Esempi di Gesù Bambino

Pregate, Pregate, Pregate!


Esempi
di Gesù Bambino

di S. Alfonso Maria de Liguori













ESEMPIO I.

Si narra nel Prato Fiorito,
cap. 40 [1], che una donna divota desiderava sapere quali anime fossero a Gesù
più care; un giorno stando a sentire la Messa, nell’elevarsi la sacra ostia,
vide Gesù bambino sull’altare ed insieme con lui tre verginelle. Gesù
prese la prima e le fece molte carezze. Andò alla seconda, e toltole dalla
faccia il velo, le diè una gran guanciata e voltò le spalle; ma tra
poco vedendola rattristata, il Fanciullo con finezze d’affetto la consolò.
Si accostò in fine alla terza, la prese quasi adirato per un braccio, la percosse
e la cacciò da sé; ma la verginella quanto più vedevasi straziata
e discacciata, tanto più si umiliava e gli andava appresso; e cosi finì
la visione. Essendo poi rimasta quella divota con gran desiderio di sapere il significato
di ciò, le apparve di nuovo Gesù e le disse ch’egli tiene in terra
tre sorte d’anime che l’amano. Alcune l’amano, ma il loro amore è così
debole, che se non sono accarezzate con gusti spirituali, s’inquietano e stanno in
pericolo di voltargli le spalle: e di ciò era stata figura la prima verginella.
Nella seconda poi le avea figurate quell’anime che l’amano con amore men debole,
ma che han bisogno di essere da quando in quando consolate. La terza poi era figura
di quell’anime più forti, che benché sempre desolate e prive di consolazioni
spirituali, non lasciano di far quanto possono per compiacerlo; e queste disse ch’erano
le anime a lui più dilette.

ESEMPIO
II.

Riferisce il Padre Cagnolio
(in Conc. Nativ.) appresso il P. Patrign. (Corona d’esempi ecc.) [2] che una religiosa
dopo molti peccati giunse a questo eccesso: comunicatasi un giorno, si trasse dalla
bocca la sacra particola, la pose in un fazzoletto e poi chiusasi in una cella buttò
in terra il Sacramento e si pose a calpestarlo. Cala poi gli occhi e che vede? vede
l’ostia cangiata in forma d’un vago bambino, ma tutto pesto e intriso di sangue che
le disse: E che t’ho fatt’io che cosi mi maltratti? Allora la meschina ravveduta
e pentita, piangendo si buttò genuflessa e gli disse: Ah mio Dio, mi dimandi
che m’hai fatto? m’hai troppo amata.
Sparì la visione ed ella in tutto
mutata diventò un esempio di penitenza.

ESEMPIO
III.

Nelle Cronache Cisterciensi
(die 24 nov.) [3] si porta che viaggiando nella notte di Natale un certo monaco del
Brabante, nel passare per una selva sentì un gemito come di bambino di fresco
nato; si accostò verso dove sentiva la voce, e vide un bel fanciullo in mezzo
alla neve che tutto tremante di freddo piangeva. Mosso a compassione il religioso,
intenerito smontò subito da cavallo, ed accostatosi al fanciullo, disse: O
figliuolo mio, come ti trovi così abbandonato in questa neve a piangere e
morire? Ed allora intese rispondersi: Ohimè, e come posso non piangere,
mentre mi vedo così abbandonato da tutti, e vedo che niuno m’accoglie né
ha compassione di me?
E ciò detto disparve, dandoli [4] ad intendere ch’egli
era il Redentore che con tal visione volle rimproverare l’ingratitudine degli uomini,
i quali, vedendolo nato in una grotta per loro amore, lo lasciano a piangere senza
neppur compatirlo.

ESEMPIO
IV.

Si narra dal Bollando (die
6 martii)[5] che un giorno comparve Maria SS. alla B. Colletta mentre quella la pregava
ad intercedere per li peccatori; e dandole a vedere come in un bacile il suo Figlio
bambino lacerato e trinciato a pezzi, le disse: Figlia mia, compatisci me e ‘l
mio Figlio; mira come lo trattano i peccatori.

