Trattato della Vera Devozione a Maria: parte III, cap. 3 (183-212)

L'eterna Sapienza

«Trattato della vera devozione a Maria»

di
S. Luigi Maria Grignion de Montfort








PARTE
TERZA – CAPITOLO TERZO

LA
VITA DI CONSACRAZIONE ESPRESSA IN UNA FIGURA BIBLICA


[183] Di tutte
le verità che ho esposte riguardo alla santissima Vergine e ai suoi figli
e servi, lo Spirito Santo ci offre nella Sacra Scrittura una figura mirabile nella
storia di Giacobbe, che ricevette la benedizione di Isacco suo padre, tramite le
cure industriose di Rebecca sua madre.


Eccola, come lo
Spirito Santo la riferisce
1. Vi aggiungerò
poi la mia spiegazione.


1.
Il racconto biblico di Rebecca e di Giacobbe


[184] Esaù
aveva venduto la sua primogenitura a Giacobbe
2.
Ora, Rebecca, madre dei due fratelli, che amava teneramente Giacobbe, riuscì
diversi anni dopo, con un’accortezza molto santa e tutta piena di misteri
3, ad assicurargli questo vantaggio.


Isacco si sentiva
ormai molto innanzi negli anni. Prima di morire, voleva benedire i suoi figli. Chiamò
dunque il figlio Esaù, che amava, e gli comandò di andare a caccia
per procurargli del cibo, prima di dargli la benedizione.


Rebecca avvertì
subito Giacobbe di quanto stava succedendo e gli ordinò di andare al gregge
a prendere due capretti. Ricevutili dal figlio, Rebecca ne fece un piatto per Isacco,
secondo il gusto di lui. Poi rivestì Giacobbe degli abiti di Esaù,
che lei custodiva, e gli coprì mani e collo con la pelle dei capretti, perché
il padre – che non vedeva più – sentendo la voce di Giacobbe, potesse credere,
dalla pelosità delle mani, che fosse Esaù suo fratello. Infatti Isacco
si meravigliò di quella voce, che credeva fosse la voce di Giacobbe, lo fece
quindi avvicinare e palpato il pelo delle pelli che coprivano le sue mani, disse:
«La voce è di Giacobbe, ma le mani sono di Esaù». Dopo
aver mangiato, aspirò, mentre lo baciava, l’odore degli abiti profumati di
Giacobbe, e lo benedisse: «Dio ti conceda rugiada dal cielo e terre grasse».
Lo costituì signore di tutti i suoi fratelli e concluse la benedizione
con queste parole: «Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia
colmo di benedizioni
».


Isacco aveva appena
terminato queste parole, quando entrò Esaù e gli diede da mangiare
la selvaggina perché poi suo padre lo benedicesse. Quel santo patriarca fu
colto da incredibile sbigottimento nel conoscere quanto era successo, ma invece di
ritrattare quanto aveva fatto, lo confermò, poiché in tutta la vicenda
vedeva troppo chiaramente il dito di Dio.


Esaù allora
scoppiò in ruggiti, come nota la sacra Scrittura, ed accusando a gran voce
di inganno il fratello, domandò al padre se avesse soltanto una benedizione.
Osservano i santi Padri che, in questo, Esaù è figura di coloro che
trovano comodo conciliare Dio col mondo e vogliono godere insieme le benedizioni
del cielo e quelle della terra. Commosso dalle grida di Esaù, Isacco finì
per benedirlo, ma di una benedizione terrena e assoggettandolo al fratello. Ciò
fece nascere nell’animo di Esaù un odio così velenoso contro Giacobbe
che da allora aspettava solo la morte del padre per ucciderlo. Né Giacobbe
avrebbe potuto evitare la morte, se Rebecca, sua madre, non l’avesse protetto con
gli accorgimenti e i consigli che gli dava e che lui seguiva.


2.
Esaù figura dei riprovati


[185] Prima di
commentare questa storia così bella, è necessario notare che, al dire
di tutti i santi Padri e interpreti della sacra Scrittura
4, Giacobbe è figura di Gesù Cristo
e dei predestinati, Esaù, invece, dei reprobi. Per convenirne basta esaminare
le azioni e la condotta di entrambi.


1) Esaù,
il maggiore, era forte e di costituzione robusta, accorto e abile nel tirare d’arco
e nel prendere molta selvaggina a caccia.


2) Non restava
quasi mai in casa e, confidando unicamente nella propria forza e destrezza, lavorava
solo fuori casa.


