Cap. IX: Maria, difesa di Gesù

Ave Maria!


MARIA
DEBELLATRICE DELLE ERESIE

di P. Amadio M. Tinti O.S.M













Gaude,
Maria Virgo,

cunctas haereses

sola interemisti in universo mundo
Immacolata Tiepolo Prado





CAPITOLO
DECIMOPRIMO



Maria, difesa di Gesù



Nel sesto secolo
della Chiesa non vengono registrate eresie propriamente dette; solo si ristudiano
le precedenti, tentando di dare loro, sotto aspetti diversi, una più mitigata
interpretazione. La stessa condanna data alle eresie dai Concili Ecumenici, il più
delle volte serviva ad alcuni per modificare le frasi ereticali, sforzandosi di conciliarle
con i dogmi cattolici. Però spesso avveniva che per correggere un errore,
si cadeva in altri nuovi.

Questo avvenne anche con gli eutichiani, i quali si divisero in varie sette, e si
diffusero un po’ dappertutto nell’Oriente.

I primi furono gli Acefali.

Gli Acefali, così detti perchè per diverso tempo rimasero senza un
proprio capo, erano eutichiani spinti, e sostenevano che nel Concilio di Calcedonia,
Eutiche non fu apertamente e chiaramente condannato, perchè in quel Concilio
diversi Padri si riservarono di esaminare più attentamente la lettera che
il Papa Leone aveva scritto, e questi Padri, nonostante la loro riserva, non furono
allontanati dalla assemblea. Dunque, dicevano gli Acefali, molti Padri dubitarono
che la lettera del Papa potesse essere soggetta a qualche errore: quindi esigevano
che venisse condannato il Concilio di Calcedonia, risultando almeno dubbia la condanna
di Eutiche.

A questa obbiezione si può rispondere che i molti Padri, i quali vollero meglio
controllare la lettera del Papa Leone, non fu perchè dubitassero della genuina
dottrina del Sommo Pontefice, ma solo ex linguae obscuritate, cioè
perchè non avevano compreso bene la lingua latina, e non perchè dubitassero
che fosse falsa la dottrina del Papa (Pighi T. 1. p. 276).

Ma gli Acefali continuarono ad insegnare che in Cristo esistessero le due nature
solo prima della unione del Verbo, e dopo l’unione rimase solo la natura Divina.

Condannata questa eresia, come si è già detto, sorsero i Corruttibili,
i quali, volendo correggere l’errore, dicevano agli Acefali: Voi, siete in errore,
perchè Gesù Cristo fu vero uomo, ma soggetto a tutte le infermità
umane, compresa la corruzione.

Contro questi, sempre con l’intento di correggere l’errore, seguirono gli Incorruttibili,
i quali affermavano che Gesù Cristo aveva una natura umana apparente, quindi
era incorruttibile,

Ma voi tutti, Acefali, Corruttibili e Incorruttibili siete nel falso, dissero gli
Agnoeti, perché si deve riconoscere in Gesù Cristo, oltre alla
natura Divina, anche la natura umana identica alla nostra, fuorchè nel peccato:
solo si deve ritenere che avesse una scienza limitata e difettosa. Infatti, dicevano
gli Agnoeti, quando gli Apostoli domandarono a Gesù quando sarebbe avvenuto
il giorno del Giudizio universale, Egli non lo disse perché lo ignorava (Pighi
Hist. Eccl. T. 1. p. 200).

Seguirono altre sette, ma tutte provenivano dalle controversie Cristologiche delle
precedenti eresie.

Certo furono quelli tempi di grandi lotte e sofferenze per la Chiesa! E tutto aveva
origine dal fatto di non approfondire il privilegio della Divina Maternità
di Maria SS.ma. Gli eretici, disgraziatamente, si figuravano la Vergine Maria come
una donna qualunque e madre ordinaria, o al più madre di un grande uomo, che
aveva concepito e partorito senza saperlo, senza alcun merito personale e senza alcuna
partecipazione alla grandezza del suo figlio, di cui essa, come asseriscono gli eretici,
non è che una superflua rappresentazione.

Con questi concetti, troppo umani, quale meraviglia se poi, senza un minimo di ragionamento
sui caratteri singolari di questa Maternità Divina, gli eretici, di cui non
pochi hanno spiccato per la loro intelligenza, sono caduti in gravissimi errori,
circa la persona del nostro Signore Gesù Cristo? E’ vero, il titolo di Madre
di Dio, specialmente nei primi tempi della Chiesa, poteva dare l’idea di un assurdo,
ma se fosse stato esaminato spassionatamente e approfondito, come fecero i santi
Padri, si sarebbe trovato che nulla v’è di più esatto per raggiungere
la verità.