ESEMPIO
V.

Narra il Pelbarto (Stellar.
lib. 12, part. ult., c.7) [6] che un certo soldato era pieno di vizi, ma aveva una
moglie divota, la quale non avendolo potuto ridurre, almeno gli raccomandò
a non lasciare di dire ogni giorno un’Ave Maria avanti a qualche immagine
della Madonna. Un dì andando costui a peccare, passò per una chiesa,
entrò a caso in quella e vedendo l’immagine della santa Vergine, genuflesso
le disse l’Ave Maria; ed allora che vide? vide Gesù bambino in braccio
a Maria tutto ferito, che mandava sangue. Allora disse: Oh Dio, chi barbaro ha così
trattato quest’innocente Bambino? Voi siete, rispose Maria, peccatori, che trattate
così il mio Figlio. Egli allora compunto la pregò ad ottenergli il
perdono, chiamandola madre di misericordia; ed ella disse: Voi peccatori mi chiamate
madre di misericordia, ma non lasciate di farmi madre di dolori e di miseria.

Ma il penitente non si perdé d’animo, seguitò a pregar Maria che intercedesse
per lui. La B. Vergine si voltò al Figlio e gli domandò il perdono
per quel peccatore. Il Figlio parea che ripugnasse; ma allora disse Maria: Figlio
mio, non partirò da’ piedi tuoi, se non perdoni questo afflitto che a me si
raccomanda. Allora disse Gesù: Madre mia, io non vi ho negato mai niente;
desiderate voi il perdono per costui? sia perdonato; ed in segno del perdono ch’io
gli do, voglio ch’esso venga a baciarmi queste ferite. Andò il peccatore,
si accostò, e siccome baciava, si chiudevano le ferite. Indi partitosi dalla
chiesa, cercò perdono alla moglie, e di comun consenso lasciarono ambedue
il mondo e si fecero religiosi in due monasteri, dove con santo fine terminarono
la vita.

ESEMPIO
VI.

Si narra nella Vita del
fratello Benedetto Lopez [7], che essendo costui applicato alla milizia stava coll’anima
piena di peccati. Un giorno entrò in una chiesa nel Travancor, vide un’immagine
di Maria con Gesù bambino. Il Signore gli pose avanti gli occhi la sua vita
perduta. A tal vista quasi disperava del perdono; ma rivolto a Maria piangendo a
lei si raccomandava: ed allora vide che il santo Bambino anche piangeva, e le sue
lagrime cadevano sull’altare; tanto che se n’avvidero anche gli altri che corsero
a raccoglierle in un pannolino. Benedetto dopo ciò, contrito lasciando il
mondo, andò a farsi fratello coadiutore della Compagnia di Gesù, ed
in quella visse e morì divotissimo della santa infanzia di Gesù Cristo.

ESEMPIO
VII.

Narra il P. Patrignani
(Tom. IV, es. 11) [8] che in Messina vi fu un nobile fanciullo chiamato Domenico
Ansalone. Soleva questi visitare spesso in certa chiesa un’immagine di Maria, la
quale teneva in braccio Gesù bambino di rilievo, che l’avea di sé tutto
innamorato. Or Domenico venne a morte. Cercò a’ genitori con tanto desiderio
che gli avessero fatto venire l’amato Bambino. Ne fu consolato, ond’egli tutto contento
lo collocò nel suo letto. E sempre amorosamente rimiravalo, e da quando in
quando or rivolto al Bambino gli dicea: Gesù mio, abbi pietà di
me;
or rivolto agli astanti: Mirate, dicea, mirate com’è bello
questo mio Signorino!