3) Non si preoccupava
molto di piacere a Rebecca, sua madre, e non faceva nulla a tale scopo.


4) Era così
ghiotto e talmente schiavo della gola, che vendette il suo diritto di primogenitura
per un piatto di lenticchie.


5) Era come Caino5, pieno di invidia contro suo fratello
Giacobbe e lo perseguitava oltre ogni dire.


[186] Ecco come
si comportano ogni giorno i reprobi.


1) Hanno fiducia
nella propria forza ed accortezza riguardo agli affari temporali. Sono versati, abili
e illuminati nelle cose della terra, ma molto deboli e ignoranti in quelle del cielo
6.


[187] 2) Per questo,
non rimangono mai o quasi mai in casa, cioè nel segreto della loro coscienza
7 – la casa interiore ed essenziale
assegnata da Dio ad ogni uomo, perché vi dimori, a suo esempio: Dio, infatti,
dimora sempre in se stesso -. I malvagi non amano affatto né il ritiro, né
la spiritualità, né la devozione interiore. Anzi ritengono persone
dappoco, bigotte e selvatiche, coloro che sono interiori e ritirati dal mondo e che
lavorano più nel loro intimo che all’esterno.


[188] 3) I reprobi
non si curano per nulla della devozione a Maria, la madre dei predestinati. È
vero che non odiano formalmente la Vergine. Talora, anzi, la lodano, protestano di
amarla e perfino l’onorano con qualche forma di devozione, ma poi non sanno tollerare
che la si ami teneramente, perché non hanno per lei le tenerezze di Giacobbe.
Trovano da ridire sulle pratiche devote che i suoi figli e servi adempiono fedelmente
per guadagnarsene l’affetto, perché non credono che sia loro necessaria a
salvezza la devozione a Maria. A loro basta non detestare formalmente la Vergine
santa o non disprezzarne apertamente la devozione. Ritengono in tal modo di essere
nelle sue grazie e di essere suoi servi, recitando e borbottando qualche preghiera
in suo onore, senza tenerezza alcuna per lei e senza correggere se stessi.


[189] 4) I reprobi
vendono il loro diritto di primogenitura, cioè le gioie del paradiso, per
un piatto di lenticchie, vale a dire per i piaceri della terra. Ridono, bevono, mangiano,
si divertono, giocano, danzano… senza preoccuparsi, come fece Esaù, di rendersi
degni della benedizione del Padre celeste. In breve, pensano solo alla terra, amano
solo la terra, parlano e operano solo per la terra e le soddisfazioni terrene, vendendo
per un fuggevole momento di piacere, per un vano fumo di onore e per un pezzo di
terra dura, gialla o bianca
8, la grazia battesimale,
la veste d’innocenza e l’eredità del cielo.


[190] 5) Da ultimo,
i reprobi odiano e perseguitano ogni giorno i predestinati, apertamente o di nascosto.
Non li possono sopportare, li disprezzano, criticano, burlano, ingiuriano, derubano,
ingannano, li gettano nella povertà, li mandano via, fanno loro mordere la
polvere. Essi invece fanno fortuna, si tolgono ogni soddisfazione, se la spassano,
si arricchiscono, ingrandiscono e vivono a loro agio.


3.
Giacobbe figura dei consacrati


[191] Giacobbe
il più giovane:


1) era di gracile
costituzione, mite e pacifico, e se ne stava abitualmente in casa per guadagnarsi
le buone grazie della madre Rebecca, che amava con tenerezza. Se usciva, non lo faceva
di propria iniziativa, né perché confidava nella sua abilità,
ma per obbedire a sua madre.


[192 ] 2) Amava
ed onorava sua madre; per questo se ne rimaneva in casa vicino a lei. Non era mai
così contento come quando la vedeva. Evitava tutto ciò che potesse
dispiacerle, e faceva invece quanto credeva fosse di suo gradimento: di modo che
in Rebecca s’accresceva l’amore che già gli portava.


[193 ] 3) Era
sottomesso in tutto alla sua cara madre. Le obbediva interamente in ogni cosa, prontamente
senza indugi, amorevolmente senza lamentarsi. Al minimo cenno della volontà
di lei, il piccolo Giacobbe correva e si metteva all’opera. Credeva a quanto ella
gli diceva, senza fare obiezioni. Così, per esempio, quando gli disse di andare
a prendere due capretti e di portarglieli per preparare un piatto a suo padre Isacco,
egli non le rispose che bastava un capretto per dare da mangiare una volta ad una
sola persona, ma senza ragionare, fece quanto gli era stato detto.


