Ad una statua della Madonna gli ebrei romani dicono

La buona battaglia

PIO
XII


L’ANGELICO
PASTORE


amico e benefattore degli
Ebrei






Pio XII







Ad
una statua della Madonna gli ebrei romani hanno affidato il “grazie” alle
suore che li hanno salvati


di
GIAMPAOLO MATTEI

(da L’OSSERVATORE
ROMANO Venerdì 17 Luglio 1998)



Durante la Seconda
Guerra Mondiale le religiose Maestre Pie Filippine, a sprezzo del pericolo, ospitarono
in via delle Botteghe Oscure tanti ssimi perseguitati: lo afferma suor Margherita
Marchione in questa intervista

Le false accuse contro Pio XII sono anche contro la Chiesa e contro tutti quegli
ebrei che alla fine del conflitto ringraziarono in mille modi la Santa Sede



“Come faccio a non dedicare a Pio XII tutte le mie ricerche storiche? Ho scelto
di impegnarmi per offrire una preziosa testimonianza di verità”. Suor
Margherita Marchione, religiosa statunitense di origini italiane, sta conducendo
da anni un appassionato studio storico sulla figura e sull’opera di Papa Pacelli
soprattutto nel periodo della seconda guerra mondiale. Dopo aver pubblicato nel 1997
un volume negli Stati Uniti d’America (“Your is a precious witness” – Paulist
Press), suor Marchione sta continuando instancabilmente a raccogliere inediti documenti
storici con entusiasmo giovanile. L’abbiamo incontrata a Roma, “tappa”
obbligatoria per le sue ricerche.

“La mia attenzione sull’opera di Pio XII nasce, in pratica, nel 1957 quando
il Papa ebbe la bontà di benedire un mio lavoro su Clemente Rebora, pubblicato
da don Giuseppe De Luca per le edizioni iiStoria e letteraturale” spiega la
religiosa. Se, infatti, la sua opera di ricercatrice, come preferisce definirsi,
è incentrata su Pio XII, suor Margherita ha scritto tantissimi libri su Rebora
su Filippo Mazzei e soprattutto su Giuseppe Prezzolini, della quale fu allieva e
poi collaboratrice ed amica. Tanto che, incontrandola per la prima volta, Ungaretti
le disse: “Finalmente conosco la suora di Prezzolini!” La passione storica
di suor Margherita per Pio XII non nasce solo dal fatto che la benedizione del grande
Pontefice è all'”origine” dei suoi lavori. “Scaturisce soprattutto
dalla mia vocazione religiosa – afferma -. La Congregazione delle Maestre Pie Filippini,
alla quale appartengo, da 300 anni è sempre rimasta la iafiglia della Santa
Sedell. Nel 1707 Clemente XI ci ha chiamate da Montefiascone a Roma per aprire le
scuole per la gioventù e da allora ci sentiamo legate con un unione speciale
al Papa”.

Compiendo alcune ricerche sulla storia della Congregazione suor Margherita si è
imbattuta nella vicenda del convento in via delle Botteghe Oscure a Roma durante
la seconda guerra mondiale.

“Rimasi sorpresa, folgorata” confida.

Ebbe infatti l’opportunità di raccogliere le testimonianze dirette delle sue
consorelle più anziane che avevano vissuto i drammatici giorni dell’occupazione
di Roma. Alcune di queste suore sono ancora vive. Venne così a conoscenza
dell’eroica sollecitudine cristiana, a sprezzo di ogni pericolo, con la quale queste
“suorine” tennero nascoste tantissime persone perseguitate, non soltanto
molti ebrei del vicino ghetto. “Intendo offrire questi documenti e non fare
lo storico – dice la religiosa -. Se infatti qualcuno cerca la scienza di uno storico
deve leggere Padre Pierre Blet o Padre Robert Graham”. A questo proposito, “L’Osservatore
Romano” ha pubblicato venerdì 27 marzo scorso un articolo scritto da
Padre Blet su “La Civiltà Cattolica” (n. 3546 – 21 marzo 1998) –
intitolato “La leggenda alla prova degli archivi” – che si occupa delle
ricorrenti accuse contro Pio XII.

