NELLA SANTA MESSA GESÙ CRISTO RINNOVA LA SUA PASSIONE

Oblatio munda


LA
SANTA MESSA

di P. Martino de Cochem O.M.C.

















CAPITOLO OTTAVO

NELLA SANTA MESSA GESÙ CRISTO RINNOVA LA SUA PASSIONE


Fra i
misteri di Gesù, non ve n’è alcuno la cui memoria sia più efficace
né più degna di rispetto quanto la dolorosa Passione, per la quale
ci ha riscattati. I santi Padri non si stancano di celebrarla e promettono, da parte
di Dio, una grande ricompensa a quelli che onorano questo mistero.

Benché i mezzi per onorare la Passione di Gesù Cristo siano numerosi,
non penso che ne esista uno più perfetto della pia abitudine di ascoltare
la santa Messa, perché sull’altare, appunto, si rinnova la Passione. Eí vero
che non ci è dato di vedere coi nostri occhi la riproduzione delle sofferenze
di Cristo, ma tutto ci ricorda quelle sofferenze, in tutto esse sono simboleggiate.
Il più espressivo dei segni, quello della Croce, si ripete spessissimo. Lo
troviamo inciso cinque volte sulla pietra sacra, lo vediamo al di sopra dell’altare,
è disegnato sul messale nella pagina che precede il Canone, è ricamato
sull’amitto, sul manipolo, sulla stola, sulla pianeta ed è cesellato sulla
patena. Il Sacerdote fa il segno della Croce sedici volte su di sé e ventinove
volte sull’offerta. Quale significativa rappresentazione! Benché nell’ultima
Cena, nostro Signore abbia detto: “Fate questo in memoria di me”, il Sacrificio
della Messa non è una semplice memoria, ma una rinnovazione della Passione.
Il sacro Concilio di Trento lo insegna in questi termini: “Se qualcuno dice
che il Sacrificio della Messa è solo il ricordo del Sacrificio consumato sulla
Croce, sia anatema!” [
1] e ancora: “Nel
divin Sacrificio è presente e immolato in una maniera incruenta lo stesso
Cristo che un tempo si offrì con effusione di sangue” [
2]. Anche se non avessimo altro che questa
testimonianza, essa dovrebbe essere sufficiente, essendo noi obbligati a credere
senza discussione, a quanto la Chiesa ci insegna.



La S. Messa ci fa partecipi dei frutti della redenzione



Il sacro Concilio aggiunge, per maggior chiarezza, le seguenti parole: “La
vittima che si offre, attraverso il ministero del sacerdote, è la stessa che
si offrì un giorno sull’altare della Croce; solamente la maniera in cui si
compie il Sacrificio è differente”. Sul Calvario Gesù è
stato immolato dalle mani degli empi, mentre sull’altare si offre, in modo mistico,
attraverso quelle del sacerdote. La Chiesa adopera spesso nel messale la parola immolare.
Sant’Agostino si esprime in modo analogo: “Gesù Cristo – dice – non
è stato immolato fisicamente che una sola volta, ma si immola sacramentalmente
ogni giorno per il popolo” [
3]. E da notare
che questa parola si trova frequentemente nella Sacra Scrittura, per designare l’oblazione
degli animali. Se la Chiesa ne fa uso a proposito della Messa è perché
vuole mostrarci che il santo Sacrificio non consiste semplicemente nelle parole che
il sacerdote pronuncia nel momento della consacrazione, né nell’elevazione
delle specie sacramentali, ma in una immolazione vera, benché mistica, del
divino Agnello.

“La Passione di Cristo – dice san Cipriano – è il Sacrificio stesso che
noi offriamo” [
4]. Questo vale
a dire che noi rinnoviamo, celebrando la santa Messa, i fatti avvenuti durante la
Passione del Salvatore. San Gregorio lo afferma ancor più chiaramente: “Il
Salvatore non muore più, – dice – tuttavia soffre ancora per noi nel santo
Sacrificio, in una maniera misteriosa” [
5]. Teodoreto non
è meno esplicito: “Noi non offriamo altro Sacrificio che quello che è
stato offerto sulla Croce” [
6].

