Dell’amore al proprio disprezzo (ARTICOLO V)

Combattimento spirituale

«DELL’AMORE
AL PROPRIO DISPREZZO»

DEL SERVO DI DIO

P. GIUSEPPE IGNAZIO FRANCHI d’O.












ARTICOLO V

Si
accennano i mirabili vantaggi, che provengono all’uomo dall’amore del proprio disprezzo.




Per risolvere le difficoltà che si incontrano e si presentano dinanzi
per impedirci qualche nobile impresa, giova moltissimo, a fronte di tali difficoltà,
considerare i vantaggi da conseguirsi da noi a tal fine. Quindi si è giudicato
opportuno, per infondere coraggio contro l’arduità dell’acquisto dell’amore
al proprio disprezzo, di accennare con brevità gli altissimi beni che all’uomo
provengono da un tale amore. Se ne metteranno però in veduta soltanto dodici
dei principali.



1. Vantaggio. La distruzione della superbia, che è stata ed
è per l’uomo l’origine e la sorgente d’ogni sciagura. E chi non vede atterrarsi
un tal mostro a misura che prende forza nell’uomo l’amore al proprio disprezzo, che
tira ad annichilare l’oggetto della stessa superbia?



2. La rovina dell’amor proprio, figlio infelice della superbia, il quale e
si produce e si conserva e si invigorisce nel seno della medesima detestabilissima
madre. Chi svelle dalle radici una pianta, senza dubbio atterra i suoi parti e germogli:
e in simile maniera chi strappa dall’umano cuore la superbia, ne porta via ancor
l’amor proprio dipendente da quella.



3. La purificazione delle colpe passate, perché amando il disprezzo,
si riordina e ricompone quello che la passata superbia aveva disordinato e scomposto;
e con l’esercizio continuo che uno fa a se stesso, nel resistere ai moti della natura
contraria all’amore del disprezzo, si pagano moltissime pene dovute alle commesse
colpe.



4. La preservazione da innumerabili peccati che provengono dalla superbia,
che da Dio si chiama il principio d’ogni peccato: La superbia è l’inizio di
ogni peccato (Sir 10,15 Vulg.), al pari dell’amor proprio, di cui afferma
Gesù: chi ama la sua vita la perde (Gv 12,25). Tolti dunque
di mezzo i due disgraziati genitori di tutte le colpe, ne segue che si tronca la
strada a peccati senza numero.



5. La liberazione da moltissime turbolenze e afflizioni. Infatti se ci poniamo
a riflettere ad una massima parte di tali mali, che purtroppo di frequente crucciano
gli uomini, li vedremo pullulare dal disamore al disprezzo, che è quanto dire,
perché senza badare a tanti motivi che hanno di dover essere disprezzati,
applicati solo a secondare quella naturale avversione che portano al disprezzo, provano
angosce fierissime, quando sono offesi o nell’onore o in altra qualsivoglia cosa.
Ma se giungono ad amare il proprio disprezzo, cessano queste turbolenze, e in una
somma pace si mantiene il cuore: questo, non avendo quiete finché aspira a
grandeggiare nel mondo, con amare il disprezzo, viene anche a non curare qualunque
altro oggetto fuori che Dio solo solo, che contro la propria volontà da nessuno
gli può esser tolto: sicché non vi ha chi gli tolga la pace. Inoltre
strano non sembra agli amatori dei proprio disprezzo di non avere quel bene, che
credono di non meritare, e di esseri soggetti a quei mali che giudicano piccolissimi
e come da nulla, in comparazione del loro merito.



6. L’acquisto d’ una perfetta umiltà, virtù reputata dai Santi
il fondamento di tutte le virtù e la base della santità ; perché
l’amore al proprio disprezzo comprende il più bello e il più sostanziale
e massiccio della stessa umiltà : onde a questa pietra di paragone si discernono
i veri umili.



7. Il conseguimento dell’evangelica perfezione e di un’altissima santità;
perché se ne tolgono gli ostacoli, si abbattono le forze della natura e si
accrescono a dismisura quelle della grazia, che Dio riserva agli umili: Dio resiste
ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia
(Gc 4,6; 1 Pt
5,5). Quindi un vero amante del disprezzo, per esser vero umile e vuoto di sé,
Dio ha luogo d’inondarlo col proprio Spirito santificatore. Con la pratica dell’amor
del disprezzo si esercita la massima carità verso Dio, perché ella
resta più pura e più netta da ogni umano interesse, e perché
a Dio si sacrifica quei che l’uomo onesto stima sommamente prezioso, cioè
l’onore. Parimente la carità verso il prossimo si perfeziona, distendendola
eccellentemente sino ai nemici, e a maraviglia si conserva ed accresce la scambievole
concordia con chi si convive, il che il divino nostro Maestro ci raccomanda così
vivamente.



