PRATICHE DELLA DEVOZIONE AL SACRO CUORE

S. Cuore di Gesù

J. V.
BAINVEL

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA







CAPITOLO SECONDO


PRATICHE DELLA DEVOZIONE AL SACRO CUORE


La santa ci presenta la
devozione al sacro Cuore, come un insieme di pratiche determinate, ma la pratica
va, per lei, molto al di là di queste pratiche. Nei suoi scritti, come nella
sua vita, la sua cara devozione è l’anima di tutto, è uno spirito di
amore che penetra e domina tutto. La devozione al sacro Cuore, come ella l’intende,
è una formula ammirabile di vita cristiana e perfetta; tutta di Gesù,
tutta in Gesù, tutta per Gesù. È l’amore di Gesù che
invade l’anima, in tutti i suoi pensieri, i suoi affetti e le sue azioni, per modo
che non siamo più noi che viviamo, ma è Gesù Cristo che vive
in noi. Tutto ciò si rileva da ogni pagina della santa; non si ha che leggere
i suoi scritti, per rendersene conto. Cominceremo col passare in rivista le pie pratiche
che ci vengono da lei suggerite; poi recheremo qualche testo, per mostrare come essa
intende la devozione al sacro Cuore.


I.
– LE PRATICHE


Le pratiche della devozione
al sacro Cuore sono, presso a poco, quelle che la santa ha messo in vigore, sia quelle
che essa ha approvato e fatto sue proprie e che proponevano, nei loro libri e taccuini,
la Madre de Soudeilles, suor Joly, il P. Croiset. Qualcuna le è stata chiesta
direttamente da nostro Signore; altre sono sta te scelte da lei medesima, siccome
molto grate al sacro Cuore; altre ancore ella s’ingegna di trovare, per mettere sempre
più in rilievo la sua cara devozione. Qualcuna, fra queste, sono andate in
disuso, o quasi[1]. Altre sono rimaste, (la consacrazione, l’ammenda amorevole, ecc.),
e varie che non si presentavano che in germe hanno preso sviluppo. Tali sono l’Ufficio
del sacro Cuore, l’apostolato della preghiera, ecc.

Alcune richiedono una qualche parola di spiegazione.



1. L’immagine. – L’immagine occupa un gran posto nelle visioni di Margherita
Maria, nei desideri e nelle promesse del sacro Cuore. Si capisce, perciò,
che occupi pure un gran posto nelle preoccupazioni e nella corrispondenza della santa.
Per lei è come un mezzo di propagare la sua cara devozione e una pratica speciale
di questa stessa devozione, pratica desiderata da Gesù e alla quale egli ha
promesso di annettere molte grazie. Così ella ne vuole ad ogni costo. E quanto
si dà da fare per sollecitarne l’esecuzione, come l’aspettativa le sembra
lunga! E come è felice quando i suoi desideri sono alfine esauditi e con qual
gioia ne fa larga distribuzione!

Non ha avuto essa forse le più consolanti promesse dal sacro Cuore per coloro
che porteranno su di sé queste care immagini? Non ha forse avuto la sicurezza
di benedizioni speciali, per le case ove saranno esposte e onorate? Gesù non
ha forse detto che le vuole in un posto d’onore, anche nel palazzo dei re e sul vessillo
di Francia?

Nelle visioni della santa ora è il Cuore solo che si mostra, ora Gesù
le apparisce mostrandole il cuore. Nelle prime immagini che furono fatte non si trova
mai la persona adorabile di nostro Signore[2]; il cuore solo vi è rappresentato.
Esso ha la forma convenzionale a cui la devozione alle cinque piaghe aveva ormai
abituato. Il carattere simbolico della rappresentazione, è indicato in vari
modi; con le fiamme, coi «laghi d’amore», con la corona di spine e la
croce con la parola caritas. Le immagini che fece stampare la Madre Greyfié,
per fame dono alla santa e alle sue novizie, sembrano essere state la riproduzione,
allora in uso, delle cinque piaghe.

Si sa che questa rappresentazione raggruppava tutto intorno al cuore ferito e in
questo modo si aveva, per così dire, l’immagine del sacro Cuore, prima che
assumesse il suo vero significato. Fu una delle preparazioni provvidenziali alla
devozione.



2. La consacrazione. – Per questa devono intendersi due cose: un atto di consacrazione,
che si fa e si rinnova, secondo le occasioni, e un dono completo di sé al
sacro Cuore, affine di non vivere più che per lui, per i suoi interessi e
per l’amar suo. Su questo punto abbiamo dei testi della santa. Eccone alcuni: «Egli
mi chiese, dopo la santa Comunione, di rinnovargli il sacrificio che già gli
avevo fatto della mia libertà e di tutto il mio essere, ciò che feci
con tutto il cuore».



Qualche volta la donazione è chiesta sotto forme speciali. È la vittima
che deve offrirsi per i peccatori, o per la comunità, o per le anime del Purgatorio.
Si sa la celebre scena in cui ella dovette espiare per la comunità: «Io
ti voglio dare il mio cuore, ma prima devi farti vittima d’immolazione per essa».



