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Guardia d'onore al S. Cuore di Gesù


Esame Particolare



oggi ci esamineremo circa...

SUSCETTIBILITÀ
PERMALOSITÀ

L'amore al proprio disprezzo



diprezzare il mondo
non disprezzare nessuno
disprezzare se stesso
disprezzare di essere disprezzato

(S. Filippo Neri)

***

esercizi per ottenere l'amore al poprio disprezzo


Vis unita fortior

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A. Rodriguez: Compiere le opere ordinarie come se non avessimo altro da fare

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO II. DELLA PERFEZIONE DELLE OPERAZIONI ORDINARIE


CAPO IV. D'un altro mezzo per far le opere bene che è farle come se non avessimo altro da fare.


1. Fa quel che fai.
2. Arte del demonio per impedircelo.

1. Il terzo mezzo per far le cose bene è far ciascuna cosa come se non avessimo altro che fare. Far l'orazione, celebrare la santa messa, dire il nostro rosario, recitar le nostre ore come se non avessimo da far altra cosa; e così di tutto il resto. Nel mentre che stiamo occupati o in questa o in quella cosa, chi ci è alle spalle? chi ci rincorre? Non ci confondiamo dunque, né ci affrettiamo nelle nostre operazioni, né l'una c'impedisca l'altra; ma teniamoci sempre attenti a quella cosa che stiamo facendo di presente. Mentre facciamo orazione non pensiamo allo studio, né all'impiego, né al negozio; ché questo non serve ad altro che ad impedir l'orazione e a non far bene né l'una né l'altra cosa. Tutto il rimanente del giorno serve per l'impiego, per lo studio, pel ministero. «Ogni cosa ha il suo tempo» (Eccle. 3, 1) e «basta a ciascun giorno il suo affanno» (Matth. 6, 34).

Questo è un mezzo tanto proprio e tanto ragionevole, che ancora i pagani, privi di fede, l'insegnavano, per trattar con maggior riverenza quelli che essi pensavano fossero dei, dande ebbe origine quell'antico proverbio: «Quelli che avranno da trattare con Dio, lo facciano sedendo» (PAUL. MANUT. in adag. Plutarc.) e con attenzione e quiete, e non di passaggio e con trascuraggine. Plutarco, parlando della stima e riverenza con cui i sacerdoti del suo tempo stavano avanti ai creduti loro dèi, dice che, mentre il sacerdote faceva il sacrificio, non cessava mai un trombettiere di gridare e dire ad alta voce queste parole: «Fa quello che fai»; sta colla mente fissa in cotesto affare, non ti divertire in altra cosa. Guarda bene al negozio che in quest'ora hai per le mani. Or questo è il mezzo che inculchiamo adesso, il procurar noi di stare tutti attenti nella cosa che facciamo, pigliandola a far di proposito e con sodezza, facendo ogni opera come se non avessimo altro che fare: «fa quello che fai». Fissati in questo; metti tutta la tua cura e diligenza in codesta cosa che ti è presente: licenzia per allora ogni altro pensiero di qualsiasi cosa; e a questo modo farai ogni cosa bene.

Dicendo un filosofo: «Facciamo quello che ora preme» (ARISTIPPUS EX AELIANO, 1. 14 hist.) intendeva dire che solamente abbiamo da stare attenti a quel che facciamo di presente, e non alle cose passate, né a quelle, che hanno da venire. E apportava questa ragione: perché la cosa presente è quella che sola sta in mano nostra, e non la passata, né la futura; perché quella già passò, é così non sta più in nostra mano; e l'altra non sappiamo se verrà. Oh chi potesse ridursi a tal termine, e fosse tanto padrone di se stesso, dei suoi pensieri e delle sue immaginazioni, che non stesse mai fisso in altra cosa che in quella che sta facendo! Ma da un canto è tanta l'istabilità del nostro cuore, e dall'altro è tanta la malizia e l'astuzia del demonio che, prevalendosi egli della nostra debolezza, ci reca pensieri e sollecitudini di quello che abbiamo da far poi, per impedirci quello che di presente stiamo facendo.


Postato da admin il Sabato, 04 settembre @ 10:08:03 CEST (52 letture)
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A. Rodriguez: In che consiste la bontà e la perfezione delle nostre opere

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO II. DELLA PERFEZIONE DELLE OPERAZIONI ORDINARIE


 CAPO III. In che consiste la bontà e la perfezione delle nostre opere e d'alcuni mezzi per farle bene



1. Farle con buona intenzione.
2. Il meglio che possiamo.
3. Alla presenza di Dio.
4. Gran mezzo questo.
5. E praticato dai Santi.
6. Così sta del continuo in orazione.
 

1. Ma vediamo un poco in che cosa consista il far bene le nostre opere, acciocché possiamo ricorrere ai mezzi che ci aiuteranno a farle bene. Dico brevemente che consiste in due cose. La prima e principale è, che le facciamo puramente per Dio. S. Ambrogio dimanda qual è la ragione, per cui nella creazione del mondo, creando Dio le cose corporali e gli animali, subito le lodò tutte. Crea le piante, e subito dicesi: «E Dio vide che ciò era buono». Crea gli animali, gli uccelli, i pesci, e subito dicesi: «E Dio vide che ciò era buono». Crea i cieli e le stelle, il sole e la luna, e dicesi subito: «E Dio vide che ciò era buono» (Gen. 1, 10 segg). Tutte queste cose loda il Signore subito che ha finito di crearle: ma arrivato che è alla creazione dell'uomo, pare che esso solo se ne resti senza lode; perché qui il sacro testo non soggiunge: «E Dio vide che ciò era buono», come lo soggiungeva dopo la creazione di tutte le altre cose.
   Che mistero è questo, e quale sarà di ciò la cagione? Sai quale? dice il Santo: la cagione si è, che la bellezza e la bontà delle altre cose corporali e degli animali sta in quell'esteriore che apparisce al di fuori, e non vi è maggior perfezione di quella che si vede cogli occhi, e perciò viene subito la lode; ma la bontà e la perfezione dell'uomo non sta in quell'esteriore che apparisce al di fuori, ma nell'Interiore, che sta nascosto colà dentro. «Tutta la gloria della figlia del re è interiore» (Ps. 44, 14); cioè tutta la bellezza dell'uomo, il quale è figliuolo di Dio, sta dentro; e questo è quello che piace agli occhi di Dio. «L'uomo infatti vede le cose che danno negli occhi, ma il Signore mira il cuore» (I Reg. 16, 7) come disse Dio a Samuele. Gli uomini vedono solamente le cose esteriori che appariscono al di fuori, e queste piacciono o dispiacciono loro; ma Dio vede l'intimo del cuore, guarda il fine e l'intenzione con cui ciascuno opera; e per questo non loda l'uomo subito che l'ha creato, come fa delle altre creature: L'intenzione è la radice e il fondamento della bontà e della perfezione di tutte le opere nostre. Le fondamenta non si vedono, ma esse sono quelle che sostengono tutta la fabbrica; e così è dell'intenzione.


