Vita di preghiera (3ª parte)

Pregate, Pregate, Pregate!


«PICCOLO
CATECHISMO DELLA VITA D’ORAZIONE
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di P. Gabriele di S.M.Maddalena O.C.D.














INDICE







PREFAZIONE









I

L’orazione
nella vita contemplativa

II

Il
metodo dell’orazione mentale

III

Preparazione
e lettura

IV

La
meditazione e il colloquio

V

Le
difficoltà dell’orazione

VI

La
presenza di Dio








CAPITOLO
III

PREPARAZIONE E LETTURA



1.
Vi sono forme varie di preparazione all’orazione?



Gli autori carmelitani sovente distinguono una duplice preparazione: la preparazione
“prossima” con la quale l’anima si mette in immediato contatto con Dio
per iniziare l’intima conversazione con Lui, e la preparazione “remota”
con cui l’anima dispone le sue potenze a raccogliersi agevolmente in Dio.



2. Cosa si richiede perché le potenze dell’anima siano disposte a raccogliersi?



E’ necessario che esse non siano assorbite eccessivamente dalle creature, e che
venga coltivata la tendenza che hanno ad occuparsi di Dio. A procurare queste condizioni
giovano i due elementi che costituiscono la preparazione remota. Il primo elemento,
poiché si tratta di allontanare un ostacolo, è “negativo”;
il secondo, diretto a procurare una qualità, è “positivo”.



3. Quale è l’elemento negativo della preparazione remota?



Fuggire le distrazioni dello spirito e gli attacchi del cuore. Perché
la pratica dell’amore di Dio sia facile, bisogna avere un cuore libero; questo richiede
un grande distacco dalle crea. ture. Chi vuole amare molto, deve riservare a Dio
il vigore e la tenerezza del suo affetto e non disperderlo nelle persone e nelle
cose, che facilmente avvincono un cuore non custodito. D’altronde, la libertà
dello spirito non si raggiunge senza una grande mortificazione dei sensi che sono
finestre aperte sulle cose terrene, e della memoria che, con i ricordi, ci riporta
nel mondo; anzi lo spirito stesso deve evitare i pensieri inutili. Bisogna quindi
sorvegliare il cuore e lo spirito.



4. Quale è l’elemento Positivo della preparazione remota?



L’esercizio della presenza di Dio, che cercheremo di rendere continuo,

per quanto sarà possibile. Con questo santo esercizio, che raccoglie in Dio
il nostro pensiero e la nostra volontà, noi conserviamo un certo contatto
con Dio, anche tra le occupazioni più materiali, e conversiamo sovente con
Liti durante il giorno. La fedeltà a questa pratica crea, quindi, in noi una
certa facilità a parlare con Dio, come pure a metterci in un più intimo
contatto con Lui, nel che consiste la preparazione prossima.



5. Quale atteggiamento spirituale, giova di più all’anima per questo contatto
con Dio?



L’atteggiamento di un’umile confidenza, che ci mette innanzi a Dio nella posizione
che maggiormente ci conviene. Dio, infatti, è nostro Padre, e vuole che trattiamo
con lui da bambini impotenti. Desteremo in noi il senso della nostra indigenza, col
ricordo dei numerosi falli che palesano la nostra miseria. Lungi però dal
rinchiudere! in noi stessi o dallo scoraggiarci alla vista della nostra pochezza,
cercheremo rifugio nelle braccia di Gesù, che ci ha insegnato: “Senza
di me non potete far nulla”, invitandoci così a ricorrere a Lui. Perciò
santa Teresa ci invita ad esaminare, al principio dell’orazione, la nostra coscienza,
quindi a recitare il Confiteor e a cercare poi la compagnia di Gesù.



6. Quale è il modo più pratico per mettere l’anima vicina a Dio?



Qualunque forma della “presenza di Dio” è utile a questo, purché
si eserciti con particolare applicazione e intensità. Tuttavia due forme sembrano
specialmente indicate per l’orazione: il mettersi alla presenza della santissima
Eucaristia (difatti facciamo l’orazione innanzi al santissimo Sacramento), e il raccogliersi
nel proprio interno, attendendo alle Tre Persone divine che abitano nell’anima in
grazia e si offrono ad essa per essere conosciute e amate.

Per cominciare quindi il colloquio con “Dio presente” ricorderemo il soggetto
scelto nella lettura.