La donazione su testamento è più originale: «Una volta il mio
divino sacrificatore mi chiese di fare un testamento scritto in suo favore, ossia
una donazione intiera e senza riserva, com’io gli avevo già fatto a viva voce,
di tutto quello ch’io potrei fare o soffrire e di tutte le preghiere e beni spirituali
che si farebbero per me sia in vita che dopo la mia morte. Volle ancora che io chiedessi
alla mia superiora che volesse fare da notaio a quest’atto, impegnandosi di pagarla
solidalmente. La mia superiora accettò di farlo».



Quest’atto ci è stato conservato nelle Contemporaines[3], ed è
in data del 31 dicembre 1678. Nostro Signore, in compenso, la costituì erede
dei tesori del sacro Cuore con un atto che essa scrisse col suo proprio sangue, come
lo leggeva nel cuore del divin Maestro. Abbiamo anche quest’atto[4].

La santa chiedeva questa consacrazione a tutti gli amici del sacro Cuore. Il B. de
la Colombière la fece, dicono, sino dal 21 giugno 1675 e la rinnovava frequentemente.

La prima festa del sacro Cuore, celebrata a Paray dalle novizie della santa il 20
luglio 1685, per Santa Margherita, ebbe per punto principale la consacrazione: «Ella
ci lesse un atto di consacrazione, che aveva composto in onore del divin Cuore…,
e c’invitò a scrivere ciascuna il nostro atto di consacrazione, promettendoci
di aggiungervi una qualche parola di suo pugno, a seconda delle nostre disposizioni».

Ci sono state conservate una o due delle consacrazioni della santa e non vi ha chi
non ne abbia veduta una stampata o in fac-simile. La santa l’aveva unita a una lettera
diretta alla Madre de Soudeilles, il 15 settembre 1686; e ne aveva pur mandato copia,
con qualche parola cambiata, a Suor de la Barge. Le editrici del 1867 l’hanno riprodotta,
ma confondendo i due testi. Si hanno ambedue gli autografi[5].

È questa, senza dubbio, la «piccola consacrazione», come ella
chiama, che avrebbe voluto vedere inserita nel libro del P. Croiset: «Le dirò
solamente d’inserirvi la piccola consacrazione, perché, venendo da lui, Egli
non desidererebbe, se non m’inganno, che venisse omessa». Questo desiderio
non fu realizzato. Si ha, è vero nel libro del P. Croiset una consacrazione
al sacro Cuore, che sembra essere piaciuta alla beata». [«Io non credo,
scrive, che vi sia da cambiar cosa alcuna (al libro), né la consacrazione,
né l’ammenda onorevole»]. Ma non è già «la piccola
consacrazione» che ella avrebbe voluto vedervi. Parla, altrove, di una formula
più lunga, per una consacrazione generale e possiamo supporre che sia la formula
del livret autografo. Non si tratterebbe, forse, di quella che fu letta alla
prima festa del sacro Cuore, il 20 luglio 1675?

Nella sua insistenza per ottenere questa consacrazione al sacro Cuore, la santa ci
rivela, nello stesso tempo, il suo modo d’intenderla. Ella scrive alla Madre de Saumaise
il 10 agosto 1684: «Bisogna cominciare sul serio a non più vivere che
per lui e in lui. È per questo, mia carissima Madre, che ella farebbe, mi
sembra, cosa gratissima al sacro Cuore di nostro Signore, se gli facesse un intiero
sacrificio suo, un venerdì dopo la santa Comunione, protestando di non volersene
più servire ad altr’uso che a quello del suo puro amore, procurandogli tutto
l’onore e la gloria che sarà in suo potere. Non le dico di più, perché
mi sembra che ella abbia già fatto tutto questo; ma io credo che egli si compiacerà,
se lo ripeterà di frequente e lo praticherà fedelmente onde perfezionare
la sua corona».

La santa vi ritorna nella sua lettera del 24 agosto 1865, designando il primo venerdì
del mese come giorno propizio a ciò. È ancora più pressante
ed esplicita in una lettera alla Madre de Soudeilles, il 3 novembre 1684: «Se
Ella desidera vivere unicamente per lui e giungere alla perfezione che egli vuole
da lei, bisogna che faccia al sacro Cuore un intiero sacrificio di sé e di
tutto quello che dipende da lei senza riserva alcuna e per non volere più
altra cosa che ciò che vuole questo amabile Cuore, e non più amare
che attraverso i di lui affetti, e non agire che secondo i suoi lumi, e non intraprendere
mai nulla senza prima implorare il suo soccorso ed aiuto; dando a lui gloria di tutto,
ringraziandolo così nei cattivi successi delle nostre intraprese, come nei
buoni, rimanendo sempre contente, senza turbarci di nulla. Infatti deve ben bastarci
che questo Cuore divino sia soddisfatto e glorificato ed amato. Se ella, Madre mia,
desidera di essere nel numero delle sue amiche, le offrirà questo sacrificio
di se stessa, un primo venerdì del mese, dopo la Comunione che farà
a questa intenzione, e si consacrerà tutta a lui per rendergli e procurargli
tutto l’amore, l’onore e la gloria che sarà in suo potere; e tutto questo
nel modo che le ispirerà, Dopo di che non si riguarderà più
che come appartenente e dipendente dall’adorabile Cuore di nostro Signore Gesù
Cristo, a lui avendo ricorso in tutte le sue nécessità e stabilendovi
la sua fissa dimora più che potrà. Egli riparerà tutto quello
che potrebbe trovarsi d’imperfetto nelle sue azioni e santificherà le buone,
se sarà fedele ad unirsi a tutti i suoi disegni su di lei, che san grandi,
e che gli procureranno molta gloria, per mezzo suo, se lo lascerà fare…
Tutta sua nell’amore del sacro Cuore, che unisce e trasforma i nostri in lui, per
il tempo e per l’eternità»[6].