[194 ] 4) Aveva
grande fiducia nella sua cara madre. E poiché non si appoggiava in alcun modo
sulla propria abilità, ma unicamente sulle premure e sulla protezione di lei,
la richiedeva in ogni bisogno e la consultava in ogni dubbio. Così, per esempio,
quando le chiese se invece della benedizione non avrebbe ricevuto piuttosto la maledizione
di suo padre, egli credette e si affidò a lei, non appena ella gli ebbe risposto
che prendeva su di sé quella maledizione.


[195 ] 5) Infine,
imitava per quanto gli era possibile le virtù che vedeva nella madre. Sembra
che una delle ragioni per cui conduceva vita ritirata in casa, fosse proprio per
imitare la sua cara mamma, la quale era virtuosa, e per tenersi lontano dalle cattive
compagnie che corrompono i costumi. In tal modo Giacobbe si rese degno della doppia
benedizione dell’amato padre.


4.
Comportamento dei consacrati verso Maria


[196 ] Ed ecco
come si comportano ogni giorno i predestinati.


1) Se ne stanno
a casa con la loro madre. Cioè amano il ritiro, sono persone interiori, si
applicano all’orazione, sull’esempio e in compagnia della santa Vergine loro Madre,
la cui gloria è tutta interiore
9 e che, per tutta la vita,
amò tanto il raccoglimento e la preghiera.


È vero
che talvolta vanno fuori nel mondo, ma è per obbedire alla volontà
di Dio e a quella della loro Madre e adempiere i doveri del proprio stato. Per quanto
grandi possano apparire le cose che fanno all’esterno, stimano ancora molto di più
quelle che fanno dentro di sé in compagnia della santissima Vergine, perché
così costruiscono il grande edificio della loro perfezione, a confronto del
quale ogni altra opera è trastullo di bimbi.


Per questo, mentre
talvolta i loro fratelli e sorelle lavorano esteriormente con molta operosità,
accortezza e successo, raccogliendo lodi e approvazioni dal mondo, essi, illuminati
dallo Spirito Santo, capiscono che c’è molto maggior gloria, utilità
e piacere a vivere nascosti e ritirati con Gesù Cristo, loro modello, in una
intera e perfetta sottomissione alla loro madre, che a compiere da soli meraviglie
di natura e di grazia nel mondo, come tanti Esaù e reprobi. «Onore
e ricchezza nella sua casa
»
10: la gloria di Dio
e le ricchezze dell’uomo si trovano nella casa di Maria.


Signore Gesù,
quanto sono amabili le tue dimore! Il passero ha trovato una casa per abitarvi e
la tortorella un nido dove porre i suoi piccoli.


Quanto è
felice l’uomo che abita nella casa di Maria, dove tu stesso hai stabilito per primo
la tua dimora!


In questa casa
dei predestinati l’uomo soltanto da te riceve aiuto e decide nel suo cuore di ascendere
di balza in balza lungo il cammino di tutte le virtù per elevarsi alla perfezione
in questa valle di lacrime! Quanto sono amabili le tue dimore…
11


[197] 2) Amano
teneramente e onorano sinceramente la santissima Vergine, quale loro Madre e Padrona.
L’amano non solo a parole ma a fatti; l’onorano non solo esteriormente ma nell’intimo
del cuore. Evitano, come Giacobbe, tutto ciò che può dispiacerle e
compiono con fervore tutto ciò che credono possa attirare loro la sua benevolenza.
Le portano e danno non due capretti, come Giacobbe a Rebecca, ma ciò che quei
due capretti figuravano, ossia il proprio corpo e la propria anima, con quanto ne
dipende, perché ella:


a) li riceva come
cosa che le appartiene;


b) li uccida e
li faccia morire al peccato e a se stessi, scorticandoli e spogliandoli della loro
pelle e del loro amor proprio, perché possano piacere a Gesù suo Figlio,
che non vuole amici e discepoli se non coloro che sono morti a se stessi;


c) li prepari
secondo il gusto del Padre celeste e alla sua maggior gloria: quella gloria che lei
conosce meglio di ogni altra creatura;


d) e così
questo corpo e quest’anima, con le sue cure e la sua intercessione, purificati per
bene da ogni macchia, ben morti, spogli e preparati, diventino un piatto prelibato
degno del gusto e della benedizione divina.


