cap. III: La divina maternità di Maria

Ave Maria!



MARIA
DEBELLATRICE DELLE ERESIE

di P. Amadio M. Tinti O.S.M













Gaude,
Maria Virgo,

cunctas haereses

sola interemisti in universo mundo
Immacolata Tiepolo Prado





CAPITOLO TERZO

La divina maternità di Maria


La vera
grandezza di Maria, la grandezza tutta stia propria e non comunicabile ad altra creatura,
è quella di essere veramente la Madre di Dio. Questa dignità eleva
la Vergine SS.ma ad un ordine immensamente superiore ad ogni altro; la innalza sino
ai confini della Divinità, e la rende centro di benedizione sì nell’antica
che nella nuova legge. Quindi può dirsi che Maria è una nuova creatura,
un mondo tutto spirituale, una meraviglia!

Questo è il concetto che dobbiamo avere della Madonna, anche secondo la dottrina
dei Santi Padri.

La Maternità di Maria deve considerarsi sotto due aspetti: materiale e morale.
Benché l’aspetto materiale sia inferiore, è però così
sublime da non trovare mente umana che valga a raggiungerlo.

«È certo, dice il Rev.mo P. Roschini, che nel primo atto della Divina
Maternità, vi fu una strettissima unione fisica fra la sostanza di Maria e
quella di Gesù». (Istruzioni Mariane, p. 56).

Ma cosa si intende con la frase: Fu una strettissima unione fisica? Ci permetta il
Rev.mo P. Roschini di aggiungere una parola di spiegazione

A compiere il mistero della Divina Incarnazione concorsero due elementi: la SS.ma
Vergine e lo Spirito Santo. La SS.ma Vergine fornì l’elemento del quale e
intorno al quale si formò il corpo del Salvatore. Quell’elemento fu una particella
della sua carne, fu un atto vitale che apparteneva alla sua vita fisica; e questo
atto, in Maria, fu volontario e libero, e per ciò appartenente alla sua vita
intellettuale e morale: ed in questo appunto la sua maternità cominciò
ad elevarsi al di sopra della maternità naturale.

Però nella concezione di Dio, la sola cooperazione materiale di Maria non
poteva convenire all’azione dello Spirito Santo sulla sua creatura, né alla
creatura che la riceveva. Imperocché Dio volendo farsi nostro fratello, rivestendo
la nostra umanità, non bastava che Maria accettasse un’operazione qualunque
dello Spirito Santo; ma bisognava che ella acconsentisse formalmente a divenire Madre
del Salvatore, e accettasse di cooperare liberamente e volontariamente ai disegno
per cui Iddio domandava di incarnarsi nel suo seno: la sua Maternità; ecco
il primo e diretto oggetto del suo consenso; ed è su questo che la Vergine
pronunciò quel fiat, che attirò nel suo seno il Figlio di Dio.

L’azione quindi dello Spirito Santo era legata al consenso di Maria, e quando S.
Giovanni nel suo Vangelo dice: «Verbum caro factum est», il Verbo si
è fatto carne, o più esattamente, il Verbo si è fatto uomo,
non vuol dire che Dio si è unito ad un uomo, ma bensì che Egli si è
fatto, è diventato un uomo; di modo che è esatto il dire: Dio è
uomo e un uomo è Dio. Così si escludono in Gesù Cristo le due
persone; diversamente, per quanto si volessero supporre fra loro unite e anche fuse,
resterebbero sempre persone distinte, e per conseguenza Dio non sarebbe uomo, e un
uomo non sarebbe Dio.

In conclusione, l’Umanità di Gesù Cristo, dal primo istante di sua
esistenza, e per il fatto stesso della sua esistenza, è unita personalmente
a Dio: e chi vuole concepire la natura umana di nostro Signore, quale è realmente,
deve concepirla unita personalmente al Verbo di Dio.

Lo afferma chiaramente il Vangelo. L’Arcangelo Gabriele disse a Maria che ella avrebbe
concepito per la virtù dello Spirito Santo un figlio che sarebbe stato Dio;
ora se la natura umana del Salvatore, anche incompleta e in via di formazione, esistette
un solo istante nel seno di Maria, senza essere unita alla Divinità, la prima
affermazione dell’Arcangelo resta vera, perchè Maria ha realmente concepito
per opera dello Spirito Santo, ma resterebbe falsa la seconda, in quanto che Maria
non avrebbe concepito il Figlio di Dio, ma soltanto un uomo.

Ecco la strettissima unione fisica tra la sostanza di Maria e quella di Gesù:
unione così stretta, che è assolutamente impossibile separare le due
nature; l’una non può esistere senza l’altra.

E chi può non ammirare la grandezza di Maria, elevata alla sublime dignità
di Madre di Dio?

E sarà appunto questa Divina Maternità della Vergine che verrà
a schiantare le eresie, sorte specialmente nei primi secoli della Chiesa.