Leggendo questo, si comprende ciò che la santa scrive a suo fratello: «Mi
sembra che non vi sia più breve cammino, per arrivare alla perfezione, né
mezzo più sicuro, che consacrarsi a questo divin Cuore».



3. L’ammenda onorevole. – Occupa questa un gran posto nella devozione al sacro
Cuore. E doveva esser così, poiché è una devozione di riparazione
per l’amore oltraggiato. È così, del resto, che nostro Signore la propone
nella grande apparizione. Egli chiede che il giorno della futura festa, si onori
il suo Cuore, «facendo la Comunione, facendogli pure riparazione d’onore, con
una ammenda onorevole, per riparare le indegnità ricevute, mentre stava esposto
sugli altari». Queste parole bastano a illustrare ciò che è l’ammenda
onorevole e il suo scopo. Come la consacrazione, essa è un atto preciso, determinato;
è come una tendenza generale dell’anima devota, gelosa dell’onore di colui
che ama. Questo spirito di riparazione invade tutta la vita della santa e si trova
in tutti i suoi scritti. Nel Petit livret, scritto di suo proprio pugno, si
trova una formula di ammenda onorevole. Fu senza dubbio, composta da lei stessa.
Fra le pratiche che ella raccomandava alle sue novizie, si trova la seguente: «Farete
trentatre comunioni spirituali, e una sacramentale, per fare ammenda onorevole al
sacro Cuore di Gesù Cristo e implorare da Lui misericordia per tutte le cattive
comunioni che si fanno e sono state fatte da noi e dai cattivi cristiani».

Monsignor Languet assicura essere della santa l’ammenda onorevole che si trova nel
libro del P. Croiset. Ma ciò che non è probabile, perché, secondo
ogni apparenza, è quella stessa che la santa approvava, nella sua lettera
del 21 agosto 1690: «Il tutto, scriveva essa, è così perfettamente
di suo gusto (del sacro Cuore), che non credo doversi cambiar nulla, né la
consacrazione, né l’ammenda onorevole».



4. La comunione e la devozione dell’Eucaristia Una delle pratiche che Gesù
chiede a Margherita Maria, è di «fare la santa comunione quanto più
spesso potrà». E, sia nella sua vita come nei suoi scritti, la devozione
al SS. Sacramento è strettamente unita a quella del sacro Cuore. Davanti al
SS. Sacramento ella è favorita delle principali rivelazioni; soprattutto all’altare
ella vede Gesù oltraggiato; all’altare gli fa ammenda onorevole e gli offre
i suoi omaggi e le sue riparazioni. Si sa quante lunghe ore ella passasse dinanzi
al SS. Sacramento, immobile, in estasi, o quasi. Uno dei desideri più cari
al suo cuore è quello di consumarsi come un cero ardente, dinnanzi al santuario.
La Comunione è una delle migliori sue attrazioni, è una delle pratiche
che raccomanda più insistentemente; ed è subito dopo la Comunione che
vuole che si faccia la consacrazione al Sacro Cuore. Molti degli esercizi che la
santa fa e raccomanda, in onore del sacro Cuore, si riferiscono all’Eucaristia. Non
si stanca di proporre alle sue novizie le pratiche per onorare le diverse vite di
Gesù nel Santo Sacramento, dove le sue devozioni si collegano e si riuniscono
strettamente.



5. Ora santa in unione a Gesù sofferente. – Si può dire della
Passione quasi lo stesso che della Eucaristia; è una devozione che la santa
riguarda come inseparabile dalla devozione al sacro Cuore. Sarebbe troppo lungo di
rilevarne tutti i rapporti; basterà ricordarne qualcuno.

L’ora santa, che Gesù aveva chiesto a Margherita Maria, come già sappiamo
non è altra cosa che un esercizio di unione con Gesù che soffre. La
santa passava, in questa unione, la notte dal giovedì al venerdì santo,
dinanzi al SS. Sacramento, tutte le volte che le era permesso. La Madre Greyfié
ci descrive così una di queste notti: «Ella usciva da una lunga malattia…
Nondimeno, mi venne a chiedere come una grande grazia, il permesso di vegliare dinnanzi
al SS. Sacramento. Io non giudicavo possibile che potesse farlo, ma per darle qualche
consolazione, acconsentii che rimanesse nel coro dalle otto sino a dopo la processione
della città[7]. Accettò la mia prima offerta e con molta dolcezza e
umiltà mi pregò di prolungarle questo tempo. Io le concessi la notte,
ed ella non mancò di prendere il suo posto in coro alle otto e mezzo…; vi
stette sin d’allora in ginocchio, con le mani giunte, senza punto appoggiarsi, senza
fare alcun movimento, come se fosse stata una statua, sino all’indomani all’ora di
Prima, in cui riprese il suo posto nel coro. Quando ella venne a rendermi conto delle
sue disposizioni in tutto questo tempo, mi disse che nostro Signore le aveva fatto
la grazia di renderla partecipe della sua agonia nel giardino degli Ulivi e che aveva
sofferto tanto da sembrarle ad un tratto che l’anima le si separasse dal corpo ».

