CRISTIANESIMO VISSUTO (IV parte)

Combattimento spirituale


«CRISTIANESIMO
VISSUTO»

di
François-de-Sales Pollien certosino



















Parte IV



GLI ESERCIZI DI PIETÀ

I. I rimedi.



Perché
approfitti così poco delle innumerevoli grazie di Dio? Perché sei malato.
La tua mente è malata e non sa v edere; il tuo cuore è malato e non
sa amare; i tuoi sensi sono malati e non sanno agire. Dunque bisogna guarirli, e
per guarirli ci vogliono dei rimedi. Quali sono questi rimedi? Ce ne sono alcuni
che Dio stesso ha preparato, ed altri che sono preparati dalla Chiesa. Con termine
generico si chiamano esercizi di pietà.

Che cosa sono dunque gli esercizi di pietà? Non sono la pietà, ma i
rimedi della pietà, la quale non consiste nel fare molti pii esercizi, ma
nel farli come si deve; come la salute per un malato non consiste nel prendere una
quantità esagerata di medicine, ma nel prenderle quando son necessarie.

Sono rimedi, i rimedi delle tue infermità spirituali. Bisogna ricorrere ad
essi quanto lo richiedono le infermità interiori, ma non altrimenti. E quando
si vuole sinceramente guarire non si fa gran caso della qualità del rimedio;
gradevole o ripugnante, lo si prende. Non è un affare di fantasia, ma è
una questione di guarigione.

Vedi in che modo serio, sobrio e generoso bisogna saper comprendere, amare e fare
gli esercizi di pietà? E per te una questione di vita o di morte; quando si
è malati e molto malati, non bisogna scherzare coi rimedi; bisogna pigliarli
a tempo e nelle condizioni volute, se no… Oh! bada, veli, tu sai quanto sei malato
nella povera anima tua!… e quanto essa ha bisogno di rimedi! e quanto sei debole!…
Sii serio, e impara a curare l’anima tua almeno quanto il tuo corpo.

Tu sei risoluto di prendere i rimedi che occorrono, cioè, di fare gli esercizi
di pietà che ti sono necessari; sei a ciò risoluto ad ogni costo, perché
prima di tutto tu vuoi vivere da cristiano e non menar la male odorante vita di quei
cadaveri che si chiamano peccatori. Non voler essere del numero di coloro, a cui
Gesù Cristo disse: Sepolcri imbiancati, belli di fuori, pieni di putridume
dentro
1. Tu non ami alcun putridume,
quello dell’anima meno di quello del corpo; perché sai che quello dell’anima
è più orribile di quello del corpo, e stimi l’anima tua più
del tuo corpo. Nessun putridume; Dio non t’ha data una tale vocazione, ma quella
della santità
2. Dunque, rimedi!… rimedi
per guarire, rimedi per preservarti.


II.
I rimedi di Dio.


I primi e più
importanti sono i rimedi di Dio, quelli che Dio stesso ha fatti e preparati per te.
Dal momento che Nostro Signore per se stesso si è degnato di preparare alle
tue infermità certi rimedi e indicarti la necessità e il modo di prenderli,
bisognerebbe non aver la fede per aver l’ardire di trascurarli. Dio senza dubbio
conosce le tue infermità, e conosce i mezzi per guarirle. Celeste medico,
inviato dal Padre suo per guarire i mali delle anime, Gesù Cristo ha preparato
dei rimedi; è giunto persino a comporne con la sua carne e col suo sangue.
Bisogna confessare che è difficile al medico di spingere più lontano
l’amore per i suoi malati
3. Allora che dire del malato
che non vuole rimedi?

I rimedi di Dio sono i sacramenti e la preghiera. Anzitutto i sacramenti, grandi
tesori della Chiesa, grandi rimedi della vita cristiana; tu li conosci. Il Battesimo
che crea questa vita, la Confermazione che la fortifica, la Penitenza che la ripara,
l’Eucaristia, che la nutre, l’Estrema Unzione che la corona, l’Ordine che ne perpetua
i ministri, e il Matrimonio che ne perpetua gli individui: ecco il grande arsenale
delle grazie, gli accumulatori dell’elettricità divina. Nostro Signore ha
ivi condensato i Più ricchi frutti della Passione. Vi è forse bisogno
di esortarti a ricorrere ad essi? Oh no, certamente! Perché sono persuaso
che tu provi un vero bisogno dei due sacramenti, che sono la quotidiana riparazione
ed, alimentazione della tua vita. Se della confessione e della comunione tu non senti
il bisogno e l’amore, non dirmi che hai desiderio di vivere. Se ti farai tirare per
accostarti al santo tribunale ed alla sacra mensa, tu pendi molto più verso
le tue passioni che verso Dio; c’è in te più il senso del mondo che
di Cristo. Dio non occupa in te che un piccolo posto, e senza dubbio giungerai a
restringerglielo ancora. Sai che con Dio non bisogna scherzare
4; bisogna trattarlo da Dio; tu ne sei convinto e
sei deciso a trattarlo in questo modo. Ebbene se sei risoluto di essere franco con
te stesso e con Dio, se sei deciso di diventare un uomo di fede e di dovere, io non
ho bisogno di dirti né quando né come devi ricorrere ai sacramenti.
I bisogni dell’anima tua te lo diranno sufficientemente, e finché i bisogni
dell’anima tua non te lo diranno, quello che potranno dirtene i libri o gli uomini
non avrà grande influsso. su di te. Il cuor retto non ha bisogno di tante
esortazioni e prediche, quello che egli sente ha più valore di ciò
che gli si dice. Del resto, per la grazia di Dio, oggi s’insiste tanto sulla frequenza
alla Comunione, che potrai udire raccomandazioni ed esortazioni senza numero. Non
ho dunque da aggiungere le mie raccomandazioni a tante altre, e non faccio che ripetere
il mio grande consiglio: Sii sincero, va’ sino in fondo alla tua fede. Vedi? la fede,
come l’amore, non è una questione di parole o di lingua, ma è prima
di tutto una questione di verità e d’azione
5.
Ah, s’io potessi convincerti di questo! Se potessi insegnarti ad essere un uomo di
fede! un uomo di verità e di sincerità!

Che? un cristiano, che sul serio vuol vivere da cristiano, avrebbe dunque bisogno
d’esser incessantemente spinto da esortazioni, forzato dalla sorveglianza, senza
la quale ricade inerte? Egli non ha dunque nulla nella mente nè nel cuore.
La vita non viene dal di fuori ma dal di dentro; e se dentro non c’è nulla,
mai non vi sarà vita. Non parlarmi di quegli esseri senza carattere, che non
hanno più vita d’una carretta. La quale, quando è tirata, cammina;
ma appena si lascia, rimane dov’è. Tu non apparterrai mai alla categoria di
quegli esseri fiacchi e vuoti, vili e falsi, che fanno il bene per timore o per compiacenza,
per adulazione o per ipocrisia’ per vanità o per interesse. Il bene, per essere
vero, dev’esser sincero, e se c’è una buona azione in cui si richiede la sincerità,
è soprattutto la frequenza dei sacramenti. lo fremo al solo pensiero dei sacrilegi
che si commettono per ipocrisia. Ma gemo pure pensando alla viltà dei cuori
che si fanno trascinare. Oh! no, tu non sarai mai né un cuor vuoto, né
uno spirito falso.


III.
La preghiera.


Dio tutto accorda
alla preghiera, tutto, anche i miracoli. Ma perché si fa pregare? Per sforzarti
ad accostarti a lui. La preghiera è uno dei più grandi mezzi di avvicinamento
a Dio. Se egli avesse posto tutto a tua disposizione, senza che tu avessi alcun bisogno
di ricorrere a lui, vivresti in un perpetuo allontanamento da lui, usando ed abusando
di tutto, senza più curarti di lui. Vedi un po’ se non succede sempre così.
Quando non s’ha bisogno di niente, si pensa poco a Dio; ma il bisogno riconduce a
lui.

Perché l’unione con Dio è il supremo scopo della tua vita, la preghiera
il tuo supremo dovere. Essa mette la tua mente, il tuo cuore e i tuoi sensi in relazione
con lui. È la preghiera che fa cessare a poco a poco la distrazione abituale
della tua vita.

Distrazione, lo sai, vuol dire separazione. Tu vivi abitualmente separato da Dio;
la tua mente, il tuo cuore e i tuoi sensi sono occupati in cose lontane da lui, ecco
la tua distrazione; è il gran male di cui tu hai riconosciuta l’estensione
e che bisogna guarire.

La preghiera riconduce a Dio la tua mente, il tuo cuore e i tuoi sensi; li ricolloca,
almeno per un momento, vicino a Dio; li riabitua a viver vicino a lui, e man mano
ch’essa diventa più viva e frequente, tu vivi più abitualmente in unione
con Dio. Comprendi perché Dio si fa pregare, e perché si fa pregare
tanto? Quanto più si fa pregare, tanto più ti sforza ad accostarti
a lui. Vi sono grazie che Dio non accorda se non a preghiere lungamente ripetute
e moltiplicate; e la più grande grazia è sforzarti così ostinatamente
a pregare, perché così ti sforza ad un ravvicinamento più completo.