Non si comporteranno
forse così le anime predestinate, che gustano e vivono la perfetta consacrazione
a Gesù Cristo per le mani di Maria, che insegnamo loro, per dimostrare a Gesù
e a Maria il loro amore effettivo e coraggioso?


I reprobi dicono
più volte di amare Gesù e di amare e onorare Maria, ma non fino ad
offrire i propri averi
12, né sacrificano
loro il corpo con i suoi sensi e l’anima con le sue passioni, come fanno invece i
predestinati.


[198] 3) Sono
sottomessi e obbedienti alla Vergine santa, come a loro amorevole Madre, sull’esempio
di Gesù Cristo, il quale volle consacrare ben trent’anni – sui trentatré
che visse sulla terra – a glorificare il Padre con una perfetta e totale sottomissione
alla sua santa Madre. Essi le obbediscono, seguendo con esattezza i suoi consigli,
come fece il giovane Giacobbe con Rebecca, quando ella gli disse: «Obbedisci
al mio ordine
»
13, o come fecero gli invitati
alle nozze di Cana, quando la Vergine santa disse loro: «Fate quello che
mio Figlio vi dirà»
14.


Per aver obbedito
a sua madre, Giacobbe ricevette la benedizione come per miracolo, sebbene naturalmente
non avesse dovuto riceverla. Per aver seguito il consiglio della Vergine santa gli
invitati alle nozze di Cana furono onorati del primo miracolo di Gesù Cristo,
che cambiò l’acqua in vino su richiesta della sua santa Madre. Così
sarà anche di tutti coloro che sino alla fine dei secoli riceveranno la benedizione
del Padre celeste e saranno onorati dei prodigi di Dio: riceveranno queste grazie
solo a motivo della loro perfetta obbedienza a Maria. Al contrario, gli Esaù
perderanno la loro benedizione, perché non vivono sottomessi a lei.


[199] 4) Nutrono
grande fiducia nella bontà e nel potere di Maria, loro cara Madre, implorano
continuamente il suo aiuto, guardano a lei come a loro stella polare per giungere
in porto, le manifestano con tutta sincerità le loro pene e i loro bisogni,
e si stringono al suo misericordioso e dolce seno per ottenere con l’intercessione
di lei il perdono dei peccati, o per gustare nelle pene e nelle noie le sue dolcezze
materne. Si gettano, anzi si nascondono e si perdono in modo mirabile nel suo grembo
materno e verginale, perché in esso siano infiammati del puro amore, purificati
da ogni benché minima macchia e trovino pienamente Gesù, che vi risiede
come sul trono più glorioso.


Quale gioia! «Non
credere
– dice l’abate Guerrico – che vi sia più felicità ad
abitare nel seno di Abramo che in quello di Maria, dal momento che il Signore stesso
vi collocò il suo trono
»
15.


I reprobi, all’opposto,
ripongono tutta la loro fiducia in se stessi. Come il figlio prodigo, mangiano solo
ciò che mangiano i porci. A somiglianza dei rospi, si nutrono solo di terra,
e, come i mondani, amano solo le cose visibili ed esteriori. Per questo non possono
gustare le dolcezze materne del grembo di Maria, né sperimentano quel certo
senso di appoggio e di sicura fiducia che i predestinati provano a riguardo della
Vergine santa, loro amabile Madre. Essi amano miseramente la loro fame di cose esteriori,
dice san Gregorio
16, perché non vogliono
gustare la dolcezza preparata nel loro intimo e nell’intimo di Gesù e di Maria.


[200] 5) Infine,
i predestinati seguono le vie della Vergine santa, loro Madre, e cioè la imitano.
Proprio in questo sono veramente felici e devoti, e posseggono il segno infallibile
della loro predestinazione, come dice loro questa madre amorevole: «Beati
quelli che seguono le mie
vie!»
17. Felici, cioè,
quelli che col soccorso della grazia divina praticano le mie virtù e camminano
sulle tracce della mia vita! Sono felici in questo mondo, durante la loro vita, per
l’abbondanza delle grazie e dolcezze che io comunico loro dalla mia pienezza, in
più larga misura che a quanti non mi imitano così da vicino. Sono felici
nella loro morte, che è dolce e tranquilla, e alla quale abitualmente assisto
per introdurli io stessa nelle gioie dell’eternità. Saranno felici infine
nell’eternità, perché mai si è perduto un mio buon servo fedele,
che in vita abbia imitato le mie virtù.