L’immagine del sacro Cuore, che le fu mostrata in una apparizione (corona di spine,
ferita, croce), è tutta impregnata della idea della Passione. Fra le grazie
che ricevé da Gesù nel suo ritiro per la professione, «sorvegliando
un’asina col suo asinello, nel giardino», essa annovera la conoscenza che le
dette «del mistero della sua santa morte e passione». Ma aggiunge, «sarebbe
un compito soverchiamente difficile il descriverlo». Così non ne dice
che una parola. «Ciò che mi ha dato un amore sì grande per la
croce, che non posso vivere un momento senza soffrire; ma soffrire in silenzio, senza
consolazione, sollievo o compatimento, e morire con questo sovrano dell’anima mia,
oppressa sotto la croce di ogni sorta d’obbrobri, di umiliazioni, di dimenticanze
e disprezzo».

Gli scritti della santa, infatti, ci danno l’impressione di una vita strettamente
unita con Gesù sofferente, senza altra gioia che la gioia stessa di «soffrire
amando». Si conosce la famosa visione nella quale nostro Signore le presentò
un doppio quadro; questo di una vita tutta pace e consolazione, e quello di una vita
intieramente crocifissa, e come Egli stesso scelse per lei la seconda. Ella scriveva
al P. Croiset, il 15 settembre 1689: «Io non posso vivere un sol momento senza
soffrire, e il mio più dolce alimento è la croce… Oh! che felicità
poter partecipare quaggiù alle angosce, alle amarezze e agli abbandoni del
sacro Cuore!»

Una pratica che aveva imparato da nostro Signore, per il tempo del giubileo, le fu
sempre cara; consisteva nell’offrire all’Eterno Padre le ampie soddisfazioni che
Egli rese alla sua giustizia sull’albero della croce, pregandolo di rendere efficace
il suo sangue prezioso per tutte le anime peccatrici. E a questa univa la santa molte
altre pratiche, in cui il sacro Cuore e la Passione non formavano, per così
dire, che un solo oggetto di devozione.



6. Devozione alla santa Vergine. – Vi sarebbe molto da dire su questo soggetto.
Ma la parte della santa Vergine nella devozione al sacro Cuore non è diversa,
secondo la nostra santa, da quella che le perviene in ogni vita cristiana. Se le
relazioni fra la santa Vergine e Margherita Maria sono ammirabili, non è tanto
perché Margherita Maria è stata la discepola e l’evangelista del sacro
Cuore, quanto perché è stata una gran santa dei tempi moderni, e perché
Dio le ha fatto esperimentare, nella sua propria vita, ciò che Maria opera
segretamente in ogni anima che si santifica. Qualche tratto, nondimeno, merita di
essere notato.

Si sa come, sin dalla sua infanzia, nostro Signore, che voleva farla tutta sua, la
confidò alla SS. Vergine: «Io ti affidai, le diss’egli, alla mia santa
Madre, affinché ella ti lavorasse secondo i miei disegni». Maria fu
per lei «una buona Madre», ed ella fu una figlia per Maria, parlandole
«come alla sua buona Madre». Fu per essere la «figlia della santa
Vergine» che scelse di entrare alla Visitazione; e fu Maria che la preparò
alla sua missione di apostolo del sacro Cuore. Un giorno ella vide il suo cuore,
molto piccolo, fra i cuori di Gesù e Maria, e «i tre non ne formavano
che uno». «Era, diss’ella, il giorno della festa del Cuore della santissima
Vergine».

Si vede, da queste rivelazioni, che Maria interviene per disarmare il sacro Cuore,
irritato, e ottenere le sue buone grazie. Ed è pure la Madre di Dio che interviene
affinché il sacro Cuore sia affidato, come un deposito alla Visitazione. «Venite,
figlie mie, avvicinatevi perché io voglio farvi depositarie di questo tesoro
prezioso»[8].

