L’IMMUNITÀ DALLA COLPA ORIGINALE

Ave Maria!


L’IMMUNITÀ
DALLA COLPA ORIGINALE

di P. Gabriele Roschini O.S.M.














sommario



1.
IN CHE COSA CONSISTE




1)
Il soggetto


2)
L’oggetto


3)
L’autore


4)
Lo scopo




2.
IN CHE COSA NON CONSISTE




1)
Errori per deformazione


2)
Errori per eccesso


3)
Errori per difetto






Preliminari


Il primo
privilegio mariano in ordine di tempo, ossia, la prima perla scintillante incastonata
dalla mano stessa di Dio Padre nella corona di gloria della Madre del suo Figlio,
è l’immacolato concepimento, vale a dire, la preservazione dalla colpa originale.

Questo privilegio iniziale della Vergine si inserisce anch’esso vitalmente, nella
storia della salvezza. Il Concilio Vaticano II, infatti, ha rilevato con estrema
chiarezza l’appartenenza di Maria o stirpe adamitica, bisognosa di salvezza. Anch’Essa
è «figlia di Adamo» (Lumen Gentium, n° 56),
in quanto anch’Essa «è congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli
uomini bisognosi di salvezza dal Figlio, ossia, «redenta», quantunque
«in modo più sublime in vista dei meriti Figlio» (n° 55),
vale a dire, fu preservata (non già liberata) da colpa originale. E fu redenta
– si noti bene! – con redenzione preservativa proprio, perché fosse in grado
di cooperare alla redenzione liberativa di tutti gli altri, e perciò in funzione
de salvezza. L’Immacolata Concezione perciò, più che un ornamento personale
della Vergine, va considerata come una preparazione immediata della medesima alla
missione salvifica ch’Ella doveva esercitare nella storia della salvezza.

1.
IN CHE COSA CONSISTE

L’Immacolata
Concezione è una verità «rivelata da Dio», ossia, è
un dogma cattolico, secondo il quale crediamo – come ha definito Pio IX l’8 dicembre
1854 (
1) – «che
la Beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare
grazia, Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del
genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale»
(Bolla «Ineffabilis Deus», in: Le Encicliche Mariane, a cura di
A. Todini, Roma, 1950, p. 55).

I vari termini di questa definizione – come appare dai lavori preparatori (
2) – sono stati
tutti accuratamente pensati e pesati.

In questa formula definitoria vengono espresse e precisate le quattro cause del singolare
privilegio, vale a dire: a) il soggetto (causa materiale); b) l’oggetto
(causa formale); e) l’autore (causa efficiente); d) lo scopo (causa
finale).



1) Il soggetto



Il soggetto (o causa materiale) di un tale privilegio fu la persona stessa della
Vergine (non già l’anima o, tanto meno, il corpo), nel primo istante della
sua esistenza come persona (per cui neppure per un solo istante fu affetta dal peccato
originale), ossia, nell’istante stesso in cui l’anima di Maria fu creata da Dio ed
infusa nel corpo formato, secondo il modo ordinario, dai genitori di Lei (
3). La ragione
fondamentale che spinse a sostituire la «persona» all’«anima»
di Maria, è stata questa: per rendere la definizione conforme alla festa liturgica
dell’Immacolata, la quale festa onora la «persona» di Maria, non già
l’anima (
4).

La definizione ha voluto sottolineare il «primo istante» della concezione
di Maria SS. per esprimere – contro alcuni teologi antichi – che la concezione immacolata
non è avvenuta né prima dell’infusione dell’anima al corpo, né
dopo (sia pure un istante dopo) líinfusione dell’anima al corpo, ma nello stesso
istante dell’infusione dell’anima al corpo.

Viene inoltre esclusa la sentenza intermedia proposta da Enrico di Gand, secondo
la quale Maria SS. in uno stesso istante extratemporale si sarebbe trovata in stato
di peccato originale (e perciò bisognosa di redenzione) e in stato di grazia.

Si tratta di un privilegio «singolare» – come vien detto nella Bolla
«Ineffabilis Deus» – e perciò unico, ossia, concesso ad una persona
soltanto, a Maria. Il Laurentin ha rilevato che col termine «singolare»,
la Bolla ha inteso mettere l’accento sul carattere unico del privilegio (cfr. L’Action
du Saint-Siege par rapport au problème de l’Immaculée
, in «Virgo
Immaculata», II, p. 86, n. 306). La Bolla «Sollicitudo omnium Ecclesiarum»
di Alessandro VII parla espressamente di un «privilegio unico». Anche
l’Enciclica «Fulgens corona» ha sottolineato in termini ancora più
vigorosi questa «unicità» dicendo che si tratta di un «privilegio
singolarissimo, che non è stato concesso o nessun altro»: «hoc
singularissimurn privilegium, nulli unquam concessum», (AAS 15 [1953] p. 580)
(
5).