Oh! come sarai felice quando comprenderai questo perché della preghiera! Più
felice ancora se contrarrai lo spirito di preghiera: lo spirito di preghiera, cioè,
il bisogno di ritorno e di ricorso continuo a Dio, il bisogno di trattenerti con
lui in intimità, il bisogno di parlargli e di udirlo parlarti, il bisogno
di essere con lui.

Ad altri io consiglierei la preghiera. Tu che vuoi essere cristiano nell’anima, che
ad ogni costo vuoi vivere per Dio, abbi lo spirito di preghiera. Il cuore che trova
gravosa la prehiera non ha che un germe di vita cristiana. È forse possibile
che la respirazione sia gravosa ad uno che ha buoni polmoni? La preghiera è
il respiro dell’anima cristiana, che ha bisogno d’esalare il suo soffio verso Dio
e di aspirare l’aria di Dio. La preghiera deve diventare per l’anima tua tanto facile,
tanto necessaria e benefica, quanto il respiro per il tuo corpo.

Come vedi, la preghiera nella sua essenza non è un formulario. È un
movimento dell’anima e non un movimento delle labbra. Senza dubbio vi sono delle
formule, che incarnano meglio questo movimento profondo e vero dell’anima verso Dio,
e queste formule aiutano molto la preghiera; ti dirò presto quali sono le
migliori. Ma in sostanza la preghie Dio, è il ritorno verso Dio, è
il trattenimento con Dio, vita con Dio. Ed è in questo senso che Nostro Signore
diceva che la preghiera deve durar sempre e non cessare mai
6. Può il tuo corpo cessar di respirare? e
perchè l’anima tua cessa di pregare? Per l’anima cessar di pregare è
come pel corpo cessar di respirare, è il soffocamento e la morte. Quando l’anima
tua pregherà istintivamente cosi come il tuo corpo respira, tu sarai cristiano,
perché sarà un vero segno che tu vivi. Il corpo, che non respira più,
è un cadavere; cosi l’anima. Il corpo, che respira difficilmente, è
malato; così l’anima. Il corpo, che ha un respiro ampio, ha una vita potente;
così l’anima. Ma come giungere a dar all’anima quella potenza di respirazione
divina, che si chiama lo spirito di preghiera?

Ci arriverai anzitutto sotto l’ispirazione e la direzione dello Spirito Santo. Poiché
egli viene in soccorso della tua debolezza. Tu non sai quello che devi domandare
a Dio, per pregare come si deve. Ma lo Spirito divino viene in te a formare dei gemiti
ineffabili, che sono la vera preghiera. E colui che penetra il fondo dei cuori comprende
i desideri ispirati dal suo Spirito, perché il suo Spirito forma nei Santi
una preghiera secondo Dio
7. E in che modo lo Spirito
Santo forma la preghiera nel cuore dei Santi? Con tutte le particolarità dell’azione
divina che porta la grazia e di cui ti ho a lungo parlato precedentemente. Sii dunque
sottomesso a quest’azione dello Spirito di Dio, e potrai diventare non solo un uomo
di preghiera nel senso ordinario della parola, ma un uomo di orazione. Puoi trovare
degli aiuti efficaci anche nelle pratiche istituite dalla Chiesa.


IV.
I rimedi della Chiesa.


Esiste nella Chiesa
una quantità abbastanza considerevole di pratiche e di formule pie, introdotte
dai Santi ed approvate da essa; è una farmacia molto ricca di tutte le qualità
di medicine. Non ci sono malattie nelle anime che non vi possan trovare i rimedi
convenienti. Ciò vuol forse dire che occorra sovraccaricarsi di queste pratiche?
Dimmi, quando vai in una farmacia, compri forse tutte le medicine che vi si trovano?
Ti basta pigliare quelle di cui hai bisogno. Fa’ qui lo stesso.

Anzitutto è necessario cercare un vero farmacista e diffidare dei ciarlatani,
che non sono, rari oggigiorno, per l’anima come per il corpo. La Chiesa è
la sola farmacia riconosciuta da Dio, per distribuire i veri rimedi delle anime.
Sii dunque implacabile nel tener lontani da te, come rimedi da ciarlatani, tutte
le invenzioni fantastiche delle divozioni non approvate. Tu mi comprendi, ed è
questa una raccomandazione importante.

Adesso, nella farmacia del buon Dio, scegli i che rimedi che fanno per l’anima tua.
– Quali? mi dirai. – Ecco. Vi sono esercizi obbligatorii, la Messa nei giorni festivi,
quegli atti indispensabili che ogni cristiano deve fare di tanto in tanto, cioè,
gli atti di fede, di speranza e di carità, la confessione annuale, la comunione
pasquale, ecc. In questo non si deve avere nessuna esitazione, perché da ciò
dipende in modo assoluto la tua salute spirituale. Sono rimedi di cui la vita d’un
cristiano non può far a meno sotto pena di perire.

Altri esercizi sono di consiglio, come le preghiere del mattino e della sera, i vespri
della domenica, la celebrazione delle feste non comandate, la frequenza più
assidua dei Sacramenti, la devozione a Nostro Signore, alla S. Vergine ed ai Santi,
la meditazione, l’esame, ecc. Qui per fare la tua scelta e trovare la giusta misura,
hai già bisogno del consiglio del tuo medico. Sai chi è il medico dell’anima
tua? Il Direttore della tua coscienza, che tu devi consultare, perché a lui
spetta il dirti quello che conviene ai tuoi bisogni presenti.

Ma soprattutto bisogna consultarlo per la terza categoria di rimedi, di quelli, cioè
che sono puramente facoltativi. Sentirai raccomandare un’infinità di pratiche
e devozioni, di quelle, s’intende, che sono approvate: delle altre ho già
detto quello che si meritano e non ne parlo più. Su questo punto tienti in
guardia contro due eccessi: anzitutto quello di denigrare queste divozioni in se
stesse; dal momento che sono approvate dalla Chiesa, sono buone. Se vuoi pigliarti
giuoco degli abusi, fallo; ma lo devi fare in modo da mettere in ridicolo l’abuso
e vendicare la vera divozione. A me piace sferrare tutte quelle stupidaggini che
mettono, in ridicolo la religione. Il secondo eccesso dal quale devi preservarti
è quello che io ti autorizzo a fustigare, e che consiste nel sovraccaricarsi
puerilmente una infinità di piccole cose.

Poco e buono, ecco una prima regola in fatto di divozioni facoltative. Eccone una
seconda: Libertà assoluta. Non bisogna attaccarsi a nulla, e sentirsi liberissimo
di pigliare questi esercizi secondo i bisogni dell’anima. Non devi usarne che per
elevare il tuo spirito, il tuo cuore e i tuoi sensi a Dio. Perciò essi debbono
variare secondo che ti trovi più lontano o più vicino a Dio. Vedi?
Bisogna che tutto sia subordinato alle necessità vere della tua vita cristiana.
Dunque nessun sovraccarico o legame importuno, ma nel tempo stesso nessun disgusto
o viltà. I sovraccarichi indicherebbero che tu non sai, e le viltà
che tu non vuoi, e sarebbero due sintomi assai gravi, poichè non sapere e
non volere sono le due grandi malattie dell’anima. Tu studiati di non avere nè
l’una nè l’altra. Devi formare in te lo spirito di preghiera, dilatare il
respiro dell’anima tua. Abbi tanta energia da rendere necessari i rimedi, e tanta
saggezza da non pigliarne alcuno che sia inutile. A più forte ragione, abbi
tanta prudenza da prenderne alcuno nocivo.

Insomma, quello che deve dominarti, guidarti, eccitarti in tutto, è il bisogno
di vita: tu sei fatto per vivere E sai cosa vuol dire vivere; mi feci premura di
dirtelo fin da principio. Se ti preme di vivere, cioè di sviluppare tutto
quello che deve essere sviluppato in te, tu saprai pigliare i rimedi ed evitare i
veleni. Beato colui che ha l’istinto della vita. E appunto questo istinto io mi studio
di formare o di ridestare in te. Tu vedi che non cerco in modo alcuno di soffocarti
in una regolarità esteriore; a me non piacciono le mummie per quanto ricche
siano le bende in cui sono avvolte. Quello che amo è la vita; quello che cerco
è che tu viva; quello per cui m’affatico è farti comprendere la vita.
Vedi: la pianta che vive sa discernere da se stessa i succhi propizii alla sua alimentazione.
Abbi la vita, e saprai scegliere i rimedi utili alla tua crescenza divina.