Basta osservare gli annali religiosi dei popoli per trovare, nel fondo delle loro
credenze, la convinzione sulla promessa fatta da Dio, che una vergine avrebbe concepito
e dato alla luce un figlio.

L’empio Supuis, nella sua opera su l’origine dei culti, mentre credeva di gettare
dubbi e incertezze sul cristianesimo, mostrando come tra le favole pagane e i misteri
cristiani esistessero molte analogie, provò che in tutti i mistici del mondo
era comune l’oracolo: «Una Vergine concepirà e partorirà»;
ed il suo sistema anziché nuocere, servì ad illustrare maggiormente
la verità.

Gia si sapeva da Tertulliano che il paganesimo conservava alcuni avanzi delle antiche
tradizioni, e che molto era stato attinto dai libri santi, per ornare le sue favole
(Apolog. v. 47).

Boulanger, altro miscredente, nella sua «antichità svelata», osserva
che l’aspettazione del liberatore era talmente sparsa nel mondo antico, che poteva
dirsi Chimera universale, mantenuta da una moltitudine di oracoli incomprensibili:
che tutti accennavano la Giudea come il polo di speranza.

Questa aspettazione la troviamo anche noi espressa da Tacito e da Svetonio, i quali
ne assegnavano la fonte antica nei libri sacerdotali degli ebrei.

Anche le antichità galliche vennero a confermare questi documenti storici.
L’origine «Druidica» della devozione a nostra Signora di Chartres, è
dimostrata da una iscrizione trovata sopra un altare pagano: «Virgini Pariturae
Druides». Ciò faceva dire all’Olier «che questa devozione era
la prima del mondo per la sua « antichità, perchè è stata
eretta per profezia» (Olier. T. l. p. 69).

Ma molto più importante è quello che i santi Padri hanno preso dalle
Sacre Scritture: Simboli e figure che, se preannunciavano il Salvatore del mondo,
preannunciavano pure la Divina Madre Maria, come ebbe a dire S. Pio X: «L’adempimento
delle figure e degli oracoli, dopo Cristo, lo troviamo in Maria» (Encic. Ad
die,m illum).



Si attenda a quello che scriveva S. Giovanni Damasceno: «Voi, o Maria, siete
quel regio solio a cui gli Angeli fecero corona, Scorgendovi assiso il loro Signore
e Creatore. Figura Vostra fu quell’arca per cui fu salva la seconda generazione del
mondo.

Voi delineò il Roveto, Voi espresse la Tavola scritta dal dito di Dio, Voi
preconizzò l’Arca della legge, l’aurea Urna, il Candelabro, la Mensa, la Scala
di Giacobbe ecc.» (Orat. in Deip.).

Associata a tutte le sorti del Salvatore del mondo, Maria non poteva considerarsi
da Lui disgiunta in alcun momento; e la Chiesa, custode e maestra della verità,
ha sempre insegnato che la Divina Maternità di Maria SS.ma è, in ogni
tempo, argomento irrefutabile della vera Umanità e Divinità del suo
Figliuolo Gesù; ed ogni qual volta si intaccavano queste verità, la
Chiesa adunava Concili, fulminava anatemi, censurava Vescovi, non risparmiava chi
era investito delle più alte dignità, li scomunicava e li deponeva.
Questo non già perchè la Maternità Divina di Maria fosse una
credenza nuova, ma perchè faceva parte di quella fede di cui la Chiesa è
la vera ed unica depositaria.

La Madre di Dio è e sarà sempre la sentinella posta a difesa del suo
Divin figliuolo e nostro Signore Gesù Cristo

Tertulliano diceva: «Il raggio di Dio, Figlio dell’eternità si è
spiccato egli stesso dalle celesti altezze, come era stato predetto: infine egli
è disceso, si è posto sopra una fronte verginale, ed il Verbo si è
fatto carne, e il gran mistero del genere umano si è adempiuto: Noi adoriamo
un Uomo-Dio» (Tert. De Resur. n. 7).

Ma chi ci convince a questa adorazione? Maria, la Madre di Gesù!

È sempre Lei che ci presenta il suo Figlio vero Dio e vero Uomo.

In qualunque momento si consideri la Vergine Santa, o con Gesù nel seno, o
con Gesù Bambino tra le braccia, o ai piedi della Croce, Maria ne proclama
sempre la Divinità e l’Umanità.

Per Mariam ad Iesum!











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Testo tratto
da: P. Amadio Tinti O.S.M., Maria debellatrice delle eresie, Pistoia 1960,
pp. 52-55.