NELLA SANTA MESSA GESÙ CRISTO RINNOVA LO SPARGIMENTO DEL SUO SANGUE

Oblatio munda


LA
SANTA MESSA

di P. Martino de Cochem O.M.C.















CAPITOLO DECIMO


NELLA SANTA MESSA GESÙ CRISTO RINNOVA LO SPARGIMENTO DEL SUO SANGUE


A proposito
dell’uso in vigore, sotto l’antica legge, di aspergere il popolo con il sangue degli
animali sacrificati, san Paolo dice: “Dopo aver letto davanti a tutto il popolo
gli ordini della legge, Mosè prese del sangue di vitelli e di montoni e con
acqua, lana scailatta e issopo, asperse il libro stesso e tutto il popolo dicendo:
«questo è il sangue dell’alleanza che Dio ha fatto con noi». Col
sangue asperse anche il tabernacolo e tutti i vasi che servivano al culto. Secondo
la legge, con lo spargimento del sangue è quasi tutto purificato e senza spargimento
di sangue non vi è remissione” [
1]. Questo spargimento
e questa aspersione del sangue delle vittime erano altrettante immagini profetiche
del sangue del Salvatore che doveva cancellare completamente i nostri peccati. “Se
il sangue dei montoni e dei tori, sparso su quelli che sono immondi, li santifica
e procura la purificazione della loro carne, quanto più il Sangue di Gesù
purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, per servire Dio”
[
2].

Qualcuno potrebbe obiettare che Gesù Cristo ha sparso il suo sangue nella
Passione e ne ha asperso i fedeli viventi di allora, ma noi, che non eravamo presenti,
siamo stati privati di questa grazia. Consolatevi, cristiani, perché il prezioso
Sangue del Salvatore fu sparso per voi, come per i giusti di quel tempo e Gesù
Cristo ha trovato un altro mezzo per spargeilo tutti i giorni e per aspergere le
vostre anime: la santa Messa. Ve lo dimostro.



Il sangue preziosissimo di Gesù lavacro di punficazione



Anzitutto ecco la testimonianza di sant’Agostino: “Nella Messa – dice
il vescovo di Ippona – il sangue di Gesù Cristo è versato per i peccatori”.
Queste parole sono così precise che non hanno bisogno di commenti, così
chiare che nessuno saprebbe contestarne il senso. San Giovanni Crisostomo afferma
le stesse cose con non minore efficacia: “L’Agnello di Dio si immola per noi
e il suo sangue, attinto dal suo costato squarciato, si sparge in modo mistico sull’altare
e si riversa nel calice per purificarci” [
3]. Sembra che il padre Kesseli abbia voluto
spiegare questo passo del santo Dottore affermando: “Gesù Cristo ha versato
il suo sangue in una maniera visibile e dolorosa una volta sola. Nella santa Messa,
invece, questo spargimento si rinnova ogni giorno in una maniera invisibile, come
in una maniera invisibile sono forate le mani e i piedi del Salvatore ed è
trapassato il suo cuore. Indubbiamente possiamo applicarci i suoi meriti infiniti
con i nostri ardenti desideri, con il pentimento, con la penitenza, con la santa
Comunione, ma mai più efficacemente che per mezzo della santa Messa”
[
4]. Il sapiente
religioso aggiunge: “Con le parole della Consacrazione il sacerdote attinge
dal costato di Gesù il sangue divino onde versarlo per il perdono dei vostri
peccati e per la vostra purificazione e salute”.

Potrei citare altri testi, ma mi contenterò di un’ultima testimonianza, quella
di Pietro Noel: “Il sangue che è sgorgato dal costato del Salvatore –
dice – è nel calice e c’è per essere offerto un’altra volta per la
remissione dei nostri peccati, come risulta dalle parole stesse della Consacrazione”.

Le parole alle quali si riferisce Pietro Noel sono le seguenti: “questo è
il Calice del mio Sangue che sarà sparso per voi e per molti per la remissione
dei peccati”. Il sacerdote le ripete, per ordine di Cristo, non come se volesse
soltanto raccontare ciò che Gesù ha detto sul calice, perché
se fosse così, non avverrebbe la consacrazione, ma per produrre e confermare
questo fatto per cui il vino diventa veramente il prezioso sangue versato per la
Redenzione degli uomini.

