Piccola introduzione al
«Trattato della vera devozione a Maria»

L'eterna Sapienza

Piccola
introduzione al

«Trattato della vera devozione a Maria»

di
P. Patrick Gaffney, s.m.m






S. Luigi di Montfort




Inizieremo
la nostra meditazione sul Trattato della Vera Devozione (VD) esaminando brevemente
le circostanze in cui il libro fu scritto. Qualunque lavoro può essere interpretato
in modo sbagliato se non lo si considera nel contesto appropriato. Per oggi, iniziamo
a dare un’occhiata al manoscritto in se stesso.

L’opera principale
di S. Luigi di Montfort fu scritta verso la fine del suo breve ministero sacerdotale,
di soli 16 anni; egli stesso ci dice, in VD 10, che ciò che sta scrivendo
è esattamente ciò che ha predicato per molti anni.  Secondo la
tradizione, si ritiene che la stesura del Trattato avvenne nell’autunno del 1712,
a La Rochelle, dove egli risiedeva in una piccola abitazione chiamata l’Eremitaggio
di S. Eloi.


Il luogo e la
data sono importanti. L’eresia del Giansenismo aveva a quel tempo raggiunto La Rochelle,
e con parecchia virulenza. Il Vescovo, insieme con la vicina diocesi di Lucon aveva,
nel 1712, pubblicato per la terza volta una istruzione pastorale contro il Giansenismo.
Fu quindi nel bel mezzo di uno scontro aperto con il Giansenismo che il Padre da
Montfort scrisse la sua opera.


Alcuni aspetti
della religiosità Giansenista, se potessero essere  separati dagli errori
fondamentali sulla grazia e sull’umana libertà, affermavano valori reali:
semplicità nel culto, maggiore partecipazione popolare nelle funzioni religiose,
amore per la Scrittura e per i Padri della Chiesa, una vita cristiana austera, il
senso del peccato e il bisogno di perdono. CIONONOSTANTE, il freddo ultra-rigorismo
Giansenista non poteva tollerare la predicazione di S. Luigi di Montfort. La tenerezza
di Dio, l’amore infinitamente misericordioso di Gesu’, la

tenera cura materna di Maria e anche, nel suo stadio piu’ avanzato, la assoluta docilità
al Magistero della Chiesa, sono aspetti assenti dalla pietà Giansenista.


Il perfetto Giansenista
trovava rivoltante l’esaltazione, da parte di S. Luigi di Montfort, della grandezza
dell’uomo attraverso la grazia (Colui Che È ha voluto venire verso
colui che non è, così che colui che non è
possa diventare Colui Che è); la sua insistenza che la scrupolosità,
la paura di Dio e gli scrupoli eccessivi sono di grande ostacolo nel nostro cammino
verso Gesù, che è tenero e misericordioso; la sua enfasi sulla risoluta
obbedianza al Santo Padre, la sua sollecita gentilezza nel confessionale, ecc.


La Vera Devozione
non potè mai essere mandata giu’ dai Giansenisti. Essi erano, agli occhi di
Montfort, dei falsi devoti a Nostra Signora. Sono fra quelli che, come Montfort scrive,
Se

talvolta li si sente parlare di devozione a tua Madre, non è per promuoverla
o per convincerne il popolo, ma solo per distruggerne gli abusi. Inoltre allo stesso
tempo, per non essere devoti a Maria, costoro mancano di religiosità e di
genuina devozione verso di Te (Gesu’).


Montfort sapeva
che se costoro avessero potuto distruggere il manoscritto della sua opera su Nostra
Signora, lo avrebbero fatto senz’altro. La situazione a La Rochelle nel 1712 non
consentiva la sua pubblicazione.  Erano i Giansenisti le bestie rabbiose
che vogliono lacerare il manoscritto con i loro denti diabolici, come
il santo afferma in VD 114. È questo insieme di circostanze che portarono
alla scomparsa del manoscritto, che venne ritrovato per caso soltanto nel 1842.