Postato da admin il Sabato, 28 agosto @ 13:11:45 CEST (78 letture)
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A. Rodriguez: Ci deve spingere alla perfezione l'averla Dio posta in una cosa facile

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO II. DELLA PERFEZIONE DELLE OPERAZIONI ORDINARIE

 


 

CAPO II. Che ci deve animar grandemente alla perfezione l'avercela Iddio posta in una cosa molto facile.


1. La perfezione è facile.
2. Prove della Scrittura e dei Santi.
3. Rinnovarci nelle azioni ordinarie ottima fra le preparazioni alle solennità.

1. Il P. Natale, uomo insigne della nostra Compagnia  per la sua grande dottrina e virtù, quando venne a visitare le province di Spagna, tra le altre cose che più raccomandate lasciò, questa fu una, che s'insegnasse spesso questa verità: che ogni nostro profitto e perfezione consisteva nel far bene le cose particolari ordinarie e quotidiane che abbiamo per le mani. Di maniera che il profittare; e il migliorare la vita non sta nel moltiplicare altre opere straordinarie, né in fare altri uffici alti ed eminenti; ma nel fare perfettamente le opere ordinarie della religione e gli uffici nei quali ci metterà l'ubbidienza, ancorché siano i più vili del mondo; perché questo è quello che Dio vuole da noi. Onde in questo abbiamo da metter gli occhi, se vogliamo fargli cosa grata e acquistare la perfezione.
Or qua consideriamo e ponderiamo quanto poco ci abbia a costare l'esser perfetti; poiché colla stessa cosa che facciamo, senza aggiunta d'altre opere, possiamo esser tali. Questa è una cosa di grande consolazione per tutti e che ci deve animare grandemente alla perfezione. Se si ricercassero da te, per esser perfetto, certe cose squisite e straordinarie, certe elevazioni e contemplazioni molto alte; potresti aver qualche scusa e dire che non puoi, o che non ti basta l'animo di salir tant'alto. Se si ricercasse che ti disciplinassi ogni giorno a sangue, o che digiunassi a pane ed acqua, o che andassi scalzo, o che portassi perpetuamente un cilicio, potresti dire che non ti senti forze da far cose simili. Ma non ti si ricercano queste cose né sta in esse la tua perfezione; sta solo in far bene quello che fai. Colle medesime opere che fai, se tu vuoi, puoi esser perfetto: già è fatta la spesa, non hai bisogno d'aggiungere altre opere. Chi sarà che con questo non si faccia animo per procurare di essere perfetto, consistendo la perfezione in cosa tanto alla mano e domestica, facilmente eseguibile?


Postato da admin il Sabato, 28 agosto @ 13:08:43 CEST (39 letture)
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A. Rodriguez: Il nostro profitto consiste in far bene le operazioni ordinarie

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO II. DELLA PERFEZIONE DELLE OPERAZIONI ORDINARIE

 


 

CAPO 1. Come il nostro profitto e la nostra perfezione consistono in far le nostre operazioni ordinarie ben fatte.

 


1. L'abito non fa il monaco.
2. Ma le opere.
3. Quali opere ci facciano santi.
4. In una stessa opera quanta diversità di merito!
5. Perfezione è fare quel che Dio vuole e come vuole.
6. Visione di S. Bernardo.

 

 


1. «Seguirai con giustizia ciò che è giusto» (Deut. 6, 20) disse il Signore al suo popolo, cioè quel che è giusto e buono, fa che sia fatto bene, giustamente e compiutamente. Il negozio del nostro profitto e della nostra perfezione non consiste in far le cose, ma in farle bene: siccome neanche consiste nell'essere uno religioso, ma nell'essere buon religioso. S. Girolamo scrivendo a S. Paolino dice: «Non si deve già lodare l'essere vissuti in Gerusalemme, ma l'esservi vissuti bene» (S. HIERON. Ep. ad Paul. 58, n. 9). Grande stima aveva S. Paolino di S. Girolamo e assai lo lodava per questo stesso, perché abitava in quei santi luoghi, nei quali Cristo nostro Redentore operò i misteri della redenzione; e S. Girolamo su ciò gli risponde appunto che non è da lodarsi il vivere in Gerusalemme, ma il vivere in essa bene. E va comunemente attorno questo detto, per avvertire i religiosi che non si diano per contenti per questo solo, perché stanno nella religione: perché siccome l'abito non fa il monaco, così né anche lo fa il luogo, ma sì bene la buona e santa vita. Di maniera che tutto il punto sta, non in essere religioso, ma in essere buon religioso; e non in far gli esercizi della religione, ma in farli bene. In quell' «ha fatto bene tutte le cose» (Marc. 7, 37) che, come narra l'Evangelista San Marco, si diceva di Cristo; sì in quell'«ha fatto bene tutte le cose», che dir si possa anche di noi, consiste ogni nostro bene.


Postato da admin il Sabato, 14 agosto @ 14:01:05 CEST (142 letture)
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A. Rodriguez: Delle esortazioni e dei ragionamenti spirituali

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XVIII. D'un altro mezzo per far profitto nella virtù, che è quello delle esortazioni e dei ragionamenti spirituali; e come ne caveremo frutto.


1. Esortazioni domestiche.
2. Udirle con desiderio di cavarne frutto.
3. Attendere alle cose, non alle parole.
4. Ricordarsi del fine per cui si fanno.
5. Applicare a sé e non ad altri.
6. Nelle esortazioni si parla in generale, e per preservare, più che per rimediare.
7. Ma ognuno deve applicare a sé in particolare.
8. Tenere a mente ciò che si ode.
9. Danno di chi vi sta distratto.
10. Praticare ciò che si è udito.

 


1. Fra gli altri mezzi che ha la religione, e in modo particolare la Compagnia di Gesù, per aiutare ed animare i suoi a camminar avanti nella virtù e nella perfezione, è molto principale quello dei ragionamenti e delle esortazioni spirituali, che si sogliono fare tra noi. E così diremo qui alcune cose, le quali ci aiuteranno a cavare maggior frutto da esse; e potranno ancora servire a tutti per cavar tutto dalle prediche e dai sermoni che odono.

 



Postato da admin il Venerdì, 06 agosto @ 00:00:00 CEST (84 letture)
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A. Rodriguez: Della perseveranza

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XVII. Della perseveranza che abbiamo da avere nella virtù e di quello che ci aiuterà per averla.