I reprobi, al
contrario, sono infelici in vita, in morte e nell’eternità, perché
non imitano per niente le virtù della Vergine santissima, ma si contentano
di iscriversi talvolta nelle sue confraternite, di recitare qualche preghiera in
suo onore o di compiere qualche altra devozione esteriore.


O Vergine santa
mia tenera Madre!


Quanto felici
– ripeto con il più vivo trasporto del cuore – quanto felici sono uomini e
donne che, non fuorviati da falsa devozione verso di te, seguono fedelmente le tue
vie, i tuoi consigli e i tuoi comandi! E quanto infelici e sventurati tutti quelli
che non osservano i comandamenti di tuo Figlio sotto il pretesto di esserti devoti!
«Maledetto chi devia dai tuoi decreti!»
18.


5.
Premure di Maria verso i suoi fedeli servi


[201 ] Ecco ora
le doverose premure che la Vergine santa – la migliore di tutte le madri – rivolge
ai suoi servi fedeli, che hanno fatto a lei il dono di sé nel modo suddetto
e secondo l’esempio prefigurato in Giacobbe.


A.
Li am
 


«Io amo
coloro che mi amano
»
19. Li ama: 1) perché
è loro vera Madre, e una madre ama sempre il proprio figlio, il frutto del
suo grembo; 2) per un senso di gratitudine, perché anche essi l’amano veramente
come loro Madre affettuosa; 3) perché Dio stesso li ama, come predestinati:
«Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù»
20; 4) perché si sono consacrati interamente
a lei e quindi sono sua porzione ed eredità: «Prendi in eredità
Israele
»
21.


[202] Ella li
ama con tenerezza, una tenerezza che supera quella di tutte le madri messe insieme.
Radunate, se potete, tutto l’amore naturale delle madri del mondo intero per i propri
figli nel cuore di una sola madre per un figlio unico. Certo, questa madre amerà
molto questo suo figlio. Eppure si deve dire con verità che Maria ama ancor
più teneramente i suoi figli di quanto quella madre amerebbe il suo. Li ama
non soltanto di semplice affetto, ma con efficacia. Il suo amore per essi è
attivo e operoso come e più di quello di Rebecca per Giacobbe.


Ecco ciò
che fa questa madre amorevole – raffigurata da Rebecca – per ottenere ai suoi figli
la benedizione del Padre celeste
 


[203] 1) Come
Rebecca, spia ogni occasione favorevole per far loro del bene, per elevarli ed arricchirli.
Poiché vede chiaramente in Dio tutti i beni e tutti i mali, le buone e le
cattive fortune, le benedizioni e le maledizioni di Dio, ella predispone le cose
in modo che i suoi servi evitino ogni sorta di mali e siano invece ricolmi d’ogni
sorta di beni. Così, se c’è da raggiungere un vantaggio presso Dio
con la fedeltà della creatura nell’adempimento di qualche incarico elevato,
è certo che Maria procurerà tale fortuna a qualcuno dei suoi veri figli
e servi devoti, e gli otterrà la grazia di portarla fedelmente a compimento:
«Essa si prende cura dei nostri interessi», dice un santo
22.


[204] 2) Dà
loro buoni consigli come Rebecca a Giacobbe: «Figlio mio, segui i miei consigli»
23


. Tra l’altro,
ispira loro di portare due capretti, cioè l’anima e il corpo, e di consacrarglieli
entrambi perché li possa preparare lei stessa secondo il gusto di Dio. Ispira
loro anche di fare tutto ciò che Gesù, suo Figlio, ha insegnato con
le parole e con l’esempio.


Se tali consigli
non li dà lei stessa, li fa trasmettere per ministero degli angeli, il cui
onore e piacere più ambito sta nell’obbedire ad un suo comando e discendere
in terra in soccorso di qualcuno dei suoi servi.


[205] 3) Che fa
questa Madre buona quando le portano e consacrano il corpo e l’anima con tutto ciò
che da essi dipende, senza eccezioni? Fa anche lei quello che Rebecca fece con i
due capretti portati da Giacobbe:


a) li uccide
e li fa morire alla vita del vecchio Adamo;


b) li scortica
e li spoglia della loro pelle naturale, cioè delle cattive inclinazioni naturali,
dell’amor proprio e della volontà propria e di ogni affetto indebito alla
creatura;


c) li purifica
dalle loro macchie, brutture e peccati;


d) li prepara
secondo il gusto e la maggior gloria di Dio. Lei sola, infatti, conosce perfettamente
questo gusto divino e questa maggior gloria dell’Altissimo, e quindi lei sola può,
senza errori, disporre e preparare il nostro corpo e la nostra anima secondo quel
gusto infinitamente squisito e quella gloria infinitamente nascosta.