2) L’oggetto



L’oggetto (o causa formale) del privilegio è costituito dalla singolare
perfezione che ha contraddistinto il concepimento di Maria SS., ossia: la grazia
santificante (lato positivo) la quale ha preservato Maria SS. dalla macchia del peccato
originale (lato negativo del singolare privilegio). Il primo elemento (quello positivo,
la grazia santificante) è sostantivo; il secondo invece (quello negativo)
è modale, poiché indica il modo con cui Maria fu senza peccato, in
grazia (la preservazione). Il primo elemento risponde alla domanda: «Che cosa
rese santa, senza peccato originale la Concezione di Maria?». Il secondo elemento
invece risponde alla domanda: «Per quale via, in quale modo Maria SS. fu senza
peccato originale?». La seconda risposta modifica la prima. Mentre infatti
tutti gli altri hanno avuto la grazia santificante per la via della liberazione dal
peccato originale (in modo liberativo), Maria SS. invece l’ha avuta per via di preservazione
(in modo preservativo). Siccome però il modo suppone la sostanza (poiché
la modifica), ne segue che la causa formale dell’Immacolata Concezione sia precisamente
la grazia santificante (posseduta fin dal primo istante dell’esistenza personale).

Si tratta perciò di una totale immunità dal peccato, per via di preservazione
(non già di liberazione). La Bolla «Ineffabilis Deus» per mettere
l’accento sulla completa immunità, alla formula della Bolla «Sollicitudo»
di Alessandro VII ha aggiunto la parola «totale» («ab omni …
labe»: «da ogni macchia di peccato originale»). Non è mancato
chi in tale formula ha voluto vedere esclusa anche la concupiscenza. Ma questa interpretazione
va oltre i termini della definizione. Secondo la definizione, infatti, si tratta
di immunità da ogni macchia di peccato; orbene, la concupiscenza non è
un peccato (cfr. DENZINGER, 792) (
6). Inoltre, dai
lavori preparatori risulta che l’intenzione di coloro i quali hanno preparato i progetti
di definizione, non era quella di includervi la preservazione dalla concupiscenza
(cfr. ALFARO, art. cit., p. 241). Un tentativo fatto, in tal senso, da Mons. Bruni,
non ebbe alcun esito (cfr. SARDI, Op. Cit., II, p. p. 242; ALFARO, art. cit., p.
250 ss.; p. 266). Anzi, in seguito ad una richiesta di Mons. Cannella, venne soppressa,
dal quarto schema, una frase che avrebbe potuto essere interpretata nel senso della
preservazione dal fomite della concupiscenza (cfr. ALFARO, alt. cit., p. 247 ss.).
Questa immunità quindi non è compresa, almeno direttamente, nella definizione.

È bene rilevare, inoltre, che la santità iniziale di Maria SS. è
definita soltanto in forma negativa: «fu preservata immune da qualsiasi macchia
di peccato originale», perché è la forma più evidente.
La Bolla «Sollicitudo» di Alessandro VII, invece, afferma una tale santità
iniziale oltreché in forma negativa, anche in forma positiva, poiché
asserisce che l’anima di Maria «fu ornata dalla grazia dello Spirito Santo
e preservata dal peccato originale» (DENZINGER, 789). Ma siccome il peccato
– secondo il Concilio di, Trento – è «la morte dell’anima» a causa
della perdita della vita soprannaturale della grazia, ne segue logicamente che Maria
SS., per il fatto stesso che fu preservata dalla «morte dell’anima» (ossia,
dal peccato), dovette ricevere anche, nello stesso tempo, la vita della grazia. Vita
e morte spirituale si escludono a vicenda. Dov’è l’una (la vita della grazia)
non vi può essere l’altra (la morte dell’anima alla vita della grazia). Ne
segue perciò che i due aspetti (quello negativo e quello positivo), nel piano
dell’ordine presente (quello, di fatto, scelto e realizzato da Dio, fra i vari ordini
possibili), si equivalgono perfettamente, ossia, coincidono, poiché dove non
vi è la tenebra della colpa, ivi è la luce della grazia, e dov’è,
la luce della grazia non vi è la tenebra della colpa. L’assenza dell’ombra
è luce, e l’assenza della luce è ombra: non vi è nulla di mezzo
tra la luce e l’ombra, tra lo stato di grazia e lo stato di colpa, Maria inizia la
sua esistenza senza l’ombra della colpa, e Perciò inizia la sua esistenza
nella luce della grazia. Occorre però aggiungere che, nel corso della Bolla,
il lato positivo viene espresso in modo formale esplicito.