1. Dobbiamo perseverare nel bene.
2. Danno del contrario.
3. Persevera chi è ben fondato in virtù.
4. Come si farà?

 


1. S. Agostino sopra quelle parole dell'Apostolo: «Non è coronato se non chi ha combattuto secondo le norme» (II Tim. 2, 5) dice che combattere secondo le norme è combattere con perseveranza sino alla fine; e che questi è quegli che merita d'essere coronato. E porta quel detto, che è anche di S. Girolamo e comune dei Santi: «Il cominciare la carriera della virtù e della perfezione è di molti; ma il perseverare sino alla fine è di pochi» (S. HIER. Ep. ad Lucin. Hispal. 71, 2; Adv. Iovin. l. 1, 36; Ibid. v. 23, col. 259). Come vediamo in quel che avvenne ai figliuoli d'Israele, furono molti quelli che uscirono dall'Egitto (dicendo la sacra Scrittura che furono seicentomila, senza le donne e i fanciulli), ma di tutti essi due solamente furono quelli che entrarono nella terra di promissione. «Non è dunque gran cosa incominciar nel bene, né sta qui il punto né la difficoltà; ma nel perseverare e finir in esso (S. AUG. Serm. ad fratr. in erem.). Sant'Efrem dice che, come la fatica di chi edifica non sta nel gettare le fondamenta, ma nel finir la fabbrica; e che quanto più questa si alza, tanto maggiore è la fatica e la spesa; così ancora nella fabbrica spirituale non sta la difficoltà nel gettare le fondamenta e nel cominciare, ma nel finire: e poco ci gioverà l'aver ben cominciato, se non finiamo bene (S. EPHR. Adhort. ad pietatem. Opera, Romae. 1732-46, v. 2, p. 74). «Non si cercano nei cristiani i principii, ma il fine». Così S. Gerolamo, il quale soggiunge: «Paolo cominciò male, ma finì bene: di Giuda invece si loda il principio, ma la fine, in causa del tradimento, è condannata» (S. HIERON. ad Fur. vid. ep. 54, n. 6). Cominciò bene, ma finì male. Che gli giovò l'essere stato discepolo ed apostolo di Cristo? che gli giovò l'aver fatto miracoli? E così che gioverà a te l'aver cominciato bene, se finisci male? Non a quelli che cominciano, ma a quelli che perseverano si promette premio e corona. «Chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo» (Matth. 14. 13). Nel fine della scala vide Giacobbe che stava il Signore, non al principio, né al mezzo; per farci intendere, come abbiamo sentito da S. Girolamo, che non basta il ben cominciare e il ben proseguire, se non perseveriamo e finiamo bene. «Che giova seguir Cristo, esclama S. Bernardo, se non ci viene fatto di raggiungerlo? È,per questo che S. Paolo diceva: correte in modo da raggiungere. Colà, o cristiano, fissa la meta del tuo correre e del tuo profittare, dove Cristo pose la sua. Si fece, è detto, obbediente fino alla morte. Per quanto adunque tu abbia corso, se non arrivi fino alla morte non conseguirai il pallio» (S. BERN. ep. 254 ad Abb. Guar. n. 4).


Postato da admin il Venerdì, 30 luglio @ 00:00:00 CEST (108 letture)
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A. Rodriguez: Altre cose che ci aiuteranno a camminare avanti

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

 


 

CAPO XVI. Di alcune altre cose che ci aiuteranno a camminare avanti nel nostro profitto e ad acquistare la perfezione.

 


1. Dobbiamo imitare la perfezione di Dio.
2. Come possiamo far ciò.
3. Siamo figli di Dio, non degeneriamo!
4. Quanto ci manca di perfezione?
5. Guai a pensare d'aver profittato assai.

 

 

 


1. «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Matth. 5, 48), disse Cristo nostro Redentore in quel suo alto sermone del monte. Il glorioso S. Cipriano sopra queste parole dice: «Se tra gli uomini è cosa molto lieta e gloriosa l'aver i figliuoli simili a sé; ed allora si rallegrano e gioiscono più d'averli avuti, quando vedono che nelle fattezze, nell'aria, nei gesti e in ogni cosa si assomigliano ai loro genitori; quanto maggiormente si rallegrerà e gioirà il nostro celeste Padre quando vedrà che i suoi figliuoli spirituali riescono simili a lui». E soggiunge: «Che palma, che premio, che corona, che gloria ti pare che sarà per te, l'esser tu tale, che Dio di te non si lamenti, come per mezzo d'Isaia si lamentava del suo popolo, dicendo: Io ho, nutriti ed esaltati dei figli, ed essi mi hanno disprezzato?» (S. CYPRIAN. De zelo et livore. n. 15). Ma anzi tu sii tale, che l'opere tue ridondino in onore e gloria grande del tuo Padre celeste. Questa è grande gloria di Dio, avere figliuoli tanto simili a sé, che per mezzo di essi egli venga ad essere conosciuto, onorato e glorificato.

 



Postato da admin il Venerdì, 23 luglio @ 00:00:00 CEST (106 letture)
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A. Rodriguez: Che cosa sei venuto a fare in religione?

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XV. Che ci aiuterà grandemente il domandare spesso ciascuno a se medesimo: che cosa sei venuto a fare nella religione?


1. A che sei venuto nella religione?
2. Non il luogo fa il religioso, ma le opere.
3. Premura da avere per riuscire buon religioso.
4. Più che per riuscire addottrinato: esempio di S. Doroteo.
5. E l'unico nostro negozio.
6. Viandante in ritardo più si affretta.
7. Esempio.


1. Ci gioverà anche grandemente un altro mezzo per crescere in virtù ed acquistare la perfezione, ed è quello che usava S. Bernardo, come ci riferisce il Surio nella sua vita. «Aveva sempre nel cuore, e molte volte parlando seco stesso diceva: Bernardo, Bernardo, che cosa sei venuto a fare nella religione?» (SUR. S. Bern. vita, l. 1, c. 4). Lo stesso leggiamo del S. Abate Arsenio, che spesso, interrogando se medesimo, si metteva a far i conti seco stesso, e diceva: «Arsenio, Arsenio, a qual effetto hai lasciato il mondo? che intenzione e che fine è stato il tuo in lasciarlo e in ritirarti alla religione?» (S. THEOD. Stud. ). Non fu forse per procurar in essa di piacere totalmente a Dio, e per non curarti punto di piacere e di dar gusto agli uomini, né d'essere stimato da loro? Or attendi a questo, e non far conto dell'opinione e stima degli uomini, perché questo è il mondo che tu hai lasciato, né volere ritornar ad esso col cuore: poiché ti gioverà poco lo stare qui nella religione col corpo, se col cuore stai nel mondo, desiderando l'applauso e la stima degli uomini.Laud. S. Arsen. anach. c. 3; SUR. De S. Ars. erem. § 34

Con questo si eccitavano e si facevano grande animo questi Santi. Con questo stesso dunque abbiamo pure noi altri da eccitarci e da animarci a camminar avanti e a vincere tutte le difficoltà, che si incontrino nella religione. Quando sentirai difficoltà in qualche ubbidienza, dèstati con queste parole: Che cosa sei venuto a fare nella religione? vi sei forse venuto a fare la volontà tua? No certamente, ma a seguire la volontà altrui; perché dunque vuoi fare la tua? Quando sentirai qualche effetto della povertà,. con questo t'hai da far animo: Sei tu forse venuto qua a cercare i tuoi comodi? a vivere in tutto e per tutto provveduto con abbondanza? a non patir mancamento di cosa alcuna? Non sai tu che sei venuto ad esser povero e a patire necessità come vero povero? di che dunque ti lamenti ? Quando ti parrà che non si faccia conto di te, fatti animo e consolati con questo: Sei tu forse venuto alla religione per essere considerato e stimato? No certamente; ma per essere dimenticato dagli nomini e per non apprezzare l'opinione e la stima del mondo: perché dunque ricusi quelle cose per le quali sei venuto, e vuoi tornare a quelle che hai lasciate? Questo è l'essere religioso, il non fare la volontà tua, l'esser povero, il patire necessità, il voler essere dimenticato e che non si faccia conto di te. Questo è esser morto al mondo e vivere a Dio.