Il sacerdote non si limita a dire: “questo è il calice del mio sangue”,
ma aggiunge: “… che sarà sparso per voi e per molti per la remissione
dei peccati”. Ora, siccome le prime parole sono state compiute letteralmente,
altrettanto deve avvenire per le ultime. “Per voi e per molti”, cioè
per voi che assistete alla santa Messa e per gli assenti che la fanno dire, per tutti
quelli che se potessero l’ascolterebbero volentieri, ma che sono trattenuti dalle
malattie o da altri affari importanti. Così, per espressa volontà del
Salvatore, i meriti del prezioso Sangue saranno applicati anche agli assenti, purché
dalla loro dimora si uniscano al Sacrificio o almeno si facciano raccomandare. Che
mistero incomparabile! Quale inesprimibile amore per i peccatori! Gesù che
ha sparso il suo Sangue fino all’ultima goccia, vuole versarlo nuovamente, con la
stessa intenzione, ogni giorno ed ogni ora! Quanti torrenti di grazie scaturiscono
dalla santa Messa su coloro che l’ascoltano devotamente, “perché – dice
sant’Ambrogio

– per gli uomini e per la remissione dei loro peccati il Salvatore sparge il suo
Sangue”. Per confermare una dottrina già così evidentemente dimostrata
dalla Sacra Scrittura e dai santi Padri, riferirò qualche fatto miracoloso.



Prodigi operati da nostro Signore per confermare le anime nella fede



Cesario di Haiserbach racconta che verso l’anno 1420, nella diocesi di Colonia,
c’era una donna che per vivere solitaria, senza mai uscire di casa, se n’era fatta
fabbricare una presso la chiesa. A quell’epoca non erano rare le persone che vivevano
così.

Questa donna si esercitava in atti eroici di penitenza ed aveva una devozione speciale
alla santa Messa, che ascoltava dalla finestra della sua cella. Il nemico delle anime,
non potendo vincerla con nessun’altra tentazione, le insinuò nell’anima il
dubbio che, dopo la consacrazione, nel calice non c’era il prezioso Sangue. Questo
dubbio fu così forte che la vergine non gli resistette e non contenta di questo,
spandeva questo veleno nelle anime di coloro che andavano a visitarla. Ma Dio ebbe
pietà della sua serva e la strappò alla rabbia del demonio con un luminoso
miracolo.

Un giorno, il parroco di quella chiesa, mentre celebrava la santa Messa, urtò
per disattenzione, o piuttosto per divina volontà, il calice consacrato. Spaventato
per ciò che era successo, sentì aumentare il suo timore, allorché
vide il liquido versato prendere il colore e l’apparenza del sangue. Le anime pie
immagineranno facilmente l’angoscia con la quale il povero sacerdote continuò
la Messa. Quando l’ebbe terminata, lavò segretamente e a più riprese
il corporale con del vino caldo, ma non riuscì a levare la macchia di sangue.
I giorni seguenti, ripeté invano i suoi sforzi, impaurito, non tanto dalle
pene ecclesiastiche in cui credeva essere incorso, quanto dal castigo che si aspettava
da Dio.

Durante la settimana si adoperò con ogni mezzo per far sparire la macchia,
pianse amaramente la sua colpa, supplicò nostro Signore di concedergli che
il sangue sparisse, ma inutilmente. Arrivò la domenica, salì sul pulpito
col corporale in mano e dopo aver raccontato la disgrazia, presentò al popolo,
piangendo, il lino insanguinato. A quello spettacolo tutti rimasero stupiti. Il sacerdote
scongiurò i fedeli di unire le loro preghiere alle sue, per ottenere da Dio
la sparizione di quella macchia. Tutti pregarono e il parroco lavò, davanti
a loro, il corporale, ma fu tutta fatica inutile! Non riuscendo a comprendere il
significato di quel fatto soprannaturale, andò a Colonia a consultare un teologo
famoso, il dottor Rodolfo, al quale mostrò il corporale, raccontò che
aveva urtato il calice e descrisse le prove infruttuose fatte per purificarlo. Alla
vista del prezioso Sangue, il teologo si inginocchiò umilmente, baciò
con devozione quel lino e restò qualche momento interdetto. Infine espose
il suo parere: “Dio vuole certamente fortificare i deboli nella fede del SS.
Sacramento. Nella vostra parrocchia, non c’è nessuno che rifiuti di credere
a questo adorabile mistero?”. Il parroco rispose: “C’è una solitaria
che dubita della presenza reale del prezioso Sangue e che insinua negli altri questo
dubbio”. “Non cerchiamo altre spiegazioni, – rispose Rodolfo – Gesù
ha reso visibile nel corporale le tracce del suo Sangue per illuminare questa donna.
Andate dunque da lei, mostratele il corporale, raccontatele quello che è successo,
affinché non dubiti più”. Il curato, lieto di questo consiglio,
interrogò la donna circa la sua fede a proposito della presenza reale. Ella
gli rispose francamente:

