IL SACRO CUORE E L’ESSENZA DEL CRISTIANESIMO

S. Cuore di Gesù

J. V.
BAINVEL

LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ

LA SUA DOTTRINA E LA SUA STORIA







PARTE SECONDA

SPIEGAZIONI DOTTRINALI

(continuazione)



CAPITOLO QUARTO



RIASSUNTO E CONCLUSIONE




I. – CONFRONTO DI QUESTA DIVOZIONE CON ALTRE

Tutte le devozioni, che
hanno per oggetto i misteri di Gesù si rivolgono alla persona adorabile di
Gesù, ma la riguardano o in uno stato particolare, o in un fatto della sua
vita. A Natale onoriamo Gesù nascente; nella Passione Gesù penante;
a Pasqua Gesù resuscitato ecc. La devozione del sacro Cuore non si fissa in
nessun mistero particolare di Gesù, né a uno stato speciale della sua
santa vita. Ma tutti, però, sono dominio di questa devozione in ciò
che hanno di più intimo, perché essa vi studia il suo cuore, il suo
amore, i suoi sentimenti e le sue virtù. Essa va dunque in fondo ad ogni mistero
per cercarne l’anima, per approfondirne lo spirito ed averne, così, l’ultima
spiegazione. Così, diceva il postulatore del 1765, con la festa del sacro
Cuore (e si può dire altrettanto della devozione), non ci si rappresentano
solamente delle grazie speciali, ma ci si dischiude internamente tutta la grande
sorgente di tutte le grazie. Non vi si ricorda un mistero particolare, ma vi si propone
la meditazione e l’adorazione di tutti i misteri. Tutto quel che vi ha di misteri
e di grazie nell’intimo di Gesù è nei segreti del suo cuore; tutti
i beni che sono venuti agli uomini da questo amore dell’ amatissimo Redentore; tutto
quello che la interna passione di Cristo… offre ai nostri sguardi e al nostro amore,
tutto questo è rappresentato dalla festa del sacro Cuore, tutto vi è
ricordato, tutto onorato.

Da ciò si può comprendere quello che ci dicono i predicatori della
convenienza liturgica della festa e il posto che tiene nel ciclo annuale. Questa
festa sprigiona come l’essenza, il succo di tutti i misteri speciali di cui la liturgia
ci ha ravvivata la memoria, e si capisce quello che essi ci dicono dell’eccellenza
di questa devozione, sia che se ne riguardi o l’oggetto, o il fine, o l’atto proprio.

Senza seguirli in questi sviluppi del loro pensiero ci accontenteremo d’indicare
come la devozione al sacro Cuore, sia un riassunto chiaro e profondo, una espressione
viva e parlante, la formula la meglio indovinata dell’essenza stessa del Cristianesimo.

II. –
IL SACRO CUORE E L’ESSENZA DEL CRISTIANESIMO

Che cosa è, infatti;
il Cristianesimo nella sua intima sostanza? È insieme la religione di Gesù,
la religione dell’amore, poiché Gesù e l’amore non formano che uno
in una fusione ammirabile.

La religione di Gesù. Riguardiamo le cose in Dio. Egli non ci conosce, per
così dire, e non ci ama che in Gesù, nel solo mediatore fra lui e noi;
egli non gradisce i nostri omaggi che presentati da Gesù; non vi è
altro commercio fra lui e noi, che per mezzo di Gesù, e, può dirsi,
che in Gesù, e per Gesù. Riguardando; ora, da parte nostra, noi non
siamo salvi che per Gesù; non conosciamo il nostro Padre celeste che per mezzo
di Gesù; non possiamo amarlo che per Gesù; non viviamo della vita soprannaturale
che in quella misura che diveniamo uno con Gesù. Egli è veramente il
tutto della nostra religione, il tutto della vita cristiana. Ebbene! Nulla ci dà
Gesù, ce lo fa conoscere e amare intimamente in se stesso, ci mette in rapporto
stretto e personale con lui, ci fa vivere di lui e in lui, come la devozione al sacro
Cuore. Non è essa forse, fra lui e noi, quella fusione di cuori che ne fa
uno solo di due? Con il sacro Cuore abbiamo tutto Gesù. Come è dunque
possibile poter trovare qualcosa di più espressivo, di più efficace?
S. Giovanni Grisostomo riassumeva san Paolo, dicendo: «Il cuore di Paolo è
il cuore di Cristo». La devozione al sacro Cuore fa del cuore cristiano il
cuore di Gesù.

La religione dell’amore. Si è definita la religione come l’incontro di due
amori. Come religione, non è precisamente questo. È affare di dovere,
di riconoscimento dei rapporti essenziali fra Dio e noi. Ma questi rapporti, per
non riguardare che la natura delle cose, non sono rapporti di amicizia; sono piuttosto
rapporti di padrone e servo di creatore e di creatura. Perché siano possibili
rapporti di amicizia, fra lui e noi, occorre una volontà speciale di Dio,
che c’innalzi all’ordine soprannaturale, una effusione dello spirito di adozione,
che ci permetta di dire: «Padre mio» a Quegli che, adottandoci, vuol
chiamarci suoi figli.

