NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA INCARNAZIONE

Oblatio munda


LA
SANTA MESSA

di P. Martino de Cochem O.M.C.



















Capitolo
IV

NELLA SANTA MESSA GESÙ RINNOVA LA SUA INCARNAZIONE



Nel capitolo
precedente ho spiegato troppo brevemente e in modo superficiale i misteri della Messa.
Li spiegherò, dunque, in modo particolare cominciando dall’Incarnazione. Anzitutto
proverò che questo mistero si rinnova ad ogni Messa e mi servirò ell’asserzione
di un celebre maestro: “La santa Messa – dice Marchant – è una rappresentazione
vivente e perfetta o piuttosto una rinnovazione dell’Incarnazione, della Nascita,
della Vita, della Passione, della Morte di Gesù Cristo e della Redenzione
che Egli ha compiuto” (Marchant, Hort. Past., Tract. IV, lect. 19). Queste parole
sembreranno strane a molti, ma dopo la dimostrazione che farò, nessuno ne
contesterà la verità.

La misericordia divina ha meritato un’infinita riconoscenza dal genere umano, dal
giorno in cui il Verbo è disceso dal Cielo per la nostra salute e per opera
dello Spirito Santo, si è fatto carne nel seno della santa Vergine. Il sacerdote
adora questo mistero quando fa la genuflessione alle parole del Credo: Et incarnatus
est.

La Chiesa, per confermare i fedeli in questa verità tanto commovente,
ha prescritto, nel tempo dell’Avvento, la Messa Rorate, o Messa degli angeli,
che comincia con queste parole:

“Cieli, mandate la vostra rugiada e le nubi facciano piovere il giusto! La terra
si apra e partorisca il suo Salvatore!”. L’intera Messa si riferisce all’Incarnazione
e se da un lato deve risvegliare in noi il desiderio di veder nascere il Salvatore
del mondo, dall’altro deve suscitare in noi gratitudine e gioia. Infatti, con questo
mistero, Gesù Cristo ci ha comunicato favori così grandi, lavorando
e soffrendo tanto per noi, che l’eternità non basterebbe per ringraziailo,
fosse anche una lunga azione di grazie. Ma Gesù Cristo non si è contentato
di farsi uomo una volta sola, ma nella sua infinita sapienza ha trovato in una nuova
Incarnazione il sublime segreto di riprodurre sull’altare la soddisfazione già
offerta una volta alla Santissima Trinità.

Quest’Incarnazione, per quanto mistica, non è meno reale della prima. Per
rafforzare la mia asserzione citerò la testimonianza della Chiesa, espressa
nella Segreta della IX domenica dopo la Pentecoste: “L’opera della nostra salute
si compie tutte le volte che si celebra la memoria di questa vittima”. La santa
Chiesa non dice che l’opera della nostra salute è rappresentata, ma che l’opera
della nostra salute si compie.

Quest’opera non è altro che l’Incarnazione, la Nascita, la Passione e la Morte
di Cristo. Sant’Agostino l’attesta esclamando: “Come è sublime la dignità
del sacerdote, nelle mani del quale Gesù Cristo si fa nuovamente uomo. E’
veramente celeste il mistero che operano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
attraverso il ministero del sacerdote!” (Serm. de Sacerd. dignit.). San Giovanni
Damasceno professa la stessa dottrina: “Se qualcuno domanda come il pane è
transustanziato nel corpo di Gesù Cristo, gli rispondo che lo Spirito Santo
copre il sacerdote della sua ombra e opera come nel seno della beata Vergine Maria”
(Lib. IV, c. 14). San Bonaventura è ancor più assoluto dicendo: “Dio,
nel discendere ogni giorno sull’altare non fa meno di quello che fece quando si abbassò
fino a rivestire la natura umana” (De inst. novit. part. I, cap. II.). Ma ascoltiamo
Gesù Cristo stesso: “Come sono diventato uomo nel seno della mia santissima
Madre – dice al beato Alano de la Roche – così rinnovo l’Incarnazione ogni
volta che si celebra la Messa” (Al. de Rup., part. IV, cap. 27). Il Verbo divino
si fa carne tra le mani del sacerdote in una maniera evidentemente differente, ma
sempre per la stessa opera dello Spirito Santo. Qui è il caso di esclamare
ancora con sant’Agostino: “O grande dignità del sacerdote, fra le mani
del quale Gesù Cristo si incarna nuovamente! O grande dignità dei fedeli,
per la salute dei quali, il Verbo divino si fa carne, ogni giorno nella santa Messa,
in una maniera mistica”. Cade a proposito il ripetere le parole dei Libri santi:
“Dio ha tanto amato il mondo che gli ha dato il suo unico Figlio”. Che
dolce consolazione, per noi miserabili, essere così teneramente prediletti
dal nostro Dio! Il pio Tommaso da Kempis ci dà questo devoto consiglio: “Quando
dite o ascoltate la Messa, ricordatevi che partecipate ad un’opera così grande
ed ammirabile come se in quello stesso giorno Gesù Cristo discendesse dal
Cielo e si incarnasse nel seno della Vergine Maria” (Imit. IV, 2). Quale sarebbe
la nostra felicità se nostro Signore ritornasse visibilmente sulla terra!
Chi non si affretterebbe ad andare ad adorailo, a domandargli grazie? Perché,
dunque, non andiamo alla Messa? Ohimè! Non ho che una risposta da dare: la
nostra fede è molto debole e conosciamo troppo imperfettamente questo divin
beneficio.