È necessario, inoltre, tener presente, che la dottrina dell’Immacolata Concezione
non esclude affatto Maria SS. dalla categoria dei redenti dai meriti di Cristo suo
Figlio, come riconobbe Ella stessa allorché disse: «Ed esulta il mio
spirito in Dio mio Salvatore» (Lc. 1, 47). Anche Maria SS., infatti,
quale discendente da Adamo come tutti gli altri uomini (per via di naturale generazione),
avrebbe dovuto contrarre – come tutti gli altri – la colpa originale (commessa da
Adamo quale Capo di tutto il genere umano, e perciò trasmissibile ai suoi
discendenti). A causa però della singolare missione di Madre e di Regina universale,
alla quale era stata predestinata da Dio, venne da Dio stesso eccettuata dalla legge
della contrazione della colpa originale. Si può perciò ripetere di
Maria ciò che il Re Assuero disse ad Ester: «Questa legge, che ho posto
per tutti, non è per te» (Ester, 15, 13). Insieme alla legge
della propagazione del peccato originale in tutti i discendenti di Adamo peccatore,
Iddio stabiliva l’eccezione da una tale legge in favore della futura madre. Essa
perciò, ed Essa sola, fra tutti i discendenti di Adamo per via di naturale
generazione, veniva dispensata dal ripetere, col salmista: «Ecco, nella colpa
io sono nato, e nel peccato mi ha concepito mia madre» (Ps. 50, 7).

Il Card. Lépicier spiega la cosa con questo esempio: «Un fanciullo generato
da una madre schiava, il quale, per una previa disposizione del padrone di sua madre,
nasce libero è, di fatto, libero dalla schiavitù. In forza però
della sua nascita da una donna schiava avrebbe dovuto contrarre anche lui la schiavitù,
e l’avrebbe realmente contratta se non vi fosse stata quella previa eccezione. Egli
perciò aveva il debito di contrarre la schiavitù» (Tractatus
de B.V. Maria Matre Dei
, P. II, c. 1, a. 1, n. 7). Altrettanto si deve dire di
Maria SS. in relazione al peccato originale.

Mentre quindi tutti gli altri discendenti di Adamo vengono liberati (per mezzo del
Battesimo) dalla colpa contratta (ossia, vengono rialzati dopo la caduta), Maria
SS. e Lei sola, fu preservata dal contrarla (venne impedita dal cadere). Non si tratta
perciò di pura e semplice immunità dalla colpa originale (come pretendono
i negatori di qualsiasi debito, in Maria, del peccato originale) (
7); ma si tratta di una
immunità che ha rivestito il modo, il carattere di preservazione, come
appare dalle parole stesse della definizione, dai vari documenti Pontifici, dai documenti
liturgici e dalla teologia tradizionale dell’Immacolata Concezione. In altre parole:
la definizione non solo ci dice che Maria SS. fu immune dal peccato originale, ma
ci dice anche per quale via Ella lo fu: per la via cioè della preservazione.
Maria SS. quindi fu anche Lei redenta, o meglio, preredenta da Cristo Salvatore;
fu anzi la prima fra i redenti. Fu redenta però in modo più nobile
(sublimiori modo), ossia, con redenzione preservativa (mentre tutti gli altri
sono stati redenti con redenzione liberativa) (
8). L’Enciclica «Fulgens corona»
sottolinea la redenzione di Maria asserendo che Essa «è stata del tutto
preservata dalla colpa originale, e perciò è stata redenta in modo
più nobile»: «perfectissimo quodam modo… redemisse» (AAS
45 [19531 p. 581). La «preservazione», perciò, è un modo
di redenzione: quello più sublime.

In forza di questa preservazione, Maria SS. apparve come la forma perfetta della
natura umana. «La natura umana – si chiedeva il S. P. Paolo VI nel discorso
tenuto l’8 dicembre 1963 nella basilica di S. Maria Maggiore – si è mai espressa
in una forma così completamente perfetta? Da Adamo in poi l’umanità
non ha avuto più questa fortuna, salvo che in N.S.G. Cristo e nella Madre
sua Santissima. È questa nostra sorella, questa eletta Figlia della stirpe
di David, a rivelare il disegno originario di Dio sul genere umano, quando ci creò
a sua immagine e somiglianza. Il ritratto, dunque, di Dio».



3) L’autore



L’autore (causa efficiente) del singolare privilegio è Dio Padre; però
«in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano».
Come il sole è la fonte di tutta la luce e di tutti i colori, così
Dio è la fonte di tutti i privilegi di Maria.