A sua volta, Margherita Maria non separava Maria da Gesù. Una delle sue lettere
termina con la promessa della più tenera affezione «nei sacri Cuori
di Gesù e di Maria». Non solo ella onora e fa onorare la SS. Vergine,
perché «non potremmo far cosa più gradita a Dio, che onorare
la sua santa Madre», ma perché, come dice a una sua novizia, «se
è in tutto una vera figlia di santa Maria», Maria la «renderà
una perfetta discepola del sacro Cuore». E, per contro, assicura quelli che
vogliono essere i perfetti amici «del sacro Cuore che la santa Vergine sarà
la loro «speciale protettrice, per farli arrivare a quella vita perfetta».
Così, ella vuole che ci si unisca «di cuore e di spirito alla SS.ma
Vergine, per rendere omaggio al Verbo incarnato, adorandolo e amandolo in silenzio
con lei». Ella vide il sacro Cuore in atto di offrire i suoi sacrifizi all’Eterno
Padre «sull’altare del cuore della madre sua»; e prega, e vuol che si
preghi il divin Cuore di Gesù, vivente nel cuore di Maria, di vivere e regnare
in tutti i cuori». Di più, ella desidera che la Mediatrice del sacro
Cuore, «chieda alla santa Vergine di interporre tutto il suo merito affinché
Egli (il sacro Cuore) faccia sentire gli effetti del suo potere a tutti coloro
che a lui si rivolgeranno». Ella stessa imparò da nostro Signore a tenersi
accanto alla Croce «con le stesse disposizioni che animavano la santa Vergine»;
ad ascoltare la Messa in unione a queste disposizioni; a fare la santa Comunione,
offrendo al sacro Cuore «le sue disposizioni nel momento dell’Incarnazione»,
cercando di penetrarvi il più possibile, domandandolo per la sua intercessione,
e ripetendo con lei: «ecco la serva del Signore», e finalmente, a fare
la sua orazione offrendo «le disposizioni che animavano la Vergine santa nella
sua presentazione al tempio».

Da ciò si comprende come la santa chiedesse al P. Croiset d’inserire neI suo
libro del sacro Cuore «le litanie deI sacro Cuore della SS.ma Vergine».
Ella torna ad insistere un mese dopo, il 15 settembre 1689, e in un’altra lettera
del 16 maggio 1690 gli ricorda questa sua raccomandazione: «Non dimenticate
le litanie della SS.ma Vergine, nostra buona Madre». Per la santa la devozione
a Maria e al Cuore di Maria è inseparabile dalla devozione a Gesù e
al Cuore di Gesù.



7. Pregare e soffrire per le anime del Purgatorio. L’amore del sacro Cuore
accompagna le anime al loro uscir dalla vita, quando hanno bisogno di purificarsi
nell’altra.

Così vediamo Margherita Maria, tutta animata dalla compassione del divin Cuore
per le «sue amiche sofferenti», farsi vittima per loro e attingere nei
tesori del sacro Cuore per sollevarle. La prima festa del sacro Cuore a Paray fu
impiegata, per la maggior parte, in loro favore. Le Contemporaines ci dicono
infatti «che ella desiderò che il resto della giornata fosse impiegato
a pregare per le anime del Purgatorio e condusse le sue novizie al nostro piccolo
cimitero, ove fece dir loro gran quantità di preghiere per suffragarle».
E scrive pure alla Madre de Saumaise: «Il sacro Cuore di Gesù abbandona
spesso la sua miserabile vittima alle anime del Purgatorio, affinché soddisfaccia
per loro alla divina giustizia. È allora che io soffro quasi la loro stessa
pena, non trovando riposo né di giorno né di notte». La santa
parla spesso di questo purgatorio dell’anima sua e di ciò che soffriva in
tali circostanze.

In complesso però Gesù non sapeva rifiutar nulla alla sua diletta,
e le sue pratiche, in onore del sacro Cuore, avevano una speciale efficacia per sollevare
le anime purganti. È ciò che le faceva scrivere alla Madre de Saumaise.
«Se sapeste con quale ardore queste povere anime invocano questo nuovo rimedio,
che ha forza sovrana per sollevarle! È così che esse chiamano la devozione
al sacro Cuore, e particolarmente le Messe dette in onor suo».

Con le Messe, ella chiede delle Comunioni, degli atti di virtù in amore del
sacro Cuore e in spirito di riparazione, degli atti di unione al sacro Cuore, per
soddisfare a Dio Padre con i meriti di questo Cuore divino. Scrive alla Madre de
Saumaise: «Il soccorso che io le domando è di accordarmi nove pratiche
ogni giorno, da oggi, sino all’Ascensione: quattro di carità e cinque di umiltà,
per onorare, con le prime, l’ardente carità del sacro Cuore di Gesù,
e riparare, con le altre, le umiliazioni principali che subì nella sua Passione».

Nella sua «sfida» per l’ottava dei defunti ella assegnava alle sue novizie
un metodo ben regolato, che è insieme santificante per loro e utile alle povere
anime. «Ecco, diceva ella, la maniera che mi sembra più conforme ai
desideri del sacro Cuore di Gesù, per soddisfare, il più fedelmente
alla promessa che avete fatta, in favore delle sante anime che soffrono nel Purgatorio».
In primo luogo «penetrerete, come al solito, nel sacro Cuore, offrendogli tutto
quello che direte e penserete». Seguono diversi atti per i diversi momenti
della giornata. Da tale ora alla tale altra, «cinque atti di purità
d’intenzione, con cinque atti di adorazione, unita con quella che egli rende al Padre
suo, nel santissimo Sacramento dell’altare, da offrirsi a Dio, per soddisfare alla
sua giustizia, compensandolo, con la purezza del sacro Cuore, per la mancanza di
purezza d’intenzione di quelle povere anime». Così per tutto il giorno,
sempre in unione con Gesù: pratica del silenzio, in unione con «quello
di Gesù nel santo Sacramento; «pratica di carità» in unione
con l’ardente carità del sacro Cuore, per compensare le mancanze di quelle
povere anime; «pratiche di umiltà», in unione all’umiltà
di quel Cuore divino, sempre per pagare coi suoi meriti, «i debiti di quelle
povere afflitte». Esorta poi le sue novizie a fare, «alla sera, un piccolo
giro per il Purgatorio, in compagnia del sacro Cuore, consacrando a lui tutto quello
che avrete fatto nel giorno, pregandolo di volerne applicare il merito a quelle sante
anime penanti. E queste pregherei, in pari tempo, a volere interporre il loro credito,
per ottenervi la grazia di vivere e di morire nell’amore e fedeltà al sacro
Cuore di nostro Signor Gesù Cristo, corrispondendo ai suoi desideri su di
noi, senza resistenza alcuna».