Postato da admin il Venerdì, 16 luglio @ 00:00:00 CEST (102 letture)
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A. Rodriguez: Comportarci come il primo giorno che entrammo nella religione

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XIV. Che ci aiuterà grandemente il portarci sempre come il primo giorno che entrammo nella religione.


1. Quale e quando venisti in religione?
2. Devi tornare ai primi fervori.
3. Così esortava S. Antonio.
4. Similitudine ed esempio, di S. Bernardo.
5. Devi anzi aumentare quei fervori.
6. Ciò riguarda anche i perfetti.

 

1. Uno di quegli antichi monaci domandò all'abate Agatone come si avesse avuto a portare nella religione, e gli fu da lui risposto: «Guarda qual eri il primo giorno che lasciasti il mondo e fosti ammesso nella religione, e tale mantienti sempre» (De vitis pat. l. 5, lib. 10, n. 8;). Ora se vuoi sapere come sarai buon religioso, e come ti hai da portare per far gran profitto in virtù e in perfezione, sappi che questo è buonissimo mezzo. Considera con quanto fervore e intrepidezza lasciasti il mondo e ciò che avevi in esso, i parenti, gli amici, i conoscenti, la roba, le ricchezze, le comodità, i trattenimenti, e persevera in quel disprezzo del mondo, in quella dimenticanza dei parenti e congiunti e in quell'aborrimento di delizie e di comodità proprie, e in questo modo sarai buon religioso. Considera ancora con quanta umiltà domandasti d'esser ammesso nella religione, e con quanta istanza; come in quel giorno che ti fu detto di sì, ti parve che ti si aprisse il cielo, e rimanesti preso da un gran sentimento di gratitudine e da una grande conoscenza dell'obbligo di servire Dio e la religione per così grande grazia e beneficio. Persevera ora nella medesima gratitudine e nel medesimo umile riconoscimento: stimati adesso per tanto obbligato e tanto debitore, quanto ti stimasti il primo giorno che fosti ricevuto, e in questa maniera profitterai assai nella religione. Inoltre, considera con quanta divozione e modestia, dopo esservi stato accolto, cominciasti a diportarti in quei principi, con che ubbidienza, con che umiltà, con che prontezza, con quanta indifferenza e rassegnazione in ogni cosa; e persevera sempre nello stesso tenore; ché in tal modo andrai avanzando e crescendo in virtù e perfezione.



Postato da admin il Venerdì, 09 luglio @ 00:00:00 CEST (84 letture)
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A. Rodriguez: Di tre altri mezzi che ci aiuteranno a camminare avanti nella virtù

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XIII. Di tre altri mezzi che ci aiuteranno a camminare avanti nella virtù.

 

 

1. Considerare i più virtuosi.
2. È facile a farsi nella religione.
3. Obbligo del buon esempio a quei di casa.
4. Vantaggi.
5. Danni del contrario.
6. Obbligo del buon esempio a quei di fuori.

 


1. San Basilio dà un mezzo molto buono per far gran profitto, e lo danno comunemente i Santi: che teniamo cioè volti gli occhi ai migliori e a quelli che più virtuosi si mostrano e più risplendono in virtù, procurando d'imitarli. Il medesimo consigliava S. Antonio abate, e diceva che il religioso deve, come la buona ape, andar cogliendo il meglio dei loro fiori da tutti, per fare il suo miele; da uno apprendere la modestia, da un altro il silenzio, da un altro la pazienza, da un altro l'ubbidienza, da un altro l'indifferenza e rassegnazione. In ciascuno abbiamo a riguardare quella cosa, nella quale più spicca, per imitarlo. Così leggiamo che faceva egli stesso, e con questo arrivò ad essere sì gran santo (S. BASIL. De renunt. saec. et de perf. spir. n. 9; CASSIOD. De coenob. inst. l. 5, c. 4; S. ATHAN. In Vita S. Ant.; S. DOR. Doctr. 16, n. 2-3).

 



Postato da admin il Venerdì, 02 luglio @ 00:00:00 CEST (137 letture)
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A. Rodriguez: Non fare mancamenti apposta. né allentar nel fervore

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XII. Che ci aiuterà grandemente all'acquisto della perfezione il non fare mancamenti apposta. né allentar nel fervore.


1. Fragilità e trascuratezza.
2. Costanza nel progredire.
3. E più facile conservare il fervore che ricuperarlo
4. Tiepidi e ferventi.


1. Ci aiuterà anche grandemente a crescere in virtù e perfezione il procurare di non far mancamenti apposta. Due sorte vi sono di mancamenti e di colpe veniali. Alcune, nelle quali incorrono i timorati di Dio per fragilità, o per ignoranza, o per inavvertenza, benché con qualche trascuraggine e negligenza; e queste, come per esperienza lo provano i servi di Dio e quelli che avanti di lui procedono con spirito di verità, non cagionano in loro inquietudine, ma umiltà; né s'accorgono che per esse il Signore torca loro il viso; anzi sperimentano un nuovo favore del Signore e un nuovo spirito con l'umile ricorso, che per cagion di esse a lui fanno.

Vi sono invece altri mancamenti e altre colpe, che avvertentemente ed apposta commettono le persone tiepide e rimesse nel servizio di Dio: e queste impediscono grandi beni, che riceveremmo se non le commettessimo. Per questo il Signore ci torce molte volte il viso nell'orazione e lascia di farci molti favori. Onde se vogliamo avanzarci, e che il Signore ci faccia molte grazie, procuriamo di non far mancamenti e di non commettere colpe simili apposta. Bastino quelle che commettiamo per nostra ignoranza e inavvertenza, senza che andiamo aggiungendovene delle altre. Bastino le distrazioni che abbiamo nell'orazione per l'incostanza della nostra immaginazione, senza che da noi stessi ci andiamo distraendo volontariamente ed apposta. Bastino i mancamenti, che per nostra debolezza e fragilità commettiamo nell'osservanza delle regole, senza che le trasgrediamo avvertentemente.



Postato da admin il Venerdì, 25 giugno @ 00:00:00 CEST (179 letture)
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A. Rodriguez: Non prendere il problema del nostro profitto in generale, ma in particolare

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno


CAPO XI. Che non abbiamo da pigliare il negozio del nostro profitto in generale, ma in particolare: e quanto importi l'andar mettendo in esecuzione i buoni proponimenti e desideri che il Signore ci dà.


1. Discendere al particolare.
2. Mettere in pratica i buoni propositi.
3. E mezzo per ricevere nuove grazie.
4. Nessun giorno senza linea.


