: e conseguito questo, subito se ne infastidisce e comincia a desiderare un'altra cosa più eminente, come un posto nel consiglio reale, e poi un vescovato: e né anche quivi sta contento, ma subito mette l'occhio in qualche altra cosa maggiore, non istimando né tenendosi contento di quel che ha avuto. Ma nelle cose spirituali è tutto al rovescio; ché quando non le abbiamo, allora ci cagionano fastidio e abbiamo renitenza ad esse: e quando le abbiamo e possediamo, allora le stimiamo più ed abbiamo di esse maggior desiderio; e tanto più, quanto più le gustiamo. Ne rende S. Gregorio la ragione di questa differenza; perché quando conseguiamo ed abbiamo i beni e diletti temporali, allora conosciamo meglio l'insufficienza ed imperfezione loro; e vedendo che non ci saziano, né ci soddisfano, né danno la contentezza che pensavamo, stimiamo poco quel che abbiamo conseguito e restiamo con sete e desiderio d'altra cosa maggiore, pensando di trovar in essa il contento che desideravamo. Ma c'inganniamo, perché lo stesso sarà dopo conseguita questa e quell'altra cosa; e nessuna cosa di questo mondo ci potrà mai saziare: ché questo è quello che disse Cristo nostro Redentore alla Samaritana: «Tutti quelli che bevono di quest'acqua, torneranno ad aver sete» (IO. 4, 18). Bevi quanto tu vuoi di quest'acqua di qua, che da lì a poco tornerai subito ad aver sete. L'acqua dei gusti e diletti che dà il mondo, non può saziare né soddisfare la nostra sete; ma i beni e diletti spirituali, quando si posseggono, allora sì che si amano e si desiderano maggiormente; perché allora si conosce meglio il prezzo e la valuta loro: e quanto più perfettamente li possederemo, tanto maggior fame e sete ne avremo. Quando uno non ha provate le cose spirituali, né ha cominciato a gustarle, non è gran cosa, dice S. Gregorio, che non le desideri. «Chi infatti, dice egli, può amare e desiderare quello che non conosce», né ha provato che sapore abbia? Perciò dice l'Apostolo S. Pietro: «Se pure avete gustato come è dolce il Signore» (I Pet. 2, 3); e il Salmista: «Gustate e fate esperienza come soave sia il Signore» (Ps. 33, 8); perché subito che comincerete a gustar di Dio e delle cose spirituali, troverete in quelle tanta dolcezza e soavità, da rimanerne sempre più presi. Or questo è quello che, per bocca del Savio, dice la divina Sapienza con queste parole: Chi di me mangerà e beverà, quanto più ne mangerà, tanto ne avrà più fame, e quanto più ne beverà, tanto più ne avrà sete. Quanto più vi darete alle cose spirituali e di Dio, tanto maggior fame e sete avrete di esse.


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CAPO III. Che l'aver gran desiderio del nostro profitto è un mezzo molto principale ed una disposizione assai grande per ricever grazie dal Signore.
 
1. Desiderio della perfezione, fonte di grazie.
2. Prove della Scrittura.
3. Velleità della perfezione, cosa inutile.
4. Dannosa.
 