Ha espresso in modo incomparabile una tale verità il Bossuet: «Maria
ha questo in comune con gli altri uomini, che Essa pure fu redenta col sangue del
suo Figlio; ma Essa ha questo di particolare, che quel sangue fu preso dal casto
corpo di Lei: Profundendum sanguinem pro mundí vita de corpore tuo accepit,
ac de te sumpsit quod etiam pro te solvat
(Eucherio di Lione). Ella ha questo
di comune con gli altri fedeli, che Gesù le fece dono del suo sangue; ma Ella
ha questo di particolare, che Gesù l’ha prima ricevuto da Lei. Ella ha di
comune con tutti, che questo sangue ricade su di lei per santificarla; ma Ella ha
poi questo di particolare, che ne è la sorgente. Per questo possiamo dire
che la concezione di Maria è come l’origine prima del sangue di Gesù.
È di là che questo fiume meraviglioso comincia a diffondersi, questo
fiume di grazie che scorre nelle nostre vene per mezzo dei sacramenti, e che porta
lo spirito della vita in tutto il corpo della Chiesa. E come avviene delle fonti
che si ricordano continuamente della loro sorgente, e vi fanno ritorno elevandosi
in vapori e giungendo ad esse per le vie dell’aria, così noi non abbiamo titubanza
ad assicurare, che il sangue di nostro Signore rimonterà con la sua efficacia
fino alla concezione della madre sua, per così onorare il luogo donde è
sgorgato.

«Non vogliate più dunque, cristiani, cercare il nome di Maria nel decreto
di morte, pronunciato contro tutti gli uomini».

«Voi non lo troverete più scritto; fu radiato. Come mai? Per mezzo di
questo sangue divino che, essendo stato attinto nel suo seno castissimo, si gloria
di dispiegare in favore di lei tutta l’efficacia che in sé contiene contro
questa funesta legge di morte, che uccide fin dall’origine». (Serm. II sulla
Concezione
).

La preservazione perciò di Maria SS. dal peccato originale non solo non compromette
l’universalità della Redenzione di Cristo, ma ne costituisce il più
nobile trofeo.



4) Lo scopo



Lo scopo (causa finale) per cui Dio concesse a Maria SS. un così
singolare privilegio, fu questo: perché Maria fosse una degna Madre di
Dio
, una «degna abitazione del Figlio di Dio», come si dice nella
Orazione liturgica della festa dell’Immacolata Concezione (Orazione che risale al
sec. XIV) e una degna Socia del Redentore nell’opera singolarmente meravigliosa della
Redenzione del genere umano. E0 su queste due basi che poggiano – come vedremo –
le varie ragioni teologiche che sono state addotte in favore di questo singolare
privilegio.

Secondo il Mitterer, l’immacolato concepimento della Madre sarebbe stato richiesto
dall’immacolato concepimento del Figlio. Gli Scolastici, infatti, ritenevano che
la trasmissione del peccato originale avviene per opera del padre, non già
per opera della madre, per cui una concezione verginale (senza opera del padre secondo
la carne) sarebbe ipso facto immacolata. Secondo la moderna biologia, invece,
la madre, come il padre, concorre alla generazione del figlio fornendo anch’essa
una cellula vitale. Ne segue perciò che anche in un concepimento verginale,
si avrebbe la trasmissione della natura umana col peccato originale che l’affetta.
Conseguentemente, la ragione formale per cui Gesù è stato concepito
da Maria immacolata, senza il peccato originale, non è già il concepimento
verginale (senza opera di un padre secondo la carne), ma è l’immunità
della Madre dal peccato originale (cfr. MITTERER A., Dogmen und Biologie der heiligen
Familien nach dem Weltbild des hl. Thomas von Aquin und dem der Gegenwart
, Wien
1952, p. 31-52).

2.
IN CHE COSA NON CONSISTE

Dopo
aver esposto in che cosa consiste l’Immacolata Concezione, non è difficile
comprendere in che cosa non consiste, ossia, i vari errori sulla medesima. Questi
errori si possono ridurre a tre classi: per deformazione, per eccesso e per difetto.



1) Errori per deformazione



Alcuni confondono l’Immacolata Concezione col concepimento di Cristo da parte
di Maria (
9). Altri, invece,
pensano che ogni atto generativo è peccato, eccettuato quello con cui fu concepita
la Vergine, Nulla di più errato. Si sa infatti che l’atto generativo è
voluto da Dio, e per ciò si può dire, in tal senso, che ogni concezione
è «immacolata».



2) Errori per eccesso



Hanno errato in tal senso: a) coloro che han ritenuto che Maria SS. sia stata
concepita – come Cristo suo Figlio – in modo verginale, senza concorso paterno (sentenza
molto antica, che risale – come vedremo – all’apocrifo «Protovangelo di Giacomo»
del sec. II); b) coloro che han ritenuto che una particella (o seme) del corpo di
Adamo («vena pura») sia stata sottratta al diavolo e trasmessa, di generazione
in generazione, fino ai genitori della Vergine e da essa sarebbe stato formato il
corpo immacolato di Maria: sentenza fantastica, rinnovata, nel secolo scorso, da
Antonio Rosmini, e condannata da Leone XIII (
10).