8. Pratiche diverse. – Dagli scritti della santa, si possono rilevare diverse
altre pratiche (Litanie, Piccolo Ufficio, ecc.). Qualcuna di esse ha molta analogia
con varie pratiche che hanno preso di poi grande sviluppo. I diversi Uffici da disimpegnare
in onore del sacro Cuore, discepolo, servo, adoratore, amico, mediatore, riparatore,
zelatore, ecc., cominciano già a esserci rivelati dalla santa. Ella scrive
alla Madre Greyfié parlandole di una suora: «Egli (il sacro Cuore),
le ha assegnato il suo ufficio, costituendola sua Mediatrice… e desidera che presso
di lei si trovi una suora che gli renda il medesimo servizio; ma vuole che sia tirata
a sorte. Egli vuole avere ancora una Riparatrice, e in quanto, a lei, Madre mia,
avrà l’ufficio di offrire a questo amabile Cuore, tutto il bene che verrà
fatto in onor suo».

In una lettera al Padre Croiset ella chiede che si stabilisca una associazione di
questa devozione (del sacro Cue), i cui associati parteciperebbero al bene spirituale
gli uni degli altri. È l’ideale dell’apostolato della preghiera e della Guardia
d’onore. La santa vorrebbe pure stabilire una particolare unione e devozione ai santi
Angeli, «che sono più particolarmente destinati ad amarlo (il sacro
Cuore), onorario e servirlo nel divin Sacramento d’amore, affinché essendo
uniti e associati a loro, supplissero per noi alla sua divina presenza, tanto per
rendergli i nostri omaggi, quanto per amarlo per noi e per tutti quelli che non lo
amano e per riparare le irriverenze che commettiamo alla sua santa presenza».
Questa unione con gli Angeli è stata realizzata negli Uffici.


II.
– LO SPIRITO DELLA DEVOZIONE


Considerando queste pratiche
diverse, non crediamo già che la devozione al sacro Cuore, come la intende
la santa, non consista che in questo. È più e meglio. La sua sostanza,
consiste in una vita di unione con questo cuore amante, per sentire quello che egli
sente, volere ciò che egli vuole, amare ciò che egli ama; e per piacere
a Dio, appropriandosi i suoi sentimenti e i suoi meriti, a Lui offrendoli, in una
vita, infine, tutta d’amore e di riparazione amorosa[9].

Nelle pratiche, qualunque sieno, la santa non vede che un esercizio di amore. Amare
il divin Cuore che ci ama tanto e che ha sete d’esser riamato, rendergli amor per
amore, ecco qual è, per lei, il fondo della devozione al sacro Cuore.

Così, per la santa, tutto è racchiuso in questa reciprocità
d’amore: «Gesù, nel suo amore per noi, ha sete d’esser riamato».

L’anima che ha ben compreso questo, non vive più che per amarlo e farlo amare.
Questo amore prenderà tutte le forme, impiegherà tutti i mezzi: pregherà,
agirà, soffrirà soprattutto. Ma tutto si trasformerà in amore[10].
E così, per mezzo dell’amore, l’anima divota del sacro Cuore, farà
vivere Gesù in lei. La sua vita sarà la vita di Gesù.

La santa scrive alla Madre de Soudeilles, il 15 settembre 1686: «Infine io
desidero che siano tutte del sacro Cuore di nostro Signor Gesù Cristo, per
non più vivere che della sua vita, non amare che per il puro amar suo, non
agire e soffrire che secondo le sue sante intenzioni, lasciandolo operare in noi
e per noi e come più gli piace».

Parlando un giorno di se stessa al P. Croiset (lettera 14 aprile 1689) essa dice:
«Ebbi altra volta tre desideri così ardenti, da poterli riguardare siccome
tre tiranni, che mi facevano soffrire un continuo martirio, senza darmi tregua. Bramo
di amare il mio Dio, di soffrire e di morire in questo amore». Ora, però,
Margherita Maria è arrivata a non poter più volere o desiderare cosa
alcuna. «Io vorrei affliggermene, qualche volta, continua, ma non lo posso:
non appartenendo più a me stessa, non ho più nessun volere o libertà
su di me. Ed ecco il pensiero che mi consola: è che il sacro Cuore di nostro
Signor Gesù Cristo, opererà tutto questo per me. Se lo lascio fare,
Egli amerà e vorrà in mia vece, e supplirà a tutte le mie impotenze
e imperfezioni». E il 10 agosto: «Io sacrificherei tutto, senza riserva,
poiché il mio cuore non sentendosi più suscettibile, mi sembra, che,
degli interessi di questo divin Cuore, non mi preoccupo più in qual maniera
mi tratti, da che mi usò la misericordia di consacrarmi Egli stesso alla sua
gloria e al suo amore. Mi basti che egli sia soddisfatto. Che m’innalzi o mi abbassi,
che mi consoli o mi affligga, sono ugualmente contenta della contentezza sua… Purché
infine io possa amarlo, non voglio altro».

