La causa delle distrazioni non sono le occupazioni

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO III. DELLA RETTITUDINE E PURITÀ D’INTENZIONE CHE DOBBIAMO AVERE NELLE OPERE NOSTRE
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CAPO IX. Che la cagione del ritrovarsi alcune volte distratti e male approfittati, non sono le occupazioni esteriori, ma il non farle come si dovrebbe.

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1. Esposizione di questa verità.
2. L’orazione aiuta l’azione e viceversa.
3. Esempi.

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1. Da quello, che si è detto si potrà comprendere, che la cagione del ritrovarci noi alle volte distratti e scapitati per le occupazioni esteriori, non sta nelle occupazioni, ma in noi stessi, che non sappiamo cavare frutto da esse, né farle come dovremmo: e così non sia chi incolpi le occupazioni che ha, ma se medesimo, che non se ne sa approfittare. Rompi la noce, poiché non si mangia quel che è di fuori, ma quel che è di dentro. Se tu ti fermi nell’esteriore dell’opera e nella scorza di essa, questo ti farà nocumento al corpo e ti disseccherà lo spirito; quel che è dentro, cioè la midolla, che è la volontà di Dio, ha da essere il tuo cibo. Rompi dunque coi denti della considerazione codesta scorza esteriore, e lasciala stare, e vattene alla midolla, come quell’aquila grande di Ezechiele (Ezech, 17, 3) la quale penetrò e cavò la midolla dal cedro, senza fermarsi nella scorza. «Ti offrirò pingui olocausti» (Ps. 65, 4). In questo ti hai da fermare e questo hai da offrire a Dio; e in questo modo crescerà e migliorerà l’anima tua. Marta e Maddalena sono sorelle, l’una non disturba né impedisce l’altra, anzi si aiutano fra loro.

   2. L’orazione aiuta a far bene l’azione; e l’azione, fatta come si deve, aiuta l’orazione: la fanno insieme da buone sorelle. E se ti senti turbato e inquieto nell’azione, è perché non ti aiuta Maria, che è l’orazione. «Marta, Marta, tu ti affanni e ti inquieti per un gran numero di cose». Si turba Marta, perché non l’aiuta la sua sorella Maria. «Dille adunque che mi dia una mano» (Luc. 40, 41). Procura tu, che ti aiuti Maria, che è l’orazione, e vedrai come cesserà la turbazione.
   Dicesi di quei santi animali di Ezechiele (Ezech. 1, 8), che ciascuno di essi teneva la mano sotto l’ala, per dimostrare che gli uomini spirituali tengono la mano dell’operazione sotto l’ala della contemplazione, senza separare l’una dall’altra; perché operando contemplano e contemplando operano. E così Cassiano dice di quei monaci dell’Egitto, che mentre lavoravano colle mani, non lasciavano perciò di fissarsi con lo spirito in Dio, facendo colle mani l’ufficio di Marta e col cuore quello di Maria (CASSIAN. De coenobit. instit. l, 2, c. 14; l. 3, c. 2).
   Dice molto bene questa cosa S. Bernardo: «Quelli che attendono allo spirito e all’orazione, hanno molta cura d’occuparsi negli uffici e nelle occupazioni esteriori in modo, che lo spirito non si affoghi, né si estingua la devozione; e così, benché il corpo lavori e si affatichi, procurano che anche l’anima abbia ivi la sua refezione spirituale» (S. BERN. Serm. ad solitar.). Di maniera che le occupazioni esteriori non impediscano il raccoglimento e la devozione interiore, anzi l’aiutino; perché non occupano l’intelletto, ma lo lasciano libero per poter pensare a Dio. Onde diceva il P. Natale, molto spirituale, che a due qualità di persone aveva egli grande invidia nella religione; ai novizi, perché non, attendono né danno opera ad altra cosa che alloro profitto; e ai fratelli laici, perché hanno disoccupato e libero l’intelletto per potere andar orando tutto il giorno.

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    3. Racconta S. Giovanni Climaco (S. Io. CLIM.. Scala Parad. grado 4), che in un monastero trovò un cuoco, il quale aveva molta occupazione perché era grande il numero dei religiosi, arrivando a duecentotrenta, oltre i forestieri; e nel mezzo di tutte le sue occupazioni aveva un raccoglimento interiore molto grande; e oltre di questo, aveva acquistato il dono delle lagrime. Di che meravigliato S. Giovanni Climaco gli domandò, come con sì grande e perpetua occupazione egli avesse fatto quell’acquisto; e quello, importunato, finalmente rispose: Non ho mai pensato di servire a uomini, ma a Dio; e sempre mi sono riputato indegno di quiete e di riposo: e la vista di questo fuoco materiale mi fa sempre piangere e mi fa pensare all’acerbità del fuoco eterno. E di S. Caterina da Siena si narra nella sua Vita (SURIUS, in vita S. Chat. Sen. § 11-12), che il padre e la madre la perseguitavano grandemente, e le davano molta vessazione per indurla a pigliar marito; ed arrivò tant’oltre la persecuzione, che ordinarono che non avesse luogo separato, né stanza particolare ove si potesse ritirare; e l’occuparono negli uffici di casa, levando dalla cucina una servente che vi tenevano, e mettendovi essa in scambio, acciocché in quella maniera ella non avesse tempo per orare né per gli altri esercizi spirituali. Ma essa, ammaestrata dallo Spirito Santo, fabbricò dentro del suo cuore una cella spirituale molto segreta, e fece proponimento fra se stessa di non uscir mai da quella; e così l’eseguì. Di maniera che, nella stanza che aveva prima vi stava qualche volta dentro e qualche volta ne usciva; ma da questa santa cella spirituale, che dentro di sé si era fabbricata, non usciva mai: quella prima stanza le fu tolta; questa seconda non le poté esser levata da nessuno. Immaginavasi interiormente che suo padre rappresentasse Gesù Cristo, e sua madre la Madonna, e i suoi fratelli col resto della famiglia gli Apostoli e i discepoli del Signore: e così se la passava con grande allegrezza e diligenza, perché stando in cucina e servendo in essa, teneva sempre fisso il pensiero nel suo sposo Gesù Cristo, al quale faceva conto di servire. Sempre godeva della presenza di Dio, e se ne stava con esso nel Sancta Sanctorum. E così diceva molte volte al suo confessore, quando egli aveva occupazioni esteriori e temporali, o aveva da fare qualche viaggio: Padre, fate dentro di voi una cella, dalla quale non usciate mai. Or facciamo così ancora noi altri, e non ci distrarranno gli uffici e le occupazioni esteriori, anzi ci aiuteranno a star sempre in orazione.