Potrei moltiplicare le testimonianze, ma per abbreviare riferirò solo quella
della Chiesa, che è infallibile. Leggiamo nella Segreta della IX domenica
dopo la Pentecoste: “Permettici o Signore, te ne preghiamo, di celebrare degnamente
questo Sacrificio, poiché quante volte si celebra, altrettante si compie l’opera
della nostra Redenzione”. Qui sorge ancora una domanda: che cos’è l’opera
della nostra Redenzione? I bambini stessi potrebbero rispondere. Domandate loro da
che cosa siamo stati riscattati e senza esitare diranno: “Dalla Passione di
Gesù Cristo”. Ed infatti la Chiesa afferma che l’opera della santa Messa
si compie nella Passione; dunque possiamo concludere che nella Messa viene rinnovata
la stessa Passione. La Chiesa, nella Segreta dei martiri dice inoltre: “La tua
benedizione discenda abbondantemente sopra i tuoi doni, affinché tu li riceva
e ne faccia il sacramento di nostra Redenzione”.

Queste parole non significano che nella Messa siamo nuovamente riscattati, ma che
partecipiamo alla virtù della Redenzione, come insegna la Chiesa in un altro
ufficio: “Per questo sacramento, applicateci l’effetto della Redenzione”
[
7]. “Che cos’è
la santa Messa – domanda il p. Mansi – se non la rinnovazione della nostra Redenzione?”
[
8]. Il p. Molina
aggiunge: “La santa Messa sorpassa in una maniera incommensurabile tutti gli
altri sacrifici, perché non è una semplice rappresentazione, ma l’opera
stessa della nostra Redenzione, piena di misteri e realmente compiuta” [
9]. Confermerò
queste testimonianze con qualche esempio.



Mirabile fatto che dimostra l’immolazione reale di Gesù sull’altare



Amerumné, capo dei saraceni, inviò il figlio di suo fratello
ad Ampelon in Siria, dove c’era una chiesa magnifica dedicata a san Giorgio. Appena
l’infedele vide la chiesa ordinò alle sue genti di condurvi i cammelli e di
mettere il foraggio sull’altare. Mentre i servi si disponevano ad obbedire, i sacerdoti
gli dissero con tutto il rispetto: “Signore, ricordatevi che questa casa è
consacrata a Dio e niente deve profanarla”. Ciò nonostante il saraceno
fece introdurre le bestie da soma in chiesa, ma appena gli animali furono entrati
caddero colpiti a morte sotto i suoi occhi. Allora egli ordinò, tutto spaventato,
di portare via le carogne. Era un giorno solenne e molte persone assistevano alla
Messa. Il sacerdote la cominciò pieno di inquietudine, perché temeva
che il principe idolatra commettesse qualche grave irriverenza davanti al SS. Sacramento.
Il saraceno si mise vicino all’altare per rendersi conto del culto dei cristiani
e quando, secondo il rito greco, l’officiante con l’aiuto di un coltello speciale
divise in quattro parti il pane consacrato, vide fra le sue mani un piccolo bambino
le cui carni fatte in pezzi coprivano la patena e il cui sangue colava nel calice.
Ne fu talmente indignato che avrebbe immediatamente ucciso il sacerdote, se non l’avesse
trattenuto il desiderio di sapere ciò che stava accadendo. Alla Comunione
vide lo stesso sacerdote mangiare una parte del bambino e berne il sangue nel calice
e che tutti quelli che si avvicinavano alla santa Mensa partecipavano della carne
del medesimo bambino. Pensò fra sé: “I cristiani sono dei barbari
che immolano un bambino nel loro culto e che, simili alle bestie, divorano la carne
umana. Vendicherò di mia propria mano l’assassinio di quell’innocente, punirò
con la morte quei feroci antropofagi”. Dopo la Messa, il sacerdote benedisse
il pane e distribuendolo al popolo, ne dette un pezzo al saraceno. Questi domandò
in arabo: “Che cos’è?”. “È pane benedetto” rispose
il sacerdote. “No, questo non è il pane che tu hai sacrificato, cane
spudorato, barbaro assassino! Ti ho visto io, con i miei propri occhi, immolare un
bambino! Non ho io visto il suo sangue colare in una coppa e il suo corpo diviso
in quattro parti, da te posato sopra un piatto? Non ho io visto tutto questo, empio,
immondo, abominevole omicida? Non ti ho io visto mangiare la carne di questo bambino,
bere il suo sangue e darne ad altri?”. Il sacerdote sorpreso gli rispose: “Sono
un peccatore indegno di contemplare tali misteri e poiché voi li avete visti,
io credo che voi siete grande davanti a Dio”. Il saraceno continuò: “Non
è forse un bambino quello che ho visto io?”. Il sacerdote ribatté:
“Certamente, ma io non vedo questo gran mistero perché sono un peccatore,
io non vedo che il pane e il vino che, consacrati, diventano il Corpo e nel Sangue
del Salvatore”. Il principe spaventato, ordinò ai servitori ed ai fedeli
di uscire.

