A. Rodriguez: Come fare l'esame di coscienza

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

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TRATTATO VII. DELL'ESAME DELLA COSCIENZA

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CAPO VII. Come si ha a fare l'esame particolare.

 

* * *

1. Metodo di S. Ignazio.
2. Cavato dagli antichi Padri.
3. Sua soavità ed efficacia.
4. Esempio di fra Ginepro.

* * *

 

1. La seconda cosa principale che abbiamo proposto di trattare è, come si ha da fare quest'esame. Secondo il metodo di S. Ignazio (Exerc. spir. hebd. 1a: Examen particulare) ha l'esame particolare tre tempi, benché poi l'esaminarsi s'abbia a fare solo due volte. Il primo tempo è subito che ciascuno si leva la mattina, e allora ha da proporre di guardarsi con special diligenza da quel vizio, o difetto particolare, del quale si vuol correggere ed emendare. Il secondo tempo è al mezzo giorno, quando si ha da fare il primo esame, che contiene tre punti. Il primo è, domandare grazia al Signore di ricordarsi quante volte si è caduto in quel difetto del quale si fa l'esame particolare. Il secondo è, dimandare conto all'anima propria di quel difetto, o vizio, pensando da quell'ora in cui ciascuno si levò e in cui fece quel particolare proposito, sino all'ora presente, quante volte è caduto in esso. E si hanno a fare tanti punti in una linea d'un quadernuccio o librettino, che a quest'effetto ognuno ha da avere presso di sé, quante volte troverà esservi caduto. Il terzo giorno è, concepire un gran dolore d'essere caduto e domandarne perdono a Dio, proponendo di non cadervi più, particolarmente in quel resto del giorno, colla grazia del Signore. Il terzo tempo è la sera, prima di andare a letto, e allora si ha da fare l'esame la seconda volta, né più né meno che al mezzo giorno, tenendo i medesimi punti, e riflettendo come siano andate le cose dall'ultimo esame passato sino a quell'ora e notando in un'altra seconda linea tanti punti, quante volte si troverà che si è caduto.

E per potere èstirpare più facilmente e più presto quel difetto, o vizio, sopra del quale facciamo l'esame particolare, il nostro S. Padre mette quattro avvertimenti, che egli chiama addizioni. La prima, che ciascuna volta che l'uomo cade in quel vizio, o difetto particolare, se ne penta, mettendosi la mano al petto; il che si può fare ancorché si stia in presenza d'altri, senza che si accorgano di quello che si fa. La seconda è, che la sera, dopo fatto l'esame, confronti i punti dell'esame della mattina con quelli dell'altro esame della sera, per vedere se vi è stata qualche emendazione. La terza e quarta, che confronti anche il giorno d'oggi con quello di ieri, e la settimana, presente colla passata per il medesimo effetto.



2. Tutta questa dottrina è cavata dai Santi. S. Antonio abate, come si riferisce nella Storia Ecclesiastica (CASSIOD. Hist. trip. l. 1, c. 11; NICEPH. Eccl. Hist. l. 8, c. 40; De vitis Patr. l. 1; Vita S. Ant. Abb. c. 28; Vita S. Ant. n. 55), dava per consiglio che si notassero in iscritto i mancamenti che nell'esame trovavano di aver commesso; acciocché in questo modo l'uomo si vergognasse più e più s'impegnasse per l'emendazione, vedendo e considerando i suoi mancamenti. Il medesimo dice S. Giovanni Climaco (S. IO. CLIM. Scala Parad. grad. 4), il quale non solamente la sera e nel tempo dell'esame, ma a tutte le ore vuole che vada ciascuno notando il mancamento che commette subito che cade in esso; acciocché così possa fare meglio l'esame. In quella guisa che il buon banchiere o mercante e il buon spenditore subito nota in un quadernetto di memorie quello che vende, o compra, acciocché non resti dimenticata cosa alcuna e la sera possa fare meglio i suoi conti. S. Basilio (S. BASIL. Serm. de renunt. saec. n. 10) e S. Bernardo (S. BERN. Spec. Mon.) espressamente notano e consigliano il confrontare un giorno coll'altro; acciocché in questo modo possa la persona conoscere meglio il profitto o scapito che fa, e procuri con diligenza di diventare ogni giorno migliore e più simile agli angeli. S. Doroteo (S. DOROTH. Doctr. 14, n. 14) dà per consiglio il confrontare una settimana coll'altra e un mese coll'altro.