[206] 4) Dopo
aver ricevuto da parte nostra la perfetta donazione di noi stessi e dei nostri meriti
e soddisfazioni – secondo la devozione da me esposta – e dopo averci spogliati dei
nostri vecchi abiti, questa Madre buona ci riordina e ci fa degni di comparire dinanzi
al nostro Padre celeste.


a) Dapprima
ci riveste degli abiti puliti, nuovi, preziosi e profumati del fratello maggiore
Esaù, cioè Gesù Cristo suo Figlio, che lei custodisce in casa
sua, vale a dire tiene a sua disposizione. È infatti la tesoriera e dispensatrice
universale ed eterna dei meriti e delle virtù di Gesù Cristo suo Figlio;
meriti e virtù che ella dà e comunica a chi vuole, quando vuole, nel
modo che vuole e nella misura che vuole – come abbiamo visto sopra.


b) Poi ricopre
il collo e le mani dei suoi servi con le pelli dei capretti uccisi e scorticati,
cioè li orna dei meriti e del valore delle loro stesse azioni. In realtà
ella uccide e distrugge tutto quel che hanno di impuro e di imperfetto; però
non disperde né dissipa tutto il bene che la grazia ha operato in loro. Anzi
lo custodisce ed accresce per farne l’ornamento e la forza del loro collo e delle
loro mani. In altre parole, li rende forti per portare il giogo del Signore, che
si porta sul collo ed a compiere grandi cose per la gloria di Dio e la salvezza dei
fratelli.


c) Da ultimo,
ella sparge un nuovo profumo e una grazia nuova sui loro abiti e ornamenti, comunicando
loro i suoi stessi abiti, cioè i meriti e le virtù che morendo ha lasciato
ad essi in testamento – secondo quanto afferma una santa religiosa del secolo scorso,
morta in odore di santità e che lo seppe per rivelazione. Pertanto tutti i
suoi di casa, tutti i suoi fedeli servi e schiavi hanno doppia veste
24: quella del Figlio
e quella della Madre. In tal modo non devono per nulla temere il freddo di Gesù
Cristo, bianco come la neve, mentre i nudi e spogli dei meriti di Gesù Cristo
e della Vergine santa, non lo potranno sopportare
25.


[207 ] Infine,
ottiene loro la benedizione del Padre celeste, benché come figli minori e
adottivi non vi abbiano naturalmente diritto. Con i loro abiti nuovi, preziosissimi
e di gradevolissimo odore, e con il corpo e l’anima ben disposti e preparati, essi
si accostano fiduciosi al luogo di riposo del loro Padre celeste. Egli sente e distingue
la loro voce, che è quella del peccatore, tocca le loro mani coperte di pelli,
sente il profumo del loro abiti, mangia con gioia quello che Maria, loro Madre, gli
ha preparato. E riconoscendo in loro i meriti ed il profumo del Figlio e della sua
santa Madre:


1) dà loro
la sua doppia benedizione: la benedizione della rugiada del cielo»
26 – cioè della grazia
divina, che è il germe della gloria – «ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli, in Cristo
»
27
e la benedizione delle terre grasse
28
cioè del pane quotidiano e di una sufficiente abbondanza di beni terreni,
da parte di questo buon Padre.


2) Li costituisce
signori degli altri fratelli, i reprobi. Tale supremazia, anche se non sempre evidente
in questo mondo che passa in un attimo
29 e nel quale spesso prevalgono
i malvagi – «Sparleranno, diranno insolenze, si vanteranno tutti i malfattori
30. Ho visto l’empio trionfante
ergersi…
»
31
è
vera nondimeno e sarà manifestata nell’altro mondo per tutta l’eternità,
dove i giusti, a dire dello Spirito Santo, «governeranno le nazioni, avranno
potere sui popoli
»
32.


3) Non contento
di benedirli nelle loro persone e nei loro beni, il Signore benedice anche tutti
coloro che li benediranno e maledice tutti coloro che li malediranno e perseguiteranno.