Quando fu solo col sacerdote, gli prese le mani e gli disse: “Ora riconosco
che la religione cristiana è grande: vogliate dunque, o padre, istruirmi e
battezzarmi”. Il sacerdote si schernì dicendo: “Perdonatemi, signore,
non posso farlo, perché se vostro zio lo sapesse mi metterebbe a morte e distruggerebbe
questa chiesa. Ma se desiderate essere battezzato, andate dal vescovo che si trova
sul monte Sinai e raccontategli quello che è successo. Quando vi avrà
istruito nella fede, vi darà il Battesimo”. Il saraceno si ritirò,
ma al cadere della notte, ritornò dal sacerdote, lasciò gli abiti sontuosi,
si rivestì d’un cilicio e fuggì sul Sinai. Raccontò al vescovo
i motivi della sua conversione, fu istruito, battezzato e si fece monaco sotto il
nome di Pacomio. Dopo tre anni ritornò da suo zio, sperando di convertirlo.
Fu imprigionato, tormentato in mille modi e morì lapidato [
10]. questa storia prova che Gesù
Cristo è immolato realmente sull’altare. Notiamo, però, che la divisione
in pezzi del Bambino, non fu una cosa reale, ma una visione miracolosa destinata
a convertire al cristianesimo il pagano del tutto ignaro della religione cristiana,
prima con lo stupore, poi con il desiderio di ricerca della verità e infine
per la luce che emanava dal fatto.

Dio ha voluto che questo avvenimento fosse tramandato per fortificare la nostra fede.
Senza dubbio il modo col quale il Salvatore si immola nella Messa, non è né
sanguinoso né doloroso, tuttavia si mostra al Padre suo sotto l’aspetto di
un sofferente, come al momento della flagellazione, dell’incoronazione di spine e
della crocifissione ed in una maniera così viva, come se tutti quei crudeli
supplizi si rinnovassero realmente.

Il Lancizio dice a questo proposito: “La santa Messa è una rappresentazione
della Passione e della morte di Gesù Cristo, non a parole, come nelle tragedie,
ma in verità. Per questa ragione i Padri la chiamano una ripetizione della
Passione del Salvatore e dicono che in essa Gesù Cristo viene nuovamente messo
a morte, in maniera spirituale” [
11]. Lasciate che
citi ancora un nuovo esempio non meno importante del precedente.

Nella Vita dei Padri del deserto si legge che un vecchio monaco solitario,
semplice e ignorante, aveva dei dubbi sulla presenza reale di nostro Signore nell’Eucaristia
e diceva a tutti quelli che andavano a trovarlo: “Il SS. Sacramento non contiene
il Corpo del Salvatore, esso non è che un’immagine o un simulacro”. Avendolo
saputo, due altri monaci andarono a visitarlo e per convincerlo dell’errore gli parlarono
così: “Padre, sembra che un certo incredulo affermi che il pane col quale
ci comunichiamo non sia il Corpo di Cristo”. L’eremita cadde nel tranello e
rispose: “L’ho detto io”. I due ripresero: “Padre non lo credete,
ma credete, come noi, ciò che la santa Chiesa insegna”. Gli spiegarono
allora la dottrina cattolica e gliela dimostrarono con numerosi passi della Sacra
Scrittura. Il vecchio monaco replicò: “Voi siete più istruiti
di me, ed è per questo che parlate bene. Ma non posso accettare la vostra
dottrina, se non me ne persuade l’esperienza”. Essi continuarono: “Ebbene,
pregheremo Dio durante tutta questa settimana, con la ferma fiducia che vi illuminerà”.
Pregarono, tutti e tre, con gran fervore e la domenica seguente andarono insieme
alla chiesa. Si inginocchiarono in una panca, davanti all’altare, continuando ad
innalzare a Dio la loro ardente invocazione. Appena il celebrante ebbe pronunciato
le parole della Consacrazione, essi videro riposare, sul corporale, invece dell’Ostia,
un grazioso bambino. Colmi di gioia e di stupore, lo contemplarono con delizia. Quando
il sacerdote stava per rompere l’Ostia, un Angelo discese dal Cielo e con un coltello
parve tagliasse il bambino, il cui sangue colò nel calice. Furono presi da
spavento, credendo che l’Angelo avesse realmente ucciso il bambino.