“Credo che il Corpo del Salvatore è presente nella santa Ostia, ma non
posso ammettere che il suo Sangue sia nel calice, non avendo Gesù il sangue
fuori del corpo”. Il curato le spiegò che il Sangue di nostro Signore
è nel calice in virtù delle parole della Consacrazione, ma che questo
Sangue, non potendo essere vivo, separato dal Corpo, è unito al Corpo.

Sforzi inutili, perché l’infelice si ostinava nel suo errore. Allora il sacerdote
si decise a mostrarie il corporale insanguinato e le raccontò il miracolo.
A quella vista, la donna si spaventò talmente che cadde a terra piangendo
lacrime amarissime per la sua testardaggine e, domandato perdono a tutti i presenti,
esclamò: “Credo fermamente che nel calice c’è il Sangue naturale
e vero che il Salvatore ha versato per noi sulla Croce ed in questa fede voglio vivere
e morire”. Il sacerdote lavò subito il corporale e il sangue scomparve
completamente.

Il padre Pietro di Lavagnelas, dell’ordine di san Girolamo, fu lungamente e vivamente
tormentato da un dubbio. Si domandava se il sangue era anche nella santa Ostia. Un
giorno, mentre celebrava la santa Messa, giunto alle parole che seguono la Consacrazione,
“Supplices te rogamus… Vi supplichiamo umilmente Dio onnipotente, di far deporre
questi doni, dalle mani del vostro santo Angelo, sul vostro sublime altare, in presenza
della vostra divina maestà…”, momento in cui, secondo la rubrica del
messale, il sacerdote si inchina profondamente, gli sembrò che una fitta nube
circondasse l’altare e gli nascondesse il calice e l’Ostia, per cui ne fu spaventatissimo,
non comprendendo né quello che significava, né come ciò sarebbe
andato a finire. Dopo qualche momento la nube si dissipò, ma l’Ostia e il
calice erano spariti. Il suo turbamento aumentò al pensiero che forse Dio
non lo giudicava degno di dire la Messa e sentì nell’animo un sincero pentimento
per i suoi peccati. Allora pregò con grande fervore nostro Signore perché
lo soccorresse in quell’estremo bisogno. Dopo molte lacrime e sospiri fu esaudito
e vide ritornare il calice contenente il prezioso Sangue. Ma, circostanza meravigliosa!
L’Ostia rimase librata in alto. Allora lacrime di gioia inondarono i suoi occhi e,
mentre considerava piamente la santa Eucaristia che si sosteneva da sé nello
spazio, notò che ne stillavano tante gocce di sangue, quante di vino ne erano
nel calice. Illuminato da questo miracolo, respinse i suoi dubbi e credette fermamente
e per sempre alla presenza del prezioso Sangue sotto le specie del pane.

Questi due fatti ci provano che l’umanità del Salvatore è contenuta
tutta intera e nello stesso tempo sotto ciascuna specie, benché in virtù
delle parole della Consacrazione, il Corpo sia solo direttamente nell’Ostia e il
Sangue sia solo direttamente nel calice.



Il sangue di Gesù é sparso sull’altare a vantaggio delle nostre
anime



Riflettiamo sulla grandezza della grazia che ci è stata fatta, quando
abbiamo davanti a noi, sull’altare, il Sangue di Gesù. Niente si può
paragonare a questo sangue prezioso del quale una sola gocciolina, unita alla divinità,
sorpassa in valore tutti i tesori della terra e del cielo. Si può dire di
più. Il sangue di Gesu Cristo non è solamente presente, esso è
nostra proprietà e ci appartiene come un dono appartiene a chi l’ha ricevuto.
Rimane da spiegare in che cosa consiste questo spargimento di sangue.