Le pagine di questo genere, non si contano nella sua corrispondenza. Un lungo passaggio
di una delle sue lettere, ci mostrerà meglio che dei brevi estratti, ciò
che è in lei e ciò che opera in lei la devozione al sacro Cuore. Ella
scrive a Suor de la Barge, verso la fine d’ottobre 1689: «È dunque questa
volta, cara amica, che dobbiamo consumarci tutte, senza eccezione, né remissione,
in questa ardente fornace del sacro Cuore del nostro adorabile Maestro, da cui non
bisogna mai uscire. Dopo avere annientato il nostro cuore di corruzione in quelle
divine fiamme del puro amore bisogna formarcene un nuovo che ci faccia vivere, ormai,
di una vita tutta nuova, con un cuore nuovo, che abbia pensieri e affetti nuovi e
che produca opere di purezza e fervore in tutte le nostre azioni. Vale a dire, che
non si tratti più di noi stesse, ma che questo divin Cuore sia talmente sostituito
al nostro, che lui solo agisca in noi e per noi; che la sua santa volontà
annienti talmente la nostra, sì che possa agire assolutamente, senza incontrar
resistenza da parte nostra. Infine, che i suoi affetti, pensieri e desideri, prendano
il posto dei nostri, ma soprattutto il suo amore, per modo che ami se stesso in noi
e per noi. Così se quest’amabile Cuore sarà il nostro tutto in ogni
cosa, potremo dire con san Paolo che non viviamo più noi, ma è lui
che vive in noi… Mi sembra che non dobbiamo più respirare che fiamme del
puro amore, amore crocifiggente e interamente sacrificato, per una immolazione di
noi stesse alla divina volontà, affinché si compia perfettamente in
noi; contentandoci, per parte nostra, di amarlo e lasciarlo fare, sia che ci abbassi
o c’innalzi, che ci consoli o ci affligga; tutto deve esserci indifferente… Purché
Egli si contenti, ciò deve bastarci».

«Amiamolo, dunque, quest’unico amore delle anime nostre, poiché Egli
ci ha amato il primo e ci ama ancora con tanto ardore, che ne abbrucia continuamente
nel Santissimo Sacramento. Non ci bisogna altra cosa, per farci sante, che amare
questo Santo dei santi. Chi potrà dunque impedirci di esserlo, poiché
noi abbiamo dei cuori per amare e dei corpi per soffrire!».

La beata termina quest’inno all’amore, con questa specie di strofa ritmica, che narra
i vantaggi dell’amore per arrivare alla perfezione: «Non vi ha che il suo amore
che ci faccia fare tutto quello che gli piace; non vi ha che questo perfetto amore
che ce lo faccia fare in quel modo che gli piace; non può esservi che questo
amore perfetto, che ci faccia fare ogni cosa quando gli piace».


NOTE


[1] Quella, per esempio,
dei biglietti che hanno da una parte delle invocazioni al sacro Cuore e dall’altra
all’Immacolata Concezione, che si bagnano nell’acqua e s’inghiottiscono a digiuno.
La santa parla di guarigione miracolosa dovuta a questa pratica.

[2] Ciò dipende, forse dal fatto che è più facile disegnare
l’immagine del cuore solo.

[3] Ecrits de la Mère Greyfié, n. 50, pag. 408: “Viva Gesù
nel cuore della sua sposa, Suor Margherita, per la quale e in virtù del potere
che Dio mi da su di lei, offro, dedico e consacro, puramente, inviolabilmente al
sacro Cuore dell’adorabile Gesù tutto il bene che ella potrà fare durante
la vita e quello che verrà fatto per lei, dopo la sua morte; affinché
la volontà di questo divin Cuore ne disponga secondo il suo beneplacito e
in favore di chiunque a lui piacerà, sì vivo che trapassato. Suor Margherita
Maria protesta che si spoglia volonterosamente di tutto, eccettuata la volontà
di stare continuamente unita al divin Cuore del suo Gesù e di amarlo puramente
per lui stesso. In fede di che, ella ed io, firmiamo questo scritto, fatto l’ultimo
giorno di dicembre 1678. Suor Pierina Rosalia Greyfié, attualmente superiora
e della quale suor Margherita Maria implorerà tutti i giorni la conversione
da quel cuore divino e adorabile. insieme alla grazia della perseveranza finale».
La stessa Margherita Maria ci dice come fece la sua firma: «Io la segnai sul
mio cuore con un temperino, col quale scrissi il sacro nome di Gesù, come
il mio divin Maestro voleva e come segno ancora qui suor Margherita Maria, discepola
del divin Cuore dell’adorabile Gesù».