Le
meraviglie della transustanziazione


Vedremo
ora in quale maniera mirabile Gesù Cristo opera questo mistero. La fede ci
insegna che, prima della consacrazione, quando il sacerdote prende l’Ostia ha fra
le mani del pane; ma al momento stesso in cui pronuncia le parole della consacrazione,
questo pane, per virtù della divina onnipotenza, diventa il vero Corpo di
Gesù Cristo. Aggiungo che il preziosissimo Sangue si trova nello stesso tempo
per concomitanza, in quel sacro corpo, perché un corpo vivente non può
essere privo del sangue. quale incomparabile mistero, che grande miracolo! Non è
infatti il più strepitoso dei miracoli vedere del pane divenire Dio e il vino
transustanziarsi nel sangue del Salvatore? Non è il prodigio dei prodigi che
non vi sia più né pane, né vino, ma che restino le sole apparenze?
Sì, perché la santa Ostia ed il preziosissimo Sangue conservano il
colore, l’odore ed il gusto che gli alimenti transustanziati avevano prima. Non è
la meraviglia delle meraviglie che le specie sussistano realmente senza aderire a
nulla? Esse sono sostenute in una maniera soprannaturale, come se il tetto di una
casa restasse sospeso in aria dopo il crollo delle mura. Non è cosa superiore
ad ogni legge il fatto che Gesù Cristo, avendo la statura di un uomo, si faccia
piccolo fino al punto di essere contenuto in un’Ostia? Che dico? Nella minima particella
di un’Ostia?

Ecco gli effetti della potenza del Salvatore messa a disposizione del suo amore.
questo pensiero confondeva santa Geltrude: “Un giorno, durante la Messa, ero
umilmente prostrata e dicevo a nostro Signore, immediatamente prima della Consacrazione:
“O dolce Gesù, l’opera che state per compiere è così eccellente
che io, povera creatura indegna, non oso alzare lo sguardo fino ad essa; mi basta
potermi abbassare nella più profonda umiltà, aspettando che voi mi
doniate la mia parte del Sacrificio che procura la vita di tutti gli eletti”.
Gesù mi rispose: “Dal canto tuo abbi la ferma risoluzione di servirmi
anche in mezzo alle più grandi pene, affinché questo Sacrificio, che
è salutare ai vivi ed ai morti, si compia in tutta la sua eccellenza, ed avrai
aiutato l’opera mia” (Rev., lib. 3, c. 6).

Come santa Geltrude, nel momento della Consacrazione, riflettete al gran miracolo
operato da Dio sull’altare e concepite un ardente desiderio di vedere l’immolazione
di Gesù, di contribuire alla maggior gloria della Santissima Trinità
e alla salute dei fedeli. Con questa intenzione, ripetete le belle parole della santa:
“O dolcissimo Gesù, l’opera che state per compiere è così
eccellente, che nella mia indegnità non oso contemplarla, e perciò
mi sprofondo nell’abisso del mio niente e attendo la mia parte, quantunque non l’abbia
meritata, perché quest’opera sarà supremamente profittevole a tutti
gli eletti. O dolce Gesù Dio voglia che io possa contribuirvi! Mi ci adopererò
con tutte le forze e malgrado le pene più dure, starò unita a te, affinché
il tuo Sacrificio serva ai vivi ed ai morti e raggiunga pienamente il suo fine. E
tu, Signore, accorda al celebrante e agli assistenti tutte le grazie necessarie per
conseguire questo scopo”.