V.
Sguardo retrospettivo.


Ripigliamo, se
vuoi, in una breve sintesi, l’esposizione della vita cristiana nella sua essenza.
In primo luogo lo scopo è la parte fondamentale. Lo scopo è quello
di arrivare a conoscere, amare e servire anzitutto Dio per primo, come abbiamo veduto
nella prima parte; poi, Dio solo, come abbiamo veduto nella seconda.

Il lavoro per raggiungere tale scopo è quello di accettare l’azione di Dio
e di far il tuo dovere, ed è quello che abbiamo veduto nella terza parte.

Senonchè per il fatto della corruzione della nostra natura pel peccato, la
mente, il cuore e i sensi sono assai lontani da questo scopo e da questo lavoro.
Perciò si rende necessario di rimetterti davanti agli occhi, nel cuore e fra
le mani lo scopo e il lavoro. Ed ecco il compito degli esercizi di pietà,
che noi studiamo in questa quarta parte.

Di grazia, ritieni diligentemente questo concetto fondamentale della religione, il
quale sarà per te una luce ed una forza. Vedrai più tardi da quante
sciocchezze e piccolezze, tenebre e incoerenze, incertezze e falsità ti libererà.
Molte anime vegetano nelle inezie, perché non hanno idee giuste. Ed io desidero
soprattutto che tu non sia un uomo schiavo delle inezie.

Un uomo simile sa malissimo quello ch’egli è, dove va, quello che fa. Egli
si trastulla, perde il suo tempo, spreca la vita. Nulla è organizzato in lui.
Lo vedrai annettere una grande importanza a certe puerilità, e trascurare
i punti essenziali; praticherà molte devozioni da nulla, e non conoscerà
neppure i suoi doveri più fondamentali. Nulla è così triste
a vedere come siffatte vite disorientate. Tale è un viaggiatore, che piglia
il primo treno che viene, senza sapere dove vada. Egli si ferma in un luogo sconosciuto;
viaggia così all’avventura senza essersi prefissa nè la mèta
dove vuole dirigersi, nè la via che deve seguire, nè il treno che deve
prendere.

Ti scongiuro, non devi essere un cristiano di avventura! Per non essere tale, devi
sapere esattamente qual è la tua mèta, quale la tua via, quali i tuoi
mezzi. E non confondere codesti tre ordini di cose. I mezzi non servono che per la
via, e la via non serve che per la mèta. I tuoi esercizi di pietà sono
fatti per farti seguire la volontà di Dio, e tu devi seguire la volontà
di Dio per andare alla gloria di Dio. Ecco come devi comprendere la tua vita di cristiano,
se vuoi essere serio.


VI.
Le pratiche cristiane.


Ciò rammentato,
devi sapere che gli esercizi introdotti nella Chiesa si riallacciano a tre punti
fondamentali. Gli uni hanno per obbiettivo principale la mente, altri si rivolgono
di preferenza al cuore e i terzi agiscono più specialmente sui sensi.

Pei sensi anzitutto la Chiesa ha le cerimonie del suo culto, le solennità
delle sue feste, le attrattive delle sue divozioni. È forse per divertire
la sensibilità ch’essa cerca tanti mezzi per influire sull’immaginazione?
No, certo, ma per strappare i sensi all’attrattiva del piacere creato e richiamarli
al servizio di Dio. Per ciò è che alla Chiesa non piacciono gli sfoggi
rumorosi e le esibizioni che arieggiano il teatro. Ohimè! di cose simili ne
incontri troppo spesso in certe chiese: fuggile. Il culto cristiano è sempre
serio nella sua beltà; i suoi splendori riflettono nel loro aspetto la serenità
del suo scopo. Questo per l’appunto bisogna amare. Che fantocci di cristiani sono
mai, o mio Dio, quegli esseri che vanno alla Chiesa per lo sfoggio degli abbigliamenti,
per le attrattive della musica, delle decorazioni e dei bei parlatori! Finché
sentirai che l’anima tua non obbedisce che a sentimenti di questo genere, io non
ho nessuna fiducia nel tuo cristianesimo. Cerca quello che può elevare i tuoi
sensi a Dio, e non quello che ti fa riposare nel solletico degli orecchi, degli occhi
e alle volte d’altra cosa. Ah! lascia la vanità agli esseri schiavi della
vanità!

Pel cuore quali risorse si trovano nelle esortazioni della Chiesa, negli esempi santificanti
dei suoi eroi, nelle associazioni cristiane, nelle opere di zelo e di carità!.
La Chiesa vorrebbe pur avere degli uomini di carattere e di energia, degli uomini
dal cuor largo e forte, degli uomini capaci di tutti i sacrifici e di tutti gli eroismi!
Quante creazioni fanno appello ai cuori generosi, per farne dei magnanimi! Tra i
Santi, quale vuoi imitare? Tra le esortazioni della Chiesa, quale ti conquisterà?
Fra le opere di zelo pel bene altrui, a quale consacrerai la tua vita? Non spetta
a me dirtelo. È la gran questione della vocazione. Lo spirito di Dio, che
soffia dove vuole, soffierà senza dubbio sul tuo cuore, poiché il tuo
cuore è aperto al soffio di Dio e preparato alla generosità della dedizione.
Non ho che un consiglio da darti. Sta’ attento a non seguire che lo Spirito di Dio,
e decidendoti a dare il tuo cuore, non lo dare che a Dio. Diffida degli sfruttamenti
umani; tu ne incontrerai anche sulla via del bene. Vi sono oggidì, nelle buone
opere, molte buone volontà abbastanza male impiegate, e per conseguenza assai
sterili. Oh! com’io auguro al tuo cuore di non attaccarsi che a Dio, con quella sincerità
illuminata, che ti ho tanto raccomandata finora! Desidero ardentemente che la tua
vita sia diretta seriamente, che i tesori del tuo cuore siano impiegati utilmente,
che nulla di ciò che Dio ti ha dato vada perduto, che tu sia un uomo ed un
cristiano, utile a te stesso ed utile agli altri. Lasciami dir ancora tutto quello
che desidero per te: Desidero ardentemente che tu viva. Io venni, dice il fondatore
del cristianesimo, affinché essi abbiano la vita e la sovrabbondanza della
vita
8. Vorrei pur saper farti
gustare queste parole del Salvatore!

Infine, per lo spirito, la Chiesa ha le sue istruzioni sotto tutte le forme, le sue
meditazioni, le sue letture, i suoi esercizi spirituali. I libri e le parole non
mancano. Nel nostro secolo superficiale, ohimè! spesso è la sostanza
che manca nei libri e nelle parole. A proposito, permetti che ti dia un consiglio
riguardo alle tue letture. Abitua la tua mente ai libri serii: non permetterle mai
di contentarsi delle frasi sonore, e dei bagliori dello stile. Te l’ho già
detto tante volte, non bisogna appagarsi di parole. Sii tenace nel tenere la tua
biblioteca come la tua mente chiuse alle frivolezze. Dio sa se ve ne sono!… Fa’
ancora qualcosa di più: imponiti come una legge per la tua intelligenza di
non frequentare altro che i genii. Quanti sono i genii che dominano l’orizzonte umano!
tu non li frequenterai mai tutti. Perché allora perdere il tempo? Dal punto
di vista religioso, come da quello filosofico e scientifico, tu devi vivere con le
menti più elevate. E non stare a dirmi che sei troppo piccolo per frequentare
una scuola così grande. Se vuoi darmi retta, nessuno si fa comprendere cosi
bene come un genio. Un genio che fosse oscuro non sarebbe più un genio. E
quante ricchezze e che luce, che godimento si trova nella loro compagnia!… Dunque
siamo intesi: in fatto di religione, come in tutte le cose, tu ti rivolgerai sempre
ai grandi maestri. lasciando in disparte i mediocri. Rammenta il pensiero di S. Agostino:
Tutto ciò che è fatto pel regno dei cieli deve essere grande, perché
in cielo non entra nulla che non sia grande
9.


VII.
La meditazione.


Gli esercizi che
riguardano la mente hanno necessariamente il primo posto, poiché la mente
tiene il primo posto tra le facoltà umane. Ma fra gli esercizi della mente
ve ne sono due sui quali voglio richiamare più vivamente la tua attenzione:
e sono la meditazione e l’esame di coscienza.

– La meditazione! ma essa è buona pei religiosi, mi dirai.

– Sì, è cosa certamente buona pei religiosi; ma potrebbe anche essere
cosa ottima per te. E tu diventerai difficilmente un cristiano sincero, se non ti
abitui alle riflessioni serie, che si chiamano meditazione. Forse te ne fai un’idea
molto più complicata di quanto non sia in realtà.

Ma dimmi, sai che riflettere sopra una lettura che fai, su un pensiero che ti trovi
nella memoria, su un’istruzione che ascolti? Riflettere su un dovere da compiere,
su un lavoro da seguire, su mezzi da prendere? Riflettere, cioè, considerare
attentamente nell’intimo una questione che t’interessa, perché riguarda la
tua vita pratica, e richiede una decisione. Riflettere, chi non lo sa fare? E chi
non lo fa? L’uomo serio si chiama per l’appunto un uomo riflessivo. Tu che vuoi essere
un uomo serio, son sicuro che hai già contratto abitudini di riflessione,
e ne fai molte, forse troppo inquiete sul tuo presente e sul tuo avvenire. Tu sai
dunque riflettere.