Se è certo che il sangue di Gesù Cristo è versato nel santo
Sacrificio, è certo che è sparso, in maniera spirituale, sopra tutti
i presenti e sulle anime del purgatorio durante la celebrazione della Messa. Nell’Antico
Testamento abbiamo una bella immagine di questo mistero che san Paolo, nell’Epistola
agli ebrei, esprime così: Mosè prese il sangue dei vitelli e dei montoni
e ne asperse tutto il popolo dicendo: “Questo è il sangue dell’alleanza
che Dio ha fatto con noi” [
5]

Nell’ultima Cena, nostro Signore pronunciò parole quasi identiche: “Questo
è il mio sangue, il sangue della nuova Alleanza” [
6]. “Bisognava – aggiunge san Paolo
– che quello che era figura delle cose celesti fosse purificato col sangue degli
animali e le stesse cose celesti fossero purificate con vittime più eccellenti
delle prime” [
7]. Il che vuol
dire: la Sinagoga, che era un’immagine della Chiesa, poteva essere purificata dal
sangue dei montoni e dei tori, ma la Chiesa deve essere purificata dal sangue dell’Agnello
di Dio immacolato. Ora, niente può essere purificato col sangue o con l’acqua
senza che ne sia stato asperso. E poiché le nostre anime sono purificate nella
santa Messa col sangue del Salvatore, ciò significa che questo sangue divino
èsparso sopra di esse.

Ascoltiamo san Giovanni Crisostomo: “Nel vedere il Signore immolato e giacente
sull’altare, il sacerdote orante, chino sulla vittima e tutti i presenti coperti
dal preziosissimo Sangue, potete credere di essere ancora quaggiù fra gli
uomini?” [
8].

Notate l’espressione del santo Dottore: il popolo è coperto dal Sangue di
Gesù e per conseguenza questo sangue che sgorga dalle ferite è sparso
sopra di noi. Marchant conferma questa verità: “Il Sangue prezioso è
sparso nella Messa ed i fedeli ne sono aspersi in una maniera spirituale”. San
Giovanni si esprime ancora più chiaramente: “Il Salvatore ci ha amato
e ci ha lavato, con il suo sangue, dai nostri peccati” [
9]. Questa è anche la dottrina di
san Paolo: “Vi siete avvicinati a Gesù, mediatore della nuova Alleanza
e all’aspersione del suo sangue, più eloquente dello spargimento del sangue
di Abele” [
10]. Se vi domandassi:
quando andiamo da Gesù mediatore? Voi rispondereste: nella santa Comunione.
Certamente allora ci avviciniamo molto a lui, o meglio ancora, lo riceviamo nel nostro
cuore. Ma nella Comunione più che una mediazione cerchiamo un nutrimento necessario
alle nostre anime. Nella Messa, invece, ricorriamo proprio al mediatore, perché
in essa Gesù compie il ministero del Sacerdote e con questo titolo prega ufficialmente
per il popolo. Per lo stesso fatto, accostandoci al mediatore, ci avviciniamo al
Sangue prezioso che si sparge sull’altare spiritualmente e dall’altare sulle nostre
anime. Anche nella Passione Gesù versò il suo divin sangue, ma allora
quel sangue non cadde sui carnefici, sulla roccia e sulla terra, mentre nella santa
Messa è lo stesso sangue che si sparge sulle anime dei presenti. E come il
sacerdote asperge il popolo cristiano con l’acqua benedetta, allo stesso modo Mosè
aspergeva i giudei col sangue delle vittime e il Salvatore asperge le anime col suo
prezioso Sangue e questa mistica aspersione vale più dell’aspersione materiale.
I soldati e i giudei che circondavano Gesù, ricevendo gli spruzzi del suo
sangue sulle mani e sul viso, invece di esserne purificati e convertiti, ne furono
più induriti nel male, ma se Gesù avesse asperso le loro anime, esse
sarebbero state mutate e salvate. Avviene lo stesso nella santa Messa: se il nostro
corpo fosse materialmente asperso col sangue di Gesù, ne trarremmo meno profitto
dell’aspersione di questo stesso sangue ricevuto dalle nostre anime, perché
quest’ultima aspersione le purifica, le abbellisce in una maniera incomparabile.
Ascoltate che cosa dice a questo proposito santa Maria Maddalena de’ Pazzi: “L’anima
che riceve il sangue di Gesù Cristo diventa così risplendente come
se fosse coperta di un abito prezioso, e tale è il suo splendore che se vi
fosse dato vederla, la prendereste per lo stesso Dio, del quale èl’immagine”
[
11].