3) Errori per difetto



Hanno errato per difetto, negando la Immacolata Concezione: a) prima della definizione
dogmatica, quei teologi che hanno ammesso la purificazione di Maria SS. dalla colpa
originale (S. Bernardo, Pier Lombardo, Alessandro di Hales, S. Alberto Magno, S.
Bonaventura, S. Tommaso (
11), Enrico di Gand
ecc.); b) dopo la definizione, i Greci ortodossi, i Giansenisti della Chiesa di Utrecht,
i «vecchi cattolici» di Doellinger ecc.

I Protestanti, sia prima sia dopo la definizione dogmatica, hanno generalmente negato
la preservazione di Maria SS. dal peccato originale e la presenza della grazia santificante
in Lei fin dal concepimento, in forza del loro falso presupposto della giustificazione
solo estrinseca, con la natura intrinsecamente corrotta e peccatrice. «Non
è senza peccato chi non commette il peccato – ha detto Lutero – ma colui al
quale Dio non lo imputa» (Luthers Werke, Weimar Ausgabe, 15, 415). In
tal senso egli afferma che Maria è stata concepita senza il peccato (ossia,
senza che le sia stato da Dio imputato i peccato): «Io – dice – alla Madre
non attribuisco il peccato, cos come quelli che vogliono che Ella non sia stata concepita
nel peccato originale» ibid.) (
12). Anche secondo
Calvino, Maria SS. non è stata esente dal peccato, checché ne dicano
«gli asini di Roma», i quali invocano dei «privilegi». E
aggiunge: «Quando essi avranno dimostrato lettere patenti del cielo, noi li
crederemo» (Acta Synodi Tridentini cum antidoto, 1547. In Sess. 6, can.
23; Opera 7, Corpus Reformatorum, 35, 481).

Non mancano però, presso gli Anglicani di oggi, alcune voci isolate favorevoli
all’Immacolata Concezione. Così, per es., l’Anglicano E. L. Mascall, professore
di Teologia all’Università di Oxford, ritiene, personalmente, come parte integrante
della vera fede, anche «l’assenza del peccato attuale e l’Immacolata Concezione»
(The Mother of God, in «The dogmatic theology of the Mother of God»,
London, 1948, p. 44).

Anche tra gli ortodossi di oggi non mancano i sostenitori del singolare privilegio,
ritenendolo, nella sua sostanza, conforme alla fede ortodossa (cfr. STIERNON D.,
Marie dans la Theologie orthodoxe grieco-russe, in «Maria», vol.
VII, Paris 1964, p. 308).

NOTE

1.
Questa definizione dogmatica precedette la definizione della infallibilità
pontificia (18 luglio 1870). È da tener presente, tuttavia, che Pio IX, nel
1849 (cinque anni prima di procedere alla definizione dell’Immacolata Concezione),
domandò a tutti i vescovi l’opinione loro personale e quella dei loro fedeli
su tale argomento. La stragrande maggioranza delle risposte fu favorevole alla definizione.
Si ebbe così, prima della definizione dell’infallibilità, una specie
di Concilio per iscritto.

2. Un accurato studio dei lavori preparatori è stato
fatto da J. ALFARO, S.J., La formula definitoria de la Inmaculada Concepción,
in «Virgo Immaculata», II, p. 201-275.

3. I Teologi dividono la concezione in attiva (da parte
dei genitori) e passiva (da parte del figlio generato). Suddistinguono poi
la concezione passiva in incompleta (prima della creazione ed infusione dell’anima
al corpo) e completa (nell’atto dell’infusione dell’anima al corpo). Si tratta
perciò della concezione passiva (non già attiva) di Maria SS., e della
concezione passiva completa (non già incompleta).

4. Negli otto primi schemi o progetti di definizione, come
soggetto del privilegio, veniva presentata l’anima di Maria SS. (come si dice nella
Bolla «Sollicitudo», di Alessandro VII), non già la persona di
Maria SS. (ossia, la B. Vergine). Ma nel testo definitivo, all’ultima ora, in seguito
ad un rilievo fatto da Mons. Bruni, Vescovo di Ugento, appoggiato dal Card. Pecci,
le parole «l’anima della B. V. Maria» vennero rimpiazzate da queste altre:
«la B. Vergine Maria» (ossia, la persona, non già l’anima di Maria).
Cfr. SARDI V., La solenne definizione del dogma dellíimmacolato concepimento di
Maria SS
. Atti e documenti. Roma, 1854-55, p. 242-3; 292.