D’altra parte sai che cosa significa pregare. Pregare è, trattenersi con Dio,
sia con sentimenti interni, sia con parole esterne. Poiché vuoi essere cristiano,
hai già delle abitudini di preghiera seria; poiché non può essere
cristiano chi non prega. Questo lo sai benissimo.

Ebbene, giacchè conosci queste due cose, la riflessione e la preghiera, tu
saprai prestissimo meditare; perché la meditazione non è altro che
l’unione della preghiera con la riflessione. Sotto qualunque forma tu la faccia,
qualunque sia il metodo a cui t’appigli per aiutarti, allorché rifletterai
pregando, o pregherai riflettendo tu mediterai. Ed è appunto questo che ti
voglio suggerire.

In questa unione della preghiera con la riflessione, che è la meditazione,
troverai tre vantaggi considerevoli:

1° Le tue preghiere diventeranno più serie, più profonde, più
vive. Ti abituerai a non recitare meccanicamente delle formule, senza gustarne il
senso. Non ti potresti immaginare quali profondità di senso racchiudano le
preghiere della Chiesa. Il Pater esempio, che tu reciti così spesso, è
un mondo infinito. Nell’Ave Maria, negli atti di fede, di speranza, di carità
e di contrizione, tutte le parole contengono dei tesori. Non è un peccato
recitare con leggerezza cose così belle? La recita meccanica delle preghiere
vocali è segno di un cristiano superficiale, e conduce l’uomo a mentire perpetuamente
a se stesso. La realtà dei sentimenti del suo cuore non risponde alle parole
che dice. E una simile menzogna pratica, in uno degli atti più sacri della
vita, in verità, fa pena.

2° Troverai nella meditazione un altro vantaggio, quello di santificare e vivificare
le tue occupazioni. Il tuo lavoro è troppo naturale; nel corso pratico della
tua vita giornaliera, Dio non occupa il posto vivente che gli è dovuto. Tu
ti agiti in un movimento affatto umano, senza far entrare Dio nelle riflessioni e
nelle preoccupazioni, che la tua vita t’impone. Abituandoti ad unire la preghiera
con la riflessione, la meditazione fa entrare l’elemento soprannaturale nel quadro
della tua pratica.

3° E quindi risulta un terzo vantaggio, che è l’unità della tua
vita. Tu ora sei troppo scisso in due. Quando sei nella preghiera, la tua mente non
ci si trova abbastanza, restando essa negli affari e nelle preoccupazioni esteriori.
Quando attendi al lavoro, non ci si trova abbastanza Iddio. La tua preghiera non
è abbastanza umana e il tuo lavoro non è abbastanza cristiano. Non
è abbastanza umana la tua preghiera, perché è o troppo distratta
o troppo astratta. Nei momenti felici, essa è troppo fatta di sogni e d’immaginazioni,
che sei tentato di pigliare per divozione. Nel corso ordinario essa si trascina nella
dissipazione. Il tuo lavoro non è abbastanza cristiano, perché è
troppo naturale e troppo terreno. Tu non sei lo stesso in Chiesa e sul lavoro. Sei
come un serpe tagliato in due; il corpo si agita da una parte, mentre la coda si
torce dall’altra.

Ed io vorrei riunire questi due tronconi della tua vita; vorrei che tu fossi uno…
il medesimo da per tutto, cristiano da per tutto, nel lavoro come nella preghiera,
nella tua vita esteriore come in Chiesa, mettendo anzitutto Dio ovunque al primo
posto, giungere poi ad amare lui solo. Il cristiano è un uomo tutto di un
pezzo, la sua vita intera si ispira ad un solo principio, è un… uomo!

L’abitudine di meditazione che ti consiglio ti condurrà ad essere questo.
Quando saprai unire la riflessione alla preghiera, tu diventerai uno; perché
dovunque rifletterai sarai portato a pregare; e dovunque pregherai, sarai portato
a riflettere. Vedi come allorché il serio e il soprannaturale si danno la
mano abbracciando tutta la tua vita, tu diventerai un… cristiano?… Ora credo
che comprenderai perché e come ti consiglio la meditazione.

Non mi domandare il metodo per arrivarvi. Ci sono tanti metodi, ch’io sarei molto
impacciato se volessi sceglierne uno per te. Del resto io non ti conosco; può
darsi che non t’occorra alcun metodo; può essere che tu abbia bisogno di un
metodo molto semplice; forse sei di quelli che non sanno fare un passo se non appoggiati
ad un meccanismo complicato. È cosa che deve decidere il tuo direttore. Secondo
la mia abitudine, io cerco di lumeggiare i primi principii, lasciando alla tua buona
volontà la cura di metterli in pratica.

Del resto, devi comprendere che la meditazione che io ti consiglio non consiste tutta
in questo breve esercizio che farai ogni mattina pigliando un libro, sul quale rifletterai
davanti a Dio. La mezz’ora o il quarto d’ora di riflessione, che si chiama comunemente
la meditazione formale, non dev’essere che la preparazione della tua vera meditazione,
vale a dire, del tuo stato meditativo. Poiché se mi comprendi, devi sforzarti
di diventare un uomo riflessivo e di preghiera, che unisca abitualmente la riflessione
alla preghiera, nel corso della giornata. E bisogna che tu giunga a farlo in un movimento
di vita semplice, facile, pratico, egualmente scevro di naturalismo e di sentimentalismo,
egualmente lontano dall’esagerazione e dalla dissipazione.


VIII.
L’esame di coscienza.


Ecco una questione
vitale fra tutte; qui sta il centro del meccanismo della vita cristiana. E ne capirai
il perché. Tu hai una mèta: Dio; hai un cammino: la conformità
alla volontà divina; hai i mezzi per questo cammino verso questa mèta:
gli esercizi di pietà. Mèta, cammino, mezzi, tutto questo deve sostenersi,
legarsi e non formare che una cosa. La mèta vuole il cammino, il cammino vuole
i mezzi; i mezzi devono assicurare il cammino, e il cammino raggiungere la mèta.
È in tal modo che tu concepisci la vita cristiana, non è vero?

Ora che cosa è che riallaccia il cammino alla mèta e i mezzi al cammino?
Ci vuole qualche cosa che ti assicuri che il tuo cammino va diritto alla meta, e
che i tuoi mezzi favoriscono efficacemente il tuo cammino. Bisogna che tu ti renda
conto della meta, del cammino e dei mezzi. E ciò non isolatamente, ma in una
sola e medesima veduta simultanea, a fine di stabilire la correlazione dei mezzi
al cammino, e del cammino alla mèta.

Non leggere questo correndo, ti prego, perché desidero che tu comprenda bene,
qui più ancora che altrove; poiché qui sta il nodo della tua vita.

Voglio che la tua vita sia una, ed è qui che troverai il mezzo pratico di
renderla davvero una. E se non cerchi di avere un’idea chiara e distinta di ciò
che qui ti dico, perderesti il meglio di quest’operetta, perché non ne vedresti
il concatenamento e ti sfuggirebbe l’attuazione.

Dunque bisogna vedere se tu servi realmente Dio per primo e Dio solo, che è
la mèta; se vivi in comunione di conformità alla volontà di
Dio nell’accettazione e nell’azione, che è il cammino; se finalmente impieghi
gli esercizi utili, che sono i mezzi.

E bisogna vedere queste tre cose con un solo colpo d’occhio. E come vederle? Con
l’esame di coscienza.

Esso deve renderti conto di queste tre cose: Vai alla mèta? Sei sulla buona
strada? Usi i mezzi efficaci? Se esso non ti rende conto di queste tre cose ad un
tempo, è insufficiente e non adempirà alla sua missione.

Tu vedi che sono importantissime domande quelle che si propongono all’esame. È
la tua vita intera che dev’essere scandagliata negli strati più profondi.
Ed osservando non bisogna accontentarsi di sguardi superficiali ma è necessario
saper discendere nelle profondità e nella realtà delle cose.

– Ma allora, mi dirai, l’esame è una cosa singolarmente difficile! – Conveniamo
anzitutto che non può darsi esame serio ed efficace in altra maniera, e vediamo
se, per farlo così, la pratica è difficile.


IX.
Il macchinista.


L’anima è
una, ma le sue disposizioni interne sono molteplici assai. Le une sono buone, le
altre cattive. Tu hai delle inclinazioni o delle abitudini virtuose, come il sacrificio
di te stesso, l’umiltà, la carità, la sobrietà, ecc.; hai pure
delle tendenze perverse, come l’orgoglio e la sensualità, che sono le due
più grandi. È sotto l’influsso di queste inclinazioni e tendenze che
tu agisci. Quelle che sono buone ti fanno andare dalla parte di Dio; quelle che sono
cattive ti fanno andare dalla parte di te stesso. Infatti hai capito che non vi sono
che queste due direzioni nella vita: o la ricerca di Dio o la ricerca di sé.
Per conseguenza il problema è molto semplice poiché si riassume così
in questi due termini: C’è ricerca di Dio o ricerca di te stesso?