 1. Grandemente ancora c'importa l'aver questo desiderio e questa fame e sete del nostro profitto; perché questa è una delle migliori disposizioni ed uno dei principali mezzi che possiamo mettere dal canto nostro per ricevere dal Signore la virtù e perfezione che desideriamo. Così dice S. Ambrogio: «Quando uno ha gran desiderio del suo profitto e di crescere nella virtù e nella perfezione, Dio gusta tanto di questo, che lo arricchisce e lo riempie di bene e di grazie» (S. AMBROS. Serm. 3 sup. Ps. 118). E apporta a questo proposito quel che disse la sacratissima Vergine nel suo Cantico: «Dio ha ricolmati di bene i famelici» (Luc. 1, 53). E il medesimo aveva detto prima il Salmista: «Perché Egli ha saziata l'anima sitibonda, e ha ricolmo di beni l'anima famelica» (Ps. 106, 9). Quelli che hanno tanto desiderio della virtù e della perfezione, che di essa hanno fame e sete, sono arricchiti e riempiti dal Signore di doni spirituali, perché Egli si compiace grandemente del buon desiderio del nostro cuore. Apparve a Daniele l'angelo Gabriele e gli disse, che le sue orazioni erano state esaudite sin dal principio, perché era «uomo di desideri» (Dan. 9, 23). E al re David Iddio confermò il regno per i suoi discendenti in grazia della volontà e del desiderio che ebbe di fabbricar casa e tempio al Signore. E sebbene non volle che glielo fabbricasse egli stesso, ma Salomone, suo figliuolo; gli piacque nondimeno grandemente quel desiderio, e gliene diede il premio, come se lo avesse posto in esecuzione (II Reg. 7, 12, 13, 16). Di Zaccheo poi dice il sacro Vangelo, che desiderò vedere Gesù, e dal medesimo Gesù fu veduto egli il primo, invitato si da sé il Signore e spontaneamente entratogli in casa (Luc. 19, 5).

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CAPO II.  Del desiderio ed affezione che dobbiamo avere alla virtù e alla perfezione.

 

1. Dobbiamo aver fame e sete della virtù. 

2. Ciò è misura del nostro profitto.

3. Sostegno del nostro fervore.

4. Facilita la vita religiosa.

5. Supplisce la vigilanza dei Superiori.

6. Rende facile ogni cosa.

 

   1. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia; perché saranno satollati»: dice Gesù nel Santo Vangelo (Matth. 5, 6). Giustizia, sebbene è nome particolare d'una delle quattro virtù cardinali, distinta dalle altre, è nondimeno anche nome comune d'ogni virtù e santità. La buona e virtuosa vita chiamiamo giustizia, e l'uomo santo e virtuoso diciamo che è giusto. «La giustizia degli uomini dabbene li salverà», dice il Savio (Prov 11, 6); cioè la loro santa vita li libererà. E in questo senso si piglia in molti luoghi della Scrittura. «Se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e Farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Matth. 5, 20) dice Cristo   nostro Redentore, che è quanto dire la vostra virtù, la vostra religione, la vostra santità. E nello stesso modo s'intende quel che disse il medesimo Cristo a S. Giovanni Battista, quando ricusava di battezzarlo: «Così conviene a noi d'adempire ogni giustizia» (Ibid. 3, 15); ossia, così ci conviene per dare esempio di ubbidienza, di umiltà e di ogni perfezione. In questo modo si prende ancora il nome di giustizia nelle parole presenti, colle quali intende Cristo nostro Redentore di dirci: Beati quelli.che sono tanto desiderosi ed affezionati alla virtù e alla perfezione, che hanno fame e sete di essa; perché essi rimarranno sazi, essi l'acquisteranno. E questa è una delle otto beatitudini che c'insegnò e predicò egli stesso in quel suo sublime sermone del monte. S. Girolamo sopra queste parole dice: «Non basta qualsivoglia desiderio della virtù e della perfezione; ma è necessario che di essa abbiamo fame e sete» (S. HIERON. in S. Matth. l. c); sicché possiamo dire col Profeta: «Come il cervo desidera le fontane di acqua, così te desidera, o Dio, l'anima mia» (Ps. 41, 1).

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TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

CAPO I. Della stima, e del prezzo, in che abbiamo da tenere le cose spirituali.