Beata la creatura che è circondata da tanta magnificenza! Beato l’occhio degno
di contemplarla! Andate dunque alla Messa, caro lettore, acquisterete anche voi,
sotto la pioggia del sangue prezioso, una bellezza che vi renderà degno di
comparire davanti agli angeli e ai santi, per godere un’eternità di gloria.



Altro strepitoso prodigio



Nella storia del Papa Urbano IV si legge che nel 1263 a Bolsena, diocesi
di Orvieto, c’era un sacerdote che, dopo aver pronunciato sul pane le parole della
Consacrazione, fu spinto dal demonio a dubitare della transustanziazione. Quel disgraziato
pensava fra sé: “Non vedo niente, non sento niente, non avverto il minimo
indizio di cambiamento. Non è dunque vero che Gesù Cristo sia sotto
queste apparenze, questo non è che un alimento ordinario”. Non contento
di nutrire tale dubbio, giunse perfino a negare assolutamente la presenza reale di
Gesù Cristo, cadendo così in una vera eresia, eppure continuò
a dire la Messa e a consacrare. Un giorno, mentre alzava l’Ostia, dopo la Consacrazione,
il sangue cominciò a gocciolare come una pioggia che cade dalle nuvole.

A questo spettacolo, fu tale lo spavento che egli non sapeva più quello che
doveva fare. Restò molto tempo senza muoversi, tutto commosso, ma finalmente
si accorse che quella pioggia misteriosa cadeva dall’Ostia. Il popolo gridava, intenerito,
ad alta voce: “O Sangue prezioso! Che cosa significa questo miracolo? O Sangue
divino! qual è la causa di questa effusione?”. Altri gridavano: “Pioggia
sacra, scendi sulle nostre anime e purificaci dai nostri peccati! O Sangue prezioso,
manda sopra di noi la misericordia divina!”. Alcuni si battevano il petto, altri
versavano cocenti lacrime. In mezzo ai clamori del popolo, il sacerdote ritornò
in sé, abbassò la santa Ostia e la pose sul corporale, ma questo era
talmente bagnato di sangue che, a stento, trovò un posto asciutto per posarvela.
Davanti a una tale manifestazione ogni benda gli cadde dagli occhi dell’anima, riconobbe
la sua colpa, si pentì amaramente della sua incredulità e continuò
la celebrazione dei divini misteri con una tale copia di lacrime che più volte
fu costretto ad interrompere l’azione. Dopo la Comunione piegò il corporale
meglio che poté per tenere celato il prodigio, ma, finita la Messa, i fedeli
si avvicinarono per assicurarsi che quanto avevano visto non era stato un gioco della
loro fantasia. Allora il sacerdote mostrò il lino e a una tal vista i presenti
si gettarono in ginocchio e si batterono il petto implorando la divina misericordia.
Questo straordinario avvenimento attirò a Bolsena una moltitudine di fedeli.

Lo stesso papa Urbano II che si trovava allora ad Orvieto, convocò il celebrante
con l’ordine di portare anche il corporale. L’infelice ecclesiastico, in preda all’angoscia,
si prostrò davanti al papa domandando grazia. Il Sommo Pontefice, stupito,
non sapendo cosa avesse commesso, lo interrogò ed egli raccontò allora
i suoi dubbi e l’effusione del sangue prezioso e come prova ne mostrò le tracce
sul corporale. Il papa cadde in ginocchio e pieno di commozione e di timore, baciò
il sacro lino.

Fece poi costruire una chiesa e ordinò che vi si conservasse quella miracolosa
reliquia e che ogni anno, nel giorno anniversario del prodigio, una processione percorresse
le vie della città. Questa fu una delle ragioni dell’istituzione della festa
del SS. Sacramento. Quello che successe a Bolsena qualche secolo fa, si rinnova ogni
giorno in tutte le chiese dove si celebrano i divini misteri, quando il sacerdote
alza l’Ostia e il calice. Il prezioso Sangue allora scorre, come la pioggia che cade
dalle nuvole e sebbene non si spanda né sulla terra, né sulla testa
degli uomini, scende sulle anime, sugli spiriti e sui cuori. Adorna e purifica i
fedeli, li fa partecipi di tutti i suoi meriti, li solleva dalle loro debolezze,
placa la violenza delle loro tentazioni e opera effetti proporzionati alle disposizioni
di ciascuno, sforzandosi di rendere buoni i cattivi, di commuovere gli indifferenti,
di convertire gli ostinati e offrendo a tutti i nemici del Salvatore la grazia e
l’amicizia divina. Se il peccatore è talmente indurito da persistere nel suo
smarrimento, quel Sangue grida per lui verso il Cielo e ne sospende il giusto sdegno.

