Della rettitudine e purezza d’intenzione

Combattimento spirituale

Esercizio di perfezione e di cristiane virtù
composto dal padre Alfonso Rodriguez S.J.

TRATTATO III. DELLA RETTITUDINE E PURITÀ D’INTENZIONE CHE DOBBIAMO AVERE NELLE OPERE NOSTRE
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CAPO VII. Del fine e della retta intenzione che dobbiamo avere nelle nostre operazioni.

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1. A Dio ogni cosa.
2. Pratica d’un monaco.
3. Come praticarla noi.

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1. Abbiamo sin ora trattato come si hanno da fuggire, nelle opere che facciamo, la vanità e i fini umani, che è deviare dal male; adesso tratteremo del fine e della intenzione che dobbiamo avere in esse, che è il maggior onore e la maggior gloria di Dio. S. Ambrogio, (S. AMBR. Hexaemer. l. 5, c. 18, n. 6) porta a questo proposito quel che i naturalisti dicono dell’aquila, che la prova che fa per conoscere se i suoi pulcini sono legittimi, è prenderli colle unghie e tenerli così sospesi nell’aria incontro ai raggi del sole. Se guardano fisso in esso, senza batter palpebra, li tiene per suoi figliuoli, li rimette nel loro nido, li alleva e porta loro da mangiare come a figliuoli; ma se vede che non possono guardar fisso il sole, non li tiene per figliuoli e li lascia cadere da alto in basso. A parte l’attendibilità del fatto, si conoscerà se noi altri siamo veri figliuoli di Dio, se guarderemo fisso nel vero Sole di giustizia, che è Dio, indirizzando a lui tutto quello che facciamo, di maniera che il fine e il bersaglio di tutte le opere nostre sia il piacere e dar gusto a Dio, e il far in esse la sua santissima volontà. Si accorda molto bene con questo quel che disse Cristo   nostro Redentore: «Chiunque fa la volontà del mio Padre, che è nei cieli, quegli è mio fratello, mia sorella e mia madre» (Matth. 12, 50).

   2. Si legge di uno di quei Padri antichi, che avanti a ciascuna opera che voleva cominciare stava prima alquanto fermo; ed essendogli domandato, che cosa facesse, rispose: Vedete, le opere da se stesse non valgono nulla, se non si fanno con buon fine e con buona intenzione. E come quegli che tira di balestra, per dar nel bersaglio, sta prima alquanto fermo, pigliando ad esso la mira; così io, prima di far l’opera buona ordino e indirizzo la mia intenzione a Dio, il quale ha da essere il bersaglio e il fine di tutte le opere nostre: e questo io sto facendo quando sto fermo. Or questo è quello che noi altri abbiamo da fare. «Ponimi come sigillo sopra il cuor tuo» (Cant. 8, 7). E come il balestriere, per poter dar meglio nel bersaglio serra l’occhio sinistro e solamente guarda col destro, acciocché la vista stia più raccolta e non si distragga e fallisca, guardando in più parti; così noi altri abbiamo da serrar l’occhio sinistro dei riguardi umani e terreni, e aprir solo il destro della buona e retta intenzione; e in questa maniera colpiremo in questo bersaglio del cuore di Dio. «Tu hai ferito il cuor mio, o sorella mia sposa, tu hai ferito il cuor mio con uno degli occhi tuoi» (Cant. 4, 9).

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   3. Per parlare più chiaramente e per venir in questo più al particolare, dico che abbiamo da procurare di riferire e indirizzar attualmente tutte le opere nostre a Dio: e in questo vi è il più e il meno. Per la prima cosa, subito che ci siamo levati la mattina abbiamo da offrire a Dio tutti i pensieri, le parole e le operazioni di quel giorno, e chiedergli che tutto sia per la gloria ed onore suo; acciocché, quando di poi venga la vanagloria, possiamo dirle con verità: tu sei arrivata tardi; ché già la cosa è stata data ad altri.
   E di più, non abbiamo da contentarci di offrire e riferire attualmente a Dio, quando ci leviamo la mattina, tutto quello che faremo quel giorno; ma abbiamo anche da procurare di assuefarci, quanto più ci sia possibile, a non cominciar cosa che prima non venga attualmente riferita alla maggior gloria di Dio. Come lo scalpellino, quando squadra pietre, e il muratore, quando fabbrica, sogliono tenere in mano la regola e il piombino ed applicarlo a ciascuna pietra o mattone, che mettono in opera; così noi altri abbiamo da regolare e indirizzare ciascuna opera con questa regola della volontà e della maggior gloria di Dio. E di più, come non si contenta uno di questi operai di applicar la regola e il piombino una volta sola nel principio, ma l’applica una e più volte, sinchè la pietra sia del tutto. ben collocata; così noi altri non abbiamo da contentarci solamente di riferire a Dio le opere che facciamo una volta pel principio; ma dobbiamo inoltre riferir gliele mentre le stiamo facendo. Ed insomma le abbiamo da far in tal maniera, che sempre stiamo offrendole a Dio, con dire: Signore, per voi fo questo; lo fo, perché voi me lo comandate, perché così voi volete.