B.
Li provvede di tutto


[208] Il secondo
dovere di carità che la Vergine santa adempie verso i suoi servi fedeli è
di provvederli di tutto, per il corpo e per l’anima. Dà loro abiti doppi,
come s’è visto or ora; offre loro i cibi più squisiti della mensa di
Dio; li nutre del Pane di vita formato da lei stessa. «Figli miei – dice loro,
sotto il nome della Sapienza – saziatevi dei miei prodotti
33; riempitevi di Gesù, il frutto di
vita che io ho messo al mondo per voi… Venite, mangiate il mio pane, bevete
il vino che io ho preparato
34. Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari
35. Venite, mangiate
il mio pane, che e Gesù; bevete il vino del suo amore, che io ho mescolato
per voi con il latte delle mie tenerezze materne»


Come tesoriera
e dispensatrice dei doni e delle grazie dell’Altissimo, Maria ne assegna una buona
porzione, anzi la migliore, per nutrire e mantenere i suoi figli e servi. Questi
sono impinguati del Pane di vita, inebriati del Vino che genera i vergini. Sono portati
in braccio e accarezzati
36. Provano tanta
felicità nel portare il giogo di Gesù Cristo, da non sentirne quasi
la pesantezza, a causa dell’olio della devozione nel quale Maria lo fa macerare
37.


C.
Li guida


[209 ] Il terzo
beneficio che Maria largisce ai suoi servi fedeli è di guidarli e dirigerli
secondo la volontà di suo Figlio. Rebecca guidava il giovane Giacobbe e gli
dava di tanto in tanto buoni consigli, sia per attirare su di lui la benedizione
del padre, sia per metterlo al sicuro dall’odio e dalla persecuzione del fratello
Esaù. Maria, stella del mare, guida in porto tutti i suoi servi fedeli, indica
loro le vie che conducono alla vita eterna, li allontana dai passi pericolosi, li
conduce per mano nei sentieri della giustizia, li sorregge se vicini a cadere, li
rialza se caduti, li riprende qual madre caritatevole nelle loro mancanze e talvolta
li castiga amorevolmente. Potrà smarrirsi nelle vie che conducono alla vita
eterna, un figlio che obbedisce a Maria, nutrice e guida illuminata? Risponde san
Bernardo: «Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai»
38. Non temere: un vero figlio di Maria non
sarà ingannato dallo spirito maligno e non cadrà in nessuna eresia
formale
39. Là dove Maria
è guida, non si trovano né lo spirito maligno con le sue illusioni,
né gli eretici con le loro astuzie. «Appoggiandoti a lei, non cadrai»
40.


D.
Li difende e protegge


[210] Dei buoni
uffici che la Vergine santa esercita verso i suoi figli e servi fedeli, il quarto
consiste nel difenderli e proteggerli contro i loro nemici. Con la sua premura e
accortezza, Rebecca salvò Giacobbe da tutti i pericoli, specialmente dalla
morte, che il fratello Esaù – il quale l’odiava e invidiava, come Caino fece
con suo fratello Abele – gli avrebbe sicuramente inflitto. Maria, madre dei predestinati,
li nasconde sotto le ali della sua protezione, come fa la chioccia con i suoi pulcini.
Parla con loro, si abbassa fino ad essi, viene incontro alla loro debolezza. Si mette
attorno a loro per difenderli dallo sparviero e dall’avvoltoio, e li accompagna «come
schiere a vessilli spiegati
»
41. Può forse
temere i nemici un uomo circondato da un esercito di centomila uomini ben schierati?
Ebbene, un servo fedele di Maria, circondato dalla sua protezione e potenza imperiale,
ha meno ancora da temere. Questa amorevole Madre e possente Principessa dei cieli
spedirebbe piuttosto battaglioni di milioni d’angeli al soccorso di qualche suo servo,
prima che si possa dire che un servo fedele di Maria, affidatosi a lei, sia dovuto
soccombere alla malizia, al numero e alla forza dei nemici
 


E.
Intercede in loro favore


[211] Infine,
il quinto e massimo bene che l’amabile Maria procura ai suoi fedeli devoti è
di intercedere in loro favore presso suo Figlio, placandolo con le sue preghiere,
e di unirli e tenerli uniti a lui con un vincolo molto intimo. Rebecca fece avvicinare
Giacobbe al letto del padre ed il buon vegliardo lo toccò, lo abbracciò,
lo baciò con gioia, contento e soddisfatto com’era delle vivande ben preparate
che gli erano state messe innanzi. Poi, aspirati con molto piacere i profumi squisiti
dei suoi abiti, esclamò: «Ecco l’odore del mio figlio come l’odore
di un campo che il Signore ha benedetto
»
42.