– Ma non mi pare completamente semplice. Ci sono in me tante tendenze, tante inclinazioni,
tanti sentimenti! Come giungere a conoscerli tutti? E se non li conosco tutti, non
sarò mai sicuro di non ingannarmi.

Ascoltami. In un treno vi sono parecchie carrozze; ogni carrozza ha parecchie ruote.
Quante ruote da far camminare affinché il treno avanzi! E bisogna che tutte
camminino, e che tutte insieme siano trascinate in un medesimo movimento e mantenute
nella medesima direzione. Il macchinista che è incaricato di regolare il cammino
del treno, lo sa benissimo. Tuttavia credi che lui si preoccupi del numero delle
ruote? È l’ultimo dei suoi pensieri. Credi forse che abbia da mettere in moto
ciascuna ruota, l’una dopo l’altra? Ce ne vorrebbe del tempo! E si otterrebbe un
bel cammino! Il suo lavoro è ben più semplice.

Egli ha alla mano una chiavetta, che comanda il vapore. Quando vuol mettere in moto
il treno, farlo avanzare o indietreggiare, accelerarne o rallentarne la velocità,
pone la mano sulla sua chiavetta; un piccolo giro ed ecco fatto! E tutte le ruote
camminano, e il treno tutt’intero obbedisce ad un giro di chiave. Vedi che gran movimento
cominciato e diretto da un colpo di mano.

Lo stesso succede all’anima tua. Per quanto numerose siano le sue disposizioni, per
quanto molteplici i movimenti, occorre solo un giro di mano affinché tutti
seguano una determinata direzione. Non deve essere più questione di pigliar
le une e gli altri ad uno ad uno, come per il macchinista non è più
questione di pigliare ad una ad una le ruote del suo treno.

– Ma com’è possibile questo, mi domandi? – Avviene con la stessa facilità
e semplicità con cui agisce il macchinista.

– Benissimo, mi dirai; ma la semplicità della manovra del macchinista suppone
ancora che il treno sia formato e che tutto sia a posto. E il lavoro per formare
un treno non è già più l’affare d’un giro di mano.

– Sì, ma per quanto riguarda l’anima tua, puoi star tranquillo: è Dio
stesso che forma il treno. Egli ha incatenato l’uno all’altro il tuo corpo e la tua
anima, le tue facoltà, le tue disposizioni e le tue attitudini
10. Egli ha preparata la via della sua volontà,
per la quale devi camminare. Egli accende e mantiene il fuoco della grazia santificante
e il vapore della grazia attuale.

Senza dubbio dovrai di quando in quando rivedere e pulire ciascuno dei pezzi del
meccanismo.

È quello che devi fare nelle confessioni ordinarie, ma soprattutto negli esercizi
annuali, che devono essere il rinnovamento di tutti i congegni dell’anima tua. Siffatto
lavoro di revisione e di riparazione ha un’importanza capitale, ma non è quello
che ora ti voglio insegnare. Ciò che qui ti voglio dire, riguarda unicamente
il cammino del treno e la maniera di dirigerlo. Dunque per assicurare il buon cammino
della tua vita, che cosa hai da fare? Semplicemente quello che ha da fare il macchinista;
cioè aver l’occhio attento e girare a proposito la chiavetta che comanda il
vapore. Ecco quello che si fa con l’esame di coscienza.

Ma qui ho bisogno di lasciar un istante la parola ad un autore, il cui libro m’ha
ispirato il meglio delle riflessioni che t’ho esposto finora. Ardisco raccomandarti
la lettura dell’opera sua, per quei giorni in cui sarai deciso alle riflessioni serie.
Egli completerà vantaggiosamente ciò che qui soltanto ho potuto abbozzare
troppo imperfettamente
11.


X.
Lo sguardo interiore.


Come bisogna fare
l’esame di coscienza? Con un’occhiata. Gettata dove? Nel centro del cuore. Per vedere
che cosa? Una sola cosa, la disposizione dominante. E che cosa è questa disposizione
dominante? È il sentimento che fa muovere il cuore. Difatti io non faccio
nulla, senza che il mio cuore sia spinto a farlo da un pensiero, da un sentimento
che lo determina. Quando domando a qualcuno: Perché fai questo? egli mi risponde:
Per la tal ragione. Questa ragione è il pensiero che lo fa agire; e questo
pensiero è la disposizione dominante del suo cuore in quel momento.

Ebbene è questa disposizione, questo pensiero, questo sentimento che l’esame
deve colpire. Perché? Perché è ciò che fa muovere il
mio cuore, e determina la mia condotta. Quando l’ho colpito, io so a che punto mi
trovo e dove vado. Se vado diritto, cioè, a Dio, tutto è in regola
e non ho che da continuare la mia strada. Se vado di traverso, cioè, alla
mia soddisfazione, raddrizzo la mia intenzione.

Ma è facile cogliere questo sentimento, questa disposizione dominante? Facilissimo,
costa semplicemente un’occhiata. Dov’è il mio cuore?… E guardo e vedo…
Vedo benissimo se va diritto o no, e perché va o non va diritto… ciò
balza agli occhi… quando si vogliono aprire.

– È tutto qui l’esame? – Sì, tutto; o almeno ne è l’essenziale.
Fintantoché questo non è fatto, non ci può essere esame serio;
quando questo è fatto, l’esame è assicurato.

– Ma, e gli altri pensieri?… gli altri sentimenti?… e le azioni?… – Ah! ecco…
I pensieri, i sentimenti che non dominano, non sono pericolosi. Essi non hanno importanza
seria, se non quando giungono a dominare, dirigere il cuore. Ma quando giungono a
tal punto, sono alla loro volta colpiti dall’occhiata dell’esame.

E quando ho successivamente afferrato i sentimenti buoni e cattivi, che fanno muovere
il mio cuore, allora come conosco profondamente l’anima mia! Conosco tutte le molle
della macchina; con ciò è facile il dirigerla. Ho detto i sentimenti
buoni e cattivi, perché bisogna vedere il bene come il male, poiché
è lo stato del cuore che si tratta di conoscere.

Quanto alle azioni, la conoscenza del numero non è importante se non per i
peccati mortali, che bisogna confessare esattamente; la conoscenza delle altre azioni
non importa, se non per aiutare la conoscenza della disposizione dominante che le
fa conoscere.

– Ma allora l’esame di coscienza è facilissimo? Il più facile di tutti,
uno sguardo. E posso farlo in un istante, tanto sovente quanto vorrò.

Ma, e la contrizione? e la risoluzione?… Quando lo si sa fare, l’occhiata contiene
tutto questo. Io veggo, mi pento, rettifico
12.


XI.
Semplicità dello sguardo.


Per meglio capire
la semplicità di questa manovra spirituale, che deve assicurare il buon andamento
della tua vita,

ricorda

1° che il tuo fine è essenzialmente uno: glorificare Dio;

2° che il tuo cammino è essenzialmente uno: seguire la volontà
di Dio;

3° che le molteplici disposizioni e movimenti dell’anima tua devono essere dominati
dalla grazia;

4° che la disposizione principale formatrice della tua pietà è
la docilità a Dio.

Per conseguenza di che cosa deve assicurarti l’occhiata? dell’esistenza in te di
questa disposizione dominante, che comanda a tutto. Sei docile a Dio? Ecco in conclusione
quello che bisogna vedere. Se non lo sei, non cammini dritto; se lo sei, cammini
necessariamente diritto, e tutto va bene, Difatti sta lì la vera chiavetta
che comanda il vapore. Quando tu sei pieghevole e docile, l’anima tua è aperta
al vapore della grazia, che si precipita nel meccanismo delle tue facoltà
e le trascina con tutti i loro movimenti nella direzione della gloria di Dio. Se
sei recalcitrante, la chiavetta è chiusa, la grazia è fermata all’entrata,
e il movimento cattivo che tien l’anima tua chiusa a Dio, ti trasporta nella cattiva
direzione.

L’occhiata ha per unico scopo di verificare se l’anima tua è aperta o chiusa;
mantenerla aperta, quando è aperta, e in caso contrario aprirla. È
dunque cosa difficile? E che cosa costa? Non altro che sincerità. Sei risoluto,
sii o no, di essere cristiano? di non esserlo per metà, ma seriamente, a fondo?
cristiano senza viltà e senza falsità? Tutto sta li.

Se ti senti in cuore il bisogno di Dio, non ho più nulla da aggiungere, tu
m’hai capito. Va’ avanti risolutamente, sono sicuro che farai strada e buon viaggio.