Grandezza
del potere sacerdotale


Considerate
la grandezza del potere di consacrare che Gesù Cristo accorda ai sacerdoti:
“La potenza di mio Padre è così grande – dice nostro Signore al
beato Alano de la Roche – che ha creato dal niente il cielo e la terra, ma quella
del sacerdote è tale che fa nascere il Figlio di Dio stesso nell’Eucaristia
e per questo Sacramento e per questo Sacrificio augusto, il tesoro della salute passa
nelle mani degli uomini” (part. IV, cap. 27). Il Salvatore aggiunge: “È
la maggior parte della gloria di Dio, è la principale gioia della mia santa
Madre, è la delizia dei beati, il miglior soccorso dei vivi, la più
grande consolazione dei morti”. Ripetiamo dunque le parole di san Giovanni:
“Dio ha tanto amato il mondo che gli ha dato il suo unico Figlio, affinché
tutti quelli che crederanno in Lui non siano perduti, ma abbiano la vita eterna”
(Gv 3, 16). Dio ci ha dato prova di questo grande amore quando ha mandato al mondo
il suo Figliolo unico. Ogni giorno e ogni ora ce lo prova nuovamente nel far scendere
dal Cielo lo stesso Verbo per riprodurre lo stesso mistero. Con l’Incarnazione di
Nazareth, Gesù Cristo ha acquistato un tesoro infinito di meriti, facendovi
partecipare tutti quelli che ascoltano o celebrano devotamente la Messa. Eccone un
interessante esempio. Si racconta nella cronaca dei Frati Minori che il beato Giovanni
della Verna offriva il divin Sacrificio con un gran fervore e provava spesso tante
dolcezze spirituali che ne era come oppresso. Il giorno dell’Assunzione della santa
Vergine, doveva officiare solennemente, ma appena salito all’altare, provò
dei trasporti interni così vivi che temette di non poter arrivare in fondo.
La sua apprensione si realizzò ben presto. Arrivato alla Consacrazione, il
beato considerava l’amore immenso che da tutta l’eternità aveva spinto Gesù
Cristo a discendere dal cielo per rivestire la natura umana e rinnovare continuamente
la sua Incarnazione nella santa Messa, quando sentì il cuore struggersi e
gli mancò la forza di pronunciare le parole sacramentali. Finalmente disse:
“Hoc est enim…” senza poter terminare. Il padre Guardiano e un altro
religioso si avvidero di questa interruzione e accorsero presso di lui per aiutarlo.
Gli assistenti credettero che l’avesse colpito un improvviso malore. Finalmente poté
pronunziare le parole: “…Corpus meum”. Vide subito l’Ostia cambiarsi
in un piccolo fanciullo, nel quale riconobbe il Bambino Gesù . Il Salvatore
allora gli svelò la profonda umiltà che lo spinse a farsi uomo e a
rinnovare l’Incarnazione nella Messa. Questa rivelazione finì per annientare
le forze del religioso che cadde a terra, privo di sensi. Ma il Guardiano e l’altro
padre che stavano vicino a lui lo sostennero, mentre altri gli facevano respirare
dei sali che lo richiamarono in vita. Benché restasse spossato fino al punto
di non poter muovere le membra, né alzare le mani per fare il segno della
croce, terminò il santo Sacrificio, assistito dal suo superiore. Ma perse
i sensi per la seconda volta e dovettero portarlo in sacrestia. Aveva tutta l’apparenza
di un cadavere, il corpo ghiacciato, le dita contratte, e restò in questo
stato molte ore e tutti lo piangevano come morto. Quando ritornò in sé,
lo pregarono per amor di Dio, di dire ciò che gli era successo e ciò
che aveva visto nella sua estasi. Cedette alle ripetute istanze e raccontò
: “Al momento della consacrazione riflettevo sull’amore immenso che ha spinto
nostro Signore a farsi uomo e a rinnovare l’Incarnazione ad ogni Messa; allora il
mio cuore è diventato molle come la cera calda e la mia carne mi è
sembrata priva di ossa. Non potevo né sostenermi, né pronunziare le
parole sacramentali. Quando, dopo molti sforzi, finalmente riuscii a dirle, vidi
fra le mie mani, al posto della santa Ostia, il dolce Bambino Gesù, del quale
un solo sguardo mi trafisse fino al fondo dell’anima e mi tolse interamente le forze.
Caddi svenuto, ma restai infiammato di amore per questo divino Pargoletto”.
Il beato Giovanni aggiunse ancora molti particolari sulle impressioni che aveva provato
durante quel rapimento e spiegò alle anime pie l’amore infinito che ci dimostra
Gesù nel santo Sacrificio.

Molti santi personaggi hanno provato le stesse consolazioni di Giovanni della Verna.
Se anche voi aveste la pia abitudine di assistere alla santa Messa provereste, come
lui, ineffabili delizie.






Testo tratto
da: P. Martino de Cochem O.M.C., La Santa Messa, Milano 1937/3, pp. 63-69.