Dunque, riconoscete ancora una volta quanto è utile per tutti, senza eccezione,
l’andare alla Messa. Qui Gesù prepara la giustificazione degli empi, trionfando
poco a poco delle loro insistenze e qui riveste le anime devote di una bellezza indicibile.
Ah! Se foste stati sul Calvario, nel momento della crocifissione, se aveste ricevuto
il sangue abbondante che usciva dalle piaghe di Gesù, non riterreste ciò
come uno speciale favore? Ebbene, non vi è dubbio che alla santa Messa, benché
in un modo spirituale, siete veramente ai piedi della Croce, irrorati dallo stesso
sangue. Eccitate dunque in voi i sentimenti che avreste avuto su quel santo monte
e questa nuova aspersione non vi sarà meno salutare della prima. Fra le molte
grazie che riceviamo nella Messa una delle principali è l’insistente intercessione
del Sangue di Gesù Cristo che dal calice si eleva a Dio Padre in favore dei
presenti. Se voi, peccatori, poteste comprendere quanto è utile questa intercessione
e quanto potentemente evita la celeste vendetta!



Gesù intercessore e mediatore nostro nella Santa Messa



Tutte le nostre quotidiane iniquità attirano sulle nostre anime la
collera di Dio, come si rileva dalla Sacra Scrittura: “Il grido di Sodoma e
di Gomorra aumenta ogni giorno di più e il peccato è giunto fino al
colmo; per questo scenderò e vedrò se le opere degli uomini corrispondono
a questo gridoì [
12].

Così il peccato grida verso Dio e provoca la sua vendetta. “Il salario,
del quale private gli operai che hanno mietuto i vostri campi, grida contro di voi
– dice l’apostolo san Giacomo – e questo grido giunge fino all’orecchio del Dio degli
eserciti” [
13]. Dio, per bocca
di Isaia chiama il peccato un grido: “Come una vigna piantata ho posto il mio
popolo sopra una collina… ed ho aspettato che esercitasse la giustizia, ma ecco
spargimento di sangue e grida di oppressi” [
14].

Chi disarmerà la collera dell’Altissimo? Chi scongiurerà la sua spaventosa
vendetta? Nessuna potenza del Cielo, né sulla terra, all’infuori del Sangue
prezioso. Per quanto il grido di tante prevaricazioni possa salire liberamente in
alto fino alla volta del Cielo, molto più forte è il grido del Sangue
di Gesù che non riempie soltanto l’aria, ma penetra i Cieli e giunge fino
alle orecchie del Padre. Sì, il clamore di tante ingiustizie può ben
provocare lo sdegno del Signore, ma la preghiera del Sangue prezioso è così
commovente che scaccia dal suo cuore l’avversione e il disgusto e l’addolcisce tanto
quanto la voce del peccato l’aveva inasprito.

Ma, voi domanderete: come può il prezioso Sangue gridare verso il Cielo quando,
invece, sulla terra tutto è silenzio? La risposta è in un passo della
Genesi: “Dio disse a Caino: Il sangue di tuo fratello grida, dalla terra, verso
di me” [
15]. Il sangue
di Abele, che pure era morto, gridava verso il cielo. Questo grido non era materiale,
ma spirituale, eppure aveva una voce così potente che la sua invocazione di
vendetta contro il fratricida, saliva fino al Cielo. Anche la voce del Sangue prezioso,
dunque, è tutta spirituale, eppure ha tanta forza da trionfare sulla collera
di Dio costringendolo alla misericordia, come ci assicura san Paolo: “Vi siete
avvicinati a Gesù Cristo mediatore e all’aspersione del suo Sangue, più
eloquente di quello di Abele” [
16]. Nella Messa
andiamo a Gesù, come nostro mediatore, per essere aspersi dal suo Sangue e
perciò quando riceviamo questa aspersione il suo Sangue grida verso Dio. Notate
l’espressione di san Paolo. Il grande apostolo non dice che il sangue grida, ma parla
dell’aspersione del Sangue di Gesù che non si fece sentire quando scorreva
nelle sue membra, ma che nel tempo della sua dolorosa Passione invocò con
voce onnipotente la divina misericordia sui peccatori.