1. Assai ancora ci aiuterà a far profitto un mezzo, che sogliono suggerire comunemente i maestri della vita spirituale; cioè che non pigliamo questo negozio del nostro profitto in generale e in comune, ma in particolare e a parte per parte. Cassiano dice (CASS. Coll. 1, c. 2-4; M. P L. v. 49, col. 483 segg.) che l'abate Mosè, in una conferenza spirituale, domandò ai suoi monaci, che cosa intendevano con tante fatiche, con tante astinenze e vigilie, con tanta orazione e mortificazione; qual era il fine loro; e che essi risposero: il regno dei cieli. Soggiunse egli: questo è l'ultimo fine: però io non domando di questo, ma del fine immediato e particolare, nel quale avete da metter gli occhi per venir a conseguire quest'ultimo fine. Perché, come il contadino, ancorché il suo fine sia raccogliere assai grano e aver abbondantemente da vivere, impiega nondimeno tutta la sua diligenza e sollecitudine in lavorare e coltivare il terreno, e in tenerne levate l'erbe cattive, perché questo è mezzo necessario per arrivare a quel fine; e come il mercante, ancorché il suo fine sia farsi ricco, nondimeno mette ogni sua cura in considerare quali negozi e qual modo di negoziare gli sarà più a proposito per arrivare al suo fine, e su questo applica tutte le sue industrie e diligenze; così ha da fare il religioso. Non basta che dica in generale: io intendo di salvarmi; voglio essere buon religioso; desidero di essere perfetto; ma è necessario che ponga gli occhi in particolare nella passione che più lo predomina, e nella virtù che più gli manca, e che quella procuri mortificare e questa acquistare. perché in questa maniera, camminando passo passo e procedendo con diligenza e sollecitudine, ora circa una cosa ed ora circa un'altra, verrà meglio a conseguire quello che desidera. Questo è il mezzo che un certo altro padre dell'eremo diè a quel monaco, il quale, dopo essere stato molto diligente e infervorato, allentò negli esercizi spirituali e si ridusse a grande tiepidezza. E desiderando egli di ritornare al suo pristino stato, ma trovando serrata la strada e parendo gli cosa molto difficile, non sapeva da che banda incominciare. E quel padre lo consolò e gli fece buon animo con quella parabola, o esempio, di colui che mandò il suo figliuolo a nettare la possessione, che era piena di spine e di sterpi; ma il figliuolo, vedendo che vi era troppo che fare, si perdé d'animo e si pose a dormire, senza far cosa alcuna né un giorno né l'altro. Onde il padre gli disse: figliuolo, tu non hai da mirare né da apprendere tutto insieme ciò che vi è da faticare, ma ogni giorno far qualche cosa, quanto basta a tenere occupate le braccia di un uomo. Così fece egli, e in questo modo tra poco tempo restò netta tutta la possessione.



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A. Rodriguez: Un'altra ragione per cui ci importa tener conto delle cose piccole

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

CAPO X. Di un'altra ragione principale, per la quale c'importa grandemente il far conto delle cose piccole.

1. Grazia sufficiente e grazia efficace.
2. Questa è data a chi è liberale con Dio.
3. Chi sarà tale?
4. Come un peccato possa essere castigo di un altro peccato.
5. Modo di meritare gli aiuti speciali di Dio.
6. Fedele nel poco, fedele anche nel molto.

 

1. Importa anche grandemente il far conto delle cose piccole per un'altra ragione molto principale, ed è che, se noi siamo trascurati e negligenti nelle cose piccole e facciamo poco conto di esse, abbiamo molto da temere che per questo Dio non ci neghi i suoi particolari e speciali aiuti e grazie, sì per resistere alle tentazioni e per non cadere in peccato, come per acquistar la virtù e perfezione che desideriamo; e che quindi non veniamo a cadere in un gran male.

Per meglio intender questo, bisogna presupporre una molto buona teologia, che c'insegna l'Apostolo S. Paolo, scrivendo a quei di Corinto, che Dio Nostro Signore non nega mai ad alcuno l'aiuto e soccorso soprannaturale, che è necessario e sufficiente, acciocché, volendo egli, non sia vinto dalla tentazione, ma possa resistere e restar vittorioso. «Fedele è Dio, il quale non permetterà che voi siate tentati oltre il vostro potere, ma darà colla tentazione lo scampo, affinché la possiate sostenere » (I Cor 10, 13). È fedele Dio, dice l'Apostolo, e potete star ben sicuri che egli non permetterà mai che siate tentati più di quello che potete sopportare; e se vi aggiungerà maggiori travagli e verranno maggiori tentazioni, aggiungerà anche maggior aiuto e favore, acciocché ne possiate uscire non solo senza nocumento, ma con molta utilità e vantaggio.

Vi è però un altro aiuto e soccorso di Dio più speciale e particolare, senza il quale potrebbe bensì uno resistere e vincere la tentazione, se si valesse, come deve, del primo aiuto soprannaturale di Dio, che è più generale; ma molte volte non resisterà uno alla tentazione con quel primo aiuto, se Dio non gli dà quest'altro più particolare e speciale. E questo non perché egli non possa, ma perché non vuole; ché se volesse, potrebbe bene con quel primo aiuto resistere; poiché è sufficiente per tal effetto, se egli se ne valesse come deve. E così allora il cadere e l'esser vinto dalla tentazione sarà per colpa sua, perché cadrà di sua propria volontà; e se Dio gli desse allora quest'altro aiuto speciale, non cadrebbe.



Postato da admin il Venerdì, 11 giugno @ 00:00:00 CEST (148 letture)
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A. Rodriguez: Quanto importi il far conto delle cose piccole e non disprezzarle

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

CAPO IX. Quanto importi il far conto delle cose piccole e non disprezzarle.1. Non disprezzare le cose piccole.
2. Dal poco si passa al molto. Similitudine.
3. Il demonio comincia da piccole tentazioni.
4. Temere le piccole cose. Similitudine.
5. Rimedio.

 

 

1. «Chi le piccole cose disprezza, a poco a poco andrà in rovina» (Eccli. 19, 1). Questo è un punto di grande importanza specialmente per quelli che trattano di perfezione; perché le cose maggiori per se stesse si raccomandano, ma nelle minori siamo soliti a trascurarci più facilmente ed a farne poco conto, parendoci che ve ne sia poco di bisogno e che importino poco. E questo è un grandissimo inganno, perché importano moltissimo. Onde lo Spirito Santo, per mezzo del Savio, in queste parole ci avverte di guardarci da questo pericolo, perché colui che sprezza le cose piccole e non fa conto d'esse, a poco a poco viene a cader nelle grandi. Dovrebbe esser bastante questa ragione a persuaderci e a metterci paura, essendo ragione ed avvertimento dello Spirito Santo.



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A. Rodriguez: Aiuta grandemente ad acquistare la perfezione il metter gli occhi in cose alte e

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

CAPO VIII. Che aiuta grandemente ad acquistare la perfezione il metter gli occhi in cose alte ed egregie.
1. Aver la mira ad alte cose.
2. Pericolo del contrario
3. perché l'amor di Dio è il primo comandamento.
4. Ad alte cose mirano i ferventi, a basse i tiepidi.
5. Ma questi quanto sono ignobili.
6. Mezzi: desiderare cose egregie.
7. Eccitarci a questo vicendevolmente.
8. Leggere vite di Santi.
 