7. In che tempo si deve fare questa lettura?



Preferibilmente prima di andare all’orazione, cioè nel quarto d’ora che
le nostre leggi ci concedono per prepararci. Se però non avremo potuto prima,
potremo farla al principio dell’orazione. Anzi, nelle comunità religiose,
si usa fare una breve lettura ad alta voce all’inizio dell’esercizio di orazione
mentale.



8. A che serve la lettura “in comune”?



Essa ha lo scopo di offrire un soggetto di meditazione a chi ne fosse sprovvisto.
Non vi è però obbligo alcuno di servirsi del punto che viene letto.
Abitualmente, infatti, le anime vengono all’orazione col soggetto precedentemente
preparato dalla lettura fatta individualmente. Ma se, talora, il punto che vien letto
ci attrae più che il soggetto scelto, possiamo cambiare al momento, usando
in ciò la più grande libertà.



9. La lettura deve sempre servire a preparare un soggetto di meditazione?



Tale è il suo fine precipuo, e ciò la distingue dalla cosiddetta
“lettura spirituale”, che ha uno scopo più largo: quello cioè
di istruire nelle cose dello spirito. La lettura di cui parliamo, invece, serve a
proporci immediatamente una verità, che penetreremo con la riflessione, per
riportare una convinzione più profonda dell’amore di Dio per noi.

Tuttavia, nelle anime che non fanno più l’orazione in forma meditativa, ma
che sono giunte all’orazione che santa Teresa chiama “di raccoglimento”,
o più in alto ancora, la lettura non serve più a scegliere un soggetto,
ma piuttosto a raccogliere l’anima, disponendola soavemente a gustare nell’orazione
il riposo in Dio.



10. Quali libri dobbiamo scegliere, di preferenza per fare questa lettura?



Ciò dipende dallo scopo della lettura.

Quando si tratta di trovare un soggetto di meditazione, potranno servire, oltre ai
libri che sono apposite “raccolte” di tali soggetti, tutti i libri spirituali
che mettono in luce le molteplici manifestazioni dell’amore di Dio per noi. Sarà
bene però che ci serviamo di libri già conosciuti.



11. Possiamo fare la, nostra lettura anche sulle “vite dei Santi”?



Neppure queste sono escluse, particolarmente perché molte anime si sentono
commosse più dall’esempio (lei Santi, i quali hanno vissuta la dottrina spirituale,
che da una esposizione speculativa di essa. Bisogna badare però a non leggere
spinti dalla curiosità e a non prolungare inutilmente la nostra lettura. Perciò
non conviene leggere come preparazione alla meditazione una vita “nuova”,
che questo eccita troppo l’immaginazione. Sarà meglio contentarsi, possibilmente,
di qualche profilo sintetico di una figura studiata anteriormente.



12. Come dobbiamo leggere?



Bisogna leggere, prima di tutto, con attenzione, poiché lo scopo della
lettura è di “trovare” un soggetto di conversazione col Signore.
Perciò bisogna leggere anche con una certa lentezza, altrimenti i soggetti
adatti ci sfuggiranno; inoltre con “devozione e raccoglimento” perché
questa buona disposizione dei cuore, accentuando in noi la “ricerca” di
qualche cosa di utile per l’anima, ci rende più attenti e più “sensibili”
alle buone idee. Potremo allora più facilmente prevedere i temi fecondi ed
anche preparare in qualche modo gli alletti elle vogliamo esprimere e i propositi
che vogliamo fare.

Tutto ciò senza troppo “legarci”, poiché lo scopo della lettura
non è questo, ma piuttosto di aiutarci semplicemente, secondo i nostri bisogni.

Aggiungiamo ancora che la lettura, se vien fatta in comune, deve essere breve, per
non dare noia a coloro che non se ne servono, e questi sono molti.



13. Possiamo riprendere la lettura durante l’orazione?



Questo non è escluso. Potrà anzi essere indicato in qualche occasione
particolare. Santa Teresa, infatti, non andava mai all’orazione senza portare il
libro con sé. Potremo talvolta trovare! così distratti che il modo
più pratico per ritornare al Signore sarà di volgere la mente a qualche
buon pensiero, con la lettura. Anche quando nella meditazione e nello stare col Signore
l’attenzione è resa difficile da un po’ dì stanchezza, è spesso
opportuno tenere sotto gli occhi il nostro tema di meditazione. Questo è un
aiuto esterno per la nostra attenzione. Si badi però di non trasformare l’orazione
in una semplice lettura. Essa deve rimanere almeno una lettura meditata, nella quale
ci fermiamo per dare posto agli affetti e ai propositi. Allora la lettura stessa
diviene uno strumento della nostra conversazione con Dio.





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