Meditazione: tentazione del sonno

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

***

TRATTATO V. DELL'ORAZIONE

***

CAPO XXIV. Della tentazione del sonno: d'onde procede e dei rimedi contro di essa

* * *

 

1. Varie cagioni e vari rimedi.
2. Esempi.

* * *

1. La tentazione del sonno, che è un'altra specie di distrazione, può procedere alcune volte da cagione naturale, come da mancanza di dormire, da grande stanchezza e fatica, dall'età, dal troppo mangiare e soverchio bere, benché sia acqua. Alcune altre volte procede da tentazione del demonio; siccome raccontavano quei santi Padri dell'eremo, che Dio faceva vedere loro in ispirito, che vi erano certi demoni i quali si mettevano sopra i colli e le teste dei monaci e li facevano dormire; e altri che mettevano loro il dito in bocca e li facevano sbadigliare. Alcune altre volte procede da nostra rilassatezza e negligenza e dallo starsene uno nell'orazione con tal composizione di corpo che dà occasione al sonno.

Il principale rimedio che si dà per questo è quello che abbiamo detto per l'attenzione; cioè, che ci ricordiamo di stare alla presenza di Dio. Ché, come uno che sta alla presenza di un gran principe, non ardisce d'addormentarsi; così noi altri, se consideriamo che stiamo dinanzi alla Maestà di Dio e che egli ci sta guardando, ci vergogneremo assai di addormentarci nell'orazione. È anche buon rimedio l'alzarsi in piedi, il non appoggiarsi, il lavarsi gli occhi con acqua fresca; e sogliono alcuni portare a questo effetto un pannicello bagnato, per quando sono molestati da questa tentazione. Altri si aiutano col guardare il cielo, o con tenere il lume acceso nella stanza, o coll'andarsene a far orazione avanti il Santissimo Sacramento in compagnia di altri; o col farsi una disciplina prima dell'orazione, con che restano svegliati e devoti. Altri nella stessa orazione si danno qualche stimolo, col quale si svegliano; e quando stanno soli, si mettono per qualche poco di tempo colle mani in croce. Aiuta anche a questo il parlare e dire alcune orazioni vocali, con che la persona si sveglia e si ravviva assai, come abbiamo detto di sopra. Di questi e di altri simili rimedi è bene che ci valiamo, chiedendo insieme al Signore che ci guarisca da questa infermità.

2. Cesareo nei suoi Dialoghi (CAESAR. Dialog. l. 4, c. 29; 38) racconta di un religioso del suo Ordine Cistercense, che si soleva molte volte addormentare nell'orazione; e dice che gli apparve una volta Cristo nostro Redentore crocifisso colle spalle voltate verso di lui, e gli disse: perché sei lento e pigro non meriti di veder la mia faccia. Racconta ivi d'un altro, il quale fu più aspramente corretto, perché stando egli in orazione nel coro e dormendo, come soleva, si spiccò un crocifisso dall'altare e andò a dargli una guanciata tale, che se ne morì il terzo giorno. Tutto questo ci dà molto bene a conoscere quanto dispiace a Dio questa rilassatezza e tiepidezza. Il religioso rimesso e tiepido, dice ivi Cesareo, provoca Dio a vomito, secondo quel passo dell'Apocalisse: «Poiché sei tiepido… comincerò a rigettarti dalla mia bocca» (Apoc. 3, 16). Di S. Romualdo abate, fondatore dell'Ordine Camaldolense, racconta S. Pietro Damiani (S. PET. DAM. Vita S. Romualdii, c. 9), trattando dell'orazione che facevano i suoi religiosi, che era fra loro tanto grave colpa il sonnecchiare alquanto nel tempo dell'orazione, che S. Romualdo non permetteva che quel giorno celebrasse colui che fosse incorso in tal colpa, pel poco rispetto col quale era stato nel cospetto del Signore che aveva da ricevere.