Vita di preghiera (6ª parte)

Pregate, Pregate, Pregate!


«PICCOLO
CATECHISMO DELLA VITA D’ORAZIONE
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di P. Gabriele di S.M.Maddalena O.C.D.














INDICE







PREFAZIONE









I

L’orazione
nella vita contemplativa

II

Il
metodo dell’orazione mentale

III

Preparazione
e lettura

IV

La
meditazione e il colloquio

V

Le
difficoltà dell’orazione

VI

La presenza
di Dio








CAPITOLO
VI

LA PRESENZA DI DIO



1. Che
cosa è la presenza di Dio?



La presenza di Dio è un esercizio di vita spirituale destinato a mantenerci
in contatto con Dio nelle nostre varie occupazioni quotidiane. Essa si può
dire, un’orazione mentale che si prolunga durante l’intera giornata. Come l’orazione
mentale, è composto di un duplice elemento: pensiero ed affetto; si tratta
infatti di pensare a Dio e di tenere l’affetto orientato verso di Lui.



2. Quale è l’elemento principale della presenza di Dio?



L’elemento principale non è il pensiero, come molti credono, bensì
l’affetto, come nell’orazione mentale; il pensiero serve a orientare il cuore, ossia
la volontà verso Dio, ma poi con la volontà l’anima si unisce più
intimamente al Signore e indirizza a lui tutto il suo operare. È del resto
più facile rimanere lungamente in contatto con Dio per mezzo della volontà
che non con l’intelletto.



3. Onde proviene questa differenza?



La differenza nell’applicazione dell’intelletto e della volontà deriva
dal fatto che praticamente non è possibile pensare a Dio in modo ininterrotto,
dato che, spesse volte, le nostre occupazioni richiedono tutta la nostra attenzione
e che non abbiamo la possibilità di pensare contemporaneamente a due cose
diverse. Invece, anche mentre l’intelligenza è interamente occupata nel lavoro
che stiamo compiendo, il cuore può rimanere orientato verso il Signore perché,
anche se il lavoro per sua natura fosse distraente, potremmo sempre farlo per Lui,
per compiere cioè la sua volontà e per glorificarlo.



4. Come terremo orientato più facilmente il nostro cuore verso Dio?



Possiamo farlo alimentando direttamente l’affetto con piccoli esercizi affettivi,
come sono le orazioni giaculatorie, le pie invocazioni, l’offerta delle nostre azioni,
le domande di aiuto celeste, ossia per mezzo di brevissime conversazioni con Dio
in cui Gli manifestiamo il nostro amore e la nostra fiducia. Questo però non
ci sarà possibile se il pensiero del Signore non si presenterà spesse
volte alla nostra niente.



5.Vi è qualche modo per richiamare frequentemente il pensiero di Dio alla
nostra intelligenza?



Vi sono per questo vari metodi; anzi le diverse “forme” dell’esercizio
della presenza di Dio vengono abitualmente distinte secondo i mezzi usati per richiamare
il pensiero di Dio alla mente. Così distinguiamo la pratica della presenza
di Dio “esterna”, quella “immaginaria”, e quella “intellettuale”.



6. In che cosa consiste la pratica della presenza di Dio “esterna”?



Consiste nel servirci di un oggetto a noi esterno per pensare frequentemente
al Signore. Un crocifisso che portiamo sempre con noi, mettendocelo dinanzi durante
il lavoro, baciandolo, venerandolo, terrà vivo in noi il ricordo di N. S.
Gesù Cristo e ci darà occasione di parlare affettuosamente con Lui.
Così pure il ricordo della presenza eucaristica nella cappella della casa
che abitiamo, alla quale ritorniamo continuamente col pensiero, può giovare
moltissimo a mantenerci in contatto col Signore e a far sì che ci intratteniamo
con Lui, Lo stesso si dica di pie immagini, ecc.