   1. Ci aiuterà anche grandemente ad approfittare e ad acquistare la perfezione il porre sempre gli occhi in cose alte e di molta virtù, secondo quello che ci consiglia l'Apostolo S. Paolo, scrivendo a quelli di Corinto: «Aspirate perciò ai doni migliori: anzi vi insegno una via più sublime» (I Cor 12, 31). Date mano a cose e imprese grandi ed eccellenti. Questo mezzo è di grande importanza, perché è necessario che andiamo molto in là coi nostri disegni e desideri, per poter con l'operazione arrivare almeno a quel che è ragionevole e conveniente. S'intenderà bene quel che vogliamo dire e l'importanza e necessità di questo mezzo con una simili tu dine materiale. Quando si tira al bersaglio bisogna, per dar nel centro, pigliar la mira più in su del centro medesimo, perché il proiettile è tirato al basso verso il centro di gravità. E questo tanto più, quando si tirasse con un arco allentato. Ora noi siamo appunto come l'arco, o la balestra lenta: siamo tanto snervati e deboli, che per arrivare a dar nel segno abbiamo bisogno di pigliar la mira molto più alta.
   Diventò l'uomo tanto miserabile per il peccato, che per arrivare ad una mediocrità nella virtù è necessario che coi proponimenti e coi desideri passi molto più oltre. Dice colui: lo non pretendo altro, che non commettere peccato mortale; non voglio maggior perfezione. Ho gran paura che né anche sin là arriverai, perché è lenta la balestra. Se tu prendessi la mira più alta, potrebbe essere che vi arrivassi; ma non pigliandola con vantaggio, temo che andrai a cogliere molto al disotto: stai in gran pericolo di cadere in peccato mortale. Il religioso che intende di osservare non solo i precetti di Dio, ma anche i consigli, e di guardarsi non solo dai peccati mortali, ma anche dai veniali pienamente deliberati e dalle imperfezioni, cammina per la buona strada, per non cadere in peccato mortale; perché ha presa la mira molto più alta: e quando, per sua fragilità e debolezza, non arrivi ove ha proposto di arrivare e venga a coglier più basso, mancherà unicamente in una cosa di consiglio, in una piccola regola, o cadrà in una imperfezione o in qualche peccato veniale. Ma quell'altro, il quale pigliò la mira a non commettere peccato mortale, quando gli fallirà il colpo, per esser l'arco e la balestra lenta, cadrà in qualche peccato mortale. E però vediamo, i mondani cascare e giacere in tanti peccati mortali, e i buoni religiosi, per bontà del Signore, tanto liberi e lontani da essi.
   E questo è uno dei grandi beni, che abbiamo nella religione e per il quale dobbiamo rendere molte grazie al Signore, che ci ha condotti ad essa. E quando non vi fosse nella religione altro bene che questo, basterebbe per vivere con grande consolazione e contentezza, e per riputar grande grazia e beneficio del Signore l'averci tirati ad essa: perché qui confido che passeremo tutta la vita senza cadere in peccato mortale; che se ce ne fossimo restati nel mondo, forse non saremmo stati un anno, né un mese, né per avventura una settimana senza cadervi.


Postato da admin il Venerdì, 28 maggio @ 00:00:00 CEST (151 letture)
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A. Rodriguez: Dimenticarsi del bene passato e metter l'occhio in quello che manca

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno

CAPO VII. Che aiuta grandemente ad acquistar la perfezione il dimenticarsi l'uomo del bene passato e metter l'occhio in quello che gli manca.
 
1. Sempre più santi!
2. Mezzi: guardare non il già fatto, ma quel che manca.
3. Il primo ci fa superbi e ignavi.
4. Il secondo solleciti.
5, Esempi del viandante, del corridore.
6. Del musicante.
7. Utilità che ne caveremo.
8. L'abate Pambo e S. Francesco Saverio.
 
   1. «Chi è giusto si faccia tuttora più giusto, e chi è santo tuttora si santifichi» (Apoc. 22, 11). S. Girolamo e S. Beda sopra quelle parole del S. Vangelo: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno satollati» (Matth, 5, 6), dicono: «Chiaramente c'insegna Cristo nostro Redentore in queste parole, che non abbiamo mai da pénsare, che ci basti di giustizia quel che abbiamo; ma che ogni giorno abbiamo da procurare di diventar migliori» (S. HIERON. in S. Matth. 5, 6; S. BEDA, Hom, l. 3; Hom. 69). Questo è, quello che c'insegna l'Apostolo ed evangelista S. Giovanni nelle parole proposte.
 
   2. L'Apostolo S. Paolo, scrivendo ai Filippesi, ci dà un mezzo molto a proposito per quest'effetto, del quale dice che egli si valeva: «Io, fratelli, non mi credo di aver toccato la meta. Ma questo solo, che dimentico di quel che ho dietro le spalle, e stendendomi verso le cose che mi stanno davanti, mi avanzo verso il segno, verso il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù» (Philipp. 3, 13. 14). Qui l'Apostolo dice, che non si tiene per perfetto; chi dunque si potrà tenere per tale? Io, dice, non mi penso d'aver acquistata la perfezione; procuro però di affrettarmi per acquistarla. E che cosa fate, o santo Apostolo, per arrivarvi? Sai che fo? mi dimentico delle cose passate e mi metto avanti gli occhi quel che mi manca; verso quello mi volgo con ogni sforzo, facendomi animo e procurando di arrivare alla meta del sospirato conseguimento.
   Tutti i Santi commendano grandemente questo mezzo, ed anche per questo stesso che è mezzo dato e praticato dall'Apostolo. Dice S. Girolamo: «Chiunque è santo, ogni giorno si protende verso quello che gli sta innanzi e si dimentica di quello che si lascia dietro». Il che vuoI dire che chiunque vuoI farsi santo deve scordarsi del bene che ha già fatto e farsi coraggio per arrivare a quello che gli manca. «È felice, soggiunge il Santo, colui che ogni giorno va profittando nella virtù». E chi è costui? Sai chi? E colui «che non considera che cosa ha fatto ieri, ma che cosa deve far oggi per fare profitto» e camminare avanti nella virtù (S. HIERON. Sup. Ps. 83).


Postato da admin il Sabato, 22 maggio @ 08:19:42 CEST (162 letture)
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A. Rodriguez: Si dichiara come il non camminare avanti è un tornare indietro

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.


CAPO VI. Si dichiara come il non camminare avanti è un tornare indietro. 
1. Non andare avanti è tornare indietro.
2. Lo prova la ragione e l'autorità.
3. Similitudine della corrente.
4. Si manca al proprio dovere.
5. E un gran male. Similitudini.
 
  
1. È sentenza comune di tutti i Santi: «Nella via del Signore il non camminare avanti è tornare indietro». Questa cosa dichiareremo qui, e ci servirà d'un mezzo molto buono per animarci a far progresso nella perfezione. Poiché, chi è colui che voglia tornare indietro da quel che ha cominciato specialmente vedendo che ha contro di sé la sentenza del Salvatore nel Vangelo: «Nessuno che, dopo aver messo mano all'aratro, volga indietro lo sguardo, è buono pel regno di Dio» (Luc. 9, 62). Colui che ha posto mano all'aratro e ha cominciato a camminare per la via della perfezione, se riguarda indietro, non è atto pel regno dei cieli. Sono parole queste che ci dovrebbero far tremare. S. Agostino dice: «Tanto non torniamo addietro, quanto ci sforziamo di camminare avanti, e subito che cominciamo a fermarci, torniamo indietro» (Epist. Pelagii ad Demetr. c. 27). Sicché se vogliamo non tornar indietro, è necessario che sempre camminiamo e procuriamo d'andar innanzi.