E così, durante la santa Messa grida con una forza altrettanto irresistibile:
“Mio Dio, vedi con quanta prodigalità, con quanto amore io, Sangue del
tuo unico Figlio, sono versato in mezzo a dolori e ad ignominie ineffabili. Considera
la vergogna e la crudeltà con le quali sono stato mercanteggiato, maledetto,
calpestato e come ho sopportato tutto questo con pazienza longanime, infinita, per
purificare i peccatori e per assicurare loro la salute. Ma se tu, Dio severo, vuoi
precipitarli all’inferno e condannaili eternamente, chi mi sarà grato di tanti
obbrobri? I dannati no, certo, perché anzi essi mi maledirebbero con odio
satanico, ma se mi fosse concesso salvarli mi colmerebbero di benedizioni. O Padre,
ascolta la mia preghiera; accorda, per amor mio, ai peccatori la grazia insigne di
convertirsi e di emendarsi e ai giusti quella di crescere nella santità e
di perseverare sino alla fine quando il Sangue prezioso grida con tanta forza, come
è possibile che Dio resti sordo? Ah! Se la voce del sangue di

Abele innocente si innalzò dalla terra al Cielo, per ottenere vendetta, che
cosa non otterrà il Sangue innocente del Salvatore? Infatti il sangue di Abele
implora la misericordia. D’altronde, Dio è più inclinato alla pietà
che alla severità, come canta la Chiesa: “O Dio, al quale propriamente
appartiene di perdonare e di risparmiare sempre, ecc.” [
17], e san Pietro dice: “Dio non vuole
la morte di nessuno, ma il pentimento e la conversione di tutti” [
18]. Il Sangue prezioso
ha patrocinato per il mondo nella circoncisione, nel giardino degli ulivi, nella
flagellazione, nella coronazione di spine e nella crocifissione del Salvatore ed
ha ottenuto il nostro perdono, come ci insegna san Paolo: “Gesù Cristo
ha riconciliato il mondo con Dio” [
19], ma nella santa
Messa questo Sangue divino non prega soltanto con una voce, ma con tante voci quante
sono le gocce versate. E prega in modo penetrante e irresistibile, con tutta la forza
della sua santa umanità e divinità, prega con tutte le ferite del Salvatore,
prega con il Cuore di Gesù e con tutte le amarezze e tutte le commozioni che
il Sacro Cuore racchiude, prega finalmente con la bocca di Gesù e con tutti
i sospiri sfuggiti a quella bocca adorabile. Ora, è mai possibile che una
preghiera che esce dal sangue, dalle ferite, dall’anima, dal cuore e dalle labbra
del Figlio di Dio, non intenerisca il Padre eterno, per quanto possa essere irritato
dalla malizia dei nostri peccati? Anche quando Dio fosse risoluto nel ricusarci ogni
misericordia, anche quando pensasse solo a punirci, secondo il rigore della sua giustizia,
il Sangue del Salvatore avrebbe la virtù di commuovere tutto ciò che
è in Cielo e sulla terra e la giustizia divina non potrebbe rigettare le sue
suppliche. Eccone una prova.



Il sangue di Gesù placa la divina giustizia



Nel 1330, a Walthurn, città situata nell’antico arcivescovado di Mayence,
il parroco, mentre diceva la Messa, rovesciò per inavvertenza il calice consacrato.
Il sangue prezioso si sparse sul corporale, sul quale apparve subito l’immagine di
Cristo sospeso in Croce con intorno, tracciata undici volte con un’arte e una verità
che nessun pittore avrebbe potuto raggiungere, la testa del Salvatore coronata di
spine e tutta sanguinante,. Il parroco fu profondamente commosso alla vista di un
tale prodigio e dopo che il popolo uscì di chiesa, nascose il corporale sotto
l’altare. Ma da quel momento non ebbe più la coscienza tranquilla e quello
stato di angoscia gli causò anche una malattia incurabile. Torturato nel corpo
e nell’anima, quel poveretto credeva prossima la sua morte, ma contro ogni previsione
le sue inspiegabili sofferenze si prolungavano senza che potesse né guarire,
né morire, finché non gli venne in mente che quella doveva essere una
punizione per la sua colpa. Sotto tale impressione fece chiamare un parroco dei dintorni,
gli confidò il suo segreto e morì. Dopo la sua morte, il confratello
cercò il corporale e trovatolo, lo baciò rispettosamente e lo mostrò
al popolo narrando l’accaduto, che ben presto si divulgò dappertutto.

