CONFESSIONE DI FEDELTÀ ALLA CHIESA

Pregate, Pregate, Pregate!

CONFESSIONE
DI FEDELTÀ ALLA CHIESA

(del P. Bourdaloue)











Grazie
eterne
vi siano rese, o Signore, d’avermi fatto nascere in grembo alla vostra
Chiesa, d’avermi nutrito del pane, voglio dire della dottrina della vostra Chiesa,
di questa Chiesa formata del Sangue del Vostro Figlio adorabile, di questa Chiesa
Cattolica, Apostolica, Romana, la sola, vera Chiesa; di questa Chiesa, colonna di
verità, contro cui tutte le forze d’inferno non hanno mai prevalso, né
prevarranno mai.

Ecco, Dio mio, l’elezione che v’ è piaciuto fare, di me fra tanti altri che
avete lasciati nelle tenebre dell’infedeltà e dell’errore; ed ecco ciò
che io devo riguardare come un segno di predestinazione, di cui non posso esaltarvi
abbastanza. Ma Voi avete fatto ancora di più, o Signore: nel collocarmi in
seno alla vostra Chiesa, m’avete anche dato un religioso e pio affetto per questa
santa Madre, per suoi interessi, per il suo onore, per la sua stabilità, per
il suo ingrandimento. Perché se io mi trovo così sensibile quale sono
e quale mi vanto d’essere a tutto ciò che la tocca, a tutto ciò che
può indebolire. la sua autorità; a tutto ciò che può
manomettere i suoi diritti, siete Voi, Dio mio, che m’avete inspirato questi sentimenti,
i quali io annovero fra le vostre grazie più segnalate.

Ohimeh! Fra gli stessi figli che la Chiesa ha educati, ha tante volte ammessi ai
suoi divini misteri, per i quali ha impiegato tutti i suoi tesori, ne vediamo purtroppo
di quelli che la trattano con estrema indifferenza, e potrei aggiungere, col massimo
disprezzo. Gente sempre decisa a farsi beffe delle sue pratiche, a censurare la condotta
dei suoi ministri, a prendersi giuoco delle sue discordie, dei suoi scandali, delle
sue afflizioni e delle sue perdite! Ed ella è nostra madre! Per me, Dio mio,
quantunque il più indegno del suoi figli, oso dirlo, e non perderò
niente dell’umiltà, della bassa stima di me stesso, che mi convengono, nel
rendermi innanzi a Voi e alla vostra gloria questa testimonianza, che tutto ciò
che parte dalla vostra Chiesa mi è e mi sarà sempre rispettabile, sempre
degno di venerazione, sempre prezioso e sacro; che tutto ciò che l’offende,
mi ferisce nella parte più viva del mio cuore, e che nelle sue prove e nei
suoi dolori nulla vi è che io non soffra con essa. Sì, o Signore, lo
dico ancora una volta, in questa confessione che io faccio alla vostra presenza e
che sono pronto a fare in presenza del mondo intero, provo una grandissima consolazione.
Ah! Dio mio; non permettete mai che io abbia a perdere questo spirito di sottomissione
e di docilità verso la Chiesa, che è il primo carattere dei vostri
eletti. Voi ce l’avete predetto, o Signore, che in tutti i tempi vi sarebbero contraddizioni,
scismi, contese, e io vedo ai giorni nostri molti tumulti e inquietudini, intendo
molti discorsi e ragionamenti. Ma in mezzo a tante questioni che dividono gli spiriti
io mi rivolgo all’oracolo, io consulto la Chiesa e m’arresto a ciò che essa
m’insegna:, dopo che essa ha parlato, io mi sottometto e taccio.

Quindi, Dio mio, io levo tutte le difficoltà; quindi la mia fede diventa più
pura, più ferma, più sicura e più tranquilla. In mezzo alle
tempeste e alle burrasche, io mi getto nella barca di Pietro e, tutta battuta come
essa è dai flutti, vi assaporo la dolcezza d’una calma la più profonda.
Passo attraverso gli scogli e non ho paura: perché io so non esservi là
per me né scogli né naufragi da temere.

Me fortunato, o Dio mio, se dopo una vita conforme ai divini insegnamenti e alle
norme di questa santa Chiesa, dove ho avuto la felice sorte di esser educato e adottato
tra i vostri figli, meriterò un giorno di partecipare alla beatitudine dei
vostri eletti! Così sia.