Dell’amore al proprio disprezzo (Avviso al lettore)

Combattimento spirituale

«DELL’AMORE
AL PROPRIO DISPREZZO»

DEL SERVO DI DIO

P. GIUSEPPE IGNAZIO FRANCHI d’O.












Avviso al lettore
*


La presente
operetta del servo di Dio p. Giuseppe Ignazio Franchi, morto il dì 9 aprile
1778, fu stampata la prima volta senza il suo nome, volendo egli per la sua grande
umiltà che fosse occultato: e sebbene ne fossero fatte più centinaia
di copie, ben presto si trovarono tutte esitate.

Essendo pertanto richiesta con grande istanza da più persone non solo in Firenze,
dove egli sempre visse in concetto di gran virtù, ma da altre parti ancora,
si diede al pubblico l’anno 1784 con qualche aggiunta a’ propri luoghi di altri suoi
lumi, che dopo la sua morte si sono trovati da lui scritti. Finalmente adesso, per
soddisfare al desiderio di devote persone, si stampa in Verona con diligenza, il
più che si può, al sommo pregio dell’ opera corrispondente

Gioverà questa a produrre quel frutto salutevolissimo, che ha recato a molti
di quelli, che l’hanno letta, come appare nelle memorie delta vita del medesimo servo
di Dio, date alla luce in Lucca nell’anno 1783; delle quali si mettono qui tre soli
casi avvenuti, lasciando nella considerazione altrui a raccogliere da questi soli
quello che a sperar sarebbe dalla lettura di questo libro, se altri prendesse a farla
con sincero proponimento di trarne profitto. Certa donna dabbene viveva in sua casa
assai tribolata per 1e continue noie e dispetti, che le facevano alcuni di sua famiglia,
tenendo con lei assai spiacevoli e aspre maniere. Di che ella sentiva tanto fastidio,
che quasi non si sapeva che fare; e a consolarnela qualche poco, pareva che né
i conforti del confessore, né devote considerazioni, né la lettura
di buoni libri, né altri argomenti, con i quali si voleva darle pur qualche
pace, facessero alcun profitto.

Finalmente, come a Dio piacque, il suo confessore le diede da leggere questo libro,
e la confortò a sperare che della lettura di questo ella avrebbe ricevuta
non piccola consolazione. Il lesse ella; e tal si sentì per esso da subita
gioia tutta riconfortare, che a lui poscia tornando, Padre, gli disse, Dio vi perdoni,
che prima d’adesso non mi deste da leggere il libro del p. Franchi; che io avrei
assai prima incominciato a portare in pazienza il mio presente travaglio e più
meriti mi sarei acquistata di quello, che senz’esso io mi trovi aver fatto; ma io
il farò certamente, se Dio mi aiuti, per l’avvenire.

Ivi pure è narrato di certa dama, la quale soffriva uno incomportabil travaglio
dallo scostumato vivere di suo marito, che invescato in certa malvagia amicizia,
perdutone ogni amore alla moglie le si era convertito in carnefice; tanto con ogni
maniera di oltraggiosi trattamenti la angustiava. Ore accade che a lei, per divina
disposizione, venne veduto questo libro; e fattasi a leggerlo, non facile. a dimostrare,
qual potentissimo alleviamento ella ci trovasse delle sue pene; intanto che non restava
mai di ringraziar Dio, che si presta via le avesse mostrata d’uscir affanno; mettendole
in cuore per questo mezzo tanta virtù, che ella potè poi sempre la
sua grave tribolazione portarsi in pace.

Similmente si legge di una fanciulla, la quale udendo la sua maestra, presso cui
ella andava alla scuola leggere questo trattato, quantunque ella non, avesse che
soli forse dieci anni, nondimeno così bene le sentite cose le penetrarono
al cuore, e alla mente le si mostrarono, che alla maestra rivolta: conviene dunque,
le disse, disprezzar se medesime, che noi il meritiamo; e perciò, maestra
mia, ditemi pure qui in presenza di tutte le altre, ch’io sono brutta. Questo per
avventura a chi non vede più avanti, sembrerà poco o nulla; ima ben
riguardare alla disposizione, e ai sentimenti che sono propri di quella età,
apparisce quanto la lezione di questo libro valer debba a mettere nei maturi animi
delle pie persone, quell’amore al proprio disprezzo, che è il fondamento della
vera pietà, e il fine inteso in questo trattato. Ti voglio però qui
esortare, cristiano lettore, che non ti lasci sconfortare o atterrire da ciò
che nell’articolo secondo troverai scritto, né per quello di più avanti
leggere ti spaventi. Vinci con forte animo l’asprezza dì questo sentiero,
appresso il quale ti troverai in più agiato cammino, la cui dolcezza ti verrà
tanto piacevole, quanto fu grave la fatica e la noia del sostenuto disagio. Vivi
felice.






*Premesso all’edizione di Verona del 1786












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