[4] Ecco quest’atto, come lo danno le Contemporaines: «Io ti costituisco
erede del mio Cuore e di tutti i suoi tesori per il tempo e per l’eternità.
permettendoti di usarne secondo il tuo desiderio. Io ti prometto che non mancherai
di soccorso che quando il mio cuore mancherà di potenza. Tu ne sarai sempre
discepola prediletta, oggetto del suo beneplacito, olocausto dei suoi desideri e
lui solo sarà l’oggetto di tutti i tuoi desideri e riparerà e supplirà
ai tuoi difetti, e ti aiuterà a soddisfare ai tuoi obblighi». La santa
ci dice (loc. cit.) che nostro Signore la faceva scrivere col di lei sangue
a misura che le dettava. Ella ne scriveva così al P. Croiset: «Egli
mi fece leggere (nel suo Cuore) e poi scrivere quello che vi aveva già scritto
per me. Eccone qualche riga, con un testamento fatto in mio favore». Le due
formule hanno riscontro in quanto al senso, ma alcune espressioni seno del tutto
diverse. Ciò che vi ha di ricercato e di dubbio nell’atto riportato qui sopra
è spiegato nella lettera in termini chiari e naturali. Ciò sia detto
per quelli che studiano la mistica e la psicologia.

[5] Ecco la copia di uno dei fac-simili dell’autografo della Madre de Soudeilles
riprodotto esattamente, meno l’ortografia e le abbreviazioni.

«Io N. N. offro e consacro al sacro Cuore di nostro Signor Gesù Cristo
la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze, per non più
servirmi di parte alcuna del mio essere, che per amarlo, onorarlo e glorificarlo.
È mia volontà irrevocabile d’essere tutta Sua e di far tutto per amar
suo, rinunziando con tutto il cuore a tutto quello che potrebbe dispiacergli. Io
vi prendo dunque, o sacro Cuore, per l’unico oggetto dell’amor mio, il protettore
della mia vita, la sicurezza della mia salute, il rimedio della mia incostanza, il
riparatore di tutte le mie mancanze, il mio asilo sicuro per l’ora della mia morte.
Siate dunque, o Cuore di bontà, siate la mia giustificazione presso Dio Padre
e distogliete da me i colpi della sua giusta collera. O Cuore d’amore! Io ripongo
in voi tutta la mia confidenza; temo tutto dalla mia debolezza, ma tutto spero dalla
vostra bontà. Consumate dunque in me tutto quello che potrebbe resistervi
e dispiacervi! Che il vostro amore si addentri così profondamente nel mio
cuore, che non possa dimenticarvi mai più, né essere separata da Voi.
Vi scongiuro, per tutta la vostra bontà, che il mio nome sia inscritto in
voi, poiché voglio far consistere tutta la mia felicità nel vivere
e morire come vostra schiava». Dal fac-simile riportato in testa alle Elevations
sur le Coeur de Jésus, d
el Padre F. Doyotte, Parigi, 1873.

[6] L’autografo era a Moulin: fu inviato il 2 giugno 1873 a De Rescon, vicario generale
di Oloron. Ora è perduto.

[7] Questa processione arrivava alla Visitazione circa le 10 di sera.

[8] Visione del 2 luglio.

[9] Vedi la «sfida» alle Novizie per prepararsi alla festa del sacro
Cuore nel 1685. È troppo lungo riportarla qui per intiero, ma eccone alcuni
tratti:

«Svegliandovi, entrerete nel sacro Cuore, consacrandogli corpo, anima, cuore
e tutto quello che siete, per non più servirvene che per la sua gloria e il
Suo amore.

«Quando andrete all’orazione avrete cura di unirla a quella che Egli fa per
voi, nel SS.mo Sacramento.

«Quando direte l’ufficio, vi unirete alle lodi che Egli dà a Dio suo
Padre in questo divin Sacramento.

«Per ascoltare la santa Messa, vi unirete alle intenzioni di questo amabile
Cuore, pregandolo a volervene applicare il merito a seconda dei suoi adorabili disegni
su di voi».

«Così l’intiera giornata, coi suoi differenti esercizi e occupazioni,
è tutta orientata verso il sacro cuore nel SS.mo Sacramento. Le stesse mancanze
sono utilizzate. Quando avrete commessa una qualche colpa andrete a prendere nel
suo divin Cuore la virtù contraria alla vostra colpa, per offrirla all’ eterno
Padre, ecc).

[10] È la lezione che N. S. si degnò dare alla sua serva, dopo il suo
voto di perfezione, 31 ottobre 1686. Dopo averne scritto la lunga lista delle sue
risoluzioni, la santa ebbe paura. «Nella moltitudine di tutte queste cose io
mi sono sentita vinta da un sì gran timore di non esservi fedele, che non
avevo il coraggio di obbligarmi». N. S. la rassicurò dicendole nel più
intimo del cuore: «Di che temi, poiché io rispondo per te?.. L’unità
del mio puro amore ti terrà luogo d’attenzione nella molteplicità di
tutte queste cose».










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