8. Una eccellente somiglianza con Gesù, che fu in terra come il centro
e il bersaglio dei disprezzi, dei disonori, degli obbrobri, dei quali si saziò,
quasi fossero sito cibo e bevanda. Che gran bene sia questo, s’intenderà quando
si rifletta che in una tale conformità con Gesù sta riposta la marca
e il carattere dei predestinati, secondo la dottrina dei grande Apostolo: quelli
che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine
del Figlio suo
(Rm 8,29). E tra i medesimi eletti i più eminenti
e distinti sono quelli nei quali più risplende un tal carattere e somiglianza.
Perciò l’amore al disprezzo costituisce l’uomo in una maggior sicurezza della
sua eterna salute.



9. L’amore del proprio disprezzo ci produce abbondante consolazione spirituale.
A sé chiama Cristo i travagliati ed afflitti, e li esorta ad apprendere da
lui la mansuetudine e la vera umiltà, che, senza dubbio, racchiude in se l’amore
al disprezzo: venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite
e umile di cuore
, e loro promette invigorimento e ristoro, e per le loro anime
un dolce riposo: e troverete ristoro per le vostre anime (Mt 11, 28-29).

Quindi vediamo che i veri umili ed amatori dell’abbiezione sogliono anche nel presente
secolo viver santamente contenti e tranquilli; e se c’è vera consolazione
di spirito in terra essi la gustano ed esperimentano, perché proprio è
del Signore il consolare gli umili: (2 Cor 7,6). Sopra di questi pure riverberano
copiosi i raggi della divina luce, che è si gioconda per l’anima: onde Gesù
esaltò l’eterno suo Padre per aver manifestato agli umili quei divini misteri
che si tenevano celati agli orgogliosi: Ti benedico, o Padre, Signore del cielo
e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti
e le hai rivelate ai piccoli
(Mt 11,25; Lc 10,21).

Il tutto in conformità delle divine promesse, che, ove fosse umiltà,
ivi pure sarebbe la sapienza: la saggezza è presso gli umili (Prov
11. 2).



10. Un contento sommo; ed è il maggiore che abbiano in questa vita
gli amatori del proprio disprezzo, cioè quello che provano alla loro morte,
sul riflesso dei gusto grande che hanno dato al Signore, nell’aver sofferto volentieri,
con tutte le ripugnanze della natura, i disprezzi per amor suo. E manifestamente
lo diede a conoscere, un buon religioso, il quale essendo sempre vissuto amante dei
disprezzo di se medesimo, nelle sante occasioni che ebbe nel monastero in cui abitava,
vicino a morte, vedendo intorno al letto i suoi religiosi che l’assistevano, in quell’estremo,
volgendosi ad essi con viso tutto lieto ed amabile, sciogliendo la moribonda lingua,
affettuosamente li ringraziò della gran carità ,che gli avevano fatto
in tutto il tempo che era stato fra loro, di averlo sempre tenuto basso, dì
non aver giammai fatto alcun conto di lui, e di essere stato da essi , per umiliare
la sua superbia, in vari modi per suo bene disprezzato. A questi accenti si sciolsero
in un dirotto pianto quei religiosi, e rimasero altamente confusi di loro medesimi,
conoscendo che con i loro scherni, dileggiamenti e disprezzi avevano, a discapito
della loro coscienza, formato un santo per il paradiso.



11. Un impareggiabile tesoro e pienezza di meriti nella presente vita; grazie
al fatto che questi dal cristiano s’accumulano a misura dell’abbondanza della divina
grazia (che si è veduto conferirsi da Dio agli umili) e della carità
con cui si opera; e una tal carità sovrabbonda negli amanti del disprezzo,
perché sono vuoti d’amor proprio e di se medesimi, e non altro cercano che
Dio; e finalmente perché costoro più partecipano dei meriti di Gesù,
mentre sono a lui più conformi ed uniti.