I superiori ecclesiastici mandarono il sacerdote a Roma dal Papa Urbano II il quale
informatosi dell’accaduto, accordò un’indulgenza a tutti quelli che avessero
visitato la chiesa dove era avvenuto il miracolo. Ma, perché il Sangue sparso
sul corporale vi disegnò un crocifisso circondato da undici teste? Fra le
diverse ragioni, secondo me, si potrebbe ammettere anche questa: poiché il
sangue sparso grida misericordia verso Dio, Egli volle che apparissero sul corporale
undici teste e undici macchie, perché, probabilmente, le gocce di sangue che
vi erano cadute erano undici. Questo fatto è autentico e dopo molti secoli
le teste erano sempre visibili, e un gran numero di pellegrini andavano ancora a
Walthurn per venerarle.

Oltre la preghiera onnipotente, che penetra il cuore di Dio, il Sangue di Cristo
ci procura un altro beneficio. Nell’antica legge, si offriva al Signore un sacrificio
quotidiano e Dio aveva assicurato che l’odore delle carni della vittima consumata
sull’altare sarebbe salita verso di Lui come un soave profumo. Che cosa produrrà,
dunque, il Sangue di Gesù Cristo versato in olocausto sul Calvario e offerto
all’Altissimo nella santa Messa?

Nell’offerta del calice il sacerdote dice: “Ti offriamo, Signore, il calice
della salute, domandando alla tua misericordia che si innalzi con soave odore in
presenza della tua maestà, per la nostra salute e per quella del mondo intero”.
“Gesù Cristo ci ha amati – dice san Paolo – ed ha offerto se stesso al
Signore, come una vittima di soave odore”. In altri termini: quando l’olocausto
del Salvatore fu consumato sulla Croce, ne usci un profumo la cui soavità
dissipò le corrotte esalazioni che spande-vano i sacrifici idolatri e i peccati
degli uomini, perché Dio fu più commosso della morte di Gesù
e dello spargimento del suo Sangue di quanto fosse irritato per tutte le iniquità
del mondo. E anche oggi quando l’Ostia purissima si immola sull’altare e si sparge
il sangue divino, sale verso il Signore un odore soave a calmare la collera suscitata
dai nostri delitti.

Quando il patriarca Isacco, ormai vecchio e cieco, abbracciò suo figlio Giacobbe
rivestito degli abiti di Esaù e sentì, dice il Testo Sacro, l’odore
dei suoi abiti, lo benedisse dicendogli: “Il profumo di mio figlio è
simile a quello d’un campo pieno di fieno che il Signore ha benedetto” e gli
augurò la prosperità in tutti i suoi beni temporali. Ma il profumo
del Sangue prezioso è mille volte più potente e perciò Dio colma,
chi glielo offre, delle sue migliori benedizioni. Anche i santi se ne rallegrano,
perché questo soave odore, sollevandosi dall’altare, si spande nell’immensità
del paradiso e ne rapisce i fedeli abitatori. Adorate, dunque, il Sangue di Gesù,
o anime cristiane! Invocatelo con tutto il vostro cuore e fatene con amore l’oblazione.


NOTE


1
Ebr., IX, 19-22.

2 Ebr., IX, 13-14.

3 De Euchar.

4 Alv., 2 conc. 36

5 Ebr., IX, 19, 20.

6 Matt., XXVI, 28.

7 Ebr., IX, 23.

8 De sacer., lib III, c. IV.

9 Apoc., I, 5.

10 Ebr., XII, 24.

11 In: Monitis vitae suae annexis.

12
Genes., XVIII, 20, 21.

13
Ep., V, 4.

14
Is., V, 7.

15
Genes, IV, 10.

16
Ebr., XII, 24.

17
Inter. orat. Miss.

18
II Epist., III, 9.

19 II Cor., V, 19.






Testo tratto
da: P. Martino de Cochem O.M.C., La Santa Messa, Milano 1937/3, pp. 119-134.