Ma basta forse all’occhiata di assicurarsi unicamente dell’esistenza di questa disposizione
principale, che è la docilità? – Si, e ne capirai subito il perchè.
Quando tu sei docile, la grazia entra. Entrando, ti dà luce. Questa luce è
quella di Dio. E su che cosa si proietta? Su Dio, su te e sulle creature. Su Dio
che è la tua mèta; su te, che sei in cammino sulle creature che sono
i tuoi mezzi. Su Dio, affinchè tu lo conosca come devi. Su te, per vedere
i difetti che ti restano, le virtù che ti mancano, i risultati ottenuti, le
disposizioni da cambiarsi, i bisogni da soddisfare, le risoluzioni da prendere. Sulle
creature finalmente, per vedere quelle che bisogna eliminare, quelle di cui bisogna
servirsi e il modo di servirsene.

E con l’aiuto di questa luce, che cosa vedi su Dio, su te e sulle creature? Come
ho già detto nel capitolo della grazia attuale, vedi esattamente i punti da
vedersi, secondo le necessità attuali del tuo cammino. Così tutto è
nella buona luce: la mèta, il cammino e i mezzi. Ed è la grazia, che
ti pone così in luce tutte le cose. E se non le vedi in questa luce, non vedrai
mai niente, o vedrai tutto al rovescio. Ed è l’occhiata che assicura l’entrata
di questa luce.

Cosicchè per conoscere tutto quello che hai da conoscere, ci vuole la grazia;
per introdurre la grazia, ci vuole la docilità; per mantenere la docilità,
ci vuole l’occhiata; per dar l’occhiata, ci vuole la sincerità; la sincerità,
cioè, la buona volontà. Ebbene, dimmi, capisci adesso la manovra fondamentale
del tuo cammino nella vita cristiana? Ne intendi la semplicità? Vedi come,
per compiere tutto quello che contiene il messaggio dell’Incarnazione, che è
il piano di Dio e il tuo programma: Gloria a Dio nei cieli, pace all’uomo in terra,
non si richiede, in ultima analisi, che una sola disposizione: volontà? Ecco
la sola cosa domandata da Dio e cantata dagli Angeli.

La buona volontà, non voglio dubitare che tu l’abbia. No, non può esser
fra noi questione di falsità e di viltà. Ebbene lascia ch’io ti additi
il solo ostacolo, contro cui vanno ad urtare le buone volontà dei principianti
e ignoranti. Essi vogliono, come si dice, cercare il pelo nell’uovo; e siccome quello
non si trova, essi girano qua e là senza nessun profitto. A principio sarai
tentato di trovare l’occhiata troppo semplice, e la complicherai, credendo che si
debba fare di più. Invece di sottometterti, mediante l’intimo sguardo, praticamente
ed efficacemente all’azione di Dio, ti sconvolgerai tutto per vedere di più
e far di meglio. Il che vuol dire che sarai ancora portato a far assegnamento sulla
tua azione più che su quella di Dio. Abbi fede nel Salvatore che ti dice:
Seguimi e non camminerai nelle tenebre, ma avrai il lume della vita
13. Sì, seguilo, mediante lo sguardo interiore;
tien l’occhio fisso sopra di esso, e vedrai presentarsi le occasioni di virtù,
imporsi le risoluzioni, scuotersi i vizi, operarsi le trasformazioni, e svilupparsi
la tua vita. Ti sentirai diventar cristiano per mezzo di Dio.


XII.
In cammino pel cielo.


Ora dimmi se vedi
chiaro il modo di diventare un cristiano puro sangue. Tu sei cristiano e sulla via
della vita. Io ti vedo come un macchinista a cui si dà un treno bell’e formato:
macchine, carrozzoni, provvigioni, operai, tutto è pronto. I fuochi sono accesi,
il vapore freme, perché il treno non parte? Un giro di chiavetta ed eccolo
che si slancia.

Ecco te stesso, ecco la tua vita. Dio stesso ha formato il treno, ha unito insieme
le facoltà dell’anima tua e del tuo corpo: ecco il treno. T’ha preparato un’infinità
di provvigioni: tutte le creature. Ha acceso il fuoco della grazia; la via della
sua volontà è li completamente aperta. Che ti occorre per camminare?
Un’occhiata, è il giro di chiavetta; ed ecco che la grazia ti trasporta, sulla
via della volontà di Dio, nella direzione della gloria di Dio.

E per mantenere questo cammino, non hai da far altro lavoro che quello del macchinista.
Guardalo nell’atto che sorveglia il treno, regola il cammino, fa mantenere il carbone
e l’acqua; egli ha l’occhio al suo affare. Abbi anche tu l’occhio su quello che devi
fare. Sorveglia il movimento dell’anima tua; guarda dove ti trovi, assicura la docilità.
Alla luce della grazia, piglia gli esercizi di pietà che ti sono necessari,
per mantenere il fuoco dell’amore e il vapore della grazia. E cosi mantienti nella
direzione del dovere e nella sottomissione a Dio, per la gloria di Dio.

Ti potrai dunque lagnare che la cosa sia difficile? Davvero, che cosa Dio poteva
fare di più per facilitare la santità? Salvo il metterti nel paradiso
terrestre come Adamo, e ancora!… Oh! sono pur vili ed ignoranti quelli che si lagnano
di Dio! Ignorante oramai tu non lo sei più, se hai compreso ciò che
qui ti son venuto dicendo. Vile non lo sarai mai: sarebbe troppo vergognoso per te.
Si tratta d’una cosa cosi grande e costa cosi poco! E se la natura trova alle volte
la via aspra, il fuoco della grazia trasporta verso le cime, se lo si sa mantenere.

Dunque, in cammino verso il cielo! hai tutto ciò che ti è necessario.
I tuoi santi patroni, il tuo buon Angelo, la dolce Madre, Gesù, Dio stesso
sono con te nel treno. T’accompagnano, ti proteggono, t’aiutano. Sii degno della
loro compagnia, conta su di essi per riparare le tue mancanze, e, viva Dio! progredirai.

In cammino verso il cielo! la via è lunga, non devi perdere nè tempo,
nè forze, nè risorse. Non sei che al principio del viaggio, ecco una
ragione per non sciupar nulla dì ciò che hai. Mostra ora che hai la
fede, che sai ciò ch’è Dio, quello che sei tu, cosa sono le creature,
qual è la via, cos’è il cielo. In cammino verso il cielo!


XIII.
Ultime riflessioni.


Cento volte forse,
durante la lettura di questo libro, hai sentito il tuo cuore. assalito da questo
pensiero: Ma è esagerato e impossibile. Fin dalle prime mosse, se ben ricordi,
ti avvertii dell’inflessibile rigore dei principii che stavi per incontrare. Frequentemente,
nel corso del cammino, ti tenni desto lo spirito e il cuore. Ed ora, sul finire,
provo ancora il bisogno di porti in guardia contro l’argomento dei vili. Lo spirito
di viltà, ispirato dall’istinto egoista del godimento, oh! quanto abilmente
e quanto profondamente s’insinua nella nostra povera natura!

Incessantemente il piacere vuole tirarti in basso e addormentarci nel riposo.

Ed io bramerei ardentemente di farti salire. Vorrei, ed oh quanto! che tu fossi un
cristiano perfetto, integrale, e manchevole in nulla
14.
Ah! Dio mi è testimonio con quale ardore io desidero che tu t’immerga fin
nelle viscere di questa vita cristiana; con quale ardore io domando che il tuo amore
per Dio vada ogni giorno crescendo in una immensa pienezza di scienza e di sentimento;
che tu abbia l’ambizione delle grandi cose, che tu sia sincero e cammini senza inciampare;
che finalmente tu conduca una vita di giustizia veramente feconda mediante Gesù
Cristo per la lode e la gloria di Dio
15.

Oh! te ne scongiuro, ascendi, dilatati. E per salire, sii un uomo di principii. Solo
i principii fanno gli uomini e le cose… Nulla si fa se non coi principii. Provati
solo a fare una combinazione chimica senza rispettare le leggi e i principi che la
regolano. Quando fai dei calcoli matematici, dici forse: due e due fanno press’a
poco quattro? I tre angoli di un triangolo sono qualche volta uguali a due angoli
retti? Ciò ti fa sorridere. Dunque credi che i principii siano più
necessari per fare un calcolo o una combinazione chimica, che per fare un uomo? I
principii fondamentali della religione sono forse meno principii di quelli della
chimica o delle matematiche?

No, senza principii non si fa nulla, nè in chimica, nè in matematica,
nè in religione; null’altro che tentativi ridicoli e risultati falliti. Tu
sarai dunque un uomo di principii, e prenderai nella loro ferrea integrità
le leggi del cristianesimo, deciso di seguirle fino in fondo. Non cercar di accomodarle
ai tuoi capricci; i principi non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono.
Quando si tratta di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. Hai veduto
per l’appunto, che la pratica della vita cristiana deve acconciarsi a tutte le situazioni,
piegarsi a tutto e servirsi di tutto. Fermezza nei principii, dolcezza nei mezzi:
ecco il suggello della verità.