Al momento della Comunione, il monaco si alzò costernato, si avvicinò
all’altare e allorché gli venne presentato il Sacramento, non vide che carne
sanguinolenta. Allora fu preso da tale spavento che non poté guardare l’Ostia,
né avvicinarsi, e gridò al colmo dell’emozione: “O Signore Gesù,
confesso il mio errore e rigetto la mia perfidia. Ora credo fermamente che il pane
consacrato è realmente il tuo Corpo e che il tuo Sangue è nel calice.
Comanda, o mio Dio, che questo sacro Corpo riprenda la sua forma sacramentale, affinché
possa riceverlo per la salute dell’anima mia!”. Il suo voto fu subito esaudito
e si comunicò con grande devozione. Ringraziò Dio e i padri che l’avevano
condotto alla verità e raccontò a tutti ciò che durante la santa
Messa aveva visto ed imparato.

Dio permise che quel solitario dubitasse anche per la nostra utilità, perché
tutto quello che è avvenuto nei primi secoli della Chiesa è utile a
noi, come fu utile ai cristiani di quel tempo. Ma Dio, che con un mezzo così
straordinario, si è degnato illuminare un uomo, non può rendere più
ferma la nostra fede in modo più facile? E che cosa non hanno mai fatto i
santi e i Dottori per raggiungere lo stesso fine? “La santa Messa – dice Marchant
– non è solamente una rappresentazione, è anche una rinnovazione incruenta
della Passione di nostro Signore. Come, durante la sua vita, prese sopra di sé
tutti i peccati del mondo per cancellarli col suo sangue, così giornalmente
il Salvatore assume le nostre colpe, come il vero Agnello di Dio incaricato di espiarle
sull’altare” [
12]. Comprenderemo
molto meglio questa dottrina nelle pagine seguenti.



Motivi che spingono nostro Signore a rinnovare la sua passione nella S. Messa



Abbiamo dimostrato che nostro Signore rinnova veramente la sua Passione nella
santa Messa. Ora parleremo dei motivi che l’ispirano. Il p. Segneri ci fornisce eccellenti
considerazioni su questo soggetto: “Cristo, durante la sua vita terrena – dice
– in virtù della sua prescienza divina, vedeva già che milioni di peccatori
si sarebbero dannati, nonostante la sua dolorosa Passione. La pietà che provò
per la loro infelicità, fu tale che domandò al Padre suo di restare
sospeso alla Croce fino all’ultimo giudizio, per potere con lacrime continue, con
le sue preghiere e con i suoi sospiri, placare la giusta collera di Dio, muovere
la sua misericordia e procurare infine a questo immenso numero di anime, un mezzo
per sfuggire all’abisso” [
13].

San Bonaventura nelle sue meditazioni, il beato Avila nei suoi sermoni, il p. Gautier
e il p. Andries mettono la stessa preghiera sulle labbra del Salvatore. Ma c e ancora
di più: nostro Signore ha manifestato molte volte che era pronto a soffrire,
per la salute di ogni individuo, tutto ciò che Egli ha sofferto per la redenzione
del mondo.

L’eterno Padre non acconsentì affatto a questo desiderio. Rispose che un’agonia
di tre ore era già mille volte di più di quanto era necessario e chi
non avesse ricavato profitto dai meriti della Passione avrebbe dovuto attribuire
a se stesso la colpa della sua eterna dannazione.

Non stanco di questo rifiuto, l’amore del Salvatore attinse da esso nuovo ardore:
il divino Maestro fu maggiormente spinto dalla generosità del suo cuore a
venire in aiuto dei peccatori. Nella sua eterna sapienza trovò un altro mezzo
per restare sopra la terra, dopo la morte, per continuare la sua Passione e pregare
incessantemente per la nostra salute, come avrebbe fatto sullo strumento del suo
supplizio. Questo ammirabile mezzo è il santo Sacrificio.