Postato da admin il Venerdì, 14 maggio @ 00:00:00 CEST (201 letture)
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A. Rodriguez: Che è gran segno di essere in grazia di Dio il vivere con desiderio d'andar cres

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.


CAPO V. Che è gran segno di essere in grazia di Dio il vivere con desiderio d'andar crescendo e facendo progresso nella perfezione.
1. Desiderio della perfezione segno d'essere in grazia di Dio.
2. Timore del contrario, mitigato da questo desiderio.
3. I fervorosi avanzano, i tiepidi indietreggiano.
 

1. Per animarci maggiormente ad aver grande desiderio del nostro profitto e fame e sete di far progresso nella virtù e di piacer ogni giorno più al Signore, e per usar in ciò maggior diligenza e sollecitudine, ci aiuterà una cosa molto principale e di grande consolazione; ed è, che uno dei maggiori e più certi contrassegni che si hanno di abitar Dio in un'anima e di star ella bene con Dio è questo, l'avere un tal desiderio e una tale fame e sete. Così dice S. Bernardo: «Non v'è maggior contrassegno né più certa testimonianza della presenza di Dio in un'anima, che l'aver ella un gran desiderio di maggior virtù, di maggior grazia e di maggior perfezione» (Ser. de S. Andrea, n. 4). E il Santo lo prova; perché lo stesso Dio lo dice per mezzo del Savio: «Coloro che mi mangiano hanno sempre fame; e coloro che mi bevono hanno sempre sete» (Eccli. 24, 29). Se hai fame e sete delle cose spirituali e di Dio, rallegrati; ché questo è contrassegno e testimonianza molto grande che Iddio abita nell'anima tua: egli è quegli che ti cagiona questa fame e questa sete; hai trovata la vena di questo divino tesoro, e questo stesso n'è il segno, poiché così bene la seguiti. Come il cane da caccia va lento e pigro quando non ha ancora trovata la traccia della fiera; ma dopo che l'ha sentita, si accende e con grande velocità corre cercando in questa parte e in quella quel che ha fiutato, né si ferma fino a tanto che non l'abbia trovato; così anche colui che davvero ha odorata quella divina soavità, corre all'odore di questo prezioso unguento: «Traimi tu dietro a te: correremo noi all'odore dei tuoi profumi» (Cant. 1 3). Dio, che sta dentro di te, ti tira dietro a sé. E se non senti in te questa fame e sete, temi che ciò non avvenga forse perché non dimori Dio nel tuo cuore: ché questa proprietà hanno le cose spirituali e di Dio, come già abbiamo sentito da S. Gregorio, che quando non le abbiamo, allora non le amiamo, né le desideriamo, né ci curiamo punto di esse.


Postato da admin il Venerdì, 07 maggio @ 01:00:00 CEST (235 letture)
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A. Rodriguez: Quanto più uno si dà alle cose spirituali, tanto maggior fame e desiderio ha di

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.
TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

 

CAPO IV. Che quanto più uno si dà alle cose spirituali, tanto maggior fame e desiderio ha di esse.
 1. Come ci contentano i beni spirituali.
2. Diversità coi beni temporali.
3. Come tolgono e accrescono fame e sete.

1. «Coloro che mi mangiano hanno sempre fame; e coloro che mi bevono hanno sempre sete» (Eccli, 24, 29) dice lo Spirito Santo, parlando della Sapienza divina. S. Gregorio (S. GREG. Homilia 36 sup. Evang. n. 1) dice, che fra i beni e diletti del corpo e quelli dello spirito v'è questa differenza: che quelli, quando non li abbiamo, cagionano grande appetito e desiderio di sé; ma conseguiti che li abbiamo, non istimiamo niente ciò che si è acquistato. Desidera uno colà nel mondo un uffizio, una cattedra; e subito che l'ha avuta, non istima niente quella cosa e volge l'occhio ad un'altra maggiore, come ad aver un canonicato, o un ufficio di uditore: e conseguito questo, subito se ne infastidisce e comincia a desiderare un'altra cosa più eminente, come un posto nel consiglio reale, e poi un vescovato: e né anche quivi sta contento, ma subito mette l'occhio in qualche altra cosa maggiore, non istimando né tenendosi contento di quel che ha avuto. Ma nelle cose spirituali è tutto al rovescio; ché quando non le abbiamo, allora ci cagionano fastidio e abbiamo renitenza ad esse: e quando le abbiamo e possediamo, allora le stimiamo più ed abbiamo di esse maggior desiderio; e tanto più, quanto più le gustiamo. Ne rende S. Gregorio la ragione di questa differenza; perché quando conseguiamo ed abbiamo i beni e diletti temporali, allora conosciamo meglio l'insufficienza ed imperfezione loro; e vedendo che non ci saziano, né ci soddisfano, né danno la contentezza che pensavamo, stimiamo poco quel che abbiamo conseguito e restiamo con sete e desiderio d'altra cosa maggiore, pensando di trovar in essa il contento che desideravamo. Ma c'inganniamo, perché lo stesso sarà dopo conseguita questa e quell'altra cosa; e nessuna cosa di questo mondo ci potrà mai saziare: ché questo è quello che disse Cristo nostro Redentore alla Samaritana: «Tutti quelli che bevono di quest'acqua, torneranno ad aver sete» (IO. 4, 18). Bevi quanto tu vuoi di quest'acqua di qua, che da lì a poco tornerai subito ad aver sete. L'acqua dei gusti e diletti che dà il mondo, non può saziare né soddisfare la nostra sete; ma i beni e diletti spirituali, quando si posseggono, allora sì che si amano e si desiderano maggiormente; perché allora si conosce meglio il prezzo e la valuta loro: e quanto più perfettamente li possederemo, tanto maggior fame e sete ne avremo. Quando uno non ha provate le cose spirituali, né ha cominciato a gustarle, non è gran cosa, dice S. Gregorio, che non le desideri. «Chi infatti, dice egli, può amare e desiderare quello che non conosce», né ha provato che sapore abbia? Perciò dice l'Apostolo S. Pietro: «Se pure avete gustato come è dolce il Signore» (I Pet. 2, 3); e il Salmista: «Gustate e fate esperienza come soave sia il Signore» (Ps. 33, 8); perché subito che comincerete a gustar di Dio e delle cose spirituali, troverete in quelle tanta dolcezza e soavità, da rimanerne sempre più presi. Or questo è quello che, per bocca del Savio, dice la divina Sapienza con queste parole: Chi di me mangerà e beverà, quanto più ne mangerà, tanto ne avrà più fame, e quanto più ne beverà, tanto più ne avrà sete. Quanto più vi darete alle cose spirituali e di Dio, tanto maggior fame e sete avrete di esse.