Ritengo utile rilevare come la definizione prescinda completamente ed intenzionalmente
dalle teorie sul momento dell’infusione dell’anima al corpo: se cioè subito,
all’inizio del concepimento, oppure allorché l’embrione ha raggiunto un certo
sviluppo.

Essa si pronunzia soltanto sulla concezione la quale implica l’esistenza della persona
(ossia, infusione dell’anima al corpo, sia che una tale infusione avvenga all’inizio
della concezione, sia che avvenga in seguito). (Cfr. ALFARO, art. cit., p.
263). Da ciò ne segue, logicamente, che la definizione non proibisca affatto
che si continui a distinguere tra concezione biologica (anteriore all’infusione dell’anima)
e concezione che importa l’infusione dell’anima; e neppure proibisce che si possa
ammettere (nell’ipotesi che si voglia seguire una tale distinzione), che la carne
di Maria sia stata infetta nella sua concezione biologica (come ha insegnato il Maestro
delle Sentenze, Pier Lombardo) e che nell’istante dell’infusione dell’anima, vi sia
stata una purezza totale.

Esagera perciò il P. Bonnefoy quando qualifica come «semi-macolisti»
quegli antichi assertori dell’immacolato concepimento di Maria i quali hanno ammesso
la necessità di una purificazione della carne di Maria, previa all’infusione
dell’anima (cfr. BONNEFOY L-FR., O.F.M., Le Ven. Jean Duns Scot, Docteur de líImmaculée
Conception. Son miieu. La doctrine. Son influence
. Roma, Herder, 1960, p. 100).

5. Per questo, forse, la Madonna, a Lourdes, rispondendo a
S. Bernardetta (la quale le aveva chiesto il suo nome), non disse già: «Io
sono una concepita senza peccato», ma disse: «Io sono l’Immacolata Concezione»,
ossia, usò l’astratto invece del concreto. «Le due espressioni – è
stato giustamente notato – differiscono tra loro come, ad es., queste altre: «Io
sono bianco» e «Io sono la bianchezza»: mentre la prima, in forma
concreta, indica che sono partecipe (con altri) della qualità della bianchezza,
la seconda, in forma astratta, è chiaro che serve ad indicare che riunisco
in me quanto ha ragione di bianco, in modo da escludere qualsiasi altro ed essere
solo a possedere tale qualità. Similmente, la Vergine Immacolata, denominandosi
in modo astratto anziché concreto, ci ha svelato una verità più
sublime e profonda, che cioè in sé si esaurisce, che Essa sola attua
perfettamente tutto il candore e la purezza della concezione, e che quindi è
l’unica creatura concepita senza macchia originale. Cfr. CROSIGNANI G., C.M., Io
sono l’Immacolata Concezione
, in «Divus Thomas» (PL) 57 (1954), p.
419.

Ci si potrebbe forse obiettare che anche i nostri progenitori – Adamo ed Eva fin
dal primo istante della loro esistenza, ebbero la grazia santificante; e perciò
Maria SS. non può dirsi unica, in ciò. Ma si può e si deve rispondere
che i nostri progenitori furono creati e costituiti da Dio in grazia, e perciò
non furono – come la Vergine – concepiti in grazia.

Questo concepimento in grazia, ossia, questa «immacolata concezione»
è stata concessa a Lei sola, fra tutti i discendendi di Adamo. Ne segue perciò
che non possa attribuirsi e nessun altro. Non sono tuttavia mancati tentativi, nei
secoli XV, XVI, XVII ed anche recentemente (cfr. GAUTHIER R., L’Immaculée
Conception de Marie, privilège singulier ou unique?
, in «Cahier
de josephologie» 2 [19541, p. 177-205), tentativi di attribuire un tale singolare
privilegio anche a S. Giuseppe. Ma questa peregrina opinione, senza alcun serio fondamento,
va contro la sentenza comune dei teologi, non si accorda con la Bolla «Ineffabilis
Deus» e con la Enciclica «Fulgens corona».

6. Altrettanto si dica della cosiddetta «infectio carnis»
ritenuta da molti agente o veicolo di trasmissione del peccato originale. La definizione
dogmatica non la riguarda, poiché ha per oggetto la preservazione della Vergine
da «ogni macchia di peccato originale», e la «infezione della carne»
non è una «macchia di peccato», poiché la carne non è
e non può essere soggetto del peccato.

Non possiamo quindi approvare questa sentenza del P. Bonnefoy: «En déclarant
dogme de foi que Marie a été préservée indemne “ab
omni
originalis culpae labe”, Pie IX visait toutes les théories qui
soumettaient la Vierge a l’un ou l’autre des effets du péché originel.
La plus grave de toutes était incontestablement la théorie do l’infection
de la chair: c’est pourquoi la considérons comme principalement visée
par la définition dogmatique» (BONNEFOY JEAN-FRANÇOIS, O.F.M.,
op. cit., p. 31).