I Bollandisti raccontano che santa Coletta ascoltava ogni giorno la Messa con grande
devozione. Una volta assisteva a quella celebrata dal suo confessore, che arrivato
alla Consacrazione la sentì gridare: “O mio Dio, o Gesù! O Gesù!
O voi angeli e santi e voi, uomini peccatori, guardate e ascoltate!” Queste
esclamazioni ripetute per qualche momento commossero e sorpresero i presenti. Dopo
la Messa il sacerdote domandò alla santa come mai aveva pianto e gridato in
quel modo. Ella rispose: “Ho visto e sentito cose tanto ammirabili che se vi
fosse stato concesso altrettanto avreste, forse, gridato più di me”.
“Che cosa avete visto, dunque?”. “Nonostante che le meraviglie che
ho ammirato siano così alte, così divine che nessuno possa descriverle,
vi dirò quello che di esse può comprendere la ragione umana. Quando
avete innalzato il santo Sacramento ho visto Cristo sospeso, con le sue ferite sanguinanti,
alla Croce”. In quell’atteggiamento supplicava Dio, dicendo: “Guarda, Padre
mio, come sono stato sulla Croce, vedi in quale stato ho sofferto per il mondo. Considera
le mie piaghe, l’effusione del mio sangue e lasciati commuovere dalla mia Passione
e morte! Ho sopportato tutto questo per la salute dei peccatori; vuoi che il diavolo
si impadronisca di loro? A che servono, allora, tutti i miei tormenti? Se gli uomini
si perderanno non solo saranno ingrati, ma bestemmieranno il mio nome, invece se
si salveranno mi benediranno per tutta l’eternità. Padre mio, ti prego, abbi
pietà di loro per amor mio e salvali dall’inferno”.



Gesù mediatore nostro nel S. Sacrificio dell’altare



Così durante la Messa, Gesù implora la divina misericordia
continuando la preghiera che fece sulla Croce: “Padre, perdona loro, perché
non sanno quello che fanno”. Nel suo nuovo stato di vittima prega per tutti
i peccatori, con la differenza che la sua voce ora non è debole, né
stanca, ma forte e onnipotente. San Paolo dice: “Gesù Cristo morto e
risorto è seduto alla destra di Dio e prega per noi” [
14]. Nel cielo prega, ma sull’altare più
che mai, perché lì esercita veramente il suo ministero sacerdotale.
Ce lo insegna san Lorenzo Giustiniani: “Mentre Gesù Cristo viene offerto
sull’altare – dice – grida verso suo Padre e gli mostra le sue piaghe, perché
si degni di salvare gli uomini dalle pene eterne” [
15]. Prega per tutti, ma specialmente per
quelli che assistono al suo Sacrificio. Quale salutare effetto hanno quelle grida
di Gesù!

Quante volte le nazioni e gli individui sarebbero stati precipitati in fondo all’abisso
se nostro Signore non avesse pregato per loro! Quante migliaia di quei beati che
sono in Cielo sarebbero ora all’inferno se non li avesse salvati Gesù Cristo
con le sue onnipotenti suppliche! Peccatori, andate dunque alla Messa, per partecipare
agli effetti di questa preghiera divina, cioè per essere preservati dai mali
temporali e spirituali ed ottenere con questo mezzo tutto quello che vi sarebbe impossibile
ottenere con le vostre proprie forze.



Gesù applica a noi, nel sacrificio della S. Messa, i meriti della sua passione



La ragione principale per la quale Gesù Cristo rinnova la sua Passione
sull’altare è quella di pregare per noi e di commuovere il Cuore del Padre
suo. E inoltre Gesù con il Sacrificio della Messa ci applica i meriti del
Sacrificio del Calvario.

Per meglio comprendere questa verità bisogna sapere che il Signore, durante
tutta la sua vita mortale e particolarmente sulla Croce, ha acquistato un tesoro
infinito di meriti, che allora ha dato soltanto ad un piccolo numero di persone e
che oggi prodiga in una infinità di occasioni, e in particolar modo nella
Messa. “Quello che si è operato sulla Croce è un Sacrificio di
Redenzione, – dice san Giovanni Damasceno – e la santa Messa è un Sacrificio
di appropriazione, per il quale ogni uomo entra in possesso dei meriti e delle virtù
del Sacrificio della Croce” [
16]. In altre parole:
se assistiamo alla Messa con le disposizioni richieste, sarà applicato, ad
ognuno in particolare, il valore della Passione di Gesù Cristo.