12. Un’altissima gloria nel cielo, corrispondente alla loro santità
e somiglianza con Cristo, e allo straordinario loro merito. E questa appunto è
quella esaltazione ineffabile tante volte da Dio promessa ai veri umili, che si deprimono
ed annichilano in terra per suo amore, e quell’ammirabile partecipazione della gloria
del Redentore, nelle umiliazioni di cui entrarono così bene a parte nel mondo.

Dal detto sin qui si raccoglie, che il disprezzo è un bene di altissimo pregio,
e quantunque tale non appaia agli occhi dei senso e dell’umana ragione – perché
racchiuso rimane sotto un’amara scorza e una spiacevolissima apparenza – pur trasparisce
il suo valore agli occhi della fede e al lume di Dio, il quale ogni cristiano deve
principalmente attendere, e farlo servire di regola a tutti i suoi pensamenti e operazioni,
dopo averlo prima richiesto e ricercato con ogni studio. Quindi è che i santi
illustrati dalla divina luce hanno avuto per il disprezzo una stima assai sorprendente,
onde si è acceso nei loro cuori per il medesimo un sincerissimo amore. Non
è perciò meraviglia , che altri di loro lo abbiano senza fine desiderato,
e in mille e mille guise cercato, come un S. Filippo Neri e un S. Ignazio di Loyola
: altri lo abbiano con gran premura domandato a Dio in premio di eccellenti e travagliosi
servigi a lui per lungo tempo prestati, nel tempo stesso in cu i il Signore gli incitava
a chiedere ricompensa a loro gusto e soddisfazione, come un s. Giovanni della Croce,
il quale, come leggesi nell’ufficio di detto santo, essendo una volta interrogato
da Cristo Signore, che cosa desiderasse in ricompensa delle sue fatiche, rispose:
Signore, patire ed essere disprezzato per te
: altri abbiano costituito nel vilipendio
la vera allegrezza di un discepolo del Redentore, e il colmo del gaudio che provasi
in terra nel colmo del disprezzo, come un S. Francesco d’Assisi. In conseguenza di
ciò ne succede che, se a noi vogliamo il vero bene, ed amiamo sinceramente
Iddio, dobbiamo pure amare il disprezzo, o almeno procurare, per quanto possibile,
di riporvi l’affetto: e se l’incontriamo, non attristarci e lagnarci, come moltissimi
fanno, ma consolarci, festeggiare e gioire, perché si è finalmente
trovato il tesoro nascosto, da tanti e tanti, e forse ancor da noi, fin qui né
saputo né conosciuto, e però non mai cercato né procurato.

Non tralasceremo frattanto di santamente invidiare la bella sorte dei giusti disprezzati,
che, vilipesi dagli uomini, soffrono con amore e con pace le onte e gli oltraggi,
dando loro il buon pro, e congratulandoci con essi della felicità inenarrabile
che Dio loro assegna, e che a pochi è concessa, reputandoci immeritevoli di
imprimer baci sopra i loro piedi, e di far loro da servitori.

E qual uomo savio, che sia dotato di ragione e di fede, potrà mai porre in
non cale e trascurare l’acquisto di tali e tanti beni e di si stupendi vantaggi?
E se questi provengono senza dubbio dall’amore al proprio disprezzo, non sarà
egli un dovere di procurarlo ad ogni costo anche per questo capo? Giacché
per un altro motivo e necessario di procacciarlo, cioè perché Dio lo
richiede e l’esige da noi. Sia pur dunque vero e si conceda liberamente, che è
molto difficile all’uomo il fare acquisto di un tal amore: che si deve inferire da
ciò? forse che se ne debba tralasciare il conseguimento? Pessima conseguenza.
Anche il salvarsi è malagevole, esclamando il Salvatore: quanto stretta
invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono
quelli che la trovano!
(Mt 7,14). Nessun cristiano però può
ricavare da ciò, doversi trascurar l’eterna salute, ma bensì che si
debbono adoperare i mezzi vigorosi e possenti per ottenerla. E questo appunto si
ha da inferire e praticare nel caso nostro. Se è impresa molto ardua il conseguire
un vero amore al proprio disprezzo, dunque col divino aiuto appigliamoci ai mezzi
più efficaci e valevoli per acquistarlo, giacché da un tal amore ridonda
una gran gloria a Dio, e a noi un impercettibile vantaggio.












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