P. Bonnefoy ha sottolineato le parole «ab omni labe»; ma ha omesso di
sottolineare le altre parole che segnano e precisano i termini «ab omni labe»,
ossia, le parole «originalis culpae», Non si tratta della preservazione
da «ogni macchia» sia della carne (corpo) sia dell’anima, ma si tratta
della preservazione da «ogni macchia di peccato originale»: e la macchia
del peccato – si sa bene – si trova nell’anima, non già nel corpo.

Basandosi su questa falsa interpretazione della definizione dogmatica, P. Bonnefoy
bolla come «semi-macolísti» tutti coloro che, pur avendo ammesso
il fatto della preservazione di Maria SS. dalla colpa originale, hanno ammesso la
necessità della «purificazione» della carne (o corpo, embrione)
previa all’infusione dell’anima, oppure nel momento stesso della infusione dell’anima
(p. 100). Secondo P. Bonnefoy, tutti coloro i quali ammettono in Maria, come discendente
di Adamo peccatore, il «debito» di contrarre il peccato originale, non
farebbero altro che «diminuire» il dogma dell’Immacolata (p. 150).

Questi falsi criteri, i quali inquinano tutto il volume, sono stati anche, oggettivamente,
messi in rilievo dal prefatore stesso del volume, il ch.mo P. Carlo Boyer SJ. (p.
VIII).

7. Due teologi della Commissione Pontificia, P. Tonini e Mons.
Canella, avrebbero desiderato che venisse definita soltanto l’immunità della
Vergine della colpa originale, e non già la preservazione dalla medesima (SARDI,
I, 175-177, 588; 615-617), ma non furono accontentati. Ne segue perciò che
il termine «preservata», nella formula di definizione, è stato
posto con deliberata volontà, ossia, per esprimere la relazione al termine
del peccato originale. Senza una tale «preservazione», Maria SS. avrebbe
contratto il peccato originale. Inoltre, la «preservazione» di Maria
SS. dalla colpa originale è – dice la Bolla «Ineffabilis» – un
«singolare privilegio» (la Bolla «Sollicitudo», in luogo
di «singolare», ha «speciale»), Orbene, il «privilegio
singolare», ossia, la «preservazione», è, evidentemente,
un’eccezione alla legge generale della contrazione del peccato originale, alla quale
legge Maria SS. sarebbe stata soggetta in forza della sua discendenza, in modo ordinario,
da Adarno peccatore. Non si vede perciò come si possa salvare (senza svuotarla)
la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione con la sentenza che ammette la
semplice «immunità» di Maria SS. (non già la «preservazione»)
dalla colpa originale; oppure la sentenza che ammette la sola «possibilità»
astratta, da parte di Maria SS., di con trarre il peccato originale (non già
una possibilità concreta, minacciante la contrazione di fatto, ossia, una
concreta, esplicita relazione al peccato originale, dal quale Maria SS. fu da Dio
«preservata»). Dovette perciò Maria SS. essere soggetta, in qualche
modo, alla contrazione dei peccato, e solo per eccezione (per singolare privilegio)
ne fu preservata.

Sulla questione del debito del peccato originale in Maria SS. ebbe luogo un’ampia
e solenne discussione il 29 e 30 ottobre del 1954, in occasione del Congresso Mariologico
internazionale, nei locali della Pontificia Università Lateranense. Presero
parte alla discussione ben 33 teologi di tutte le parti del mondo. La stragrande
maggioranza aderì a questa conclusione: «La B. Vergine Maria avrebbe
contratto il peccato originale, se non ne fosse stata preservata»: «contraxisset
peccatum originale nisi praeservata fuisset» (cfr. «Virgo Immaculata»,
vol. XI, p. 456-499). Fu quindi preservata dal peccato, non già dal debito
di contrarre il peccato originale.

Ciò posto, è facile comprendere quanto sia vano lo sforzo di coloro
i quali vorrebbero che la distinzione tra il debito di contrarre il peccato
originale e la contrazione del medesimo sia stata originata soltanto da esigenze
di polemica, quale espediente occasionale o «scappatoia» per elidere
o eludere la massiccia obiezione desunta dalla universalità sia del peccato
originale sia della Redenzione (così han ritenuto P. BALIC´, De debito
peccati originalis in B. Virgine Maria
, in «Antonianum» , 16 [19411
p. 366; e P. BONNEFOY, La negacíón del «debitum peccati»
en María
, in «Verdad y Vida», 12 [1954] p. 110). Di conseguenza,
una tale distinzione sarebbe stata «poco felice» (così P. HUG
O.F.M., in «Virgo Immaculata», XI, p. 387), «poco filosofica»
(così P. A. POMPEI, O.F.M. Conv., ibid., VII, fasc. 1, p. 247) ecc.