San Luigi de Montfort
non potè pubblicare il suo manoscritto a causa dell’esplosione di giansenismo
a La Rochelle nel 1712; molto probabilmente lo consegnò al Vescovo locale
-un buon amico- perché lo custodisse. Ciò sembra essere quanto è
dichiarato al n. 114 del

Trattato. Ma che cosa accadde al manoscritto durante il resto del diciottesimo secolo,
è più una congettura che un fatto provati. Il Trattato era fra i manoscritti
che la piccola Comunità dei Missionari montfortani ha posseduto dopo la sua
morte?


Sembrerebbe che
il prezioso manoscritto  fosse in principio sistemato in una cassa (probabilmente,
in un primo tempo,  presso la residenza del Vescovo e poi nella casa madre della
Compagnia di Maria) e, in seguito, durante la rivoluzione francese, nascosta in un
campo non ugualmente lontano dalla casa madre dei missionari  a St. Laurent-sur-Sèvre
in Vandea.


In ogni caso,
la Provvidenza ha ben disposto che venisse alla luce soltanto dopo che  la rivoluzione
ebbe fine. Nel 1842, un prete della  Compagnia di Maria (i missionari Montfortani)
stava cercando, nella piccola libreria della Casa Madre, del  materiale sullla
Madonna per

preparare una novena che aveva in previsione di predicare. Separati dai libri, 
dei manoscritti -qualcuno assai vecchio – erano stati impilati in fretta e furia
su un paio di scaffali, in un angolo della libreria.


Rovistando tra
questi, ne trovò uno che sembrava particolarmente bello; infatti conteneva
la dottrina della consacrazione totale -la santa schiavitu’ di amore- che la Comunità
predicava con devozione. La dottrina era Montfort allo stato puro puro. Portò
immediatamente il

manoscritto all’ ufficio del Padre Generale, che senza alcuna esitazione riconobbe
la scrittura a mano come quella del Padre de Montfort. Fu suonata la campana a festa
per raccogliere insieme sia i padri che i fratelli della Compagnia di Maria e le
Figlie di sapienza, la cui casa madre è adiacente a quella dei missionari


Le sorelle cominciarono
immediatamente a copiare il manoscritto originale che fu poi pubblicato in forma
di libro nel1843 (127 anni dopo la morte del suo autore!) a cura del rettore del
seminario locale, che poco tempo dopo, entrò nella Compagnia di Maria.


Il manoscritto
non aveva titolo, dato che le sue prime 90 pagine erano state strappate come pure
erano andatete perse alcune pagine alla fine.

L’ unico titolo che Montfort fornisce al suo lavoro è in VD 227: Preparazione
per il regno di Gesù Cristo. Tuttavia, il primo editore lo intitolò:
Trattato della vera devozione  a Maria? E quel titolo riamase fissato.


E così
il paragrafo 114 assunse un significato non previsto da S. Luigi di Montfort:


[114] Prevedo
che molte bestie frementi verranno infuriate per dilaniare con i loro denti diabolici
questo piccolo scritto e colui del quale lo  Spirito Santo si è servito
per scriverlo, o almeno per seppellirlo nelle  tenebre e nel silenzio d’un cofano,
perché non sia pubblicato.

Assaliranno anzi, e perseguiteranno quelli e quelle che lo leggeranno e lo metteranno
in pratica. Ma non importa! Tanto meglio! Questa visione mi  dà coraggio
e mi fa sperare un grande successo, cioè la formazione di uno squadrone di
bravi e valorosi soldati di Gesù e di Maria, dell’uno e dell’altro sesso che
combattano il mondo, il diavolo e la natura corrotta, nei tempi difficili più
che mai vicini. «Chi legge comprenda». «Chi può capire,
capisca».

A Dio piacendo
siamo ora fra coloro che leggono e mettono in pratica quanto esso contiene. Montfort
dichiara che il maligno ci attaccherà e perseguiterà per questo nostro
agire, tanto potente è questo libro nell’ introdurci nella vita della stessa
SS. Trinità. Pronti ugualmente

per continuare?


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«Trattato della vera devozione a Maria»