Questo campo rigoglioso,
il cui profumo conquistò il cuore del padre, non è altro che l’odore
delle virtù e dei meriti di Maria: essa è il campo pieno di grazia
nel quale il Padre ha seminato, come chicco di frumento degli eletti, il suo unico
Figlio.


Quanto è
benvenuto presso Gesù Cristo – il Padre per sempre
43 – un figlio olezzante del profumo di Maria! Quanto
si unisce a lui rapidamente e perfettamente! Ne abbiamo già parlato molto
a lungo
44.


[212] Inoltre,
dopo averli ricolmati di favori e aver ottenuto loro la benedizione del Padre celeste
e l’unione con Gesù Cristo, la Vergine santa mantiene i suoi figli e servi
fedeli in Gesù Cristo e Gesù Cristo in loro. Li custodisce e li veglia
continuamente per timore che perdano la grazia di Dio e cadano nelle insidie dei
loro nemici. Come dicevamo sopra
45, ella trattiene i santi
nella loro pienezza e ve li fa perseverare sino alla fine.


Ecco la spiegazione
di questa grande e antica figura della predestinazione e della riprovazione, così
sconosciuta e così densa di misteri.


NOTE


1Gen
27, 1-44.


2
Cf Gen 25,33.


3
Al di là della esegesi pura e semplice che mette in rilievo sia l’astuzia
di Rebecca e la menzogna di Giacobbe, sia taluni aspetti della mentalità orientale
emergenti dal racconto, il Montfort sottolinea l’azione di Dio che ha preferito Giacobbe
(cf Ml 1,2 s., Rm 9,13; Eb 11,20; 12,16),l’attività di
Maria nella storia della salvezza e insieme l’atteggiamento spirituale del cristiano
verso di lei.


4
Tra gli altri: S. AMBROGIO, De Jacob et vita beata, L . 2, c. 2, n.
9, PL 14, 648 (qui Rebecca è figura della Chiesa), S. BERNARDO, Serm. 28
in Cant.
, PL 183, 922-923; S. ANTONINO, Summa theol., pars 4, tit
. c. 14, par. 3; RICCARDO Dl S. LORENZO, De laudibus B.M.V., L. 5 .


5
Cf Gen 4,8. Stessa allusione in VD 54,210.


6
S. GREGORIO MAGNO, Moralia , L. 32, c. 22, n. 46: In terrenis fortes,
in caelestibus debiles.

7 Mt 6,6.


8
Espressione del Montfort per designare l’oro e l’argento (Cf PI 27).


9
Cf VD 11.


10
Sal 112,3.


11
Cf Sal 84,1-8.


12
Pr 3,9.


13
Gen 27,8.


14
Gv 2,5.


15
Te sto latin o : «Ne credideris maioris esse felicitutis habiture in sinu
Abra
h ae quam in sinu Mariae, cum in eo Dominus posuerit thronum suum
» (GUERRICO, Serm. in Assumpt., n. 4, PL 185, 189).


16
S. GREGORIO MAGNO, Hom. 36 in Evang., L. 2, PL 76, 1266. Cf VD 48.


17
Pr 8,32.


18
Sal 119,21.


19
Pr 8,17.


20
Rm 9,13.


21
Sir 24,13.


22
RAIMONDO GIORDANO: «Ipsa procurat negotia nostra».


23Gen
27,8, secondo la Volgata.


24Pr
31,21.


25
Per afferrare le immagini del Montfort occorre riferirsi al contesto del passo biblico:
«Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno
doppia veste. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti»
(Pr 31,21-22).


26
Gen 27,28.


27
Ef 1,3.


28
Gen 27,28.


29
Cf 1 Cor 7,29-31.


30
Sal 94, 3-4.


31
Sal 37,35.


32
Sap 3,8.


33
Sir 24,26.


34
Pr 9,5.


35
Ct 5,1.


36
Is 66, 12.


37
Is 10,27.


38
Cf VD 174.


39
Cf VD 167.


40
VD 174.


41
Ct 6,3. Cf VD 50.


42
Gen 27,27.


43
Cf Is 9,6.


44
Cf VD 152-168.


45
Cf VD 173-182.











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