  1. Nel capo settimo della Sapienza dice il Savio: «Io desiderai l'intelligenza e mi fu con ceduta; invocai lo spirito di sapienza, e venne in me; e questa io preferii ai regni ed ai troni, e i tesori stimai un nulla a paragone di lei: né con essa paragonai le pietre preziose, perché tutto l'oro rispetto a lei è come un poco di arena, e l'argento sarà stimato come fango dinanzi a lei (Sap. 7, 7 segg.). La vera sapienza, nella quale abbiamo da metter l'occhio, è la perfezione; e questa consiste in unirci con Dio per amore, secondo il detto di S. Paolo: «E sopra tutte queste cose abbiate la carità, la quale è il vincolo della perfezione» (Col 3, 14), che ci congiunge con Dio. Ora la stima che dice qui Salomone che egli fece della sapienza, dobbiamo noi farla della perfezione e di tutto quello che serve per essa. In confronto di questa, ogni cosa ci ha da parere un po' d'arena, un po' di fango, un po' di spazzatura; come diceva il medesimo Apostolo: «Tutte le cose io le stimo come spazzatura, per fare acquisto di Cristo» (Philipp, 3, 8).

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Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez, della Compagnia di Gesù

FLAMINIO CORNARO A CHI LEGGE

L'esercizio di Perfezione, e di Cristiane Virtù composto dal P. ALFONSO RODRIGUEZ fu con tal nome chiamato dal pio Autore per dinotare la propria idea di perfezionare l'opere tutte Cristiane, che devono eseguirsi da chi brama con sincerità di spirito rendere le azioni sue graziose, e perfette nel cospetto del Signore.

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Domani, festa di Pasqua.

Un inedito di Gustace Thibon

Domani, festa di Pasqua. Commemorazione del mistero supremo del destino umano: Cristo è risorto e ci chiama con lui alla vita eterna.
Da venti secoli, tanti commentari e sermoni, la cui banalità e ridondanza degradano questo mistero.
Il verbalismo ha fatto seguito al Verbo, il chiacchiericcio alle lingue di fuoco che discesero sugli apostoli.
Come osare ancora parlarne?
Come restituire alle parole l'innocenza del loro significato originale?
I teologi parlano di mistero rivelato.
La vera rivelazione si riconosce dal fatto che essa approfondisce in noi il mistero, anziché dissiparlo: Dio diventa per noi, al contempo, via via più interiore e più sconosciuto.
Argomento: Miscellanea

Serva di Dio
Maria Cecilia Baij O.S.B. (1694-1766)
VITA DI SAN GIUSEPPE
Libro II - Capitolo I
S. Giuseppe arriva a Nazareth con la Santissima Vergine

Argomento: Ite ad Joseph

«La Comunione spirituale»
del R.P. Huguet, marista

Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)

Argomento: Oblatio munda

Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)

Argomento: Oblatio munda

Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)

Argomento: Oblatio munda

Spiegazione
della
Santa Messa
di Dom Prosper Guéranger O.S.B
Abate di Solesmes (1805-1875)

Argomento: Oblatio munda

Osservazioni critiche
sul nuovo ordinamento delle lezioni nella Messa
di mons. Klaus Gamber

Argomento: Oblatio munda

Parole, gesti e segni
che hanno plasmato l'Europa

di Roberto de Mattei

Argomento: Oblatio munda

J. V. BAINVEL
LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ
LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA

Argomento: S. Cuore di Gesù

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

Argomento: Ave Maria!

J. V. BAINVEL
LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ
LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA

Argomento: S. Cuore di Gesù

J. V. BAINVEL
LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ
LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA

Argomento: S. Cuore di Gesù

I PROGRESSI DELL'ANIMA NELLA VITA SPIRITUALE
di P. Frederick Willliam Faber d'O.
(1814-1863)

J. V. BAINVEL
LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ
LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA

Argomento: S. Cuore di Gesù

PAOLO VI
Fortes in fide

Omelia nella Messa per il nono anniversario dell'incoronazione, del 29-6-1972
(trascrizione da registrazione su nastro magnetico conservato presso l'Istituto Paolo VI di Brescia)

Argomento: Miscellanea

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Esame Particolare



oggi ci esamineremo circa...

L'amore al proprio disprezzo



diprezzare il mondo
non disprezzare nessuno
disprezzare se stesso
disprezzare di essere disprezzato

(S. Filippo Neri)

***
esercizi per ottenere l'amore al proprio disprezzo

Guardia d'onore al S. Cuore di Gesù

Vis unita fortior

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