Se hai la disgrazia di fare una breccia nei principii, sarà sempre a profitto
dei tuoi capricci. Ed allora tu sei come una nave senza bussola, come una locomotiva
senza binario, come una foglia in balia del vento. Lo sai, i capricci sono essenzialmente
mobili: quelli di oggi non sono quelli di ieri nè quelli di domani. Così
la tua vita, piegando al soffio dei tuoi capricci, fa di te una banderuola. Ohimè!
I tetti coprono più banderuole di quello che ne espongono al vento! Che triste
commedia è quella d’una povera vita umana, così sballottata di piacere
in piacere, di inezia in inezia, dì nullità in nullità. Quando
non si vive di principii, non vi sono più caratteri.

Non si vuole inflessibilità di principii. Quindi va’ alla cerca dei caratteri.
Fa’ come Diogene: piglia la lanterna e cerca un uomo.

Si dice che sono gli uomini che mancano; non lo credo: sono i principii che mancano
16. È il Padre Aubry,
un pensatore ed un carattere, che così parla. Sì, i principii mancano;
e perché mancano, non si formano più uomini, non si formano più
cristiani.

Prendendo per legge la ricerca del proprio piacere ciascuno s’impicciolisce sopra
di sè, e si isola in sè. Difatti i capricci, i bisogni e i gusti dell’uno
non sono quelli dell’altro; ciascuno ha cosi una legge ed una via individuale, ed
allora è la divisione nelle idee, la competizione negli interessi, il caos
nella pratica. Non c’è più una base comune, non più intesa possibile,
non più unione in nulla, non più accordo per nulla. È la confusione,
è la debolezza, è la rovina. Ecco a che punto ci troviamo, e Dio sa
dove andiamo. Ed è il risultato logico della vita di tentativi e d’incertezze.

Oh! una buona volta, tu che vuoi essere un uomo e soprattutto un cristiano, lascia
lascia da parte i modi di vedere e di fare del mondo degradato; scuoti risolutamente
codesta vita di sentimentalità egoista, di vanità codarda e di falsità
interessata; esci dalla strada fangosa. Vedrai che, se vi è immensamente da
fare e da rifare nella nostra società, è possibile fare e rifare immensamente.
Che bella carriera aperta agli uomini che sapranno avere la mente e il cuore cristiani!
T’ho mostrato qui i principii che fanno le menti e i cuori cristiani. Prendili, svolgili,
falli vivere in te. Va’ a questa mèta, segui questo cammino, piglia questi
mezzi; ed io ti assicuro che sarai un cristiano. Lo sarai e lavorerai a fare dei
cristiani. Aprirai ad altri le vie della vita; trascinerai nel tuo movimento altre
anime, le quali alla loro volta hanno bisogno di vivere. E voi tutti insieme salirete,
e potrà rifarsi una società cristiana.


XIV.
Sii cristiano!


Ed è ormai
tempo che ti spieghi questa espressione, che è la sostanza del libro. Volli
riservarti questa spiegazione per la fine. perché questo titolo è il
compendio di tutto ciò che ho cercato d’insegnarti.

SII CRISTIANO!… Ma che cosa significa essere cristiano? Essere cristiano significa
essere formato e trasformato ad immagine i Cristo. E che cosa è Cristo? Se
vuoi avere qualche intelligenza del mistero di Cristo, è necessario che tu
consideri in lui quattro cose: 1° la divinità: 2° l’umanità;
3° l’unione di queste due nature; 4° la soppressione della persona umana.

1° La divinità. Egli è Dio, Dio perfetto. È il Figlio di
Dio, la seconda delle persone divine. È Dio dall’eternità ed è
tale per tutta l’eternità: Dio non muta
17.

2° L’umanità. Egli è uomo, uomo perfetto. Ha la natura e le facoltà
e le qualità umane, tutta la natura e tutte le facoltà e tutte le perfezioni
umane. Ha come te un’anima ed un corpo, una mente ed una volontà e dei sensi.
Ed è in tutto più perfetto di te.

3° L’unione delle due nature. La natura divina e la natura umana sono unite in
lui; unite, ma non mescolate non confuse; unite, ma senza alterazione, nè
diminuzione, nè cambiamento alcuno nella natura di Dio e nella natura dell’uomo.
È nel medesimo tempo perfetto Dio e perfetto uomo. La divinità conserva
la su infinata perfezione, poichè non può mutare. L’umanità
conserva tutta la sua integrità, poichè è per via della perfezione
dell’uomo che l’unione diventa possibile fra Dio e l’uomo.

4° La soppressione della persona umana. È nell’unità della persona
del Verbo, che sussiste l’unione di Dio e dell’uomo in Gesù Cristo. La persona
umana è assorbita nella persona divina. Che cosa vuol dire?

Vuol dire che la natura umana, la quale possiede nel Nostro Signore tutta la perfezione
d’attività e d’operazione di cui un essere umano è suscettibile, non
può in alcun modo determinarsi e muoversi per se stessa. L’impulso determinante
e il dominio direttivo degli atti umani del Salvatore vengono dalla persona. divina,
in quella guisa medesima che in te i movimenti del tuo corpo sono prodotti dall’anima
tua. E come in te il corpo è incapace d’alcuna attività senza l’anima,
così in Gesù Cristo la natura umana non è suscettibile d’esser
mossa che dalla persona divina
18.

Ecco Cristo, ed ecco il cristiano, perché il cristiano, per portare l’immagine
di Cristo, deve avere questi quattro caratteri, nella misura a lui propria. Ti si
esorta continuamente ad esser cristiano, e incessantemente si parla di vita cristiana,
di pietà, di istruzione, d’educazione, di società, d’istituzioni cristiane,
ecc. Quelli che tale parola pronunciano così spesso, ne conoscono bene il
significato? E tu ne hai un’idea chiara?

Ricordati che quest’epiteto cristiano non puoi e non devi applicarlo
altro che quando trovi riuniti i quattro caratteri che costituiscono Cristo: 1°
elemento divino Perfetto; 2° elemento umano perfetto;

3° unione del divino e dell’umano; 4° annientamento dell’indipendenza umana
di fronte a Dio.

In Gesù Cristo tutto era perfetto fin dal principio: la sua vita era una pienezza
che non potè avere che un accrescimento esterno nel suo elemento umano. La
tua vita propria è un germe che deve svilupparsi, fino a che tu sia l’uomo
perfetto, arrivato all’età della pienezza di Cristo
19. Per conseguenza tu devi diventar cristiano, cioè
a dire, lavorare in te al perfezionamento del divino, dell’umano, e della sottomissione
dell’umano al divino. Il lavoro cristiano è il perfezionamento, e il termine
cristiano è la perfezione di queste quattro cose. Una parola intorno a ciascuna,
al fine di vedere come esse sono contenute nelle quattro parti di questo libro.

L’elemento divino della tua vita è la gloria di Dio. Vedi con quale insistenza
io ti ho domandato di dilatarla in te. Tutto il libro ne è pieno.

L’elemento umano sono le facoltà dell’anima tua e del tuo corpo, la tua mente,
il tuo cuore e i tuoi sensi. T’ho raccomandato abbastanza di svilupparli? T’ho pregato
abbastanza di non vegetare nelle inezie?

L’unione del divino e dell’umano. Non ti ricordi quanto, nella seconda parte, t’ho
predicato l’unione a Dio solo e il distacco assoluto da tutto ciò che non
è lui?

Sottomissione dell’umano al divino. E nella terza parte che cos’ho fatto se non insegnarti
a sottomettere e a conformare in tutto la tua azione alla volontà di Dio?
A lasciarti condurre e maneggiare da. lui? Dimmi, t’ho mostrato il fondo del lavoro
cristiano? Lavora tu adesso, e quando avrai, fino al supremo limite determinato,
ingrandita in te la gloria divina, ingrandite le tue facoltà, la tua unione
con Dio, la tua sottomissione alla sua azione, allora sarai degno del tuo modello,
sarai un cristiano perfetto. Che splendore è un’anima cristiana! O Gesù,
come si conosce poco il significato di questa parola, che si ripete tanto! Se si
sapesse, non si avrebbe l’ardire di chiamare cristiane persone e cose che sono indegne
di voi, e che vi rassomigliano così poco, e che hanno sì poca cura
dì rassomigliarvi, e che, se ne hanno la cura, ne hanno così scarsa
la scienza! Essere cristiano, voler esserlo, è cosa sì grande! ed è
cosa sì rara!