3. E il modo che ci propone il nostro S. Padre di farci a procurare l'emendazione del nostro mancamento e difetto, a tratto a tratto e a poco a poco, da mezzo giorno a mezzo giorno, e non più, è un mezzo che mettono ancora S. Giovanni Crisostomo, S. Efrem e S. Bernardo (S. Io. CHRYS. Exhort. la ad Theod. laps. n. 16; S. EPHREM SYR. Serm. ascet.; S. BERN. loc. cit) come efficacissimo per sradicare qualsivoglia vizio o difetto che abbiamo: e lo mette anche Plutarco (PLUTAR. Dial. de cohib. iracundia), apportando l'esempio di colui il quale, essendo per natura molto collerico e sentendo grandissima difficoltà nel contenersi, si mise all'impegno di non adirarsi per un giorno; e così passò un giorno senza che si adirasse. Il dì seguente disse: né anche oggi mi voglio adirare; e l'osservò, perché nemmeno quel giorno si adirò: il medesimo continuò a fare un altro e poi un altro giorno, sinchè divenne molto mansueto e piacevole. Or questo è il modo che ci insegna e il disegno che ci propone il nostro S. Padre nell'esame particolare; acciocché il combattere e vincere qualunque vizio ci riesca più facile.

All'infermo che sta con nausea si dà il cibo a poco a poco, acciocché possa mangiarlo. Se gli fosse posta innanzi tutta intiera la porzione, gli parrebbe impossibile l'aver a mangiare tutta quella roba, e non potrebbe mandare giù un boccone; ma gliene tagli un pochetto alla volta; e glielo porgi, tenendo nascosto il resto fra due piatti; e in questo modo, a poco a poco, bocconcino a bocconcino gli fai mangiare quanto gli basta. Nella stessa maniera ci vuol guidare il nostro Santo Padre nell'esame particolare, come infermi e deboli, a poco a poco, da mezzogiorno a mezzogiorno, acciocché lo possiamo tollerare. Perché se pigliassi la cosa tutta insieme, dicendo: non voglio parlare in tutto l'anno; in tutta la vita mia voglio andare cogli occhi bassi; tanto raffrenato e con tanta modestia; solo a pensarvi potrebbe essere che ti stancassi e ti paresse di non poterlo tollerare, e che sarebbe una vita mesta e malinconica; ma per un mezzo giorno, per una mattina, sino all'ora del pranzo, chi sarà quegli che non vada composto e tenga la lingua a freno? Dipoi a mezzogiorno proponi solamente sino alla sera: perché il giorno seguente sa Dio quel che sarà: e che sai tu se vi arriverai? E quando bene vi arrivi, non sarà più d'un giorno: e non ti rincrescerà domani di aver proceduto oggi con questo riguardo, né ti troverai stanco per essere stato oggi accurato e diligente; anzi ti troverai di ciò molto allegro e più disposto a farlo tuttavia meglio e con maggiore facilità e soavità. Credo che alle volte alcuni manchino in non mettere bene tutta la forza in questo, proponendo solamente per questo mezzo giorno; ché se ciò facessero, molto ciò li aiuterebbe a proporre con maggior efficacia.

4. Nelle cronache di S. Francesco (Cronache etc. P. 1. v. 2, p. 77-78) si racconta di fra Ginepro, che sebbene parlasse molto poco, nondimeno una volta per sei mesi continui osservò perpetuo silenzio in questa maniera: il primo giorno propose di non parlare, e di farlo ad onore del Divin Padre; il secondo, ad onore del Figliuolo; il terzo, ad onore dello Spirito Santo; il quarto, per amore della Santissima Vergine: e così scorreva per tutti i Santi, osservando ogni giorno il silenzio con nuovo fervore e divozione per amore di alcuno di essi.

In questa maniera la persona si anima maggiormente ad emendarsi di quella cosa sopra della quale fa l'esame particolare, e si vergogna anche e confonde più dei mancamenti ed errori che commette; poiché per così poco tempo non han potuto mettere in esecuzione il suo proponimento. E così per ogni banda ci aiuterà assai questo mezzo.

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