“Tantissimi testimoni diretti – racconta suor Margherita – mi hanno confermato
come, seguendo la volontà del Papa, i conventi romani, per restare a quanto
accadde nella Città Eterna, aprirono le loro porte a chiunque avesse bisogno,
senza distinzione di religione o di idee politiche. Così fecero anche le mie
consorelle di via delle Botteghe Oscure. Fu un rischio enorme nascondere per più
di un anno 114 persone, uomini e donne, adulti e bambini. Ma le suore non ebbero
mai alcuna esitazione”.

I documenti di suor Margherita sono chiarissimi. Le suore accolsero i perseguitati
romani in tre conventi: in via delle Botteghe Oscure, in via Caboto e in via delle
Fornaci. Nel primo sessanta persone furono sistemate “comodamente” in appartamenti
con stanze da letto, lavanderia e servizi. Durante i bombardamenti tutti, suore ed
“ospiti”, si rifugiavano nella cantina che – riferisce suor Margherita
– “ancora oggi assomiglia quasi ad una catacomba”.

Ecco, in sintesi, alcune testimonianze tra le tante raccolte da suor Margherita.
Suor Maria Pucci fu una delle protagoniste. “Nella nostra casa in via Caboto
– ha detto suor Maria a suor Margherita – erano raccolte 25 persone: qualche anziano,
sposi giovani e anche bambini. Una quindicina erano barricate nel teatrino dello
sta Mentre i soldati tedeschi si preparavano a fare irruzione pensando che fosse
un rifugio o un nascondiglio di armi, un signore, dalla finestra, avvertì
che quella era solo una scuola elementare. I tedeschi se ne andarono…” Questa
un’altra testimonianza raccolta da suor Margherita: “Suor Lucia Mangone andava
ogni giorno al mercato per poter dare da mangiare alle persone rifugiate, ma non
era certo facile reperire sempre il cibo necessario per sfamare tutti. Alle suore
non mancava il coraggio così suor Lucia si presentò ad un generale
tedesco ed ottenne il permesso di comprare un camion di riso. Ovviamente non disse
chi lo avrebbe mangiato…”.

“Suor Assunta Crocenzi invece – prosegue – conosceva il tedesco e poteva quindi
parlare con facilità con i soldati.

Per sviare ogni sospetto sul fatto che nel convento erano ospitati ebrei, decise
di invitare alcuni tedeschi a pranzo. Invece di bussare al numero civico 20 di via
delle Botteghe Oscure, i soldati si fermarono al numero 19 dove, appunto, erano ospitati
gli ebrei. La suora che faceva la guardia non conosceva il tedesco e a gesti fece
capire che non avrebbe aperto la porta perché quello era un luogo di clausura.
Grazie al cielo, i soldati alla fine capirono e bussarono alla porta successiva”.

La serie di testimonianze potrebbe continuare a lungo e coinvolgere evidentemente
non solo le suore, e tra queste suor Lelia (nella foto), ed interessare non solo
Roma.

Alla fine della guerra un gruppo di donne ebree ospitate dalle suore in via delle
Botteghe Oscure vollero lasciare un segno della loro gratitudine. È il “grazie”
commosso a quelle suore che se fossero state scoperte sarebbero state fucilate: “Il
loro dono è stato una statua della Madonna che ancora oggi si può ammirare
nei locali del convento dove gli ebrei vennero accolti” rivela suor Margherita.

Queste sono solo alcune testimonianze, relative ad un “piccolo” convento
di Roma, raccontate da suor Margherita.

“Le faccio una confidenza: sto fisicamente male quando sento dire con protervia
che la Chiesa non ha fatto abbastanza per aiutare i perseguitati e gli ebrei in particolare
– conclude -. Chi lo afferma non ha mai letto un solo documento, lo dice per partito
preso. Non è solo un’accusa falsa contro Pio XII, ma contro la Chiesa e, se
vogliamo, anche contro tutti quegli ebrei che alla fine della guerra hanno ringraziato
in mille modi la Santa Sede e tanti cristiani per ciò che hanno fatto. Ho
abbandonato tutti gli altri studi per cercare di rispondere a questa menzogna. Così
continuerò a mettere tutto il mondo sottosopra e a cercare le lettere dei
prigionieri che confermino, anche se in effetti non ce ne sarebbe bisogno, la verità”.



Alcuni
tra i maggiori studiosi di questo argomento


(P. Pierre Blet s.j., P. Peter Gumpel s.j., Eduardo Rivero,
Antonio Gaspari)


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Bibliografia
ragionata su “Pio XII e gli Ebrei”