XV.
Esortazione.


Ecco pertanto
aperti dinanzi ai tuoi occhi i grandi orizzonti, dinanzi al tuo cuore i grandi spazi
e dinanzi ai tuoi passi la grande carriera della vita cristiana. Ho voluto svelarteli
senza attenuazione, fartene vedere la bellezza, rivelartene le grandezze e l’estensione.
lo stimo che un grande cuore qual è il tuo, un cuor forte, franco e retto
ha bisogno di tali spazi per dilatarvisi. Io gemo quando veggo le piccolezze, nelle
quali sei troppo sovente obbligato a vegetare. Oh! quant’aria libera, forti cibi,
e vigorosi esercizi ci vogliono!… per l’anima tua più che pel tuo corpo!
Ecco quello ch’io volli darti.

Dimmi, quello ch’io ti presento è confacente alla tua costituzione? Senti
questa che armatura dei forti è fatta per le tue membra? Posso io, terminando,
rivolgerti l’invito di S. Paolo agli Efesini? Su, via! Fratelli miei, siate forti
per Dio, fate assegnamento sulla virtù della sua potenza. Rivestite l’armatura
di Dio, per resistere agli assalti del diavolo. Poichè la lotta che ora dobbiamo
sostenere non è solo contro gli esseri della carne e del sangue, ma contro
i principi e le potenze signore delle tenebre, contro gli spiriti del male e per
gl’interessi del cielo. SI, pigliate l’armatura di Dio, al fine di poter lottare
nel giorno del male e rimanere perfettamente saldi sulle vostre posizioni. In piedi
adunque: ai reni la cintura della verità; al petto la corazza della giustizia;
ai piedi la calzatura del Vangelo di pace; al braccio lo scudo della fede, sul quale
verranno ad estinguersi le frecce infocate dello spirito del male; al capo l’elmo
della speranza; alla mano la spada dello spirito, che è parola di Dio
20. Ecco l’armatura del soldato di
Dio. Essa è di buona

Ecco l’armatura del soldato di Dio. Essa è di buona tempra e dà la
certezza di splendide vittorie.

Vuoi essere il soldato di Dio? Senti fremere nelle tue vene la passione di qualche
grande eroismo? I grandi combattimenti della fede non sollecitano vittoriosamente
la tua generosità? Sì, ne sono sicuro, tu sei mosso dagli ardori bellicosi,
che fanno i grandi cristiani. Tu mai assisterai impassibile agli assalti, che da
tutte le parti si moltiplicano contro quello che di più prezioso hai al mondo,
quello che ti è più caro della tua vita, quello per cui saresti felice
di dare il tuo sangue: cioè la tua fede, la tua religione, il tuo Dio.

Sì, ci vogliono degli uomini, per difendere la grande causa; essa è
cosi fiaccamente e sì deplorevolmente difesa da tanti. Dio e la Chiesa chiedono
dei difensori, ma dei veri difensori; di quelli che mai indietreggeranno di un passo;
di quelli che sanno esser fedeli alla consegna, fino alla morte; di quelli che si
formano a tutte le severità della disciplina, per essere pronti a tutti gli
eroismi della lotta. Le severità della disciplina, te le ho tracciate in questo
libro. Prendile, nessuna di esse ti spaventi e allora non avrai paura di nessuna
lotta; non solo, ma non ti mancherà nessun trionfo.

Oh! l’impotenza, la debolezza, la divisione e la fiacchezza dei buoni, vengono dal
fatto che essi hanno allentata l’armatura dei forti e la disciplina degli eroi. Ed
è questo che fa la forza dei cattivi. Ripiglia l’armatura, ripiglia la disciplina,
e sarai forte, forte come gli eroi delle grandi età della fede ed allora avrai
da combattere belle lotte ed otterrai splendide vittorie. Sì, certamente,
oggi c’è molto da fare nel mondo, e checchè se ne dica, la vita si
apre bella agli slanci di colui che ha delle idee in testa, amore nel cuore e sangue
nelle vene. Tu non hai nulla di questo? Si, ne hai, hai l’idea cristiana nella testa,
l’amor cristiano nel cuore, del sangue cristiano nelle vene. Quest’idea, quest’amore
e questo sangue cristiano, tu li hai. Ed io mi son forse proposto altro che di eccitarli
in te? Volli sollevare nella tua testa l’entusiasmo dell’idea cristiana, infiammare
nel tuo cuore gli slanci dell’amor cristiano, far bollire nelle tue vene le generosità
del sangue cristiano.

Va’ ora, e di’: Viva Dio! Vi sono nobili cose da fare ed io le farò! C’è
una potenza al mondo, che trionfa del mondo e di tutto, e questa potenza è
la fede cristiana
21. E questa fede io l’avrò
e sono ben felice di poter ora con tutta verità rispondere alla domanda, con
cui questo libro comincia: Credi tu in Dio?. Allora la trovai così
strana! Ora la comprendo meglio; e comprendendola meglio, dico con tutta la sincerità
dell’anima mia: Credo in Dio, amerò Dio, servirò Dio, sarò cristiano.


NOTE


1
Similes estis sepulcris dealbatis, quae a foris parent hominibus speciosa, intus
vero plena sunt ossibus mortuorum et omni spurcitia. Matth. 23, 27.

2 Non enim vocavit nos Deus in immunditiam, sed in sanctificationem.
I Thess. 4, 7.

3 Cum dilexisset suos, qui erant in mundo, in finem dilexit
Ioan. 13, 1.

4 Nolite errare: Deus non irridetur. Galat. 4, 7.

5 Filioli mei, non diligamus verbo neque lingua, sed opere
et veritate. I Ioan. 3, 18.

6 Oportet semper orare et non deficere. Luc. A, v.

7 Spiritus adiuvat infirmitatem nostram; nam quid oremus sicut
oportet nescimus; sed ipse Spiritus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus.
Qui autem scrutatur corda, scit quid desideret Spiritus; quia secundum Deum postulat
pro Sanctis. Rom. 8, 26-27.

8 Ego veni, ut vitam habeant et abundantius habeant. Ioan.
10, 10.

9 Et fortasse minimus ideo non erit in regno caelorum, ubi
nisi magni esse non possunt. Serm. in monte, c. 1, 1.

10 Cfr. Il Governo di se stesso di Antonino Eymieu
(Desclée e C., Roma). – L’esimio psicologo vi tratta da pari suo i fondamenti
psicologici del governo di se stesso: l’efficacia delle idee sugli atti, quella degli
atti sui sentimenti e quella dei sentimenti sulle idee e sugli atti, che costituiscono
le tre grandi leggi psicologiche. Dimostra scientificamente la verità di ciascuna
legge, ne dà la spiegazione, e scende ad applicazioni pratiche della massima
importanza. Lo svolgimento di queste teorie proietta una vivida luce sui principii
proposti e tanto inculcati dal P. Pollien, specialmente nell’opera magistrale: La
vita interiore. Fa piacere il vedere come il filosofo, partendo da principii di ragione,
giunge logicamente alla medesima conclusione formulata dall’eminente asceta: Per
essere un santo in tutto il rigore della cosa, basterebbe, coll’aiuto della grazia,
non dico avere la ragione, ma regolarsi secondo la ragione (La vita interiore, Introd.,
n. 15). (N. d. T.).

11 La Vita interiore semplificata dello stesso P.
Pollien (Marietti, Torino-Roma). (N.d.T.).

12 La Vita interiore semplificata, Parte III, libro
II, c. 9.

13 Qui sequitur me non ambulat in tenebris, sed habebit lumen
vitae. Ioan. 8, 12.

14 Ut sitis perfecti, et integri, in nullo deficientes. Iac.
1, 4.

15 Testis enim mihi est Deus, quomodo cupiam omnes vos in
visceribus Iesu Christi. Et hoc oro, ut caritas vestra magis ac magis abundet in
scientia et in omni sensu, ut probetis potiora, ut sitis sinceri et sine offensa
in diem Christi, repleti fructu iustitiae per Iesum Christum, in gloriam et laudem
Dei. Philipp. 1, 8-11.

16 Essai sur la Méthode des Etudes ecclésiastiques
en France
.

17 Ego enim Dominus et non mutor. Malach. 3, 6.

18 Nam sicut anima rationalis et coro unus est homo, ita
Deus et bomo, unus est Christus. Symb. Athan.

19 Donec occurramus omnes in unitatem fidei et agnitionis
Filii Dei, in virum perfectum, in mensuram aetatis pienitudinis Christi. Ephes. 4,
13.

20 De coetero fratres, confortamini in Domino et in potentia
virtutis eius. Induite vos armaturam Dei, ut possitis stare adversus insidias diaboli.
Quoniam non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus principes
et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiae
in caelestibus. Propterea accipite armaturam Dei. ut possitis resistere in die malo,
et in omnibus perfecti stare. State ergo succincti lumbos vestros in veritate, et
induti loricam iustitiae, et calceati pedes in praeparatione Evangelii Pacis; in
omnibus sumentes scutum fidei, in quo possitis omnia tela nequissimi ignea exstinquere;
et galeam salutis assumite, et gladium spiritus, quod est verbum Dei. Ephes. 4, 10-17.

21 Haec est victoria, quae vincit mundum, fides nostra. 1
Ioan. 5, 4.









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