Le parole di nostro Signore a santa Matilde ci faranno comprendere meglio ancora
questo mistero di grazie. “Ecco, ti do tutte le amarezze della mia Passione,
affinché tu le consideri come tuo proprio bene e le offra al Padre mio”
[
17]. E per insegnarci
che questa applicazione avviene proprio nella santa Messa, nostro Signore aggiunge:
“Colui che offrirà la mia Passione, della quale gli ho fatto dono, sarà
ricompensato due volte e ciò tanto spesso quante volte l’offrirà e
così, come ho detto nel mio Vangelo, riceverà il centuplo e possederà
la vita eterna” [
18]. Quale felicità
ricevere dalle mani del Salvatore un frutto così grande e che noi possiamo
aumentare tanto facilmente! Se voi direte: “O Gesù mio, offro la tua
dolorosa Passione, o mio Gesù, offro il tuo sangue prezioso”. Gesù
vi risponderà: “Figlio mio, te ne rendo due volte il valore”. Così,
tutte le volte che offrirete qualcuna delle sue sofferenze, altrettanto sarete ricambiati
con la stessa liberalità. quale generosa mercede e quale facile prezzo per
arricchirvi!

Ecco un’altra ragione della rinnovazione mistica della Passione. Poiché non
tutti i fedeli poterono essere presenti al Sacrificio della Croce, coloro che non
hanno avuto questa grazia divina saranno forse meno favoriti? No, il Salvatore ha
voluto che essi raccogliessero durante la Messa, purché vi assistano con devozione,
gli stessi frutti come se fossero stati sul Calvario. La stessa cosa dice il Belei:
“Vedete quanto è prezioso il nostro Sacramento! Non è un semplice
memoriale del Sacrificio della Croce, ma è il Sacrificio stesso del quale
produce tutti gli effetti” [
19]. Il p. Molina
conferma queste belle parole, dicendo: “Conforme all’istituzione di Gesù
Cristo, la Chiesa offrirà sempre lo stesso Sacrificio che fu offerto sulla
Croce, nello stesso modo reale, anche se in una maniera incruenta” [
20].

La Messa è dunque una sorgente infinita di grazie. E evidente che i due Sacrifici
sono uno stesso ed unico Sacrificio, poiché tanto la vittima che il sacerdote
sono gli stessi, sono offerti allo stesso Dio ed hanno la stessa ragione di essere.
Tutta la differenza consiste nel modo in cui si compiono. Sulla Croce Gesù
Cristo era grondante di vivo sangue e vittima sofferente per gli atroci dolori, mentre
oggi nella santa Messa si offre in modo incruento senza sofferenze. Pensate bene
a queste energiche parole, pensate all’inestimabile valore della santa Messa e convincetevi
della sua efficacia, ricordatevi la decisione del Concilio di Trento che ho citato
prima.

Quindi è evidente che, con la vostra presenza ai piedi dell’altare, purché
siate animati dai sentimenti richiesti, non piacerete meno al Salvatore e non meriterete
meno di coloro che assistettero al Sacrificio del Calvario. Considerate l’inestimabile
favore, che avete ogni giorno, di poter essere testimone della Passione di Gesù
Cristo e di riceverne i frutti! Che felicità poterci stringere amorosamente
alla Croce, vedere Gesù, pailargli, consolarlo, confidargli le nostre pene
e attendere da Lui soccorso e consolazione, come una volta hanno fatto Giovanni e
Maria Maddalena! O cristiani, stimate nel loro vero valore queste grazie ammirabili
e ogni mattina andate a Messa per partecipare al tesoro che il Salvatore è
sempre pronto a distribuirvi!

NOTE

1
Sess. XXII, c. 3.

2 Sess, XXII, c. 2.

3 Epist. 98 ad Bonif.

4 Epist 68 ad Coecil.

5 Homil. 137

6 In Ebr., cap. 8

7 Feria III post Dom. III Quadrag

8 Alla par. Missa Disces, 5, 1.

9 De Missa Tract., IV, c. 9.

10 Boll., Vita Sancti Georgii MArt., 23 apr.

11 De Miss., n. 223.

12 Hort. past. cand. myst., passim.

13 II, Christ ist. Rag., XII, c 14.

14 Rom., VIII, 34.

15 Serm. de Corp. Chr.

16 Paedag. Christ. II.

17 Lib. I, cap II.

18 Matt., XIX, 29

19 In Lan., Lect. 55.

20 De miss., VI, 5.






Testo tratto
da: P. Martino de Cochem O.M.C., La Santa Messa, Milano 1937/3, pp. 97-109.