7. In che cosa consiste la pratica della presenza di Dio “immaginaria”?



Questa pratica consiste nel rappresentarci con l’immaginazione che il Signore,
la Madonna o qualche Santo siano molto vicino a noi e ci accompagnino dappertutto;
noi cerchiamo di rivolgerci ad essi con brevi parole spontanee oppure con qualcuno
dei diversi esercizi affettivi cui abbiamo sopra accennato. Non tutte le persone
però riescono bene in questo modo di praticare la presenza di Dio, che richiede
una immaginazione vivace e un’intera padronanza di essa.



8. Una tale rappresentazione non manca forse di verità?



In nessun modo, perché se la santissima Umanità di Cristo, o la
Madonna, o i Santi non ci sono fisicamente presenti, sono tuttavia presenti spiritualmente,
per la ragione che i Santi e la Madonna ci vedono nell’essenza divina che contemplano,
e così sono in relazione con noi, e che l’Umanità di Cristo esercita
su di noi un influsso anche fisico nella comunicazione della grazia. Questa relazione
“spirituale” noi possiamo benissimo “rappresentarcela” immaginando
di essere in compagnia del Signore o dei Santi.



9. Possiamo quindi fare l’esercizio della presenza di Dio anche rivolgendoci ai
Santi?



Sì, evidentemente; perché anche il ricordo della Madonna e dei
Santi giova ad orientare il nostro cuore e le nostre azioni verso il Signore, e in
questo orientamento della volontà consiste l’elemento più sostanziale
della presenza di Dio.



10. Che cosa è la pratica della presenza di Dio “intellettuale”?



La pratica della presenza di Dio “intellettuale” è quella con
cui richiamiamo alla mente il ricordo di Dio mediante un pensiero di fede. L’anima
ricorda, per esempio, la presenza continua della santissima Trinità in lei
e cerca di piacere agli Ospiti divini; oppure considera come i suoi doveri siano
per lei manifestazione del volere divino e si unisce continuamente a questa divina
volontà; con la luce soprannaturale “vede” che tutte le circostanze
della sua vita sono disposte dalla divina Provvidenza e ripete al suo Padre celeste:
“Sono contenta di tutto”; oppure, sapendo che Dio la vede sempre, cerca
di fare ogni cosa nel modo che può renderla più gradita allo sguardo
divino, ecc.



11. Quale è la forma migliore dell’esercizio della presenza di Dio?



La forma migliore di questo esercizio è quella che ci va più a
genio, e ciò non si determina “a priori” o col ragionamento, ma
con l’esperienza. Si noti, tuttavia, che nella pratica della presenza di Dio non
dobbiamo attaccarci in modo esclusivo a una forma determinata, ma possiamo benissimo
variare secondo le circostanze. Abitualmente, però, dobbiamo preferire una
forma particolare di questo esercizio e sceglieremo quella che a noi si è
dimostrata più utile. Possiamo quindi usare anche qui di una santa libertà.



12. L’esercizio della presenza di Dio si può unire alle azioni naturali
più comuni e anche a quelle che ci sono di sollievo?



Indubbiamente; troveremo anzi in questo esercizio il modo più pratico
per santificare queste azioni. Anche nei pasti possiamo innalzare il nostro cuore
a Dio, e invece di cercare soddisfazione nel cibo, studiarci di mangiare con santa
indifferenza allo scopo di ristorare le nostre forze per riprendere con maggiore
decisione il servizio di Dio. San Paolo lo insegna: “Sia che mangiate, sia che
beviate fate tutto a gloria di Dio”. Lo stesso si dica delle nostre ricreazioni
che dobbiamo offrire al Signore, avendo in esse lo scopo di acquistare nuove energie
che impiegheremo per la sua gloria. Anzi, dobbiamo ordinare a questo fine lo stesso
riposo al quale dobbiamo prepararci facendone esplicitamente l’offerta al Signore.
Così l’esercizio della presenza di Dio ci permetterà indubbiamente
di vivere durante tutta la giornata la nostra vita di amore.






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