Trattato della Vera Devozione a Maria: parte prima: premessa (14-15)

L'eterna Sapienza

«Trattato della vera devozione a Maria»

di
S. Luigi Maria Grignion de Montfort











PARTE PRIMA



MARIA
NELLA STORIA DELLA SALVEZZA

[14] Con tutta
la Chiesa confesso che Maria, essendo una semplice creatura uscita dalle mani dell’Altissimo,
paragonata a tale infinita Maestà è meno di un atomo; meglio, è
proprio un niente, poiché soltanto lui è Colui che è
1. Per conseguenza, questo grande
Signore, sempre indipendente e bastante a se stesso, non ha avuto né ha bisogno
in modo assoluto della santissima Vergine per attuare i suoi voleri e per manifestare
la sua gloria
2. Gli basta volere, per
fare tutto.

[15] Però
affermo che, supposte le cose come sono, avendo voluto cominciare e compiere le sue
più grandi opere per mezzo della Vergine Maria fin dal momento in cui l’ha
plasmata, bisogna credere che non cambierà metodo nei secoli dei secoli. Egli
è Dio e non muta per niente né sentimenti né modo di agire
3.

NOTE

1
Es 3,14.

2 I nn. 14 e 15 sono passi di capitale importanza e sono al Trattato
del Montfort ciò che i segni sono alla chiave di un pezzo di musica. Chi
non ricordasse questi segni, suonerebbe falso, anche quando suonasse esattamente
le note che stanno scritte (Cf U.M. GEBHARD, in Regina dei cuori, II, pp.
36-40). Perciò, ogni volta che il Montfort dirà che la santa Vergine
è necessaria, si dovrà sempre sottintendere ipoteticamente,
vale a dire «in conseguenza della volontà di Dio». Infatti «ogni
salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità,
ma dal beneplacito di Dio» (LG 61).

3 «I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»
(Rm 11,29).






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