8. Il drammaturgo spagnolo Calderón de la Barca, nel
suo autosacramentale «La Hildaga del Valle», ha espresso scenicamente
le due forme di redenzione: quella liberativa e quella preservativa. Un insigne personaggio
– rappresentante dell’umanità – durante la sua giornata terrena precipita
in un abisso e si ferisce mortalmente. Da lungi e con prontezza giunge l’Amore misericordioso,
scende nel baratro, si china sul ferito e lo libera dalla morte traendolo alla salvezza:
è ciò che ha fatto Gesù con tutti gli uomini. Ora ecco una fanciulla,
nella sua bellezza ansiosa di primavera, corre giuliva e festosa per la stessa strada,
incontro all’ignoto pericolo, verso l’abisso nel quale dovrà fatalmente precipitare.
Ma sul ciglio dell’abisso sta ad attenderla l’Amore misericordioso il quale, stringendola
tra le sue braccia, la preserva dalla caduta arrestandone il passo e rimettendola,
libera e sana, sul retto cammino.

9. Tale confusione vien fatta, a volte, sia da alcuni cattolici
poco istruiti, sia da alcuni nemici della Chiesa e della Madonna. Nella famosa Enciclopedia
pratica Bompiani
(uscita nel giugno del 1938), alla voce «Concezione»,
si legge: «In Teologia, per immacolata concezione si intende il privilegio
pel quale la Vergine concepì, pur restando monda dal peccato originale (sine
labe originali [sic] concepta)». È la solita volgare confusione fra
la concezione verginale (di Cristo) da parte di Maria e l’Immacolata Concezione
(di Maria).

10. La proposizione del Rosmini dice: «Ad praeservandam
B. V. Mariam a labe originis, satis erat, ut incorruptum maneret minimum semen in
bomine, neglecturn forte ab ipso daemone, e quo incorrupto semine de generatione
in generationem transfuso, suo tempore oriretur Virgo Maria» (cfr. DENZINGER,
Enchiridion Symbolorum et definitionum, n. 1924).

Prima del Rosmini, avevano sostenuto, nel secolo XII, una tale strana ipotesi lo
ps. Pietro Comestor e l’Anonimo di Heiligenkreuz.

11. Siamo qui [unico caso!] in disaccordo con l’autore: anche
se in molti lo sostengono, non è assolutamente certo che S. Tommaso abbia
sostenuto una simile teoria [n. d. r.]

12. R. SCHIMMELPFENNIG, nell’op. Die Geschichte der Marienverehrung
in deutschen Protestantismus
, Paderborn, 1952, p. 14, ha sostenuto che Lutero
avrebbe insegnato l’Immacolata Concezione nel senso stesso in cui è stata
poi definita da Pio IX. La tesi di Schimmelpfennig è stata contraddetta da
W. TAPPOLET nell’op. Das Marienlob der Reformatoren, Tübingen, 1962,
p. 26-32. Il Tappolet, in base ai testi e alla loro cronologia, distingue, nella
vita di Lutero, tre tempi. In un primo tempo – all’inizio – nel 1516, in un discorso
per la festa dell’8 dicembre, Lutero asserisce che Maria è «l’unica
goccia, nell’oceano del genere umano, preservata (dal peccato originale)»:
«ex omni mare totius massae generis humani unica praeservata stilla»
(Luthers Werke, Weimar, 1883, p. 107). In un secondo tempo, nel 1520, Lutero
evitò di pronunziarsi in modo espresso, perché riteneva una tale questione
inetta a rendere migliori gli uomini (Werke, 9, p. 492). Tuttavia, in un discorso
del 1527 (per la festa dell’8 dicembre), ammetteva l’immunità dell’anima di
Maria SS. dalla colpa originale (Werke, 17, 2, p. 282-289). In un terzo tempo,
nel 1538 e 1539, Lutero, in alcune brevi affermazioni o allusioni, dichiarava che
Maria, come tutti gli altri uomini, era stata concepita nel peccato, senza però
precisare in qual senso (nel 1538: Werke, 46, p. 136; nel 1539: Werke,
46, p. 860). Occorre tuttavia tener presente, per una oggettiva valutazione delle
sue asserzioni apparentemente favorevoli all’Immacolata Concezione, la sua teoria
fondamentale sulla giustificazione puramente estrinseca: cosa che svuota completamente
le sue affermazioni sul singolare privilegio.





testo tratto
da: G. ROSCHINI O.S.M., Maria Santissima nella storia della salvezza, vol.
III, Isola del Liri: Pisani, 1969, pp. 9-21.