Postato da admin il Venerdì, 30 aprile @ 00:00:00 CEST (241 letture)
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A. Rodriguez: Che l'aver gran desiderio del nostro profitto è un mezzo molto principale ed una

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

CAPO III. Che l'aver gran desiderio del nostro profitto è un mezzo molto principale ed una disposizione assai grande per ricever grazie dal Signore.
 
1. Desiderio della perfezione, fonte di grazie.
2. Prove della Scrittura.
3. Velleità della perfezione, cosa inutile.
4. Dannosa.
 
 1. Grandemente ancora c'importa l'aver questo desiderio e questa fame e sete del nostro profitto; perché questa è una delle migliori disposizioni ed uno dei principali mezzi che possiamo mettere dal canto nostro per ricevere dal Signore la virtù e perfezione che desideriamo. Così dice S. Ambrogio: «Quando uno ha gran desiderio del suo profitto e di crescere nella virtù e nella perfezione, Dio gusta tanto di questo, che lo arricchisce e lo riempie di bene e di grazie» (S. AMBROS. Serm. 3 sup. Ps. 118). E apporta a questo proposito quel che disse la sacratissima Vergine nel suo Cantico: «Dio ha ricolmati di bene i famelici» (Luc. 1, 53). E il medesimo aveva detto prima il Salmista: «Perché Egli ha saziata l'anima sitibonda, e ha ricolmo di beni l'anima famelica» (Ps. 106, 9). Quelli che hanno tanto desiderio della virtù e della perfezione, che di essa hanno fame e sete, sono arricchiti e riempiti dal Signore di doni spirituali, perché Egli si compiace grandemente del buon desiderio del nostro cuore. Apparve a Daniele l'angelo Gabriele e gli disse, che le sue orazioni erano state esaudite sin dal principio, perché era «uomo di desideri» (Dan. 9, 23). E al re David Iddio confermò il regno per i suoi discendenti in grazia della volontà e del desiderio che ebbe di fabbricar casa e tempio al Signore. E sebbene non volle che glielo fabbricasse egli stesso, ma Salomone, suo figliuolo; gli piacque nondimeno grandemente quel desiderio, e gliene diede il premio, come se lo avesse posto in esecuzione (II Reg. 7, 12, 13, 16). Di Zaccheo poi dice il sacro Vangelo, che desiderò vedere Gesù, e dal medesimo Gesù fu veduto egli il primo, invitato si da sé il Signore e spontaneamente entratogli in casa (Luc. 19, 5).


Postato da admin il Venerdì, 23 aprile @ 00:00:00 CEST (185 letture)
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A. Rodriguez: Del desiderio ed affezione che dobbiamo avere alla virtù e alla perfezione

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.


CAPO II.  Del desiderio ed affezione che dobbiamo avere alla virtù e alla perfezione.

 

1. Dobbiamo aver fame e sete della virtù. 

2. Ciò è misura del nostro profitto.

3. Sostegno del nostro fervore.

4. Facilita la vita religiosa.

5. Supplisce la vigilanza dei Superiori.

6. Rende facile ogni cosa.

 

   1. «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia; perché saranno satollati»: dice Gesù nel Santo Vangelo (Matth. 5, 6). Giustizia, sebbene è nome particolare d'una delle quattro virtù cardinali, distinta dalle altre, è nondimeno anche nome comune d'ogni virtù e santità. La buona e virtuosa vita chiamiamo giustizia, e l'uomo santo e virtuoso diciamo che è giusto. «La giustizia degli uomini dabbene li salverà», dice il Savio (Prov 11, 6); cioè la loro santa vita li libererà. E in questo senso si piglia in molti luoghi della Scrittura. «Se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e Farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Matth. 5, 20) dice Cristo   nostro Redentore, che è quanto dire la vostra virtù, la vostra religione, la vostra santità. E nello stesso modo s'intende quel che disse il medesimo Cristo a S. Giovanni Battista, quando ricusava di battezzarlo: «Così conviene a noi d'adempire ogni giustizia» (Ibid. 3, 15); ossia, così ci conviene per dare esempio di ubbidienza, di umiltà e di ogni perfezione. In questo modo si prende ancora il nome di giustizia nelle parole presenti, colle quali intende Cristo nostro Redentore di dirci: Beati quelli.che sono tanto desiderosi ed affezionati alla virtù e alla perfezione, che hanno fame e sete di essa; perché essi rimarranno sazi, essi l'acquisteranno. E questa è una delle otto beatitudini che c'insegnò e predicò egli stesso in quel suo sublime sermone del monte. S. Girolamo sopra queste parole dice: «Non basta qualsivoglia desiderio della virtù e della perfezione; ma è necessario che di essa abbiamo fame e sete» (S. HIERON. in S. Matth. l. c); sicché possiamo dire col Profeta: «Come il cervo desidera le fontane di acqua, così te desidera, o Dio, l'anima mia» (Ps. 41, 1).



Postato da admin il Venerdì, 16 aprile @ 00:00:00 CEST (138 letture)
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A. Rodriguez: Della stima, e del prezzo, in che abbiamo da tenere le cose spirituali

Combattimento spirituale
Esercizio di perfezione e di cristiane virtù

composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO PRIMO. Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

CAPO I. Della stima, e del prezzo, in che abbiamo da tenere le cose spirituali.


  1. Nel capo settimo della Sapienza dice il Savio: «Io desiderai l'intelligenza e mi fu con ceduta; invocai lo spirito di sapienza, e venne in me; e questa io preferii ai regni ed ai troni, e i tesori stimai un nulla a paragone di lei: né con essa paragonai le pietre preziose, perché tutto l'oro rispetto a lei è come un poco di arena, e l'argento sarà stimato come fango dinanzi a lei (Sap. 7, 7 segg.). La vera sapienza, nella quale abbiamo da metter l'occhio, è la perfezione; e questa consiste in unirci con Dio per amore, secondo il detto di S. Paolo: «E sopra tutte queste cose abbiate la carità, la quale è il vincolo della perfezione» (Col 3, 14), che ci congiunge con Dio. Ora la stima che dice qui Salomone che egli fece della sapienza, dobbiamo noi farla della perfezione e di tutto quello che serve per essa. In confronto di questa, ogni cosa ci ha da parere un po' d'arena, un po' di fango, un po' di spazzatura; come diceva il medesimo Apostolo: «Tutte le cose io le stimo come spazzatura, per fare acquisto di Cristo» (Philipp, 3, 8).



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A. Rodriguez: Alfonso Rodriguez, Esercizio di perfezione

Combattimento spiritualeadmin Scrivere "
Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez, della Compagnia di Gesù

FLAMINIO CORNARO A CHI LEGGE

L'esercizio di Perfezione, e di Cristiane Virtù composto dal P. ALFONSO RODRIGUEZ fu con tal nome chiamato dal pio Autore per dinotare la propria idea di perfezionare l'opere tutte Cristiane, che devono eseguirsi da chi brama con sincerità di spirito rendere le azioni sue graziose, e perfette nel cospetto del Signore.

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