Ma, se la religione, come tale, non può chiamarsi «l’incontro di due
amori», il Cristianesimo lo può, ed è questa una delle idee più
belle, più vere che se ne possa dare. Da parte di Dio, è un grande
sforzo d’amore per vincere il nostro amore. Lo si è definito una grande misericordia,
perché viene in soccorso di una grande miseria. Ma questa misericordia stessa,
da dove viene? Dall’amore. La prima come l’ultima parola delle vie di Dio su di noi,
è l’amore. A che cosa dobbiamo Gesù? All’amore: Sic Deus dilexit mundum,
ut Filium suum unigenitum daret. A che cosa dobbiamo la passione e la redenzione?
All’amore. Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me. Tutto il mistero di Gesù
si presenta come un supremo sforzo d’amore: Cum dilexisset suos qui erant in mundo,
in finem dilexit eos. E la Chiesa tutta, coi suoi Sacramenti e la sua magnifica organizzazione,
per propagare nel mondo la grazia e la verità, non è altra cosa cheuna
invenzione d’amore. Dio ha voluto che la prima condizione del governo ecclesiastico
sia l’amore, l’amore per Iddio traboccante in amore sugli uomini. Amas me? Pasce
agnos meos. Egli ha voluto che la prima legge imposta ai fedeli fosse la legge dell’amore.
È il gran comandamento; se si osserva questo, tutto andrà bene. Dilige,
et quod vis fac.

E pure dalla parte dei fedeli tutto converge all’amore. La legge, lo abbiamo veduto,
si riassume nell’amore; la fede cristiana, al dire di San Giovanni, si caratterizza,
come la fede, nell’amore: Et nos credidimus caritati. Tutta la vita cristiana consiste
neI vivere in Gesù per l’ amore; e la perfezione cristiana si definisce come
l’unione dell’amore e la trasformazione amorosa in Gesù.

La religione cristiana, dunque, si riassume tutta nell’amore. Ma ciò significa
che si riassume tutta nel sacro Cuore poiché la devozione al sacro Cuore è
interamente devozione all’amore, devozione d’amore.

Infine il Cristianesimo non è già Gesù, o l’amore, come fossero
due cose distinte. È l’amore di Gesù per noi, è il nostro amore
per Gesù; è l’amore di Dio per noi in Gesù, e il nostro amore
per Iddio in Gesù. Non è forse un ridire con ciò in altri termini
che il Cristianesimo è tutto intero nel sacro Cuore?

Senza dubbio, non è questa una formula necessaria, ma chi può negarle
di essere una formula ammirabile, concisa, luminosa e singolarmente espressiva, siccome
quella che parla insieme al cuore e allo spirito, all’anima e agli occhi? Mons. Pie
lo diceva sino dal 1857: «Il Cristianesimo non saprebbe identificarsi così
assolutamente con nessun’altra devozione, come con quella del sacro Cuore».
E Mons. Dubois lo diceva alcuni anni fa nella sua pastorale sul culto del sacro Cuore:
«Tutta la religione è qui, perché è la religione dell’amor
divino. La nostra fede crede a questo amore, principio di tutti nostri misteri; la
nostra morale vi risponde, ciò che è il compimento della legge».
Questo culto è dunque con certezza, secondo la parola di Mons. Dubois, «il
riassunto e come l’essenza medesima del Cristianesimo».

Non vi ha luogo di meravigliarci, se è così, delle magnifiche promesse
di nostro Signore a santa Margherita Maria in favore dei devoti del sacro Cuore.
Che cosa non possiamo aspettarci da un tale amore?

Ciò può aiutarci a comprendere la parola singolarmente ardita di santa
Margherita Maria, che il sacro Cuore, cioè, è come un nuovo mediatore.
Nuovo mediatore, s’intende come manifestazione nuova dell’eterno ed unico mediatore,
che ci fa come un nuovo dono di se stesso dandoci il suo cuore che ci discopre; mediatore
per mezzo del quale andiamo a Gesù e troviamo Gesù, come per Gesù
andiamo al Padre suo, e in Gesù troviamo Dio. Ciò può aiutarci
anche a comprendere come Leone XIII abbia designato il sacro Cuore come il labarum
dei nuovi tempi. Non che la croce debba sparire ed eclissarsi davanti al cuore, ma
il cuore ci fa comprendere e conoscere meglio la Croce; ci fa penetrare fino al fondo
del mistero della redenzione, ne fa discendere, fino a noi le grazie della salute.
Il regno del sacro Cuore nelle anime assicura il regno d’Iddio sulla terra.










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