Nell’ultima notte di sua vita chiamò i genitori, e avanti di loro prima disse
al santo Bambino: Gesù mio, io vi lascio mio erede; e poi pregò
il padre e la madre che di certa piccola somma di danaro ch’egli tenea ne facessero
celebrare nove Messe dopo la sua morte, e col resto facessero una bella vesticciuola
al suo erede bambino. Prima di spirare poi, alzando gli occhi in alto con viso allegro,
disse: Oh quanto è bello! oh quanto è bello il mio Signore! E
così dicendo spirò.

ESEMPIO
VIII.

Si narra nello Specchio
degli esempi (Distinz. 8) [9] d’un certo divoto giovinotto per nome Edmondo, inglese,
che stando un giorno in campagna con altri fanciulli, egli ch’era amante dell’orazione
e della solitudine, soletto si pose a passeggiare per un prato trattenendosi in affetti
verso Gesù Cristo. Ecco gli apparve un vago bambino che lo salutò:
Dio ti salvi, o Edmondo mio caro. E poi l’interrogò se sapea chi era?
Rispose Edmondo che no. Ma che no – riprese a dire il celeste fanciullo –
quando io vi sto sempre a fianco? Or se volete conoscermi, guardatemi in fronte.Guardò
Edmondo e gli lesse in fronte le parole: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum. Ed
allora gli soggiunse: Questo è il mio nome, e voglio che in memoria dell’amore
che ti porto ogni notte ti segni la fronte con quello, ed esso ti libererà
dalla morte improvvisa; come anche libererà ognuno che farà lo stesso.
Edmondo seguitò a segnarsi sempre poi col nome di Gesù. Il demonio
una volta l’afferrò le mani, acciocché non si segnasse, ma egli lo
vinse coll’orazione, e poi lo costrinse a dire qual fosse l’arme di cui egli più
temesse; rispose il demonio ch’erano quelle parole colle quali esso si segnava la
fronte.

ESEMPIO
IX.

Riferisce il P. Nadasi
(Hebdom. 16 Pueri Iesu) [10] che essendosi introdotta in un monastero la divozione
di mandare attorno per le religiose l’immagine di Gesù bambino un giorno per
ciascuna, una di quelle vergini a cui toccò la sua giornata, dopo lunga orazione
venuta la notte prese l’immagine e la chiuse in un picciolo armario. Ma appena postasi
a riposare sentì che ‘l santo Bambino picchiava all’uscio di quell’armario:
levossi allora ella dal letto e collocata di nuovo l’immagine sull’altarino orò
per molto altro tempo. Indi ritornò a chiuderlo; ma il Bambino ritornò
a bussare. Di nuovo ella lo cacciò [11] ed orò. Finalmente stanca dal
sonno, presane la licenza, si ripose a letto e dormì sino al far del giorno,
e svegliata benedisse quella notte passata in santa conversazione col suo Diletto.

ESEMPIO
X.

Si riferisce nel Diario
Domenicano a’ 7 d’ottobre [12] che predicando S. Domenico in Roma, vi era una peccatrice
chiamata Caterina la bella. Ricevé ella un rosario dalle mani del santo e
cominciò a recitarlo; ma non lasciava la sua mala vita. Un giorno le apparve
Gesù in forma prima di giovine, e poi si mutò in figura d’un grazioso
bambino, ma con una corona di spine sulla testa e colla croce sulle spalle, e che
mandava lagrime dagli occhi e sangue dal capo, e poi le disse: Basta; non più,
Caterina; basta, lascia di più offendermi: vedi quanto mi sei costata, mentre
io cominciai da bambino a patire per te, e non lasciai di patire fino alla morte.
Caterina andò subito a trovar S. Domenico, si confessò da lui, e da
lui ammaestrata dopo aver dispensato tutto quello che aveva a’ poveri ed essersi
chiusa in una stretta cella murata, si ridusse a vita così fervorosa ed ebbe
tali favori dal Signore, che il santo ne restò ammirato. Ed in fine visitata
da Maria SS. ebbe una felicissima morte.

ESEMPIO
XI
.