Il Rev.mo P. Roschini continua poi a mettere sempre più in evidenza la grandezza
della sempre Vergine quando scrive: «Durante i nove mesi che trascorsero dall’Annunciazione
alla Natività, Gesù visse, letteralmente, della vita di Maria sua Madre;
il sangue che gli scorreva nelle vene, che gli faceva battere il cuore, che recava
accrescimento alle sue piccole membra, quel sangue tutto era passato nel cuore di
sua Madre; era il sangue più puro della Vergine Immacolata. E dopo avere nutrito
Gesù, esso ritornava al cuore di Maria, donde arricchito di nuove energie,
sarebbe ritornato a Gesù. In questo scambio ininterrotto, in questo commercio
vitale di tutti gli istanti tra il Creatore ed una sua creatura, non vi è
forse un mistero di condiscendenza divina, e un mistero non meno sorprendente di
elevazione umana? Che poteva mai fare di più Iddio per onorare una creatura,
e che mai poteva fare di più una creatura per servire al suo Dio?».
(l. c.).

S. Pier Damiani, sorpreso di questa grandezza di Maria, esclama: «Come la parola
dell’uomo potrà mai lodare chi generò da sé il Verbo eterno?
Quale lingua potrà mai lodare abbastanza colei che diede alla luce quegli
che tutti lodano e al quale tutti ubbidiscono tremanti? Qual mente non si dovrà
sentire confusa al pensiero che il Creatore nasce da una creatura, che l’artefice
da chi egli ha formato? Quanto dobbiamo sentirci debitori a questa Beatissima Genitrice
di Dio, imperocché quel corpo di « Cristo che Maria Vergine generò,
che riscaldò sul suo petto, che coprì di fasce, che con tanto affetto
materno nutrì, quello e non altro riceviamo dal sacro altare e beviamo il
suo sangue motivo di nostra salute. Tanto abbiamo dalla fede cattolica, tanto fedelmente
ci insegna la Santa Chiesa. Nessuna lingua umana potrà mai lodare colei, dalla
quale sappiamo essersi incarnato il mediatore tra Dio e gli uomini». (Serm.
45. de Nativ. Virg.
).

Quanto sia giusto questo parlare dì S. Pier Damiani, lo si può comprendere
anche facendo qualche confronto con le altre creature. I Profeti hanno annunciato
il Salvatore; gli Angeli ne hanno celebrato la nascita; il santo Precursore lo ha
mostrato al mondo; gli Apostoli e gli Evangelisti lo hanno fatto conoscere ai popoli;
i ministri della Chiesa, da secoli, ci predicano la sua parola, ci dispensano i suoi
Sacramenti e i suoi misteri: Maria SS.ma però ha composto della propria sostanza
questo Salvatore, lo ha nutrito, lo ha allevato con cure e sollecitudini inenarrabili
perchè fosse nostra vittima; ed entrando a parte dell’amore di Dio per gli
uomini, acconsentì alla morte di Lui, che ci era necessaria, e muta ai piedi
della croce, col cuore trafitto dalla spada del dolore, lo ha offerto e sacrificato
per noi!…

Giustissima quindi la frase di quella donna che, rivolta a Gesù, esclamò:
«Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».
(Lc 11, 27).

Ma ciò che maggiormente fa risaltare la Maternità di Maria è
il suo aspetto morale, cioè il possesso di tutte le prerogative proprie della
sua altissima dignità; prerogative che si compendiano nella santità
della Beatissima Vergine; santità particolarissima che non ha confronti se
non con quella di Dio.

Se un S. Giovanni Battista, perchè fosse degno Precursore, fu arricchito di
tanti doni: se un S. Paolo, perchè fosse degno Apostolo delle genti, fu fatto
vaso di elezione, quali grazie non avrà Iddio concesso alla Vergine perchè
fosse degna sua Madre?

S. Anselmo così si esprime: «Quella Vergine, a cui il Padre voleva dare
per figlio il proprio eterno Unigenito, generato dalla sua mente, a Lui uguale nella
gloria, che amava come se stesso, perché fosse uno stesso figlio comune della
Vergine e di Dio Padre; quella Vergine che il Divin Figlio si era scelto per madre
secondo l’umana natura; quella Vergine in cui lo Spirito Santo operava il concepimento
dell’Eterno Figlio da cui Egli procede, certo doveva risplendere di tale purezza
e santità che, dopo Dio, non si poteva intendere…». (De Concept.
Virg.
28).

Tali sono i sentimenti di tutti i Padri, che il martire S. Metodio compendia in queste
parole: « Così fermamente sentono tutti quelli che professano la vera
fede». (Orat. de Sim. et Anna).

La Maternità Divina della Beatissima Vergine Maria è quindi prova e
sostegno di tutti i misteri del cristianesimo. Tolta la Divina Maternità della
Vergine, cade la Redenzione, la giustificazione e la glorificazione dell’uomo, che
sono effetti del Verbo Incarnato. Ed ecco la Maternità di Maria divenuta argomento
di cui i Santi Padri si servirono in ogni tempo per combattere gli errori e conservare
l’integrità della fede cattolica.










< precedente


indice


prossima >



Testo tratto
da: P. Amadio Tinti O.S.M., Maria debellatrice delle eresie, Pistoia 1960,
pp. 17-21.