La Ven. Suor Giovanna di
Gesù e Maria francescana, mentre un giorno ella meditava Gesù bambino
perseguitato da Erode, sentì un gran romore come di gente armata che inseguisse
alcuno, e poi videsi innanzi un bellissimo fanciullo tutto affannato che fuggiva
e che le disse: Giovanna mia, aiutami e salvami: io sono Gesù Nazareno, fuggo
da’ peccatori che mi vogliono toglier la vita e mi perseguitano peggio di Erode;
salvami tu (Ap. P. Genov. serv., Dol. di Maria) [13].

ESEMPIO
XII.

Si narra nella Vita del
P. Zucchi della Compagnia di Gesù [14], divotissimo di Gesù bambino,
delle cui immagini egli servivasi per guadagnare molte anime a Dio, ch’egli un giorno
donò un’immaginetta di queste ad una signorina, la quale per altro era di
costumi innocentina, ma stava lontana dal pensiero di farsi religiosa. La donzella
accettò il dono, ma poi sorridendo disse: Ma che ho io a fare di questo Bambino?
Egli rispose: Niente più che porlo sulla spinetta [15] che voi frequentate
dilettavasi la dama molto del sonare -. Così ella fece, ed avendo sempre innanzi
quel Bambino, spesso le toccò a mirarlo, e dal mirarlo cominciò a sentir
qualche tocco di divozione, indi se le accese un desiderio d’esser migliore, in modo
che la spinetta servivale poi più ad orare che a sonare. Finalmente si risolvé
di lasciare il mondo e farsi religiosa. Allora tutta allegra andò a riferire
al P. Zucchi che quel Bambino l’avea tirata al suo amore, e distaccandola dagli affetti
della terra, l’avea renduta tutta sua. Si fe’ religiosa e si diede ad una vita di
perfezione.

NOTE

[1] Prato fiorito di
vari esempi,
lib. 3, cap. 40. Opera di Fra Valerio, cappuccino veneto,
dice il Melzi, nel suo Dizionario di opere anonime e pseudonime di Scrittori
italiani,
v. Ballardini. – Nel Prato fiorito, il racconto comincia
così: «Leggesi nello Specchio Historiale..», cioè
Speculum historiale Fr. VINCENTII BELLOVACENSIS, O. P.



[2] Giuseppe Antonio PATRIGNANI, S. I., La Santa Infanzia del Figliuolo
di Dio,
tomo IV: Quattro corone di esempi, ovvero Finezze amorose del SS.
Bambino Gesù:
corona 4, esempio 13. Il Patrignani cita: P. Cagnolius,
in concione Nativitatis,
cioè, a quanto pare, Giovampaolo Cagnoli,
Prediche morali e panegiriche.




[3] Cronache Cisterciensi, al 24 di dicembre.



[4] La I ed. di Nap. e quella veneta del 1760: dandosi; Napoli, 1773: dandoli;
Venezia, 1779: dandoci.



[5] Acta Sanctorum Bollandiana, die 6 martii: Vita B. Coletae, auctore
PETRO A VALLIBUS sive a Remis, ipsius Beatae confessario, latine reddita a
Stephano Iuliano, Ord. Min., cap. 10, n. 84. – Ibid.: Sororis Petrinae
de Balma,
eiusdem Beatae sociae, Summarium virtutum et miraculorum B. Coletae,
cap. 3, n. 34. – «Matri praedictae ferventer deprecanti Virginem gloriosissimam
Matrem Domini Salvatoris, quatenus intercedere dignaretur apud suum carissimum Filium,
ut ipse misericorditer parceret suo populo pauperrimo: praesentatus ibidem sibi fuit
quidam discus, parvis petiis carnium, quasi forent unius infantis parvuli, repletus,
cum responsione per modum qui sequitur: «Quomodo requiram ego Filium carissimum
pro talibus, qui quotidie per offensas, iniurias et horrenda peccata commissa, quantum
in ipsis est, ipsum minutius dilaniant, quam hae carnes quas in hoc vasculo conspicis,
fuerant dilaniatae?» Propter quod longo tempore pertulit in corde suo grandem
tristitiam et dolorem.» Vita, auctore Petro a Vallibus, l. c.
– La canonizzazione di S. Coletta, decretata nel 1790, fu solennizzata nel 1807.



[6] PELBARTUS DE THERMESWAR, Ord. Min. de Obs., Stellarium coronae gloriosissimae
Virginis
, lib. 12, pars tertia (ultima), cap. 7, Venetiis, 1586, pag. 224, 225.
Il Pelbarto comincia così la sua narrazione: «Scribitur in libro qui
dicitur Promptuarium exemplorum beatae Virginis, et refert clarius et melius
magister Ioannes Gritsch, Ordinis Minorum, quod quidam milesÖ».



[7] Non Benedetto Lopez, ma bensì Benedetto Goez, di nazione portoghese.
PATRIGNANI, La Santa Infanzia del Figliuolo di Dio, tomo IV, corona 4, es.
11, Venezia, 1757, pag. 287. Egli cita «Vite d’alcuni Religiosi Fratelli
della Comp. di Gesù»,
cap. 1 e 2.



[8] PATRIGNANI, La Santa Infanzia del Figliuolo di Dio, tomo IV: Quattro
corone di esempi,
corona 1, esempio 11: preso «nel lib. intit. Corona
di dodici fiori,
a c. 100».



[9] Magnum Speculum exemplorum, distinctio 8, exemplum 4 (preso dallo Speculum
Historiale
VINCENTII BELLOVACENSIS, lib. 31, cap. 68.) – SURIUS, De probatis
Sanctorum historiis,
die 16 novembris: Vita S. Edmundi, Archiepiscopi Cantuariensis,
cap. 3.



[10] IOANNES NADASI, S. I., Annus Pueri Dei Iesu, pro singulis feriis quartis
per annum. Antverpiae, 1653. – Quest’opuscolo fu poi unito con altri, riguardanti
le divozioni assegnate a ciascun giorno della settimana, in un’opera intitolata:
Annus Hebdomadarum caelestium. Pragae, 1663.



[11] L’ediz. veneta, 1779: lo cavò fuori.



[12] Domenico Maria MARCHESE, O. P., Sagro Diario Domenicano: 7 di
ottobre, Dell’origine e progressi della divozione e solennità del SS. Rosario.
Cf. Commentarius de S. Dominico, inter Acta Sanctorum Bollandiana,
die 4 augusti, n. 570, 571.



[13] Bartolomeo GENOVESE, dell’Ordine dei Servi di Maria: La Consolatrice
degli afflitti di Maria, consolata nei suoi sette principali dolori.
Napoli,
1722. – La Ven. Suor Giovanna di Gesù e Maria, non è già, come
abbiamo accennato nel nostro vol. VII, pag. 218, nota 22, la Ven. Madre Suor Giovanna
Maria della Croce (Leggendario Francescano, 26 marzo), ma la Ven. Madre Suor
Giovanna Rodriguez,
detta di Gesù Maria (Leggendario Francescano, 21
agosto), che morì professa nell’Ordine di S. Chiara in Burgos nel 1650. Fin
dalla puerizia, ebbe grandissima divozione verso Gesù bambino, e ne ricevette
grazie segnalatissime.



[14] Daniello BARTOLI, S. I., Vita del P. Nicolò Zucchi, S.
I., lib. 2, cap. 6. Opere, vol. XXI. Torino, 1825, pag. 59, 60.



[15] «Spinetta: strumento musicale a tasti, come il cembalo, ma di più
semplice costruzione. Oggi non è quasi più usato, avendo il pianoforte
preso il suo posto». RIGUTINI e FANFANI. Vocabolario della lingua parlata.





testo tratto da: S. Alfonso
Maria de Liguori, OPERE ASCETICHE Vol. IV, pp. 244 ó 251, CSSR, Roma
1939